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        <title>Lettera di Fortunato ad Anita Nitti</title>
        <author>Fortunato, Giustino</author>
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          <name>Carmine Cassino</name>
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          <resp>transcription by</resp>
          <name>Carmine Cassino</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>Bup - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <bibl type="edition">"Carteggio", vol. II – 1912-1922, a cura di Emilio Gentile, Bari, Laterza, 1979, p. 206-207</bibl>
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            <idno>Linea 1_Fort.74</idno>
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          <lang>italian</lang>
          <persName>Fortunato, Giustino, 1848-1932</persName>
          <settlement>Napoli</settlement>
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          <persName>Nitti, Anita</persName>
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        <date>1915-06-07</date>
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        <p>Napoli, 7 giugno 1915</p>
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        <p>
          Egregia signorina
          <persName key="Nitti, Anita">Anita</persName>
          ,
        </p>
        <lb />
        <p>
          sapevo già della Vostra gita e della Vostra permanenza a
          <placeName key="Monticchio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q593338">Monticchio</placeName>
          , e il gentile saluto, che mi vien da Voi, m’è doppiamente caro: godo sapervi bene, e godo Voi siate in uno degli angoli del nostro paese, che io ho, in mia vita, estremamente amato. Ci fui l’anno scorso, per le più corte, movendo a piedi da
          <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
          . E se sapeste quale sia la mia nostalgia di quelle terre! Se sapeste come io mi dolgo di avere invano spesa la mia vita dietro il vil volgo elettorale de’ nostri paesi, vita, che meglio avrei fatto a dedicare agli studi od ‘ campi! Ma a che il molle rimpianto del passato?
        </p>
        <p>
          Se non fosse scoppiata la guerra, io sarei già a
          <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
          , e a quest’ora sarei già venuto a farvi visita a
          <placeName key="Monticchio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q593338">Monticchio</placeName>
          , pregandovi di onorare di Vostra presenza la morta mia casa paterna. Ora come ora, non sappiamo che fare e che decidere. Forse e senza forse, rimarremo qui, inerti, soli, non lieti, no, del nostro passato, sparito come ombra. Non dice forse lo Shakespeare: «noi siam fatti della stoffa de’ sogni»?
        </p>
        <p>
          Resto molto commosso di tutto quello che dite de’ nostri contadini, i quali, nella presente mobilitazione, han dato uno splendido esempio di abnegazione e di disciplina. Sempre io ho amato i contadini, e sempre mi sono sforzato di far la loro causa, non quella della classe cui io appartengo e che tanto, tanto io disistimo. Anche ora, in occasione della mobilitazione, chi ha rappresentato la parte odiosa? I «figli di papà», i signori studenti universitari, che mentre schiamazzavano in favore della guerra, usavano ogni arte più abietta per essere addetti a tutto fuor che al fronte combattente. A proposito, sottotenente di complemento della prima compagnia di fanteria, entrata combattendo la sera del 27 maggio in Ala di Trento, è mio nipote
          <persName key="Viggiani, Giuseppe" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q76293707">Peppino Viggiani</persName>
          , primogenito di mia sorella
          <persName key="Fortunato, Carolina">Carolina</persName>
          .
        </p>
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