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      <titleStmt>
        <title>Su in vetta al Sirino</title>
        <author>Campanile, Vincenzo</author>
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          <name>Carmine Cassino</name>
          <resp>transcription by</resp>
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          <name>Carmine Cassino</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
        <availability>
          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
        </availability>
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          <bibl type="edition">«Sui monti della Basilicata», in "Bollettino del Club Alpino Italiano", vol. XXIII, n.56, pp. 210-212.</bibl>
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            <idno>Linea3_Camp2</idno>
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        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
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          <term type="form">prose</term>
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          <term type="source">documentary</term>
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  <text>
    <body>
      <docDate>
        <date>1889</date>
      </docDate>
      <div type="text">
        <p>
          Intanto si era in agosto, mese stabilito per la escursione. Tre soci della Sezione, pregevolissimi per dottrina e per amore all'alpinismo, desideravano di prendervi parte, ma, al momento della partenza, da ragioni diverse ne furono, loro malgrado, impediti. Io non sapendo rassegnarmi a rinunziarvi, nel settembre mi determinai a partire solo, col programma di attraversare la
          <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
          dall'ovest all'est, ascendendo le cime culminanti dei gruppi del
          <placeName key="Massiccio del Sirino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3850973">Serino</placeName>
          e del
          <placeName key="Massiccio del Pollino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1072838">Pollino</placeName>
          ; e questo programma fu da me compiuto con l'itinerario seguente:
        </p>
        <lb />
        <p>
          17 settembre. — Da Napoli a
          <placeName key="Lagonegro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52586">Lagonegro</placeName>
          (in ferrovia ore 9, in vettura ore 3).
        </p>
        <p>
          18 detto. — Ascensione alla cima del
          <placeName key="Monte Papa" ref="https://www.vienormali.it/montagna/cima_scheda.asp?cod=1902">Papa</placeName>
          (2007 m.). Ore 9 1/2 a piedi, delle quali 5 1/2 in salita e 4 in discesa.
        </p>
        <p>
          19 detto. — Da
          <placeName key="Lagonegro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52586">Lagonegro</placeName>
          a
          <placeName key="Castelluccio Inf." ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52552">Castelluccio inferiore</placeName>
          . Ore 7 3/4 in vettura postale.
        </p>
        <p>
          20 detto. — Da
          <placeName key="Castelluccio Inf." ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52552">Castelluccio inferiore</placeName>
          a
          <placeName key="Terranova di Pollino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52682">Terranova di Pollino</placeName>
          . Ore 9 a cavallo.
        </p>
        <p>
          21 detto. — Ascensione alla
          <placeName key="Serra Dolcedorme" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3957956">Serra Dolcedorme</placeName>
          (2271 m.). Ore 14, di cui 4 a cavallo e 10 a piedi.
        </p>
        <p>
          22 detto. — Passeggiata sulle
          <placeName key="Timpa delle Murge" ref="https://www.isentieridelpollino.it/timpa-delle-murge.html">Murge</placeName>
          (1445 m.) e traversata della Gola di Garavina. Ore 5 a piedi.
        </p>
        <p>
          23 detto. — Da
          <placeName key="Terranova di Pollino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52682">Terranova</placeName>
          a
          <placeName key="Trebisacce" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q54032">Trebisacce</placeName>
          . Ore 8 1/2 a cavallo. Nello stesso giorno alle 7,30 pom. partenza con la ferrovia, ed arrivo a Napoli il mattino del 24 alle ore 7,25.
