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        <title>20.VIII.1485</title>
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          <resp>transcription by</resp>
          <name>Biagio Nuciforo</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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        <listBibl>
          <bibl type="main_source">Archivio di Stato di Milano, Sforzesco Potenze Estere, Napoli. cartella 246</bibl>
        </listBibl>
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          <msIdentifier>
            <idno>ASM SPE, Napoli, 246, s. n.</idno>
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          <msContents>
            <summary>
              <p>
                <persName role="mittente">Branda Castiglioni</persName>
                a
                <persName role="destinatario">Gian Galeazzo Maria Sforza</persName>
                ,
                <placeName>Napoli</placeName>
              </p>
              <p>
                Sono giunte agli ambasciatori ferraresi residenti a Napoli lettere del duca
                <persName>Ercole d’Este</persName>
                nelle quali li informava di aver inviato un suo messaggero a
                <persName>Roberto Sanseverino</persName>
                , dispiacendosi col duca di Milano per averlo incolpato del fallito attentato ai danni di
                <persName>Ludovico Sforza</persName>
                .
              </p>
              <p>
                Branda ha chiesto a
                <persName>Ferrante I</persName>
                se l’uomo d’arme del Sanseverino,
                <persName>Riccio de’ Campi</persName>
                , fosse già partito: non è partito e
                <persName>Antonello Petrucci</persName>
                ha detto che, dopo essere tornato da
                <placeName>Maddaloni</placeName>
                , è andato a visitare la figlia del suo signore,
                <persName>Giulia Sanseverino</persName>
                . Per quanto concerne la condotta, il re non farà nulla, se non rispettare la decisione del duca. Inoltre, i fiorentini non concederanno ulteriori pagamenti, tranne quelli spettanti per la condotta: circa 13.000 mila ducati, 6.000 dei quali dovranno andare al genero
                <persName>Giovanni Carafa</persName>
                . Il re, a conferma, e il duca
                <persName>Alfonso d’Aragona</persName>
                riferiscono di agire in questa materia, secondo quanto riterrà opportuno il duca. Il tutto sarà riferito al milite del Sanseverino.
              </p>
              <p>
                Anche se il re non ha deciso di rassicurare i baroni, concede loro di inviare i propri figli. Tuttavia, continuano a persistere nella loro decisione di non andare a Napoli, nutrendo rancori verso il re che non li “nutre e appoggia”: Ferrante è stanco e afflitto per la situazione. Circa la questione dei baroni, girano voci su una lettera inviata da
                <persName>Innocenzo VIII</persName>
                al sovrano, nella quale il pontefice consiglia al re di non provocare i nobili. Branda suggerisce, dunque, al duca di allertare l’oratore a
                <placeName>Roma</placeName>
                e fare maggiore chiarezza poiché a Napoli vige il più assoluto riserbo. Inoltre,
                <persName>Giovanni d’Aragona</persName>
                è ancora a Napoli in attesa di un’azione dei baroni: qualora questi decidessero di non obbedire al sovrano, lui partirà immediatamente alla volta di Roma.
              </p>
              <p>
                Ferrante ha fatto venire
                <persName>Bernabò della Marra</persName>
                (che aveva seguito in
                <placeName>Puglia</placeName>
                paragonabile a quello di
                <persName>Pietro Lalle Camponeschi</persName>
                in
                <placeName>Abruzzo</placeName>
                ), in quanto sospettato. Per tale ragione, il re lo tratterrà finché non sarà stata fatta chiarezza sulla sua posizione.
              </p>
              <p>
                L’ambasciatore di
                <persName>Giovanni Sforza</persName>
                è disperato poiché non riesce ad ottenere udienza circa la questione dello stipendio del suo signore. Data la situazione e i dubbi che aleggiano, ha deciso di partire.
              </p>
              <p>
                L’ambasciatore di
                <placeName>Rimini</placeName>
                è ripartito e, secondo quanto ha riferito a Branda, il Petrucci è addolorato con
                <persName>Pandolfo IV Malatesta</persName>
                perché si è fatto firmare la condotta dal papa e dal duca, escludendo il re.
              </p>
              <p>Sono giunte le lettere dell’8 agosto.</p>
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      <docDate>
        <date>1485-08-20</date>
      </docDate>
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