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        <title>La questione meridionale  [estratto n.2]</title>
        <author>Fortunato, Giustino</author>
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          <name>Carmine Cassino</name>
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          <name>Carmine Cassino</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>Bup - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <bibl type="edition">ed. "La Voce" - Società Anonima Editrice, Roma 1920, pp.27-28.</bibl>
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        <date>1920</date>
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        <p>
          Pochissimi intravidero, che a tutte le difficoltà sovrastasse una di prim’ordine costituita dall’enorme disuguaglianza d’ogni genere di condizioni; nessuno sospettò che il
          <placeName key="Mezzogiorno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q207989">Mezzogiorno</placeName>
          fosse un paese povero, virtualmente assai più povero del resto d’Italia… Povero un paese, che offre all’occhio incantato le splendide riviere di Napoli e di Palermo, i fiorenti littorali di Bari e di Catania? Sì, - poi che dietro le une e gli altri si nasconde il deserto: montagne e valli abbandonate, immense terre aride, lunghe prode malariche; e, del resto, anche quelle riviere sono esposte a tutte le oscillazioni industriali, anche a que’ littorali le sole piogge primaverili consentono la buona ricorrenza dei ricolti. Sì, - poi che tutta insieme la sua stessa configurazione longitudinale, troppo allontanandolo dalla valle del Po e dagli sbocchi alpini, troppo costose gli rendono e la esportazione delle materie prime e la importazione delle sussidiare… Quale istruttivo e curioso libro, sia detto incidentalmente, sarebbe quello che sotto il titolo delle «Speranze deluse», raccogliesse le immaginose iperboli, credute allora vere dal maggior numero degl’italiani, intorno alle bellezze e alle dovizie naturali della bassa Italia? Non era forse la Puglia, per un poeta lombardo, la «terra sacra alla dea Flora»? la Puglia, - che è tutta verde, quando sia libera delle cavallette e delle arvicole, in una breve stagione dell’anno, e non ha fiori, nel maggio odoroso, se non di un giorno soltanto: papaveri che sfogliano al suolo, gialle celidonie che presto appassiscono, i gigli «alti e soli», dice il D’Annunzio, che nascono e muoiono a metà di giugno! E non bastava
          <placeName key="La Sila" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1088296">la Sila</placeName>
          , a detta (p.27) di uno statista ligure, «a redimere le tre
          <placeName key="Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1458">Calabrie</placeName>
          »? – la
          <placeName key="La Sila" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1088296">MAGNA SILA</placeName>
          leggendaria dell’abate Gioacchino, delle cui sterminate pinete, ancora vergini, una volta ricettacolo di banditi dal cappello a pan di zucchero, tutti narravano mirabilia, ma che nessuno aveva viste e che nessuno vedrà più, perché sparite da tempo! E la
          <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
          , secondo un novelliere toscano, non era forse creata «per diventare la piccola Svizzera della estrema Italia peninsulare»? la
          <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
          , - ossia, quel povero fiosso dello stivale, che volto a mezzogiorno tra l’
          <placeName key="Appennino Meridionale" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3620875">Appennino</placeName>
          e le Murge non è tutto se non un altipiano di argille, assai feconde di marruche ne’ saldi e di gramigne ne’ campi, striato in lungo da quattro enormi fiumane, e che solo due anni fa il ministro
          <persName key="Zanardelli, Giuseppe" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q552220">Zanardelli</persName>
          , dopo averlo faticosamente percorso, descrisse qual è, con parole rivelatrici di lontane terre non mai conosciute: «al desolato silenzio di monti nudi e di avvallamenti altrettanto brulli, improduttivi, succede il piano mortifero, dove i fiumi sconfinati scacciano le colture e, straripando, impaludano; e vedi, ad esempio, il letto dell’
          <placeName key="Agri" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q396520">Agri</placeName>
          identificarsi con la
          <placeName key="Val d’Agri" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4007436">valle dell’Agri</placeName>
          , e l’acqua vagante non aver quasi corso in quelle sterminate arene»! Parole assai belle, perché vere, le quali ricordano, più specialmente, la riva jonica di
          <placeName key="Siri" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2705822">Siri</placeName>
          , di
          <placeName key="Eraclea" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1568583">Eraclea</placeName>
          , di
          <placeName key="Metaponto (Magna Grecia)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1058770">Metaponto</placeName>
          : nomi altisonanti di piccoli empori di cereali per la piccola esaurita Ellade, che presto disparvero sotto la cappa del cielo inclemente…
        </p>
        <p>
          Ma degli epifonemi, con cui da prima si cercò richiamare alla memoria sin quella che fu, più che due millenni e mezzo addietro, la decantata
          <placeName key="Magna Grecia" ref=" https://www.wikidata.org/wiki/Q184313 ">Magna Grecia</placeName>
          , la quale se ebbe una promettente fanciullezza, morì prima della virilità, meglio non dire.
        </p>
        <p>Ciò che avvenne, è noto.</p>
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