        </p>
        <lb />
        <p>
          Alle 5 ant. del 17 settembre, mentre pioveva alla dirotta, partii col treno Napoli-Brindisi. Poco oltre Salerno, si presentano a destra da prima i monti di Capaccio, e poi maestosa la giogaia degli Alburni, alla base della quale, in una gola, è situata la stazione di Sicignano, dove giunsi alle 10. Lasciato quel treno, che prosegue per
          <placeName key="Potenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3543">Potenza</placeName>
          , presi posto nell'altro, diretto a Casalbuono. Verso Polla si apre la bellissima valle di Diano, ove, sulle pendici dei monti che la chiudono ad oriente, sono situati Sala, Padula e Montesano, paesi che riuscii appena a discernere a traverso la nebbia. Quivi ha termine la valle di Sanza, donde si ascende al M. Cervati ed al M. Sacro di Novi (vedi "Rivista" di settembre 1880). Alle 2 arrivo a Casalbuono, ultima stazione della linea che, passando per
          <placeName key="Lagonegro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52586">Lagonegro</placeName>
          , fra non molto s'incontrerà a
          <placeName key="Castrocucco" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3663124">Castrocucco</placeName>
          con l'altra di Vallo della Lucania, per proseguire, lungo il versante tirreno, fino a
          <placeName key="Reggio Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q8471">Reggio di Calabria</placeName>
          . Salito nell'omnibus che va da Casalbuono a
          <placeName key="Lagonegro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52586">Lagonegro</placeName>
          , percorro la bella via provinciale, che, seguendo le sinuosità dei monti, non nasconde mai al viandante la vista della valle. Io anelava di salutare la cima del
          <placeName key="Monte Papa" ref="https://www.vienormali.it/montagna/cima_scheda.asp?cod=1902">Papa</placeName>
          , mia meta del giorno seguente; ma essa, lungo la via, resta sempre invisibile; e però dovetti rassegnarmi, in mancanza di meglio, ad osservare i lavori di costruzione del tronco ferroviario Casalbuono-
          <placeName key="Lagonegro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52586">Lagonegro</placeName>
          . Alle 3,30 giunsi nella gola che si apre tra il M. Cervaro (1170 m.) e M. Buviero (926 m.); e di qui salutai il fortino che si erge sulla falda occidentale del Cervaro, memorabile per avere ospitato Garibaldi.
        </p>
        <p>
          Alle 5 pom. mi fermai all’Albergo Vittoria di
          <placeName key="Lagonegro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52586">Lagonegro</placeName>
          , paese notevole per l’amena posizione, i bei fabbricati e la nettezza delle vie, segno del benessere e dell’attività di quegli abitanti. Nemmeno da
          <placeName key="Lagonegro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52586">Lagonegro</placeName>
          è visibile la
          <placeName key="Monte Papa" ref="https://www.vienormali.it/montagna/cima_scheda.asp?cod=1902">Papa</placeName>
          , ma solamente un’altra vetta del gruppo, quella su cui è costruito il
          <placeName key="Madonna di Sirino" ref="https://catalogo.cultura.gov.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/17iccd_modi_1833516522271">Santuario del Serino</placeName>
          (1888 m.). La sera mi riuscì di avere una guida per l'ascensione del giorno seguente. E me m’andai a riposare lieto, anche perchè il tempo, costantemente piovoso nel corso del giorno, si era messo al bello.
        </p>
        <p>
          Erano le 5 ant. del giorno 18, quando, in compagnia della mia guida, mi misi in via. Dopo qualche chilometro sulla strada provinciale che mena alle
          <placeName key="Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1458">Calabrie</placeName>
          , prendemmo un sentiero pel quale si sale dolcemente verso oriente. Entrammo tosto nella contrada
          <placeName key="Grara (Lagonegro)">Grara</placeName>
          , in mezzo ai castagni: l’aria era balsamica, e di tratto in tratto il canto dei montanari rallegrava il nostro cammino. Dopo un'ora di salita, s’incontra una pietra sulla quale è infissa una croce: per chi voglia saperlo, appresi dalla guida che, quando nel maggio i devoti abitanti di quelle contrade riportano la statua della Vergine nel Santuario, su questa pietra l’adagiano, per dar riposo ai portatori. Penetriamo nella regione denominata
          <placeName key="Brusco (Lagonegro)">Brusco</placeName>
          , e ci avviciniamo alla montagna, la quale mostra la sua ripida falda occidentale rivestita di boschi. Alle 7 siamo alla
          <placeName key="Madonna del Brusco (Lagonegro)" ref="https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/madonna-del-brusco-madonna-del-sirino-31067083">Madonna del Brusco</placeName>
          (1060 m.), una cappella posta alla base del monte; e quivi principia a dispiegarsi il panorama. Poco distanti da noi sono le vette rotonde di
          <placeName key="Monte Castagnareto">M. Castagnareto</placeName>
          (1358 m.) e
          <placeName key="M. Gurmara">M. Gurmara</placeName>
          (1428 m.), più lontano il
          <placeName key="Monte Raparo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q31615606">M. Raparo</placeName>
          (1763 m.) a nord est, il
          <placeName key="Sacro Monte di Viggiano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q67080209">Monte di Viggiano</placeName>
          (1725 m.) e il
          <placeName key="Monte Volturino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3862131">M. Volturino</placeName>
          (1836 m.) a nord. Da questo sito comincia la vera salita. Un sentiero ripido, ma comodo, a ghirigoro, è aperto in un bosco foltissimo. Alle 7,15 incontriamo una seconda pietra, destinata allo stesso ufficio della prima. Segue una selva di faggi e poi un alternarsi di rocce di varia natura. Continuando, dopo circa 30 minuti, troviamo una terza pietra, nel luogo denominato (non ho potuto saperne la ragione) Favo di Madama Antonia, il quale mette capo ad un tratto di via piana di circa 200 metri. Pochi passi fuori la via si trova una fontana di acqua purissima, detta del Grillo. Alle 8,10 si esce dal bosco; s’incontra una quarta pietra con la solita croce, e contemporaneamente ci si offre allo sguardo ripidissima l’ultima parete rocciosa della montagna, nella quale è tagliato un sentiero a rampate. A mezza via si trova finalmente l’ultima pietra, e da questo punto si può, volendo, guadagnare direttamente la cima del
          <placeName key="Monte Papa" ref="https://www.vienormali.it/montagna/cima_scheda.asp?cod=1902">Papa</placeName>
          , ma con una traversata difficile e pericolosa.
