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      <titleStmt>
        <title>Rionero in età moderna</title>
        <author>Fortunato, Giustino</author>
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          <name>Carmine Cassino</name>
          <resp>transcription by</resp>
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          <name>Carmine Cassino</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>Bup - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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          <bibl type="edition">Notizie storiche della valle di Vitalba, vol. IV, V. Vecchi, Trani 1899, pp. 62-69 [estratto n.5]</bibl>
          <bibl type="bibliography" />
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            <idno>Linea 1_Fort.36</idno>
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              <p>Lorem ipsum dolor sit amet</p>
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        <language ident="it">Italian</language>
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          <term type="form">prose</term>
          <term type="genre">historiography</term>
          <term type="function">narrative</term>
          <term type="source">literary</term>
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          <persName>Nessun mittente</persName>
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  <text>
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      <docDate>
        <date>1899</date>
      </docDate>
      <div type="text">
        <p>
          <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
          medievale non era più.
        </p>
        <p>
          Non era, letteralmente, più, se dopo soli due anni
          <persName key="Bernardo (Vescovo)">Bernardo vescovo</persName>
          chiedeva e otteneva – ma invano – facoltà di ripopolare de gentibus de Regno aut exteris il morto casale, ricostruendolo più su, presso la
          <placeName key="Chiesa Sant’Antonio Abate (Rionero)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q55183050">chiesa di Sant’Antonio Abate</placeName>
          , positam inter
          <placeName key="Casale di Santa Maria de Rivonigro" ref="https://san.beniculturali.it/web/san/dettaglio-soggetto-produttore?id=4144">casale Rivinigri</placeName>
          et casale
          <placeName key="Barile" ref=" https://www.wikidata.org/wiki/Q52530">Barilis</placeName>
          , là, ove dicitur fluisse un altro più antico casale
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          : nel cedolario della regina Giovanna I del 1344 non ricomparisce se non per memoria, e indarno lo si cercherebbe in quella della regina Giovanna II del 1415, che più si avvicina allo stato definitivo della provincia nel secolo XVI. Egli, il
          <persName key="Bernardo (Vescovo)">vescovo Bernardo</persName>
          , chiudeva gli occhi un anno prima di re Roberto, col dispetto nel cuore, forse col rammarico, di lasciare muta e solitaria, all’ombra de’ tigli, quella piccola chiesa, accanto a cui aveva sognato di rifare il casale, e ove un giorno – può darsi – andò a pregar pace per l’anima di Carlo, premorto nel 1328 al padre e del quale egli fu uno degli esecutori testamentari
          <ref target="#Ndumc08bvu" type="integer" />
          .
        </p>
        <p>
          Come
          <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
          , più di cinquanta altri paesi di
          <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
          venivano, intorno a quel tempo, abbandonati e fatti deserti per sempre. Una grande diminuzione di popolo emerge dal confronto delle cedole di tassazione del 1277
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          e del 1320
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          . Ne’ primi cinquant’anni della dinastia angioina, gli abitanti della provincia scemarono di un settimo – da centodue a ottantotto mila!
        </p>
        <lb />
        <p>II</p>
        <lb />
        <p>
          Restò assolutamente deserto il luogo, fino alla metà, circa, del secolo XVI, quando vi si alloggiarono alcuni contadini albanesi di
          <placeName key="Barile" ref=" https://www.wikidata.org/wiki/Q52530">Barile</placeName>
          . Il nome era sopravvissuto al casale, perché lo si legge nella lista de’ «passi proibiti» del 1469, compilata per ordine di re Ferdinando di Aragona
          <ref target="#N7lcepov61" type="integer" />
          .
        </p>
        <p>
          I primi emigrati dell’Epiro, che ebbero stanza in
          <placeName key="Barile" ref=" https://www.wikidata.org/wiki/Q52530">Barile</placeName>
          il 1478, appartenevano a quegli abitanti di Croya e di Scutari, i quali, rompendo volontarj il mare – come dice un lor canto nazionale – per mantener la fede, sbarcati quaggiù, trovaron larga ospitalità in Val di Crati, in Terra d’Otranto e in Capitanata: rimonta a quell’anno la concessione lor fatta da
          <persName key="Caracciolo, Troiano II" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q55226515">Troiano II Caracciolo</persName>
          , principe di
          <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
          , del territorio di
          <placeName key="Massa Lombarda (Ginestra)">Massa Lombarda</placeName>
          presso
          <placeName key="Ripacandida" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52647">Ripacandida</placeName>
          , ove eressero
          <placeName key="Ginestra" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52575">Ginestra</placeName>
          , e che il figlio
          <persName key="Caracciolo, Giovanni III" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3171121">Giovanni III</persName>
          riconfermò nel 1515.
