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      <titleStmt>
        <title>La Badia di Monticchio [estratto n.11]</title>
        <author>Fortunato, Giustino</author>
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          <resp>transcription by</resp>
          <name>Carmine Cassino</name>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <resp>mark-up by</resp>
          <name>Carmine Cassino</name>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Bup - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
        <availability>
          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
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        <listBibl>
          <bibl type="edition">"La Badia di Monticchio", Vecchi, Trani 1904, pp. 280-284.</bibl>
          <bibl type="bibliography" />
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          <bibl type="primary-source" />
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        </listBibl>
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          <msIdentifier>
            <idno>Linea 1_Fort.26</idno>
          </msIdentifier>
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              <p>Lorem ipsum dolor sit amet</p>
              <span type="notes" />
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          </msContents>
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            <objectDesc form="modern_print">
              <p>Lorem ipsum dolor sit amet</p>
            </objectDesc>
          </physDesc>
        </msDesc>
      </sourceDesc>
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      <langUsage>
        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
      <textClass>
        <keywords>
          <term type="form">prose</term>
          <term type="genre">historiography</term>
          <term type="function">narrative</term>
          <term type="source">literary</term>
        </keywords>
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          <persName>Nessun mittente</persName>
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  <text>
    <body>
      <docDate>
        <date>1904</date>
      </docDate>
      <div type="text">
        <p>
          E la gora morta del seicento, a
          <placeName key="Monticchio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q593338">Monticchio</placeName>
          come da per tutto, scorse lenta e oscura.
        </p>
        <p>
          Poco possiamo dire di
          <placeName key="Monticchio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q593338">Monticchio</placeName>
          , durante quel secolo. Parve per un momento che la rivolta di Napoli del 1647, famosa sotto il nome di Tommaso Aniello d’Amalfi, dovesse dar fuoco alle polveri anche sul
          <placeName key="Vulture-Melfese" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q448096">Vulture-Melfese</placeName>
          : la
          <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
          , insieme col Principato Citra, furono, scrive il PARRINO, «le più contumaci del Regno», e non ultima parte né moti della provincia, di cui mi toccherà dire altra volta, spettò a quel
          <persName key="Cristiano, Matteo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3852110">Matteo Cristiano</persName>
          , nostro conterraneo di
          <placeName key="Castelgrande" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52550">Castelgrande</placeName>
          , al quale, in compagnia o non del suo collega di avventure
          <persName key="Pastina, Ippolito da" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3801752">Ippolito della Pastena</persName>
          , salernitano, non dovettero già prima essere ignote le sicure macchie del maggior bosco dell’
          <placeName key="Ofanto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q841550">Ofanto</placeName>
          .
          <persName key="Pastina, Ippolito da" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3801752">Ippolito</persName>
          , per esempio, non mancò, dopo la sommossa, di avanzarsi fin sotto
          <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
          , tenendola cinta per alcun tempo d’assedio; ed anche l’annunzio del sacco e dell’eccidio della badia basiliana di
          <placeName key="Carbone" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q14325570">Carbone</placeName>
          , allora pur essa retta in commenda, anche la voce, assai più vicina, del massacro della famiglia baronale di
          <placeName key="Balvano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52526">Balvano</placeName>
          , sorpresa di notte nel forte suo castello
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          , non potettero non giungere, e temo non abbastanza aborrite, agli orecchi de’ rioneresi, il cui casale risorgeva, in tanto, dalle ceneri, non meno riottoso di prima…Ma tutto, o poco meno, tacque lì intorno, che l’onda della insurrezione non risalì oltre il margine di
          <placeName key="Lavello" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52593">Lavello</placeName>
          e di
          <placeName key="Venosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52691">Venosa</placeName>
          Venosa. Anzi, da quegli anni in giù, le condizioni della pubblica sicurezza, lì come ovunque, migliorarono alquanto; né già perché il numero de’ banditi scemasse
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          , ma solo perché sparvero via via le grandi squadriglie armate
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          : il ricordo delle «compagnie di ventura» o si era del tutto cancellato dalle menti, o non avea più presa sugli animi. Restarono i «capi di comitive», - come poco avanti, nel ’30, su per l’alta
