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        <title>31.VIII.1485</title>
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          <resp>transcription by</resp>
          <name>Biagio Nuciforo</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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          <bibl type="main_source">Archivio di Stato di Milano, Sforzesco Potenze Estere, Napoli. cartella 246</bibl>
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            <idno>ASM SPE, Napoli, 246, s. n.</idno>
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              <p>
                <persName role="mittente">Branda Castiglioni</persName>
                a
                <persName role="destinatario">Gian Galeazzo Maria Sforza</persName>
                ,
                <placeName>Napoli</placeName>
              </p>
              <p>
                Il duca è venuto a conoscenza degli incontri e dei piani dei baroni, orchestrati per danneggiare
                <persName>Ferrante I</persName>
                . Per tale motivo, Castiglioni gli riferisce dell’incontro avuto col re e gli altri ambasciatori, durante il quale fu letto da
                <persName>Antonello Petrucci</persName>
                un capitolo di alcune lettere scritte dall’ambasciatore napoletano a
                <placeName>Roma</placeName>
                <persName>Aniello Arcamone</persName>
                : il papa desidera che i baroni si riappacifichino con il re, prestando obbedienza. Dal canto suo,
                <persName>Innocenzo VIII</persName>
                si impegna alla realizzazione degli accordi, offrendo anche l’invio di un suo legato o, addirittura, della sua persona. Il sovrano ha apprezzato le parole del pontefice e ha aggiunto di comprendere che i baroni riponessero la loro fiducia nel papa, continuando a persistere nella loro ostinatezza: l’unico modo per risolvere la situazione e far intervenire il pontefice, il duca di Milano e i fiorentini. Attraverso l’ambasciatore fiorentino
                <persName>Giovanni Lanfredini</persName>
                , si consiglia al re di non chiedere l’intervento del papa: Ferrante dice che anche in precedenza
                <persName>Pio II</persName>
                è intervenuto su questioni simili, assieme al duca
                <persName>Francesco Sforza</persName>
                . È l’unico modo per avere un esito positivo.
              </p>
              <p>
                Lanfredini ha fatto leggere alcune lettere dei suoi signori: sono pronti a difendere il sovrano e il regno nel caso in cui i baroni si ribellassero. Si giustificavano, inoltre, per aver dato 50 ducati a
                <persName>Riccio de’ Campi</persName>
                , richiesti dal Sanseverino per i suoi servigi: la somma è piccola e non potevano evitare di concederli.
              </p>
              <p>
                Il re ha inviato, nuovamente,
                <persName>Giovanni Pou</persName>
                dai baroni con la facoltà di poter offrirgli e promettergli tutto ciò che fosse necessario per raggiungere un accordo. Del resto, Branda riferisce al duca di provvedere all’invio delle squadre di genti d’arme, come concordato in precedenza. Pirro del Balzo ha posizionato 200 stradiotti nella sua terra di
                <placeName>Venosa</placeName>
                e ne aspetta altri. Anche gli altri baroni stanno fortificando i propri territori.
              </p>
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        <date>1485-08-31</date>
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