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      <titleStmt>
        <title>"La badia di Monticchio" [estratto n.3]</title>
        <author>Fortunato, Giustino</author>
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          <resp>transcription by</resp>
          <name>Carmine Cassino</name>
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          <name>Carmine Cassino</name>
          <resp>mark-up by</resp>
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        <respStmt>
          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Bup - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
        <availability>
          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <listBibl>
          <bibl type="edition">La Badia di Monticchio, Vecchi, Trani 1904, pp. 59-67.</bibl>
          <bibl type="bibliography" />
          <bibl type="source-register" />
          <bibl type="primary-source" />
          <bibl type="tradition" />
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        </listBibl>
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          <msIdentifier>
            <idno>Linea 1_Fort.19</idno>
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      <langUsage>
        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
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        <keywords>
          <term type="form">prose</term>
          <term type="genre">historiography</term>
          <term type="function">narrative</term>
          <term type="source">documentary</term>
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      </textClass>
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          <persName>Nessun mittente</persName>
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  <text>
    <body>
      <docDate>
        <date>1904</date>
      </docDate>
      <div type="text">
        <p>
          Degl’inizii del cristianesimo, giù pe i dintorni del
          <placeName key="Monte Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
          , non sussistono memorie: la novella religione, è noto, discese dal Lazio alle nostre province, non essendo veri i viaggi degli apostoli Pietro e Paolo, da Brindisi e da Reggio verso Roma, per le terre di
          <placeName key="Lucania" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1131978">Lucania</placeName>
          ; e tardi dovette diffondersi per i nostri monti, se
          <placeName key="Acerenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52511">Acerenza</placeName>
          andò superba di una grande statua dell’imperatore Giuliano (361-363), il cui busto marmoreo ancora adorna la cuspide della cattedrale
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          . Una sola tomba cristiana fu scoperta a
          <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
          , e gli atti de’ martiri d’Africa uccisi a
          <placeName key="Potenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3543">Potenza</placeName>
          e a
          <placeName key="Venosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52691">Venosa</placeName>
          , de’ quali fanno cenno i BOLLANDISTI, sono documenti di pietà, non titoli di storia; nel quinto secolo è parola, qui e là, de’ vescovi d’
          <placeName key="Acerenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52511">Acerenza</placeName>
          e di
          <placeName key="Venosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52691">Venosa</placeName>
          , nel sesto di
          <placeName key="Venosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52691">Venosa</placeName>
          e di
          <placeName key="Potenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3543">Potenza</placeName>
          . Dopo la invasione longobarda dei primi anni del settimo, tace affatto la storia ecclesiastica come la civile della religione. I longobardi della
          <placeName key="Italia Meridionale" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2250397">Italia Meridionale</placeName>
          si mantennero a lungo nemici implacabili della chiesa cattolica
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          : soppressero tutti i vescovadi e chiusero tutti i conventi, che non lasciarono più risorgere avanti lo scorcio del secolo, allorché, miracolosamente battuti i greci in fazione campale presso il monte Gargano, permisero fosse restaurata la diocesi di Benevento, cui diedero giurisdizione su quella di Siponto, e custodito da soldati il santuario di San Michele
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          . Solo da quel tempo si destò via via in essi, col sentimento religioso, il fervore della vita monastica: è dell’anno 750 la prima fondazione, nelle stesse mura della città capitale, di un chiostro benedettino, e tarda sino al 798 la prima concessione a’ cassinesi del cenobio, in partibus Acherontiae, di
          <placeName key="Badia Benedettina di Santa Maria (Banzi)" ref="https://fondoambiente.it/luoghi/badia-benedettina-santa-maria?ldc">Santa Maria</placeName>
          di
          <placeName key="Bnzi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52527">
            Banzi
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          </placeName>
          . Quanto dunque sia infondata la tradizione locale
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          , che fa succedere nientemeno che di soli pochi anni a Montecassino la
          <placeName key="Abbazia di San Michele Arcangelo (Monticchio)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q19545267">badia</placeName>
          di
          <placeName key="Monticchio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q593338">Monticchio</placeName>
          , è vano ridire.
