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      <titleStmt>
        <title>La badia di Monticchio [estratto n.2]</title>
        <author>Fortunato, Giustino</author>
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          <name>Carmine Cassino</name>
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          <resp>mark-up by</resp>
          <name>Carmine Cassino</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>Bup - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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          <bibl type="edition">"La Badia di Monticchio", Vecchi, Trani 1904, pp. 54-56.</bibl>
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            <idno>Linea 1_Fort.18</idno>
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              <p>Lorem ipsum dolor sit amet</p>
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              <p>Lorem ipsum dolor sit amet</p>
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        <language ident="it">Italian</language>
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          <term type="form">prose</term>
          <term type="genre">historiography</term>
          <term type="function">narrative</term>
          <term type="source">documentary</term>
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      <docDate>
        <date>1904</date>
      </docDate>
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        <p>
          Se l’originario significato de’ nomi topografici ha qualche valore, noi possiamo, io credo, sicuramente riferire a scaturigini latine i due di
          <placeName key="Monticchio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q593338">Monticchio</placeName>
          e di
          <placeName key="Statigliano">Statigliano</placeName>
          . «
          <placeName key="Monticchio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q593338">Monticulus</placeName>
          », a ogni modo, è certo della geografia del basso Impero; e, in quanto all’altro, non è dubbio si tratti di un «
          <placeName key="Statigliano">ager Statilianus</placeName>
          », ossia di un «praedium» già appartenente a una «gens Statilia», intorno a cui sarebbe poi surto il paese
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          : di così fatte denominazioni, nate sul cadere della Repubblica e vissute poi a lungo, abbondano ancor tanto le prime carte del medio evo, malgrado i nuovi appellativi cristiani, che è strano non ne abbiano fin qui gli archeologi tratto argomento di studio per la toponimia, scarsa e controversa, dell’
          <placeName key="Italia Meridionale" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2250397">Italia Meridionale</placeName>
          romana. Del nostro
          <placeName key="Statigliano">Statigliano</placeName>
          , a mo’ d’esempio, che rivive oltre il mille sotto il nome di
          <placeName key="Casale di Sant’Andrea">Sant’Andrea</placeName>
          , abbiamo notizia solo dalla bolla di papa Alessandro III del 1175. – Anche
          <placeName key="Santa Maria de Luco (Rionero)">Santa Maria di Luco</placeName>
          , lucus, il bosco, forse può richiamarci all’evo antico; tanto, almeno, quanto la probabile etimologia di
          <placeName key="Bosco di Bucito" ref="https://wikimapia.org/35379876/it/Bosco-di-Bucito">Bucito</placeName>
          (un contrafforte, che serve di rinfianco alle coste di
          <placeName key="Ruvo del Monte" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52655">Ruvo</placeName>
          e guarda i declivi inferiori di
          <placeName key="Casale di Sant’Andrea">Sant’Andrea</placeName>
          ), bucetum, luogo, secondo il RACIOPPI, ove pascolano i buoi: calida lucent buceta Matini, come si ha in LUCANO. E non altro, se pur vale la pena ricordare gli  arva Vulturis, citati dallo stesso LUCANO nel libro IX della «Pharsalia». Vultur in Apulo, dice con un gioco di parole ORAZIO, extra limen Apuliae
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          . Pochi gli oggetti, scavati qua e là sotterra. Presso il casone del
          <placeName key="Cupero">Cupero</placeName>
          , un mattone dal bollo rettangolare a lettere rilevate e le parole: EMINALIS. M.; non lungi dalla
          <placeName key="Cappella del Priore">cappella del Priore (Rionero)</placeName>
          alcune tombe con patere di bronzo e ampolle di vetro colorato; ne’ dintorni de’
          <placeName key="Paduli (Rionero)">Paduli</placeName>
          , fondamenta di antiche fabbriche con vasche circolari e tubi di piombo, spettanti forse a un edificio termominerale: ivi anche, monete magnogreche e romane imperiali
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          . Di fresco, al varco della Creta, un gran deposito d’idoletti in terracotta, votivi e funebri. E dappertutto ne’ sepolcri, pure in quelli degli ultimi anni dell’Impero a grandi tegole piatte, molti «tintinnabuli», così dubbii fino a poco fa: piccole piramidette tronche di terracotta, bucate superiormente, già riproduzioni fittili del tipo originale in bronzo de’ primi popoli italici; arnesi e, a un tempo, amuleti mortuari, destinati a simulare nelle tombe il battaglio delle campane, buono ad allontanare il fascino
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          .
        </p>
        <span type="notes">
          <note xml:id="N94xxr1f1p" type="integer">
            <hi rend="sc">G. FLECHIA</hi>
            ,
            <hi rend="italic">Nomi locali del Napoletano derivati da gentilizii italici</hi>
            (in «Atti dell’Acc. delle Scienze di Torino», vol. X).
          </note>
          <note xml:id="Nx60t3xdkf" type="integer">
            <hi rend="italic">Vultur</hi>
            , l’avvoltoio. Secondo la probabile etimologia delle primitive radici della nostra lingua (
            <hi rend="italic">var</hi>
            ariano,
            <hi rend="italic">vel</hi>
            italico,
            <hi rend="italic">vol</hi>
            latino), «involgere», «nascondere». L’
            <hi rend="sc">HELBIG</hi>
            , invece, crede si tratti di una parola d’origine ligure, e quindi d’ignoto significato, rammentando l’omonimia di molti luoghi di tutta Italia: Voltri, Volterra, Volturno, Volturara,
            <placeName key="Monte Volturino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3862131">Monte Volturino</placeName>
            . – È famosa, dice il
            <hi rend="sc">RACIOPPI</hi>
            , per la sconclusionata erudizione sua, la lettera di
            <hi rend="sc">C. MINERVINI</hi>
            , nel libro del
            <hi rend="sc">TATA</hi>
            , su la etimologia, etiopica!, del nome
            <placeName key="Monte Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
            .
          </note>
          <note xml:id="Nwjuvzx529" type="integer">
            <hi rend="sc">ACCADEMIA DE’ LINCEI</hi>
            ,
            <hi rend="italic">Notizie degli scavi di antichità</hi>
            , an.
            <date>1886</date>
            , p. 278; an.
            <date>1887</date>
            , p. 460.
          </note>
          <note xml:id="Niyuc8lc53" type="integer">
            <hi rend="sc">PIGORINI</hi>
            , in «Bollettino di Paletnologia italiana», an. XVI (
            <date>1890</date>
            ), pp. 62-79.
          </note>
        </span>
      </div>
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