        </p>
        <p>
          Ad essi tennero dietro, il 1533, molti di que’ cittadini di Coron, a cui il governo vice-reale di Napoli aveva offerto imbarco su duecento navi mercantili, a posta noleggiate
          <ref target="#N59ytit34x" type="integer" />
          , e che vennero, più specialmente, assegnati a
          <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
          , a
          <placeName key="Maschito" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52606">Maschito</placeName>
          , a
          <placeName key="Barile" ref=" https://www.wikidata.org/wiki/Q52530">Barile</placeName>
          : quelli di
          <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
          , per dissensi avuti con gl’indigeni, e de’ quali è parola in un responso del giureconsulto venosino
          <persName key="Maranta, Roberto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q41616915">Roberto Maranta</persName>
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          , passarono anche loro, il 1597, in
          <placeName key="Barile" ref=" https://www.wikidata.org/wiki/Q52530">Barile</placeName>
          , guidati da quel
          <persName key="Chiuchiera, Giovanni">Giovan Zuzera o Chiuchiera</persName>
          , cavaliere aurato, i cui è cenno nelle storie delle guerre d’Italia del GIOVIO e del VARCHI.
        </p>
        <p>
          Or al 1533 risale, per l’appunto, la origine del nuovo
          <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
          , perché quella data si vedeva scolpita in una pietra, che venne a luce dopo il tremuoto del 1851, della
          <placeName key="Chiesa del SS. Sacramento e dei Morti (Rionero)" ref="https://www.vulture.it/mobile/index.php/item/luoghi/rionero/luoghidinteresse/chieserionero/sssacramentorionero/">chiesa parrocchiale de’ Morti</placeName>
          , ingrandita – de comunitate fidelium – il 1666: le due scritte, ne’ restauri di questi ultimi anni, sono andate perdute
          <ref target="#N7dfvzh3aw" type="integer" />
          . Ma non erano coronei, benestanti la più parte, sebbene figli o nipoti de’ profughi del 1478 coloro, che primi tornavano a accasarsi colà, sopra un rialto, che si sporge nel vallone e che domina, a pochi passi, la copiosa fontana, da cui nasce il rivus niger del gualdo di
          <placeName key="Vitalba">Vitalba</placeName>
          . Tutto doveva loro promettere miglior fortuna che a
          <placeName key="Barile" ref=" https://www.wikidata.org/wiki/Q52530">Barile</placeName>
          . Il vescovo di
          <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
          non esisteva più, e la vecchia sua sede languiva, oramai, di consunzione: l’abate di
          <placeName key="Abbazia di San Michele Arcangelo (Monticchio)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q19545267">Monticchio</placeName>
          era sparito, e
          <placeName key="Castel Lagopesole" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1131792">Lagopesole</placeName>
          non apparteneva più al re. Essi, per ciò, si trovavano come in un’altra terra, sotto la giurisdizione di un’altra città, la città nuova, che da quel giorno contava un casale di più, alla immediata dipendenza del suo governatore, del suo capitaneo, del suo baglivo, quia casalia ex se non regunt et propriam iurisdictionem non habent. Nell’«apprezzo» di
          <placeName key="Atella" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780054">Atella</placeName>
          , fatto il 4 aprile del 1615 da
          <persName key="Grasso, Orazio">Orazio Grasso</persName>
          , è scritto: «la Terra di
          <placeName key="Atella" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780054">Atella</placeName>
          tiene un
          <placeName key="Casale di Arenigro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">casale detto Arenigro</placeName>
          , distante da detta Terra circa tre miglia, dove abitano da 45 fuochi di Albanesi incirca, quali habitano dentro grotte accomodate con fabrica, et vicino detto casale vi è una ecclesia detta di
          <placeName key="Chiesa Sant’Antonio Abate (Rionero)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q55183050">Sant’Antonio</placeName>
          ; il quale
          <placeName key="Casale di Arenigro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">casale di Arenigro</placeName>
          si può augumentare, come tuttavia si va augumentando»