        </p>
        <p>
          Durante il nono secolo i longobardi di Benevento, mentre pur seppero suscitare nelle loro terre di Puglia, come simbolo di nova fede nazionale, il culto per l’Arcangelo San Michele, già da essi e dipinto su’ vessilli e improntato nelle monete, tollerarono, forse anche favorirono un fatto di molta importanza, poco noto alla storia: le immigrazioni, cioè, di genti greche, che prima sfuggite alle ire iconoclaste di Leone Isaurico, sopravvennero poi spesso a ripopolare tra noi ville e città, rese deserte, nella continua marea d’armi di quell’epoca, dalle guerre civili, dalle incursioni saracene, da’ terremoti, dalle carestie, dalle pesti
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          . Non intende la rapida fortuna della riconquista bizantina di Puglia nel decimo secolo
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          , né i motivi di non pochi fenomeni della vita medievale del
          <placeName key="Mezzogiorno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q207989">Mezzogiorno</placeName>
          , chi astragga da siffatta circostanza: il diffondersi, voglio dire, per tutto il versante adriatico dell’ordine basiliano, milizia pretoria della chiesa di Costantinopoli , che non cedette il campo all’emula congregazione di san Benedetto se non dopo il dominio normanno; e, quindi, l’accrescersi tanto delle «laure», ossia di celle monastiche in luoghi remoti ove i cenobiti vivevano separatamente, quanto de’ piccoli vescovadi, proprii della chiesa orientale, sparsi dappertutto ma sottomessi a grandi sedi metropolitane
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          : il ripetersi, in fine, di nomi greci, e di luoghi e di persone, de’ quali i primi ancora avanzano, i secondi ancora emergono nelle più tarde inchieste angioine. L’elemento etnografico del
          <placeName key="Monte Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
          , per esempio, è tuttora in maggioranza bizantino: l’egemonia politica imperiale di meno che cento anni, né sempre – com’è probabile – ininterrotta, non avrebbe certo potuto ivi aver tanta efficacia, senza un precedente o contemporaneo libero concorso di emigranti; l’aglianico, il bel vitigno greco della contrada, certo fu loro importazione. Intorno alla
          <placeName key="Valle di Vitalba" ref=" https://www.pandosia.org/il-tratturo-di-lagopesole/">Valle di Vitalba</placeName>
          perdurano, in gran copia, le voci di greca origine: lo stesso
          <placeName key="Cupero di Monticchio">Cupero di Monticchio</placeName>
          è forse κύπαρος, vas magnum concavum; di là dall’
          <placeName key="Appennino Meridionale" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3620875">Appennino</placeName>
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          , ov’è difficile sia mai giunta l’autorità de’ catapani e de’ basilici, visse un borgo presso
          <placeName key="Bella" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52533">Bella</placeName>
          ,
          <placeName key="Santa Sofia (Bella)">Sant Sofia</placeName>
          , nato evidentemente sotto la denominazione, non di una santa speciale, ma della divina Sapienza, άγία Σοφία. Il vescovado di
          <placeName key="Vitalba">Vitalba</placeName>
          non disparve prima dell’undecimo secolo
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          , né la diocesi fu incorporata a quella di
          <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
          se non quando, venuti i normanni, la terra passò nelle mani di un signore,
          <persName key="Umfredo d'Altavilla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q982697">Umfredo</persName>
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          . Una vera e grande laura basiliana, simile a quella di Terra d’Otranto
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          , durò a lungo in cima alla grotta di
          <placeName key="Monticchio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q593338">Monticchio</placeName>
