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        <title>13.IX.1485</title>
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          <resp>transcription by</resp>
          <name>Biagio Nuciforo</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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          <bibl type="main_source">Archivio di Stato di Milano, Sforzesco Potenze Estere, Napoli. cartella 246</bibl>
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            <idno>ASM SPE, Napoli, 246, s. n.</idno>
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              <p>
                <persName role="mittente">Branda Castiglioni</persName>
                a
                <persName role="destinatario">Gian Galeazzo Maria Sforza</persName>
                ,
                <placeName>Napoli</placeName>
              </p>
              <p>
                Sono giunte le lettere in cifra del duca e, data l’importanza, Branda comunica il contenuto alla duchessa
                <persName>Ippolita Maria Sforza</persName>
                . Nel frattempo,
                <persName>Ferrante I</persName>
                è partito per la
                <placeName>Puglia</placeName>
                , accompagnato fino a
                <placeName>Capua</placeName>
                dal figlio
                <persName>Alfonso d’Aragona</persName>
                . Si decide, quindi, di informare urgentemente il re. La duchessa scrive delle missive al re per interrompere il suo viaggio e farlo tornare a
                <placeName>Napoli</placeName>
                . Intanto, il duca di Calabria, appena tornato a Napoli, assieme alla moglie Ippolita e all’ambasciatore milanese, analizza il contenuto della lettera: come sospettato dal duca di Milano e dal suo oratore, la parola cifrata che si pensava essere riferita a
                <persName>Federico d’Aragona</persName>
                riguarda il capitano della Chiesa, a causa di ciò che è scritto nell’incipit e in un’altra parte della missiva, in cui si parla dell’assoldamento di una squadra di
                <persName>Giulio Cesare Varano</persName>
                , signore di Camerino. In un’altra parte della lettera, è citato un cardinale: probabilmente, non si tratta di
                <persName>Giovanni d’Aragona</persName>
                ma di
                <persName>Giovanni Battista Orsini</persName>
                . Ancora, è nominato un tal amico segreto, assistente del re e Alfonso non si dà pace perché ha avuto la conferma della notizia riferita da alcuni frati, i quali avevano ottenuto le informazioni durante una confessione. Il duca di Calabria inizia a perdere fiducia circa la cessione di
                <persName>Roberto Sanseverino</persName>
                , da parte dei Veneziani, al papa. Dopo avere letto la decifrazione Alfonso e Ippolita ringraziano il duca Gian Galeazzo per l’affetto e la premura che dimostra ogni volta. Si faranno due copie della decifrazione: una integrale da consegnare al re e un’altra censurata da mostrare agli assistenti, in modo da non generare sospetti. Il duca di Calabria è tornato dopo aver raggiunto e informato il re: Ferrante ringrazia infinitamente il duca per l’aiuto fornito, aggiungendo che da Roma arrivano voci circa la non volontà del duca di Milano e dei Fiorentini di aiutare il sovrano. In particolare, ritengono che i fiorentini non vogliano aiutare Ferrante a causa della questione dei fuoriusciti senesi e di
                <placeName>Genova</placeName>
                . Il sovrano chiede, quindi, al duca di inviare le sue truppe in
                <placeName>Romagna</placeName>
                , in modo da manifestare la sua alleanza con Napoli, inducendoli a cominciare la guerra e sconvolgere l’
                <placeName>Italia</placeName>
                intera. Lo prega, da un lato, di convincere la Serenissima Repubblica di
                <placeName>Venezia</placeName>
                a non concedere il Sanseverino a
                <persName>Innocenzo VIII</persName>
                e, dall’altro, il conte
                <persName>Girolamo Riario</persName>
                a non schierarsi con la Chiesa. Branda, dunque, chiede al suo duca di soddisfare le richieste. Alfonso si recherà in
                <placeName>Abruzzo</placeName>
                per radunare le genti d’arme.
              </p>
              <p>
                La regina
                <persName>Giovanna d’Aragona</persName>
                è partita per seguire il re nel tentativo di pacificarsi con i baroni, i quali si dichiarano ben disposti a risolvere le divergenze col sovrano. Branda seguirà il re dopo aver ottenuto la risposta del suo signore alle lettere che lui e il fiorentino
                <persName>Giovanni Lanfredini</persName>
                hanno continuamente scritto sulla questione baronale. Il diplomatico milanese attende con ansia di ricevere notizia del movimento delle truppe in Romagna.
              </p>
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        <date>1485-09-13</date>
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