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        <title>Passando dal "Bosco" (Nemoli)</title>
        <author>Tenore, Michele</author>
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          <resp>transcription by</resp>
          <name>Carmine Cassino</name>
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          <name>Carmine Cassino</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <bibl type="edition">L. Petagna, M. Tenore, G. Terrone, "Viaggio in alcuni luoghi della Basilicata e della Calabria Citeriore, effettuato nel 1826", Napoli, nella Tipografia Francese, 1827, pp. 32-33</bibl>
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        <date>1827</date>
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        <p>
          Dopo un’ora di cammino incontriamo folti boschi di cerri. Ne' luoghi dissodati si coltiva la segala; continuano i ponticelli di legno fragilissimi; sul lavoro della nuova strada abbiam veduto adoperarsi la polvere da sparo e farsi piccole mine per schiantare le grosse radici de' cerri. Tutti i lavori di pietre da taglio per i rivestimenti de' ponti e per le banchine della nuova strada sono stabiliti in questo luogo. Per i medesimi impiegasi una pietra bellissima, che è di calce carbonata compatta bigia argillifera con vene di calce carbonata bianca imbrattata non di rado di alito bituminoso. Giunti alla vetta del monte, piega la strada verso il villaggio detto
          <placeName key="Bosco" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52623">Bosco</placeName>
          . Ivi abbiam veduto coltivarsi per pastura il Lathyrus alatus.
        </p>
        <p>
          La rigidezza del clima di queste contrade è contestata dal ritardo della vegetazione. La ginestra, che presso di noi va in fiore ai primi di maggio qui appena apre i suoi bottoni. Avvicinandoci a questo villaggio cessano i boschi e si trovano campi coltivati con ulivi, fichi, grano e lino. La riuscita degli ulivi in questa regione notabilmente più elevata di
          <placeName key="Lagonegro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52586">Lagonegro</placeName>
          , benché più meridionale, dimostra che nuovi saggi dovrebbero farsi per provare a far crescere l'albero di Minerva anche su i monti di quel Capoluogo. Molte di queste contadine veggiamo molestate dal gozzo, malattia endemica de' paesi umidi e freddi, e che vedesi frequentissima nel Vallese ne' villaggi della Savoja. Se i fisici di quelle contrade hanno opinato che questa malattia possa trarre origine dall'uso delle acque crude, e pesanti, provenienti dalla immediato scioglimento delle nevi, lo stesso non sembra potersi dire per questi luoghi, ove le nevi non fanno lunga dimora; che perciò bisognerà attribuir questo malanno all'aria umida e nebbiosa, A
          <placeName key="Bosco" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52623">Bosco</placeName>
          come a
          <placeName key="Lagonegro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52586">Lagonegro</placeName>
          , ed in tutti questi paesi, veggonsi tetti momentanei, che si costruiscono di sole tegole senza cemento, cui si soprappongono de' sassi perché il vento non le porti via. Spesso troviamo perciò delle abitazioni, che abbandonate per disastri cagionati dalle vicende politiche o dai tremuoti, restano in piede come prima; e non mancano, che de' tetti portati via per impiegarli in nuove costruzioni.
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