          , là, su la rupe quasi a picco, ove anche oggi sono visibili molte grotte, molte celle, con e senza ornati, alle quali nessuno, pur troppo, ha rivolto fin qui lo studio: anteriori, senza dubbio, all’
          <persName key="Vitale di Castronovo (Abate)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4014939">abate San Vitale</persName>
          , che capitò sul
          <placeName key="Vulture" ref=" https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
          , infaticato apostolo, dalla
          <placeName key="Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1458">Calabria</placeName>
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          , cum discipulo et nepote suo Helia, et abiens habitavit flumen in partibus civitatis Rapollae, ove morì nel 994
          <ref target="#Nnoqia4cji" type="integer" />
          . Se v’è luogo di Puglia, in cui tutto concorreva per una pronta imitazione del santuario garganico, è certo l’alta caverna del
          <placeName key="Monte Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
          , a piombo sul cratere, forse già sacra al dio tonante del paganesimo, ove tanti occhi dovevan poi credere di aver visto apparire, calpestante il terribile drago, la giovane luminosa immagine dell’angelo guerriero, custode de’ cieli; e, quindi, anche di là, ossia dalla opposta parte della marina, è assai probabile che l’innatum Michaelis montium desiderium, così vivo, così urgente negli abitatori dell’arsa pianura, siasi mosso, per tempo, ad affratellare gli animi, riunendo in una fede vincitori e vinti, indigeni e stranieri
          <ref target="#Ndtsgdqwvk" type="integer" />
          . Dal
          <placeName key="Monte Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
          , infatti, come già dal Gargano, come poco dopo anche dalle sorgenti dell’
          <placeName key="Ofanto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q841550">Ofanto</placeName>
          e dalla murgia di Minervino, quel culto esercitò sui commisti popoli delle province adriatiche una gran forza d’attrazione: non più gelosie d’origini, non più acrimonie di riti, a’ piedi di quelle oscure cripte solitarie; ma rivalità di cuori umili, ma gara di pietose opere, verso il comune angelo «intercessore», nella triste rassegnazione al comune destino…Che i basiliani abbiano in
          <placeName key="Monticchio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q593338">Monticchio</placeName>
          preceduti i benedettini, siano o no stati da ultimo, e Dio sa come, gli uni accanto agli altri, è anche chiaro da che il beato Ippolito, al quale la
          <placeName key="Abbazia di Sant’Ippolito (Monticchio)" ref="https://www.parcovulture.it/it/turismo/architettura-storica/255-la-badia-di-sant-ippolito.html">badia</placeName>
          restò sempre dedicata
          <ref target="#N99oaylplf" type="integer" />
          , quegli, cioè, la cui festività ricadeva, come da una carta angioina del 1315, de mense augusti, non era se non un greco, originario d’Asia, morto vescovo d’Ostia nel 250, autore di molti libri apologetici, uno de’ quali, ritrovato ora è poco al monte Athos, è importante come documento della condizione sociale de’ cristiani al terzo secolo
          <ref target="#Nop80b7ahk" type="integer" />
          . E chi può dire che il santo, nel cui nome fu ribattezzato il casale di
          <placeName key="Statigliano">Statigliano</placeName>
          , non sia anche stato, invece dell’apostolo Andrea, l’omonimo metropolitano di Candia, nobile bizantino, morto ne’ primi dell’ottavo secolo eremita a Gerusalemme, e che la chiesa commemora al 4 di luglio?
        </p>
        <span type="notes">
          <note xml:id="N3kzgrrhs1" type="integer">
            <hi rend="sc">G. NEGRI</hi>
            ,
            <hi rend="italic">Giuliano l’Apostata</hi>
            , Milano,
            <date>1902</date>
            .
          </note>
          <note xml:id="Ncazwpz077" type="integer">
            <hi rend="sc">F. HIRSCH</hi>
            ,
            <hi rend="italic">Il duc. Di Ben. sino alla cad. del Reg. long.</hi>
            , trad. di
            <hi rend="italic">M. SCHIPA</hi>
            , pp. 38 e 48.
