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        <title>Lucio Scipione Atellani (Matteo Bandello, Novelle IV 17 [18])</title>
        <author>Matteo Bandello</author>
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          <name>Lelio Camassa</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <bibl type="bibliography">Matteo Bandello, Le novelle, a cura di G. Brognoligo, Bari, Laterza, V, 1912</bibl>
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            <idno>Band. Nov. IV 17 (18)</idno>
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        <date>1544-1573</date>
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        <p>IL BANDELLO al valoroso e gentile signore il signore Geronimo Da La Penna perugino salute</p>
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          Devete, signor mio, ricordarvi che, essendo voi in letto infermo di febre quartana, io venni a visitarvi; e confortandovi, come si suole fare quando uno visita il suo amico ammalato, vi dissi che il male vostro non era mortale, usandosi communemente in vece di proverbio dire: — Quartana non fa sonare campana. — Vi dissi anco che altre volte avea inteso da non so chi, come a l’improviso una subita e grandissima paura fatta a uno quartanario, che senza dubbio quello liberava da essa quartana. Voi mi rispondeste che molto volontieri avereste voluto che una grande e spaventevole paura vi fosse stata fatta, affine che voi rimanessi libero da quello fastidioso male, che ogni quarto giorno si fieramente con quello cosi freddo tremore e battere di denti vi assaliva e vi tormentava. Ora, essendo io tre o quattro giorni sono nel giardino del nostro gentilissimo signore
          <persName key="Lucio Scipione Attellano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q128097792">Lucio Scipione Attellano</persName>
          , vi era anco messer Galasso Ariosto, fratello de l’ingenioso e divino poeta messer Lodovico Ariosto. Esso messer Galasso è continovo ospite del signor
          <persName key="Lucio Scipione Attellano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q128097792">Lucio Scipione</persName>
          . Io dissi loro de la vostra molto fastidiosa quartana e quanto insieme avevamo ragionato. Onde a questo proposito esso messer Galasso, a proposito di cacciar via la quartana, ci narrò una istoria. Io subito la descrissi, e descrivendola conchiusi ne l’ animo mio che, devendosi mandare, fori con l ’altre mie, ella arditamente si dimostrasse col vostro nome in fronte. E cosi ve la mando e dono. Attendete a guarire e vivete di me ricordevole. Bene vi prego che al nostro signor Cesare Fieramosca e a messer Giovanni de la Fratta facciate vedere essa istoria, che per essere da me scritta, so che volontieri la leggeranno. Vi dico di novo che attendiate a guarire e vivere allegramente.
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