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        <title>Tornando dalla Basilicata. Le ferrovie Ofantine</title>
        <author>NOX [FRANCESCO SAVERIO NITTI]</author>
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          <name>Carmine Cassino</name>
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          <name>Carmine Cassino</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>Bup - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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          <bibl type="edition">«Gazzetta Piemontese», a. XXVI, n. 226, 15-16 agosto 1892, pp.1-2</bibl>
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        <language ident="it">Italian</language>
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          <term type="genre">historiography</term>
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      <docDate>
        <date>1892-08-10</date>
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        <p>Melfi-Napoli, 8-10 agosto.</p>
        <lb />
        <p>
          Mancavo da oltre dieci anni da quella verde e dolce regione di
          <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
          che si stende fra il
          <placeName key="Monte Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">monte Vulture</placeName>
          e il gran piano di Puglia. Vi son tornato per due giorni, quando tutti i paesi messi alle falde del
          <placeName key="Monte Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
          erano in festa per l'inaugurazione della ferrovia
          <placeName key="Rocchetta Sant’Antonio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51948">Rocchetta</placeName>
          -
          <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
          , quando in quelle campagne, ove di consueto l'occhio riposa nella contemplazione della grande pace campestre, era tutta una festa di sole, di grida e di applausi. Ora che lo stordimento del sole e più ancora quello delle grida e degli applausi son passati, io cerco vanamente di raggruppare le mie impressioni. Ma, chiudendo gli occhi, dinanzi a me non vedo che migliaia di braccia che salutano e migliaia di bocche che applaudono, e vedo ancora la vaporiera rasentare le falde del
          <placeName key="Monte Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
          , correre sopra ampi viadotti, sprofondarsi in lunghe gallerie.
        </p>
        <p>
          La parte della
          <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
          attraversata dalla ferrovia
          <placeName key="Rocchetta Sant’Antonio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51948">Rocchetta</placeName>
          -
          <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
          è senza dubbio la più bella e la più ridente della provincia. A poche miglia lontano da
          <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
          , dopo
          <placeName key="Atella" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780054">Atella</placeName>
          , cominciano a stendersi a perdita d'occhio le desolate campagne di
          <placeName key="Avigliano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52519">Avigliano</placeName>
          , di
          <placeName key="Potenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3543">Potenza</placeName>
          , di
          <placeName key="San Fele" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52662">San Fele</placeName>
          . La linea ferroviaria
          <placeName key="Potenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3543">Potenza</placeName>
          -
          <placeName key="Metaponto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q18428693">Metaponto</placeName>
          , cui si allaccerà la
          <placeName key="Rocchetta Sant’Antonio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51948">Rocchetta</placeName>
          -
          <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
          , è una delle più monotone e delle più tristi d'Italia.
        </p>
        <p>Il treno corre per intere ore fra colline basse e tristi, fra monti cretacei e incolti, per pianure sonnolente e acquitrinose, ove pascolano mandrie di buoi, che volgono appena la testa a guardare il treno che fugge. Di tanto in tanto si veggono sui monti lontani dei piccoli aggregati di case piccole e nere, accovacciate in alto, come al sicuro dai briganti e dalla malaria.</p>
        <p>
          Invece da
          <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
          a
          <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
          il treno corre fra campagne ricche di verdi pampini e di oliveti di un verde assai cupo. La meravigliosa montagna del
          <placeName key="Monte Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
          , ricca di boschi ombrosi, è coltivata fino alla cima e non ha niente di solenne e di triste. Le piccole città della contrada messe a poca distanza dalla ferrovia sono, se non tutte graziose, tutte abbastanza civili e abbastanza progredite,
          <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
          ha circa 15 mila abitanti ed è in via di continuo progresso;
          <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
          e
          <placeName key="Barile" ref=" https://www.wikidata.org/wiki/Q52530">Barile</placeName>
          sono dei villaggi agricoli assai fiorenti, e
          <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
          è una vera città, ove la vita sociale è molto più larga, molto più serena, molto più comoda che negli altri piccoli centri del
          <placeName key="Mezzogiorno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q207989">Mezzogiorno</placeName>
          , travagliati sempre da piccole lotte intestine e divisi da passioni violente e da odii profondi.
        </p>
        <p>
          Tutti questi paesi alle falde del
          <placeName key="Monte Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
          sono quasi esclusivamente agricoli. La natura vulcanica del suolo è assai propizia alla cultura della vite e a quella degli olivi, e il grano è coltivato assai largamente nelle basse e malsane pianure dell'
          <placeName key="Ofanto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q841550">Ofanto</placeName>
          . Il commercio dei vini, anche dopo che il mercato francese fu chiuso ai vini d'Italia, è assai prospero e fiorente. La causa di questa fortuna dei vini del
          <placeName key="Monte Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
          va cercata sopra tutto nella ricchezza del loro grado alcoolico e nella loro capacità di resistenza ai lunghi trasporti.