          </note>
          <note xml:id="Nyn7wn284y" type="integer">
            <hi rend="sc">E. GOTHEIN</hi>
            ,
            <hi rend="italic">L’arcang. Michele, santo pop. De’ long.</hi>
            , trad. di
            <hi rend="sc">G. B. GUARINI</hi>
            , Trani,
            <date>1896</date>
            , pp. 52-79.
          </note>
          <note xml:id="Nceooxflmj" type="integer">
            <hi rend="sc">PERTZ</hi>
            ,
            <hi rend="italic">Monumenta Germaniae historica</hi>
            , tom. VII, p. 594. –
            <hi rend="sc">GATTOLA</hi>
            ,
            <hi rend="italic">Ad historiam abb. Cass. accessiones</hi>
            , vol. I, p. 19.
          </note>
          <note xml:id="Nzvm3g9ti4" type="integer">
            <hi rend="sc">BOZZA</hi>
            ,
            <hi rend="italic">
              Il
              <placeName key="Monte Vulture" ref=" https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
            </hi>
            , p. 8.
          </note>
          <note xml:id="Nil1k760dp" type="integer">
            <hi rend="sc">
              <persName key="Racioppi, Giacomo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3762245">RACIOPPI</persName>
            </hi>
            , op. cit., vol. II, p. 130-35;
            <hi rend="italic">
              Paralipomeni alla storia della denominazione di
              <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
            </hi>
            , p. 130. – Terra d’Otranto ebbe colonie, venute dal mar Nero, su lo scorcio del nono secolo; ed è noto che Basilio I, in quel tempo stesso, dalle sue terre del Peloponneso fece trasportare tremila coloni nel «tema di Lombardia», che era il nome col quale s’indicava quanto allora restava dell’
            <placeName key="Italia Meridionale" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2250397">Italia Meridionale</placeName>
            al dominio greco. Si può quindi arguire che nel decimo secolo, rinvigorita l’azione del governo imperiale in Puglia, questo ebbe a favorire e a promuovere anche più la venuta tra noi di coloni greci.
          </note>
          <note xml:id="Nentplvim9" type="integer">
            Mi preme confessare qui il torto che io m’ho avuto in
            <hi rend="italic">Rionero medievale</hi>
            , pp. 13-14, quello, cioè, di aver fatto parola, su la fede dello
            <hi rend="sc">SCHLUMBERGER</hi>
            , della rotta delle armi longobarde «al
            <placeName key="Basento" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q791190">Basento</placeName>
            », la quale, invece, non è mai esistita. Le sorti longobarde declinarono una prima volta a Bovino nel
            <date>969</date>
            , una seconda – con l’imperatore Ottone II – a
            <placeName key="Stilo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q54680">Stilo</placeName>
            di
            <placeName key="Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1458">Calabria</placeName>
            nel
            <date>982</date>
            (Cfr.
            <hi rend="sc">SCHIPA</hi>
            ,
            <hi rend="italic">op. c.</hi>
            , pp. 244-251;
            <hi rend="sc">AMARI</hi>
            ,
            <hi rend="italic">Storia de’ Musul. in Sicilia</hi>
            , vol. II, pp. 321-29;
            <hi rend="sc">RACIOPPI</hi>
            ,
            <hi rend="italic">Paralopomeni ec.</hi>
            , p. 105).
          </note>
          <note xml:id="Npjv0d83yb" type="integer">
            Della presenza, nel decimo secolo, de’ piccoli vescovadi del
            <placeName key="Monte Vulture" ref=" https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
            , anche prima che delle cattedre di
            <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
            e di
            <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
            fosse notizia (
            <hi rend="italic">
              <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
              medievale
            </hi>
            , pp. 13-15), credo ora sia possibile un’altra spiegazione: questa, cioè, che durante la riconquista greca, le campagne ricaddero in potere de’ bizantini, provvisti di regolari truppe mercenarie, assai prima delle due città fortificate (le quali, per ciò, non dovrebbero le loro mura al catapano Bojoanni), non più avendo i longobardi, che è quanto dire – ormai – gl’indigeni, forza di eserciti da opporre alle armi greche, rappresentate da schiere di bulgari, di rumelioti, di serbi, di ungheri, senza dire de’ saraceni, già usi da tempo a infestare impudentemente totam beneventanam terram. Verrebbe così riconfermata la recente origine de’ vescovadi di
            <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
            e di
            <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
            , se fosse vera la nota bolla dell’arcivescovo di Canosa del
            <date>1037</date>
            .