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          . Nel fatto, però, di poco si accrebbe in tutto il secolo XVII. Casale noviter erectum, è detto nella liquidazione del «relevio» del 1628; e solo nel 1642 riesce agli abitanti di stipular «capitoli» col feudatario, i cui due primi articoli sono del tenore seguente: «che sia a’ soprannominati e loro compagni concesso habitare lo
          <placeName key="Casale di Arenigro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">casale di Arenigro</placeName>
          nel territorio di
          <placeName key="Atella" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780054">Atella</placeName>
          , con le loro famiglie e bestiame, siccome loro e li altri predecessori sono stati soliti per il tempo passato; e che loro sia lecito sarcire e pascolare lo territorio di
          <placeName key="Atella" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780054">Atella</placeName>
          sicut cives atellani, secondo è stato solito, e senza che sieno molestati da persona alcuna»
          <ref target="#Nrzgdrt2ga" type="integer" />
          . Nel 1648 «
          <placeName key="Rionigro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionigro</placeName>
          » figura, per la prima volta, nella numerazione delle Università del
          <placeName key="Regno di Sicilia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q188586">Regno</placeName>
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          ; e nel tremuoto del 1694, «delle sue venti case di fabbrica ne ruinano otto, con morte di cinque persone»
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          : due anni dopo, a cagione sua, per poco, il
          <persName key="Caracciolo di Torella, Giuseppe" ref="http://www.genmarenostrum.com/pagine-lettere/letterac/Caracciolo/caracciolo-torella.htm">principe don Giuseppe Caracciolo di Torella</persName>
          , successo al padre nel dominio del feudo, non soggiace alla pena dell’ammenda, avendolo il fisco tacciato di contravvenzione alla prammatica XXIV de baronibus, la quale vietava la riedificazione de’ casali estinti, senza licenza della regia Corte.
          <ref target="#Nmbyb4ws5y" type="integer" />
          <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
          era risorto praeter consuetudinem et extra legem.
        </p>
        <p>
          Gli albanesi del
          <placeName key="Monte Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
          vissero a lungo col rito greco, finché, nel 1627, al vescovo di
          <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
          , monsignor
          <persName key="Scaglia, Deodato" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17628727">Diodato Scaglia</persName>
          , domenicano, non riesci piegarli alla osservanza del rito latino. In hac dioecesi adsunt tres albanesium pagi, qui latino et graeco ritu prius vivebant,
          <placeName key="Barilis" ref=" https://www.wikidata.org/wiki/Q52530">Barilis</placeName>
          nempe,
          <placeName key="Ginestra" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52575">Ginestra</placeName>
          et
          <placeName key="Rionigrum" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionigrum</placeName>
          , sed a me praedicationibus et assiduis adhortationibus…ad solum latinum ritum, ipsismet consentientibus, redacti sunt
          <ref target="#Nft3zan5i9" type="integer" />
          ; nel quale intento, viceversa, egli riescì – a detta dell’ARANEO – con le buone, in
          <placeName key="Ginestra" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52575">Ginestra</placeName>
          e in
          <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
          , perché poveri di abitanti, ma con le brutte, in
          <placeName key="Barile" ref=" https://www.wikidata.org/wiki/Q52530">Barile</placeName>
          . E il vero è, in quanto a
          <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
          , che agli epiroti del 1533 si erano, per tempo, aggregati non pochi carbonieri, non pochi maestri bottai dell’
          <placeName key="Appennino Meridionale" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3620875">Appennino</placeName>
          : e questi, ramificando via via, di generazione in generazione, una famiglia dall’altra, avevano finito per imporre al villaggio l’unità dell’idioma italiano.
          <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
          non fu mai, o per breve ora, bilingue. E ciò prova che nessun vincolo, neppure il religioso, è più forte della comunanza del linguaggio.