          <placeName key="Valle dell’Ofanto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4008158">valle dell’Ofanto</placeName>
          e in
          <placeName key="Monticchio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q593338">Monticchio</placeName>
          , i fratelli
          <persName key="Marcagioni, Cesare">Cesare</persName>
          ,
          <persName key=" Marcagioni, Francesco ">Francesco</persName>
          e
          <persName key=" Marcagioni, Diego">Diego Marcangioni</persName>
          , di Eboli
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          , il superstite de’ quali fu condannato a marcire nel carcere baronale di
          <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
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          , e poco appresso, sul declinare della sua fortuna, l’
          <persName key=" Riccardi, Cesare (Abate)">Abate Cesare</persName>
          , che lasciò il nome, in
          <placeName key="Abbazia di San Michele Arcangelo (Monticchio)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q19545267">Monticchio</placeName>
          , alle grotte pastorizie soprastanti a
          <placeName key="San Lorenzo delle Paduli">San Lorenzo delle Paduli</placeName>
          : quell’
          <persName key=" Riccardi, Cesare (Abate)">Abate Cesare</persName>
          Abate Cesare, un chierico di Nola, che «in mezzo alle sue scelleraggini», afferma il BULIFON, «fece molte opere pie, conservando sempre l’onore alle zitelle né mai permettendo i suoi compagni insultassero alcuna donna»; e che, ferito a morte l’agosto del ’72, nel bosco tra
          <placeName key="Pietrapertosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52638">Pietrapertosa</placeName>
          e
          <placeName key="Corleto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52562">Corleto</placeName>
          , ritrattosi in un convento di francescani e ivi sepolto, venne esumato da’ birri e il reciso teschio, su cui era una forte taglia, portato fin dentro Napoli, ad onta delle scomuniche del vescovo di
          <placeName key="Tricarico" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52336">Tricarico</placeName>
          <ref target="#N4ukn5fexy" type="integer" />
          … .
        </p>
        <p>
          Fu il secolo de’ malanni, quel buio gesuitico seicento, così dolente ne’ quadri di Salvator Rosa, così orrido nelle tele di Micco Spadaro: fra’ due terremoti del 1627
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          e del ‘94
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          , che tanto danneggiarono, il secondo in particolar modo, il
          <placeName key="Vulture-Melfese" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q448096">Vulture</placeName>
          , corse la peste, la gran peste del ’56, che desolò Napoli e infierì per tutto il Regno, meno Terra d’Otranto e le
          <placeName key="Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1458">Calabria</placeName>
          , ove il contagio non giunse. La sola nostra provincia perdette il quarto della popolazione: da duecentomila, a centocinquanta. La intensità del morbo fu massima il settembre e l’ottobre; né libri parrocchiali de’ morti ancora si leggono annotazioni come queste: in lectulo suo, exctintus peste, inventus fuit; ovvero: in via peste affectus obiit; ed anche: cadaver eius insepultus iacet in via. Spesso, in mezzo a que’ funebri elenchi, si legge, scritto con mano tremante dal povero arciprete: «questo è l’ultimo di sua famiglia»; in alcuni: «non si può non aver notizia degl’innumerevoli morti»; in altri, alcune semplici esclamazioni: horribile dictu, hoc est flagellum Dei!
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          . E il culto dell’Arcangelo rifiorì: a San Michele, alle celebri sue caverne del Gargano e di
          <placeName key="Monticchio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q593338">Monticchio</placeName>
          , -
        </p>
        <lg>
          <l>
            <hi rend="italic">Hic Michael fortis cunctis de partibus orbis</hi>
          </l>
          <l>
            <hi rend="italic">Quot veniunt parcit,</hi>
          </l>
        </lg>
        <p>
          - tornarono in frotta i superstiti dell’immane sciagura; a lui, «leggiadro e brillante come un nobile paggio militare», tal quale lo avea allora dipinto Guido Reni nella chiesa de’ Cappuccini a Roma
          <ref target="#Nsxery0v1b" type="integer" />
          , le gambe nude, i calzati piedi sul capo del maligno serpente, contro del quale fu già invano scagliata la prima maledizione, - oh, a lui, dopo tanto spazio di tempo, tornarono contriti i miseri figli di Eva, nuovamente imploranti il suo braccio in difesa delle insidie, che loro tendeva, che loro avrebbe sempre teso l’implacabile nemico! Forse non sopraggiunse, di lì a poco, nell’83, per colmo di misura, una delle più terribili carestie, che a memoria d’uomo sieno mai state nella
          <placeName key="Italia Meridionale" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2250397">bassa Italia</placeName>
          ? Tra noi, in
          <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
          , gli abitanti si ridussero a tale un’estrema povertà, che, come que’ di
          <placeName key="Teana" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52681">Teana</placeName>
          , «dopo la mala raccolta non avendo più grano, la maggior parte si cibavan d’erbe per le campagne, e molti ne morivano di fame». Le carestie, certo, non sono più possibili. Ma, per la vigoria di un popolo, o non importa lo stesso, se pure non è peggio, l’abituale forzata insufficienza di cibo da parte de’ lavoratori, dovuta alla scarsa ricchezza e, quindi, al crescere della popolazione in misura moto maggiore de’ mezzi di sussistenza?