          </note>
          <note xml:id="Ndbn17emdh" type="integer">
            Il principal valico di esso, a
            <placeName key="San Cataldo">San Cataldo</placeName>
            , era munito di fortificazioni (
            <hi rend="italic">Rionero medievale</hi>
            , p. 9).
          </note>
          <note xml:id="Nxkr3h0j9t" type="integer">
            Un farnolfo era ancora vescovo di
            <placeName key="Torre della Cisterna" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q65131972">Cisterna</placeName>
            nel
            <date>1054</date>
            (
            <hi rend="italic">
              <placeName key="Chiesa di Santa Maria di Vitalba (Atella)" ref="https://catalogo.cultura.gov.it/approfondimento/elenco-degli-edifizi-monumentali-italia-del-1902/basilicata-provincia-potenza/chiesa-santa-maria-vitalba-ad-atella">Santa Maria di Vitalba</placeName>
            </hi>
            , p.8, in n.). Lo conobbe in Roma, esempio di austerissima vita penitente, san Pier Damiano.
          </note>
          <note xml:id="Nv7ji75dir" type="integer">
            <hi rend="italic">
              <placeName key="Chiesa di Santa Maria di Vitalba (Atella)" ref="https://catalogo.cultura.gov.it/approfondimento/elenco-degli-edifizi-monumentali-italia-del-1902/basilicata-provincia-potenza/chiesa-santa-maria-vitalba-ad-atella">Santa Maria di Vitalba</placeName>
            </hi>
            , p. 8;
            <hi rend="italic">
              <placeName key="Badia di Santa Maria di Pierno (San Fele)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q16530661">Santa Maria di Pierno</placeName>
            </hi>
            , p. 20;
            <hi rend="italic">
              <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
              Medievale
            </hi>
            , p. 12. – Il nome di
            <persName key="Umfredo d'Altavilla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q982697">Umfredo</persName>
            si legge fra’ testimoni di un atto del novembre
            <date>1131</date>
            , nel quale il regio connestabile Riccardo, signore di Sant’Agata di Puglia, riconferma all’abate Simeone della Trinità di Cava il possesso di alcune terre del casale di San Pietro d’Olivola. Il diploma, sotto più aspetti importante per noi, io qui rendo, terzo nella presente collezione, di pubblica ragione, quantunque non si attenga direttamente a
            <placeName key="Monticchio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q593338">Monticchio</placeName>
            , perché il
            <hi rend="sc">CODICE DIPLOMATICO CAVESE</hi>
            ha, da tempo, sospeso le sue pubblicazioni all’anno
            <date>1065</date>
            . – Riccardo vi si dichiara
            <hi rend="italic">haeres et filius bonae memoriae Iohelis</hi>
            , il quale, in compagnia di molti magnati, figura nell’atto di donazione del duca Ruggero, compilato dal notaio Grimoaldo nel dicembre
            <date>1097</date>
            , del
            <placeName key="Casale di Gaudiano" ref="https://www.philoikos.it/Vescovile/gaudiano.html">casale di Gaudiano</placeName>
            , insieme con la sua
            <placeName key="Chiesa di San Michele Arcangelo (Gaudiano)">chiesa di San Michele Arcangelo</placeName>
            , al vescovo Guglielmo di
            <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
            (
            <hi rend="sc">DI MEO</hi>
            , vol. IX, p. 15). Lo stesso Ioele, connestabile anche lui, figlio del
            <hi rend="italic">quondam</hi>
            Rainone di Brettagna, e anche lui signore di Sant’Agata, assegnò molti beni alla Trinità di Cava nel
            <date>1077</date>
            (
            <hi rend="italic">ib.</hi>
            , p. 26).
