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      <titleStmt>
        <title>Mormanno: il suo nome e il suo territorio [estratto 1]</title>
        <author>Cappelli, Biagio</author>
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          <name>Carmine Cassino</name>
          <resp>mark-up by</resp>
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          <resp>transcription by</resp>
          <name>Carmine Cassino</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
        <availability>
          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
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        <listBibl>
          <bibl type="edition">"Note e documenti per la storia di Mormanno", in «Archivio Storico per la Calabria e la Lucania», anno 1941, Roma, Società Magna Grecia, pp. 161-163</bibl>
          <bibl type="bibliography" />
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          <bibl type="primary-source" />
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        </listBibl>
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          <msIdentifier>
            <idno>Linea3_Cap1</idno>
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              <span type="notes" />
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        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
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          <term type="form">prose</term>
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          <term type="source">documentary</term>
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      <docDate>
        <date>1941</date>
      </docDate>
      <div type="text">
        <p>
          Nell’estrema parte settentrionale della provincia cosentina tra un groviglio di monti folti di macchie di ginestra, di castagni e di alberi d’alto fusto ed intagliati profondamente da gole dirupate nel fondo delle quali strepitano acque, si erge
          <placeName key="Mormanno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53920">Mormanno</placeName>
          che ha le sue acque scaglionate su due brevi colli posti di fronte e separati dal fondovalle. Una di queste due parti, la più antica detta per tradizione la Costa, si aggrappa ad un roccione che a ponente cade a picco sul fiume. Battentieri che ha le sue origini nella pianura di
          <placeName key="Campotenese (Morano Calabro)">Campotenese</placeName>
          . L’altra sembra quasi porta a guardia della linea di confine calabrese spaziando su un’ampia visione di terre traversate dal
          <placeName key="Mercure (Lao)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q703305">Mercurio-Lao</placeName>
          cui fanno da sfondo l’
          <placeName key="Monte Alpi" ref="https://visitcastelsaraceno.info/monte-alpi/">alpe</placeName>
          di
          <placeName key="Latronico" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52587">Latronico</placeName>
          ,
          <placeName key="Monte Sirino">monte Serino</placeName>
          e più a sinistra, volte verso il Tirreno, le montagne che si susseguono asprissime fino a
          <placeName key="Papasidero" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53929">Papasidero</placeName>
          ed alla
          <placeName key="Scalea" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q54000">Scalea</placeName>
          e che nascondono inesorabili il mistero di tanti monasteri ed eremi basiliani.
        </p>
        <p>
          Un paesaggio vario e grandioso ricco di storia e di memorie: una zona questa al confine calabro- lucano importantissima sempre in tutte le età e dove le tracce e l’opera dell’uomo si susseguono ininterrotte per millenni. Non così però sulle montagne dalle quali domina
          <placeName key="Mormanno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53920">Mormanno</placeName>
          ; su queste alture manca ogni traccia umana per il periodo più antico, perché la configurazione naturale di questi luoghi alti, freddi ed impervii vi impedì da prima uno svolgimento continuo di vita sociale che invece soltanto vi si ebbe e ininterrottamente a partire dall’alto medioevo, quando per il bisogno di maggiore sicurezza ed il desiderio di dominare le piane, le montagne più aspre si coronarono di sedi stabili.
        </p>
        <p>
          Tuttavia la regione intorno all’attuale
          <placeName key="Mormanno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53920">Mormanno</placeName>
          non era ignota ai Sibariti del VI sec. a.C., i quali proprio attraverso essa si allacciavano alle loro colonie poste sul Tirreno. Infatti la loro via commerciale dopo aver raggiunto la pianura di
          <placeName key="Campotenese (Morano Calabro)">Campotenese</placeName>
          seguiva il corso del
          <placeName key="Battentieri (torrente)">Battentieri</placeName>
          fin quando questo usciva dalla contrada
          <placeName key="Pantano (Mormanno)">Pantana</placeName>
          e poco prima dell’attuale abitato di
          <placeName key="Mormanno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53920">Mormanno</placeName>
          lo abbandonava per volgere a sinistra e per il Vallone ed il torrente
          <placeName key="Ombrece (torrente)">Omprece</placeName>
          raggiunge il
          <placeName key="Lao" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q703305">Lao</placeName>
          e quindi il mare
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          . Una minore diramazione di questa strada continuava a discendere lungo il
          <placeName key="Battentieri (torrente)">Battentieri</placeName>
          fino alla sua confluenza con il
          <placeName key="Lao" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q703305">Lao</placeName>
          e quindi il mare
          <ref target="#No8cskjuw9" type="integer" />
          .
          <placeName key="Lao" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q703305">Lao</placeName>
          dove convergevano altre vie provenienti dalle contrade interne dell’attuale
          <placeName key="Lucania" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1131978">Lucania</placeName>
          . E cioè nei pressi dell’attuale stazione ferroviaria di
          <placeName key="Laino Bruzio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53890">Laino Bruzio</placeName>
          dove nella località di
          <placeName key="San Primo (Laino)">S. Primo</placeName>
          e di
          <placeName key="Santa Gada">S. Gada</placeName>
          sono copiose le tracce umane di ogni età e dove sorse una misteriosa città che cela ostinatamente il suo nome
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          . Strada quest’ultima che continuando quella percorsa dagli indigeni della zona alimentava i commerci di
          <placeName key="Sibari" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q7506929">Sibari</placeName>
          con l’interno della regione.
