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        <title>16.XI.1486</title>
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          <resp>transcription by</resp>
          <name>Biagio Nuciforo</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2024</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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          <bibl type="main_source">Archivio di Stato di Milano, Sforzesco Potenze Estere, Napoli. cartella 247</bibl>
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          <msIdentifier>
            <idno>ASM SPE, Napoli, 247, s.n.</idno>
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              <p>
                <persName role="mittente">Branda Castiglioni</persName>
                a
                <persName role="destinatario">Gian Galeazzo Maria Sforza</persName>
                ,
                <placeName>Napoli</placeName>
              </p>
              <p>
                Sono giunte le lettere, del 9 novembre, scritte da
                <persName>Troiano de Bottunis</persName>
                ad
                <persName>Alfonso d’Aragona</persName>
                :
                <persName>Pirro del Balzo</persName>
                aveva promesso di recarsi da
                <persName>Ferrante I</persName>
                , ma ha cambiato idea perché dice di non fidarsi di
                <persName>Mazzeo Ferrillo</persName>
                , conte di Muro, che aveva qualche accordo con gli abitanti di
                <placeName>Spinazzola</placeName>
                .
                <persName>Antonello Sanseverino</persName>
                accusava, infatti, il duca di Calabria di aver scatenato la rivolta, riferendo al principe di Altamura che gli avrebbe fatto perdere
                <placeName>Venosa</placeName>
                e
                <placeName>Lavello</placeName>
                , i cui abitanti si erano già “dati” ad Alfonso.
              </p>
              <p>
                Messer Troiano era quindi tornato dai baroni per intimare la resa: ha consigliato al principe di Salerno di lasciare la “pratica” di
                <placeName>Francia</placeName>
                . Gli ha dunque riferito tutto ciò che sapevano gli aragonesi, cioè l’andata di un suo messo da
                <persName>Renato II di Lorena</persName>
                : ha confessato di averlo mandato da
                <persName>Giuliano della Rovere</persName>
                , col comando di seguire ogni suo ordine. È stato, infatti, il cardinale ad aver indirizzato il suo uomo in Francia. Il principe del Balzo ha chiesto, poi, di trattare con
                <persName>Gian Giacomo Trivulzio</persName>
                : de Bottunis è tornato dal duca e gli ha suggerito di accettare la richiesta. Restano in attesa e, nel frattempo, è stata ordinata la tregua.
              </p>
              <p>
                <persName>Giovanni Caracciolo</persName>
                è giunto al campo e si attende l’arrivo di suo fratello
                <persName>Giacomo Caracciolo</persName>
                con gli armigeri.
              </p>
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              <p>Carta lacera</p>
              <p>Macchia</p>
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        <date>1486-11-16</date>
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