          </note>
          <note xml:id="Nxd21zqm9i" type="integer">
            <hi rend="sc">BERTAUX</hi>
            ,
            <hi rend="italic">
              I mon. med. del
              <placeName key="Monte Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
            </hi>
            , p. 5.
          </note>
          <note xml:id="Naj827uddm" type="integer">
            Che la
            <placeName key="Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1458">Calabria</placeName>
            sia la regione dell’
            <placeName key="Italia Meridionale" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2250397">Italia meridionale</placeName>
            di terraferma più etnicamente bizantina, ha già notato il
            <hi rend="sc">LENORMANT</hi>
            (
            <hi rend="italic">Grand-Grèce</hi>
            ,
            <date>1881</date>
            , vol. I, e. 6º, e vol. II, e.14º) e il
            <hi rend="sc">BATTIFOL</hi>
            (
            <hi rend="italic">L’abbaye de Rossano</hi>
            ,
            <date>1891</date>
            , introd.); come e perché, dirà presto, io mi auguro, il
            <hi rend="sc">GAY</hi>
            .
          </note>
          <note xml:id="Nnoqia4cji" type="integer">
            <hi rend="sc">G. B. GUARINI</hi>
            ,
            <hi rend="italic">
              Curiosità d’arte med. nel
              <placeName key="Vulture-Melfese" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q448096">Mefese</placeName>
            </hi>
            ,
            <date>1900</date>
            , p. 6,
            <hi rend="sc">Santa Margherita</hi>
            ,
            <date>1899</date>
            , p. 22.
          </note>
          <note xml:id="Ndtsgdqwvk" type="integer">
            <note xml:id="Na5mzlihdg" type="integer">
              Non c’è forse un sol paese di Puglia che intorno al mille non abbia avuto una «Santa Maria», d’origine bizantina, e un «San Michele Arcangelo», di fonte longobarda. –
              <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
              ebbe per tempo la cattedrale dedicata a una madonna prettamente greca,
              <hi rend="italic">sanctissima Virgo sub vocabulo de Nazaret mirifice tabulae pieta</hi>
              (
              <hi rend="sc">ARANEO</hi>
              , op. c., p. 425), la cui immagine si vede riprodotta sul frontespizio del libro:
              <hi rend="italic">
                Iura Ecclesiae cathedralis Melphiensis super castra
                <placeName key="Salsola">Salsulae</placeName>
                et
                <placeName key="Casale di Gaudiano" ref="https://www.philoikos.it/Vescovile/gaudiano.html">Gaudiani</placeName>
              </hi>
              etc., fr.
              <hi rend="sc">DEODATO SCALIA</hi>
              Ep. allegata etc., Romae,
              <date>1640</date>
              ; e, insieme, pur così prossima a
              <placeName key="Monticchio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q593338">Monticchio</placeName>
              , essa non mancò di possedere, al di fuori delle mura, una propria
              <placeName key="Chiesa di San Michele (Melfi)">chiesa di San Michele</placeName>
              , come risulta da un atto notarile dell’ottobre
              <date>1083</date>
              , tuttora intestato con la formula bizantina (anno III Imperatoris Alexi [cfr. il pres. vol., p.34 in n.1]), mediante il quale Pietro figlio di Patto dona al nipote Pietro figlio di Bisanzio
              <hi rend="sc">territorium ubi paese dicitur, et ubi factus existit Sanctus Michael Arcangelus</hi>
              , ricevendone per «launegild» (longobardamente, premio che il donatario fa al donatore)
              <hi rend="sc">coppulam unam sericam</hi>
              .
              <hi rend="sc">DI MEO</hi>
              , vol. VIII, p. 227. (Con un altro atto notarile della stessa città di
              <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
              , in data
              <date>1º luglio 1138</date>
              , Bisanzio figlio di Pietro vende due appezzamenti di terra e un orto a Isacco figlio di Pietro.
