<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title>21.IX.1489</title>
        <author />
        <respStmt>
          <resp>transcription by</resp>
          <name>Biagio Nuciforo</name>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2024</date>
        <availability>
          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <listBibl>
          <bibl type="main_source">Archivio di Stato di Milano, Sforzesco Potenze Estere, Napoli. cartella 247</bibl>
        </listBibl>
        <msDesc>
          <msIdentifier>
            <idno>ASM SPE, Napoli, 247, s.n.</idno>
          </msIdentifier>
          <msContents>
            <summary>
              <p>
                <persName role="mittente">Battista Sfondrati</persName>
                a
                <persName role="destinatario">Gian Galeazzo Maria Sforza</persName>
                ,
                <placeName>Capua</placeName>
              </p>
              <p>
                È stato chiamato da
                <persName>Alfonso d’Aragona</persName>
                , perché il giorno prima non era in grado di riceverlo a causa della febbre. Lo ha informato sul processo del Castellano e di
                <persName>Aloisio da Terzago</persName>
                e sulle lettere del duca inerenti al pagamento del censo. Il duca di Calabria era infastidito dalla lunga lettura del processo, ma, soprattutto, dal comportamento di
                <persName>Ludovico Sforza</persName>
                sulle divergenze che
                <persName>Ferrante I</persName>
                ha con
                <persName>Innocenzo VIII</persName>
                : il sovrano era circondato da uomini saggi che erano in grado di consigliarlo. Il duca Alfonso è poi intervenuto sulla parte in cui il duca di Milano si dispiaceva per ciò che è stato detto nel concilio indetto dal re: il sovrano si è infatti sentito abbandonato dai suoi confederati. Lo Sforza e i Fiorentini hanno fatto capire al re che non erano in grado più di sostenere le spese militari e per questo egli ha promesso il pagamento del censo. In particolare, il duca di Calabria ha evidenziato il ritardo dei pagamenti: molti uomini, di fatto, erano in procinto di ribellarsi e di scappare, secondo quanto riferito da
                <persName>Giovan Francesco Sanseverino</persName>
                , che aveva solo 30 armigeri. Similmente, era avvenuto
                <persName>Gian Giacomo Trivulzio</persName>
                e
                <persName>Giovan Francesco Oliva</persName>
                , o con il pagamento delle galee. Inoltre, il Moro, come dimostrato dalle lettere di
                <persName>Simonetto Belprat</persName>
                , ha sollecitato il re a trovare una soluzione, affermando che il ducato non era in grado di sostenere le spese. L’Aragonese, del resto, non è intenzionato a cedere sulla questione romana e lo Sforza non ha gradito il comportamento del Moro. Alfonso vuole inviare
                <persName>Percivallo Visconti</persName>
                a
                <placeName>Milano</placeName>
                per ragionare con lui sul censo.
              </p>
              <p>Avendo notato che il duca di Calabria si stava adirando, ed essendo arrivati i medici per controllargli il polso, ha preferito concludere il discorso, riferendo che il Moro era ben disposto nei suoi riguardi.</p>
              <p>
                È andato a
                <placeName>Capua</placeName>
                per incontrare Ferrante: gli ha letto lettere del duca già esposte ad Alfonso. Il re, dal canto suo, ha fatto illustrare da
                <persName>Giovanni Pontano</persName>
                le missive di Belprat del 12 e 13 settembre, nelle quali il Moro dà ragione al sovrano. L’Aragonese, d’altronde, qualche giorno prima, aveva confessato a
                <persName>Federico d’Aragona</persName>
                e al Pontano di non voler che precipitasse la situazione: il concilio era l’unico modo per dare un segnale forte e, per far ciò, è stato consigliato dai suoi uomini più fidati. Anche
                <persName>Ludovico Sforza</persName>
                , tramite messer Simonetto, lo aveva confortato a perseguire questa via. Il papa non ha ancora reagito, probabilmente perché non ha ricevuto la notizia del concilio. Infatti, il 30 agosto, a
                <placeName>Roma</placeName>
                era stato fatto un altro incontro in presenza del consiglio cardinalizio e di Innocenzo, il quale aveva da tempo premeditato di citare il sovrano.
              </p>
              <p>
                Il re e suo figlio ripudiano la cattiveria del castellano e di
                <persName>Aloisio da Terzago</persName>
                , da loro giudicato sempre negativamente. Il ducato, d’altronde, è al sicuro con lui e suo zio.
              </p>
              <span type="notes" />
            </summary>
          </msContents>
          <physDesc>
            <objectDesc form="original" />
          </physDesc>
        </msDesc>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <docDate>
        <date>1489-09-21</date>
      </docDate>
      <div type="protocollo" />
      <div type="testo" />
      <div type="escatocollo" />
    </body>
  </text>
</TEI>