        </p>
        <p />
        <span type="notes">
          <note xml:id="N9wywwwmh3" type="integer">
            Unico monumento storico del moderno
            <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
            , quella chiesa è un’opera, senza dubbio, della prima metà del secolo XIII, ma dell’antica costruzione non avanzano se non le mura laterali con due sottili ed eleganti finestrette ad arco tondo: l’abside, non si può dir quando, venne interamente rifatta. La forma era ed è semplicissima, ad una sola navata. Se vera la bolla di papa Eugenio III del 1152, potrebbe esser succeduta a una chiesa e a un possibile villaggetto
            <placeName key="Sancti Angeli de Eremitis" ref="https://rivonigro.blogspot.com/2014/04/la-chiesa-di-sant-antonio-e-il.html">Sancti Angeli de Eremitis</placeName>
            . Niente però autorizza a credere, che sia appartenuta, anticamente, alla badia di
            <placeName key="Monticchio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q593338">Monticchio</placeName>
            . Il culto di sant’Antonio abate ebbe cominciamento dalla città di Vienna, nel Delfinato, spaventevolmente colpita l’anno 1089 dall’
            <hi rend="italic">ignis sacer</hi>
            , una specie di eresipola cancerosa, che infierì per tutta l’Italia nella seconda metà del secolo XII (A. CAPPIELLO,
            <hi rend="italic">ib.</hi>
            , p.8). – Nel registro A., n.3, fol. 81 t., della cancelleria angioina è un atto di re Carlo I del 7 giugno 1273
            <hi rend="italic">pro fratribus hospitalis sancti Antonii</hi>
            , col quale è fatta ingiunzione
            <hi rend="italic">
              universis officialibus per
              <placeName key="Regno di Sicilia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q188586">Regnum Sicilie</placeName>
              constitutis
            </hi>
            di lasciarli liberamente questuare, sovvenendoli, ove occorra, di consiglio e di ausilio, ma non senza aver cura, che essi non conducano seco de’ proditori (
            <hi rend="italic">quod dicti fratres vel nuncii nullum de nostris proditoribus vel suspectis secum ducant, nichilque ferant</hi>
            ). E la concessione era valevole per due anni (
            <hi rend="italic">post biennium minime valituris</hi>
            ).
          </note>
          <note xml:id="Ndumc08bvu" type="integer">
            DE LELLIS,
            <hi rend="italic">
              Discorsi su le famiglie nobili del
              <placeName key="Regno di Sicilia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q188586">Regno</placeName>
            </hi>
            , Napoli, 1654, p. I, p. 167.
          </note>
          <note xml:id="N6bv89n2io" type="integer">
            <persName key="Racioppi, Giacomo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3762245">RACIOPPI</persName>
            ,
            <hi rend="italic">Geog. E dem. della prov. di Bas. ne’ secoli XIII e XIV</hi>
            (nell’
            <hi rend="italic">Arch. stor. per le prov. nap.</hi>
            , an. XV, fasc. 3).
          </note>
          <note xml:id="Nyqxvuxxt0" type="integer">
            MINIERI-RICCIO,
            <hi rend="italic">Notizie storiche tratte da 62 registri angioini dell’Archivio di Napoli</hi>
            , Napoli, 1877, p. 117. – La regina Giovanna II,  con diploma del 20 febbraio 1422, venendo in soccorso degli abitanti de’ casali di
            <placeName key="Casale di Marmo">Marmo</placeName>
            (presso
            <placeName key="Vietri di Potenza" ref="https://it.wikipedia.org/wiki/Vietri_di_Potenza">Vietri di Potenza</placeName>
            ) e di
            <placeName key="Casale di San Menna">San Menna</placeName>
            , dava loro franchigia e immunità de’ pesi fiscali; ma, in quanto a Marmo, soltanto ove tornassero a riedificar l’abbandonata Terra. RINALDI,
            <hi rend="italic">
              Per il Comune di
              <placeName key="Pescopagano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52633">Pescopagano</placeName>
              contro il Comune di
              <placeName key="Casale di San Menna">San Menna</placeName>
            </hi>
            , Potenza, 1889, p. 61.
          </note>
          <note xml:id="N7lcepov61" type="integer">
            GALANTI,
            <hi rend="italic">Descrizione storica e geografica delle Sicilie</hi>
            , prima edizione, 1786-88, vol. II, p. 378.