        </p>
        <p>
          E tra l’intrico delle montagne che si susseguono e si accavallano dalle prime colline intorno a
          <placeName key="Morano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53919">Morano</placeName>
          fino al corso del
          <placeName key="Lao" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q703305">Lao</placeName>
          si svolse la prima frase della guerra del 389-390 a.C. tra i Thurini ed i Lucani. Infatti questi agli inizi della lotta ritirandosi dalla pianura nelle montuose terre già da essi possedute furono inseguiti dai Thurini che si impadronirono di un castello che saccheggiarono. Imbaldanziti dal successo si spinsero dietro il nemico attraverso le aspre montagne che discendono al Tirreno, fino a che i Lucani riuscirono ad attirarli in gole strette e dirupate serrandoli finalmente in un piano circondato da alti monti dal quale era impossibile sfuggire
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          . La descrizione dei luoghi che risponde perfettamente a quella della zona potrebbe quasi far pensare di ubicare sul posto dell’attuale
          <placeName key="Mormanno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53920">Mormanno</placeName>
          questa fortezza lucana di cui Diodoro tace il nome. Se non che l’ipotesi è vana dato che nessuna documentazione abbiamo per tale identificazione che sarebbe del tutto arbitraria e che se mai meglio converrebbe al caso di
          <placeName key="Laino Castello" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53891">Laino Castello</placeName>
          <ref target="#N6oazjnvw3" type="integer" />
          .
        </p>
        <p>
          Allorché si spense ogni commercio interno dal Ionio al Tirreno con la fine della potenza magno-greca, la zona dell’attuale
          <placeName key="Mormanno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53920">Mormanno</placeName>
          divenne ancora più isolata ed appartata. Perché sotto il dominio romano la strada di penetrazione nel Bruzio, la
          <placeName key="Via Popilia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1235451">via Popilia</placeName>
          costruita nel 159 a.C.
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          , si svolse più ad oriente deviando da Campotenese per
          <placeName key="Nerulum" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3874838">Nerulum</placeName>
          , conquistata nel 317 a.C. dal console G. Emilio Barbula e ricordata poi nell’Itinerario che va sotto il nome di Antonino, che corrisponde all’attuale
          <placeName key="Rotonda" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52652">Rotonda</placeName>
          <ref target="#N4sv2jtfj0" type="integer" />
          .
        </p>
        <p>
          Fino al 1927 era possibile vedere a
          <placeName key="Mormanno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53920">Mormanno</placeName>
          su un ripiano della via che scende lungo la fermata meridionale della chiesa di S. Maria del Colle una mensa ponderaria in pietra di tarda età romana la quale venne poi trasportata nell’Antiquarium della R. Soprintendenza alle Antichità di
          <placeName key="Reggio Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q8471">Reggio di Calabria</placeName>
          . La presenza di questo antico pezzo non deve però far presumere la presenza di un centro abitato dell’epoca romana sul luogo dell’attuale
          <placeName key="Mormanno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53920">Mormanno</placeName>
          . Perché la mancanza di ogni tradizione           letteraria e di documentazioni archeologiche od epigrafiche rende quasi certa l’ipotesi che la mensa sia stata portata a
          <placeName key="Mormanno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53920">Mormanno</placeName>
          forse in un tempo relativamente recente dal prossimo vasto campo di rovine greche e romane che si estende nei pressi della stazione ferroviaria di
          <placeName key="Laino Bruzio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53890">Laino Bruzio</placeName>
          .
        </p>
        <span type="notes">
          <note xml:id="No8cskjuw9" type="integer">
            J. PONNELLE,
            <hi rend="italic">La connaissance de la première Sybaris</hi>
            , in « Mélanges d’arch. et d’hist. », 1907, fasc. III-IV, pagg. 265  segg.; U. Z. B. in «A. S. C. L», II, (1932), pag. 140 segg.
          </note>
          <note xml:id="Nmp3hoz86y" type="integer">
            <persName key="Cappelli, Biagio" ref="https://www.icsaicstoria.it/dizionario/cappelli-biagio/">B. CAPPELLI</persName>
            ,
            <hi rend="italic">
              <placeName key="Laino Borgo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53890">Laino</placeName>
              ed i suoi Statuti
            </hi>
            , in «A. S. C. L.» I. ;(1931), pagg. 405 segg., ivi bibl
          </note>
          <note xml:id="Nvy6qnavot" type="integer">DIODORO SICULO, XIV, 101.</note>
          <note xml:id="N6oazjnvw3" type="integer">
            <persName key="Cappelli, Biagio" ref="https://www.icsaicstoria.it/dizionario/cappelli-biagio/">B. CAPPELLI</persName>
            ,
            <hi rend="italic">o. c.</hi>
            , pag. 406 n. 2.
          </note>
          <note xml:id="Nw278hc8ye" type="integer">C. I. L., X, 6950.</note>
          <note xml:id="N4sv2jtfj0" type="integer">
            TITO LIVIO, IX, 20, 9;
            <persName key="Cappelli, Biagio" ref="https://www.icsaicstoria.it/dizionario/cappelli-biagio/">B. CAPPELLI</persName>
            ,
            <hi rend="italic">o. c.</hi>
            , pag. 406 n. 3.
          </note>
        </span>
      </div>
    </body>
  </text>
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