        </p>
        <span type="notes">
          <note xml:id="Nl1vpw41ni" type="integer">
            <hi rend="sc">GIUSTINIANI</hi>
            ,
            <hi rend="italic">Diz. Geog.</hi>
            , vol. II, p. 161.
          </note>
          <note xml:id="Nkouzzdhj3" type="integer">
            Ne’ giornali mss. del
            <hi rend="sc">BULIFON</hi>
            è la seguente statistica del bigantaggio del Napoletano ne’ soli quattro anni dal
            <date>1675</date>
            al ’79:
            <quote>«capi di banditi accordati, 103; banditi accordati, 1438; teste di capi uccisi, 57; teste di banditi uccisi, 311; capi di banditi giustiziati, 17; banditi giustiziati, 131; condannati in galera, 913; condannati alla guerra, 167: totale, 3137»</quote>
            .
            <quote>«Bel servigio», aggiunge il diarista, «se non fosse l’idea che quanto più ne uccide più ne risuscitano»</quote>
            .
          </note>
          <note xml:id="N8335qokju" type="integer">
            Come quella di un centinaio di ladroni, che nel ’40 entrarono in
            <placeName key="San Mauro Forte" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52332">San Mauro Forte</placeName>
            , assediarono, per più giorni, le case de’ signori, e vinta la partita, uccisi questi, tranquillamente si ritirarono, con i muli carichi del bottino alla cavezza, nel bosco.
            <hi rend="sc">PENNETTI</hi>
            ,
            <hi rend="italic">
              Notizie storiche di
              <placeName key="Stigliano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52335">Stigliano</placeName>
              Stigliano
            </hi>
            ,
            <date>1889</date>
            .
          </note>
          <note xml:id="N9perq9zg2" type="integer">
            <hi rend="italic">Nuova coll. delle pramm. ec.</hi>
            , ib., p. 243.
          </note>
          <note xml:id="Nqid7dj2v6" type="integer">La torre più alta del castello, nel cui pianterreno erano le carceri, è ancora chiamata «la torre di Marcangione».</note>
          <note xml:id="N4ukn5fexy" type="integer">
            <hi rend="italic">Arch. stor. per le prov. nap.</hi>
            , an.
            <date>1889</date>
            , p. 324.
          </note>
          <note xml:id="Nfm9igsr2z" type="integer">
            «(3 agosto). Sono stati tremuoti in Puglia che hanno ruinato San Severo, Torre Majore, Cirignola, San Paolo, e altre terre, e vi sono morti da circa 7000 persone, e il vescovo Venturi a San Severo; e fu di giorno, che la gente era a mietere in campagna, che altrimenti sarebbero morti di più». Dal carteggio del
            <hi rend="sc">MUSEFILO</hi>
            al duca di Toscana (nell’«Archivio stor. it.», ib.).
          </note>
          <note xml:id="Nyt6wddv3c" type="integer">
            <hi rend="italic">
              Vera e distinta Relazione del Terremoto accaduto in Napoli e parte del suo Regno a giorno 8 di settembre
              <date>1694</date>
            </hi>
            , in Napoli, 15 ottobre
            <date>1694</date>
            , per Domenico Antonio Patrino e Camillo Cavalli (Bibliot. Sismica del C.A.I. di Napoli, VI, F, 33). Cfr.
            <hi rend="sc">ARANEO</hi>
            , op. c., p. 358.
          </note>
          <note xml:id="Nxc28uuuno" type="integer">
            La peste del
            <date>1656</date>
            , nel giornale «Il Foglietto» di
            <placeName key="Lagonegro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52586">Lagonegro</placeName>
            Lagonegro,
            <date>16 agosto 1903</date>
            .
          </note>
          <note xml:id="Nsxery0v1b" type="integer">
            <hi rend="sc">TAINE</hi>
            ,
            <hi rend="italic">Vayage in Italie</hi>
            , tom. I, cap. VIII – Oggi la immagine del san Michele di Guido Reni è sui cartellini delle bottiglie d’acqua alcalina delle sorgenti di
            <placeName key="Monticchio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q593338">Monticchio</placeName>
            .
          </note>
        </span>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>