        </p>
        <lb />
        <p>
          Alle 9 giunsi al Santuario, una modesta cappella, fabbricata sulla vetta del
          <placeName key="Monte Sirino">Monte Sirino</placeName>
          (1888 m.), dove feci una sosta.
        </p>
        <p>
          Era bello il quadro che mi si offrì allo sguardo in quel momento; ma ciò che maggiormente mi attraeva era la rotonda Cima del
          <placeName key="Monte Papa" ref="https://www.vienormali.it/montagna/cima_scheda.asp?cod=1902">Papa</placeName>
          , che superba si elevava per altri 119 metri. Questa è divisa da quella del
          <placeName key="Monte Sirino">Monte Serino</placeName>
          da una cresta dentata, che, presentando qualche difficoltà a percorrerla, è la sola parte seducente dell’ascensione. Sono cinque o sei massi giganteschi, uniti fra loro, a quanto pare, di diversa costituzione geologica, i quali da due lati scendono a perpendicolo su profondi burroni. Uno di essi, sito a mezza via, richiede, per l'acutezza della punta e per la frastagliata disposizione delle rocce, la massima attenzione nel superarlo. Tale cresta viene denominata per la sua forma "Schiena d’Asino".
        </p>
        <p>In quella fui raggiunto dal sig. Francesco Palmieri, il quale, informato della mia ascensione, ebbe il gentile pensiero di offrirmi la sua compagnia. Alle 9,30 lasciammo insieme il Santuario.</p>
        <p>Lungo la cresta ammirai le bellissime varietà di rocce delle quali è tanto ricca la montagna. Arrivati al passo difficile, mettemmo in opera anche le braccia e lo superammo, non senza però fermarci un'istante sulla punta, per godere l'emozione, che ci produceva la vista dell'abisso.</p>
        <p>Alle 11 precise il mio piede posava sulla vetta più elevata di quella montagna, che fino dal 22 giugno 1889, quando la salutai per la prima volta nella discesa dal Colle Croce di Sanza (977 m.), mi ero proposto di ascendere.</p>
        <p>
          La montagna del
          <placeName key="Massiccio del Sirino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3850973">Serino</placeName>
          , di cui la cima più elevata appellasi Cima del
          <placeName key="Monte Papa" ref="https://www.vienormali.it/montagna/cima_scheda.asp?cod=1902">Papa</placeName>
          (2007 m.), risulta costituita principalmente di argille scagliose, argilloscisti, scisti galestrini, che al meteorismo si alterano successivamente, e vanno in detrito (brecce, lamine, schegge, scaglie, ecc.), continuamente spostato da monte a valle per l'azione denudante dell’acqua. In questo detrito si raccolgono facilmente i più belli e svariati saggi, sopratutto di scisto galestrino. Chiamano così i litologi una roccia fatta originariamente di uno scisto argilloso, man mano indurita per compenetrazione di silice, e che, se trovasi a subire interamente l'epigenia, diventa del tutto silicea, e presenta la durezza e l'aspetto ora del piromaco, ora del diaspro, dalle tinte più svariate, bruna, bruno-caffè, bruno-violetta, rossiccia, bruno-verdognola, verde. Io vi raccolsi alcuni esemplari, appunto di tali scisti diasproidi, di piromaco, nonchè di argilla indurita, di arenarie e di marne.