        </p>
        <p>L'industria è però ancora nello stato rudimentale ed è praticata a domicilio con deboli capitali e senza macchine, o con macchine abbastanza primitive. L'influenza delle costruzioni ferroviarie ha senza dubbio giovato a qualche cosa, e sono sorte qua e là delle piccole officine e delle fabbriche di laterizi. Ma sono tentativi isolati, nati portando nel seno il baco roditore, e che assai difficilmente potranno essere il nucleo di un vero sviluppo industriale.</p>
        <p>
          I paesi del
          <placeName key="Monte Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
          non sono sfuggiti al male che ha colpito la
          <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
          e gran parte del
          <placeName key="Mezzogiorno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q207989">Mezzogiorno</placeName>
          negli ultimi anni: l'abuso del credito. La concorrenza fra i due maggiori Istituti di credito del Regno, così sciaguratamente tenace, ha per lungo tempo fatto in modo che anche i piccoli coltivatori, i piccoli borghesi, i fittavoli ricorressero frequentemente e largamente al debito cambiario, meno per migliorare e trasformare le loro terre, che per poter spendere con maggiore larghezza. Quindi molte piccole Banche, così dette cooperative, sono già fallite: qualche altra è in via di fallimento. La Banca di
          <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
          , fallita lo scorso anno con un deficit enorme, ha trascinato nella sua rovina centinaia di depositi di poverissimi contadini. Anche a
          <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
          i fallimenti dei privati sono stati molti e gravi. Ma, tutto sommato, se il paese ha risentito assai duramente gli effetti di tanta imprevidenza, ha però mostrato e mostra tuttavia di saper resistere con animo virile alla sventura. Ma il colpo è stato durissimo, e le cicatrici del male sono tutt'altro che rimarginate!
        </p>
        <p>
          La costruzione del tronco
          <placeName key="Ponte di Santa Venere">Santa Venere</placeName>
          -
          <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
          è riescita difficile e costosa: il resto delle linee Ofantine costerà, forse, proporzionalmente, meno, ma costerà sempre moltissimo. Le naturali asperità del terreno, la costituzione geologica delle montagne, rendono assai costosi e assai difficili i lavori ferroviari. Ora a tanta spesa, a tante difficoltà superate, corrisponderanno in avvenire delle larghe entrate, e lo Stato e la Provincia di
          <placeName key="Potenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3543">Potenza</placeName>
          potranno mai rivalersi largamente dei duri sacrifizi sopportati? Ahimè! io so che lo spero, ma so pure che non lo credo.
        </p>
        <p>La costruzione delle Ofantine non è stata punto, né una buona impresa, né tanto meno un buon affare; ma è stata invece un grande atto di civiltà. Costruire quattro tronchi ferroviari, formanti tutti insieme una gran croce, in una regione grande quasi quanto il Belgio, e non solcata ancora che da una sola ferrovia, significava aprire alla civiltà tutta una vasta parte d'Italia, che molti secoli di miseria, di brigantaggio e di sventura avevano resa assai poco capace di progresso e assai refrattaria ai benefizi dell'istruzione obbligatoria.</p>
        <p>
          Questo è stato il desiderio, questa la speranza che han guidati per tanti anni i più ardenti caldeggiatori delle Ofantine, questo era almeno il pensiero di colui che è stato l'apostolo più infaticabile delle ferrovie della
          <placeName key="Valle dell’Ofanto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4008158">valle dell’Ofanto</placeName>
          , voglio dire
          <persName key="Fortunato, Giustino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3771725">Giustino Fortunato</persName>
          . Per dieci anni
          <persName key="Fortunato, Giustino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3771725">Giustino Fortunato</persName>
          non ha parlato, non ha quasi scritto di altro che delle Ofantine; questo spirito purissimo, questo intelletto superiore ha sacrificato gran parte di sé stesso e del suo avvenire politico al desiderio di realizzare il sogno di strappare la sua regione a quella fatalità storica che l'ha finora dominata e di aprire il suo paese all'influsso rigeneratore della civiltà. Sia lode a lui! Mentre egli nel banchetto d'inaugurazione, in un brindisi che parve una lirica, e con voce che mal celava la grande letizia e la grande commozione per l'opera compiuta, esponeva le lotte passate e le speranze nuove, noi eravamo tutti commossi, e ci sentivamo come vinti da una così grande e così vera elevatezza di sentimenti. Pure, ahimè! la grande opera di trasformazione e di civilizzazione che
          <persName key="Fortunato, Giustino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3771725">Giustino Fortunato</persName>
          ha così lungamente sognata è tutt'altro che compiuta. E chissà s'egli troverà mai dei compagni e dei continuatori che vogliano e sappiano menarla a termine, se non con pari ingegno, almeno con pari disinteresse e con pari audacia!
        </p>
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