          </note>
          <note xml:id="N59ytit34x" type="integer">F. TAIANI, Le istorie albanesi, Salerno, 1886, p. IV, p. 7.</note>
          <note xml:id="Ncriyjze35" type="integer">
            <hi rend="italic">Consilia sive responsa</hi>
            , Venezia, 1591.
          </note>
          <note xml:id="N7dfvzh3aw" type="integer">
            La «platea» della mensa vescovile di
            <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
            nel 1547 aveva al fol. 30 la seguente rubrica: «Item la
            <placeName key="Chiesa Sant’Antonio Abate (Rionero)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q55183050">Ecclesia in loco de Santo Antonio</placeName>
            de
            <placeName key="Casale di Arenigro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Arenigro</placeName>
            de
            <placeName key="Atella" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780054">Atella</placeName>
            , con tutti li soi intrati e raggioni, sono e spettano alla Mensa Episcopale di
            <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
            , e quelli che demorano in ditto loco correspondono le intrate a ditta Mensa Episcopale». G. OLIVIERI,
            <hi rend="italic">
              Pe’l Comune di
              <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
              contro la Mensa Vescovile di
              <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
              e l’
              <placeName key="Abbazia di San Michele Arcangelo (Monticchio)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q19545267">Abadia</placeName>
              di
              <placeName key="Monticchio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q593338">Monticchio</placeName>
              nella Commissione Feudale
            </hi>
            , Napoli, 23 luglio 1810. - «Nella Rivela de’ naturali di
            <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
            , fatta il 25 gennaio del 1723, è detto che quella Università annualmente corrisponde fin dai tempi antichissimi alla Mensa Vescovile di
            <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
            ducati 25 per causa del suolo ove sta edificato il Casale che prima era loco di detta Mensa, descritto nel librone del compasso fatto sotto Monsignor fra Diodato Scaglia vescovo di
            <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
            e
            <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
            a 3 marzo dell’anno 1637». P. D’APRILE,
            <hi rend="italic">
              Memoria per la Regia Mensa Vescovile di
              <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
              contro l’Università di
              <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
              nel Supremo Tribunale della Regia Camera
            </hi>
            , Napoli, 12 luglio 1804.
          </note>
          <note xml:id="Nr4o0ujc64" type="integer">
            Arch. di Stato in Nap.,
            <hi rend="italic">Comm. Feud.</hi>
            , processo n. 5537, vol. 1020, fol. 586.
          </note>
          <note xml:id="Nrzgdrt2ga" type="integer">
            Arch. di Stato in Nap.,
            <hi rend="italic">Comm. Feud.</hi>
            , processo n. 3527, vol. 629, fol. 52.
          </note>
          <note xml:id="Nd7mjhs2zb" type="integer">
            TOPPI,
            <hi rend="italic">
              Nuova situazione de’ pagamenti fiscali delli carlini 42 a foco delle province del
              <placeName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno di Napoli</placeName>
            </hi>
            , Napoli, 1652, un vol. in fol.
          </note>
          <note xml:id="Nq1wuisrnq" type="integer">
            <hi rend="italic">Vera e distinta Relazione del terremoto accaduto in Napoli e parte del suo Regno il giorno 8 di settembre 1694</hi>
            , Napoli, 15 ottobre 1694, per Dom. Ant. Patrino e Camillo Cavalli (Bibl. Sismica della Soc. di St. Pat. Map., VI, F, 33).
          </note>
          <note xml:id="Nmbyb4ws5y" type="integer">
            G. B. PUGLIESI,
            <hi rend="italic">
              Per la Terra di
              <placeName key="Rionero" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionegro</placeName>
            </hi>
            , Napoli, 31 maggio 1775, p. 2-3- . Il PANI-ROSSI (
            <hi rend="italic">
              La
              <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
            </hi>
            , Verona, 1868, p. 127) cade in errore, affermando il contrario.
          </note>
          <note xml:id="Nft3zan5i9" type="integer">
            <persName key="Scaglia, Deodato" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17628727">D. SCALIA</persName>
            ,
            <hi rend="italic">Epis. Melph., Melphien. Ac Rapollen. Ecclesiar. Synodales Constitutiones</hi>
            , Venezia, 1635.
          </note>
        </span>
      </div>
      <div type="book">
        <p>Lorem Ipsum dolor sit amet</p>
        <span type="notes" />
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>