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        <title>Cenni storici su Potenza</title>
        <author>Bertarelli, Luigi Vittorio</author>
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          <name>Carmine Cassino</name>
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          <name>Carmine Cassino</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>Bup - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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          <bibl type="edition">"Guida d’Italia del Touring Club Italiano, vol. III – Campania, Basilicata, Calabria", Milano 1928, p. 489.</bibl>
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        <language ident="it">Italian</language>
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      <docDate>
        <date>1928</date>
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        <p>
          <placeName key="Potenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3543">Potenza</placeName>
          si trova a m. 823 ed è perciò il più elevato capoluogo di provincia in tutta Italia dopo Enna, con abitanti 13.895, complessivamente 18.482. È descritta come cittadina graziosa in posizione pittoresca, dominante la
          <placeName key="Val Basento" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4007302">valle del Basento</placeName>
          e che ha particolare interesse dal Museo provinciale e da qualche chiesa medioevale.
        </p>
        <p>
          Ignote l'origine della città e quella del suo nome, che non è cambiato dall’antichità. Ma si suppone da
          <persName key="Racioppi, Giacomo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3762245">Giacomo Racioppi</persName>
          che
          <placeName key="Potenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3543">Potenza</placeName>
          venisse fondata e avesse nome da Piceni, qui trasferitisi (267 a.c.) che rinnovarono il nome della Potentia Picena delle loro terre. Sorgeva allora presso il
          <placeName key="Basento" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q791190">Basento</placeName>
          ; ebbe lotte contro gli Italo-Greci, poi fu conquistata da Roma, ma dopo Canne si ribellò e fu punita con orribile devastazione. Risorse e fu una fiorente città dell’Impero, ma nel 402 d. C. fu invasa dai Goti di Alarico, poi dai Longobardi fu annessa al ducato di Benevento. Si ritiene che la città si trasferisse sul colle tra la fine del dominio normanno e l’inizio di quello svevo, quando ne era signore
          <persName key="Ranieri De Loffredo">Rainiero De Loffredo</persName>
          . Avendo i discendenti di questo parteggiato per Corradino, pare che Carlo I D’Angiò la devastasse, poi l’unì al demanio; ma nel 1301 passò al conte
          <persName key="Giovanni Pipino di Altamura" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q67214758">Giovanni Pipino</persName>
          ; più tardi fu di
          <persName key="Sanseverino, Ugo" ref="https://www.treccani.it/enciclopedia/ugo-sanseverino_(Dizionario-Biografico)/#google_vignette">Ugo Sanseverino</persName>
          , poi di
          <persName key="Origlia, Gorrello" ref="https://www.treccani.it/enciclopedia/gorello-origlia_(Dizionario-Biografico)/">Gorrello Origlia</persName>
          . Nel ’400 fu occupata da Francesco Sforza, che la dette al parente
          <persName key="Attendolo, Michele" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1112928">Michele Attendolo</persName>
          , quindi pervenne ai
          <persName key="Zurlo (famiglia)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q117356943">Zurlo</persName>
          e ai
          <persName key="Caracciolo (famiglia)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3658160">Caracciolo</persName>
          . Alfonso D’Aragona la prese nel 1435 e la dette a
          <persName key="Guevara, Iñigo" ref="https://www.treccani.it/enciclopedia/inigo-guevara_%28Dizionario-Biografico%29/">Innico Guevara</persName>
          , poi, per matrimonio, passò ai
          <persName key="Loffredo (famiglia)">Loffredo</persName>
          . Nel 1799 fu tra le prime città del regno a piantare l’albero della libertà; tra i suoi liberali si trovò anche il vescovo
          <persName key="Serrao, Giovanni Andrea (Vescovo)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3766407">Andrea Serrao</persName>
          , che fu poi vittima della reazione borbonica.
        </p>
        <p>
          Già sede provvisoria della Real Udienza di
          <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
          nel 1645 e 1657–60, divenne nel 1806 capoluogo della
          <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
          invece di
          <placeName key="Matera" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13616">Matera</placeName>
          . Il 18 agosto 1860, prima fra le città dell’
          <placeName key="Italia Meridionale" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2250397">Italia Meridionale</placeName>
          , insorse cacciando il presidio borbonico. Fu devastata dal terremoto del 1694, ancor più da quello del 1857, che ne invece portò danni gravissimi alla provincia. Questa col decreto del 2 gennaio 1927 fu divisa in due, andando la parte Est di essa a costituire la nuova provincia di
          <placeName key="Matera" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13616">Matera</placeName>
          .
        </p>
        <p>
          Potenza è patria di
          <persName key="Stabile, Francesco (senior)">Francesco Stabile seniore</persName>
          , medico (XVI–XVII sec.), di
          <persName key="Stabile, Francesco" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3750701">Francesco Stabile</persName>
          iuniore (1802–1861), musicista, autore della “Palmira”, dell’istologo
          <persName key="Paladino, Giovanni" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3767861">Giovanni Paladino</persName>
          (1842), e dello scultore
          <persName key="Busciolano, Antonio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3619330">Antonio Busciolano</persName>
          . Tra le costumanze locali è notevole la processione de’ Turchi nella festa di S. Gerardo patrono, nella quale si porta in giro una nave su un carro, pieno di popolani vestiti da Turchi e da mori, con una campana e la statua del Santo. Altra costumanza è quella dei «pipli», cioè i fiori delle ginestre gettate dai balconi e dalle finestre al passaggio delle processioni di S. Gerardo e del Corpus Domini. È in corso di attuazione un piano regolatore di risanamento di
          <placeName key="Potenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3543">Potenza</placeName>
          . — Tre ore circa sono sufficienti alla visita della città.
        </p>
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