        </p>
        <p>Seduto sul segnale trigonometrico, mi abbandonai a contemplare il panorama grandioso, che una splendida giornata d’autunno rendeva incantevole e che mi sforzerò di descrivere al lettore.</p>
        <p>
          A ovest brillava il
          <placeName key="Golfo di Policastro" ref="https://www.golfodamare.it/golfo-di-policastro/">golfo di Policastro</placeName>
          , le cui acque bagnano le spiaggie di Sapri e Vibonati, paesi dominati dai monti
          <placeName key="Monte Coccovello" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3861460">Coccovello</placeName>
          (1512 m.),
          <placeName key="Monte Olivella">Olivella</placeName>
          (1061 m.), Salice (1093 m.) e
          <placeName key="Monte Cocuzzo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2840768">Cocuzzo</placeName>
          (1387 m.). A nord-ovest la triplice cresta del M. Sacro di Novi (1704 m.) si disegnava maestosa nel fondo azzurro dell'aria, signoreggiando tutte le cime minori; seguiva l’enorme giogaia dei Monti Alburni (M. Cervati 1899 m. e M. Tirone 1740 m.), limitata ad est dalla valle di Diano, a sud da quella di Sanza, ad ovest dalle montagne di Capaccio (Monte Soprano 1082 m. e M. Chianiello 1318 m.) e dalla pianura di Pesto, e a nord dalla valle di Contursi, paese presso il quale il torrente
          <placeName key="Tanagro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q929686">Tanagro</placeName>
          sbocca nel fiume Sele.
        </p>
        <p>Colorite dalle tinte azzurrine più delicate si presentavano, verso nord, le maggiori vette orientali della giogaia del Terminio: M. Accelica (1657 m.), M. Polveracchio (1790 m.) e M. Cervialto (1809 m.); di rincontro alle quali, diviso dalla storica valle del Sele, si erge il gruppo di Laviano (M. Marzano 1530 m.). Più a nord ancora, come leggiera nuvoletta sull’orizzonte, credo di aver riconosciuta la interessante giogaia del Matese (M. Miletto 2050 m.).</p>
        <p>
          Sulla catena orientale della valle di Diano si notavano M. Cavallo (1396 m.), sopra Sala Consilina, il Montagnone (1367 m.), presso Padula, l'importante
          <placeName key="Monte Volturino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3862131">M. Volturino</placeName>
          (1836 m.), che domina
          <placeName key="Marsiconuovo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52599">Marsiconuovo</placeName>
          , l'aspro e ripido
          <placeName key="Sacro Monte di Viggiano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q67080209">Monte di Viggiano</placeName>
          (1725 m.), celebre pel suo santuario (
          <placeName key="Madonna di Viggiano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q67080209">Madonna di Viggiano</placeName>
          ), e più lontano ancora il
          <placeName key="Monte Arioso" ref="https://www.cai.it/sezione/potenza/incontri/monte-arioso/">Monte Arioso</placeName>
          , coi suoi folti e nereggianti boschi (
          <placeName key="Monte Pierfaone">Punta Pierfaone</placeName>
          1734 m.), nella direzione di
          <placeName key="Potenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3543">Potenza</placeName>
          .
        </p>
        <p>
          La mia attenzione era richiamata continuamente dalle due montagne che, quasi rivali di quella del
          <placeName key="Massiccio del Sirino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3850973">Serino</placeName>
          , elevano altere, vicino ad essa, le loro sommità: erano il
          <placeName key="Monte Raparo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q31615606">M. Raparo</placeName>
          (1763 m.), presso
          <placeName key="Moliterno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52609">Moliterno</placeName>
          , e il tricuspide
          <placeName key="Monte Alpi" ref="https://visitcastelsaraceno.info/monte-alpi/">M. Alpi</placeName>
          (1906, 1891, 1745 m.) sopra
          <placeName key="Latronico" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52587">Latronico</placeName>
          . Il
          <placeName key="Monte Raparo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q31615606">Monte Raparo</placeName>
          , del tutto calcareo, è una grossa montagna a larga base, con ampio altopiano ad anfiteatro; ha vari culmini con corrispondenti depressioni, che i naturali utilizzano per nevaie; è in parte nudo, in parte rivestito di vegetazione. Il
          <placeName key="Monte Alpi" ref="https://visitcastelsaraceno.info/monte-alpi/">M. Alpi o Arpe</placeName>
          , come vorrebbero alcuni del luogo, perchè la sommità ha la forma di una falce, è spiccatamente più alpestre, più caratteristico ed anche più complesso per composizione; forse vi devono essere pure degli scisti diasproidi e delle arenarie, ma certamente vi è il serpentino, e perciò il marmo saccaroide, sul versante di
          <placeName key="Latronico" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52587">Latronico</placeName>
          . Confesso che queste due montagne mi attirarono al punto che, se la guida avesse acconsentito, ne avrei intrapreso le ascensioni.
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