              <hi rend="sc">C. MINIERI RICCIO</hi>
              ,
              <hi rend="sc">Saggio di Cod. dipl.</hi>
              , vol. I, p. 271).
            </note>
          </note>
          <note xml:id="N99oaylplf" type="integer">
            La fabbrica della
            <placeName key="Abbazia di Sant’Ippolito (Monticchio)" ref="https://www.parcovulture.it/it/turismo/architettura-storica/255-la-badia-di-sant-ippolito.html">chiesa di Sant’Ippolito</placeName>
            , e, su l’opposto versante del
            <placeName key="Monte Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
            , quella di
            <placeName key="Chiesa di Santa Maria del monte (Rapolla)">santa Maria del Monte</placeName>
            , nella china di sopra a
            <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
            , apparterrebbero, secondo il Bertaux, all’epoca sveva. Ma il vero è che solo il monco campanile di
            <placeName key="Abbazia di Sant’Ippolito (Monticchio)" ref="https://www.parcovulture.it/it/turismo/architettura-storica/255-la-badia-di-sant-ippolito.html">Sant’Ippolito</placeName>
            può, sicuramente, riferirsi a quel tempo. Forse i benedettini di
            <placeName key="Monticchio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q593338">Monticchio</placeName>
            , al pari di que’ di
            <placeName key="Venosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52691">Venosa</placeName>
            che pensarono sostituire una nuova chiesa all’antica, ebbero pur essi la idea di ingrandir la loro, allargandola, ossia aggiungendovi, lateralmente, le navate, e, al di dietro, le absidi. Ma come i loro confratelli venosini, anzi molto più presto di loro, non appena fuori con le fondamenta, abbandonaron l’opera. E, in quanto a
            <placeName key="Chiesa di Santa Maria del monte (Rapolla)">Santa Maria del Monte</placeName>
            , questo solo sappiamo, che l’antica sua campana, portata via il
            <date>1557</date>
            , rimontava all’anno
            <date>1152</date>
            (
            <hi rend="sc">ARANEO</hi>
            ,
            <hi rend="italic">op. c.</hi>
            , p. 353). – Nella concessione di
            <placeName key="Banzi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52527">Banzi</placeName>
            è detto che il principe di Benevento donava a’ cassinesi, insieme con la chiesa,
            <hi rend="italic">monasterium quod est edificatum</hi>
            ec. La fabbrica bizantina preesisteva dunque all’atto di concessione.
          </note>
          <note xml:id="Nop80b7ahk" type="integer">
            <hi rend="italic">La vie des Saints</hi>
            , Paris,
            <date>1893</date>
            , p. 518. – Così io penso. Ma non è detto che non possa aver fondamento una induzione contraria: questa, cioè, che i benedettini abbiano, essi per i primi, deliberatamente votato in
            <placeName key="Monticchio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q593338">Monticchio</placeName>
            , già caro a’ greci, l’altare a Sant’Ippolito, appunto perché il vescovo d’Ostia avea eloquentemente sostenuta, ne’ suoi libri, la precedenza della chiesa latina sulla greca. E la opinione sarebbe avvalorata da due fatti: il primo, che nell’alta valle dell’
            <placeName key="Ofanto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q841550">Ofanto</placeName>
            , secondo l’uso benedettino, prevalgono tra le badie i nomi de’ santi non quello della Madonna come più giù in Puglia, secondo la costumanza basiliana; l’altro, che nella bolla di papa Callisto II del
            <date>1120</date>
            la
            <placeName key="Abbazia di Sant’Ippolito (Monticchio)" ref="https://www.parcovulture.it/it/turismo/architettura-storica/255-la-badia-di-sant-ippolito.html">badia di Monticchio</placeName>
            sembra, come vedremo, sia stata dedicata per lo innanzi all’apostolo san Pietro.
          </note>
        </span>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>