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        <title>Una gita sui monti del Pollino [prima parte]</title>
        <author>Bruno, G. B.</author>
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          <name>Carmine Cassino</name>
          <resp>transcription by</resp>
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          <resp>mark-up by</resp>
          <name>Carmine Cassino</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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          <bibl type="edition">"Bollettino del Club Alpino Italiano", vol. X, n.25 (1876), pp. 37-40</bibl>
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            <idno>Linea3_Bru2</idno>
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        <language ident="it">Italian</language>
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      <docDate>
        <date>1876</date>
      </docDate>
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        <p>Carissimo amico,</p>
        <p>
          Stavo a
          <placeName key="Latronico" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52587">Latronico</placeName>
          , paese a 900 metri circa sul mare; il primo che s'incontra allorché dalla valle della
          <placeName key="Calda (Latronico)" ref="https://fondoambiente.it/luoghi/terme-la-calda?ldc">Calda</placeName>
          , nel versante tirreno, valicato l'
          <placeName key="Appennino Lucano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3620878">Appennino</placeName>
          , si passa in quella del
          <placeName key="Sinni" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1187923">Sinni</placeName>
          , nel versante jonico. — Ogni volta che mi recavo sull'alto del paese, ed ogni volta che, per ragioni del mio ufficio, uscivo da esso, scendendo o rimontando la valle, vedevo sempre torreggiare ad una certa distanza verso il sud-est, il gruppo dei
          <placeName key="Massiccio del Pollino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1072838">monti del Pollino</placeName>
          , che, maestoso ed imponente sembra staccarsi dalla direzione generale della catena Appennina. Esso segna il confine fra la
          <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
          e le
          <placeName key="Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1458">Calabrie</placeName>
          . Coperto di boschi, di cui avevo sempre inteso magnificare la bellezza, e coperto di neve l'inverno fino alla base e con la maggior sommità biancheggiante sino nella più inoltrata estate, lasciava supporre che dalla sua cima un osservatore sarebbe stato compensato largamente delle fatiche, che forse occorreva sostenere per andare sin là. — Ciò mi tentava. — Altre ragioni di studio mi spingevano a fare unii scorsa per quei luoghi, tanto che decisi visitare quel gruppo di montagne.
        </p>
        <p>Esposto il progetto ad alcuni amici, due di essi vollero essere della partita. — Non vi era tempo a perdere; eravamo ai 17 agosto 1875 ed il tempo incominciava a turbarsi, e per poco che si fosse tardato, avrebbe bisognato rimandare l'escursione ad altr'anno. Vari incidenti però non permisero partire prima del giorno 25.</p>
        <p>
          L'itinerario prefissomi era quello di ascendere, rimontando la
          <placeName key="Valle del Frido" ref="https://www.artepollino.it/valle-frido/">vallata del Frido</placeName>
          e discendere percorrendo quella del
          <placeName key="Valle del Sarmento" ref="https://www.artepollino.it/val-sarmento/">Sarmento</placeName>
          molto più a valle della prima, e cosi avere agio di meglio studiare la conformazione di quel gruppo, sulla cima del quale, non so che altri abbia mai messo il piede, fuori dei signori
          <persName key="Tenore, Michele" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q947973">Tenore</persName>
          , Terrone e Petagna, che nel 1836 vi fecero una escursione botanica rapidissima, ascendendolo dal versante calabro. Ma per ragioni del mio ufficio che mi chiamavano a
          <placeName key="Senise" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52676">Senise</placeName>
          , dovetti invertire l'itinerario
        </p>
        <p>
          Il mattino del 25 agosto dunque, alle óre 8:18 antimeridiane, lasciammo Senise dirigendoci verso il
          <placeName key="Sarmento" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1256790">Sarmento</placeName>
          . La comitiva era composta dai miei amici e colleghi ingegnere Pisani e Cantone, da me e da dodici altri individui tra mulattieri e scorta, che fu necessità condurre, atteso che una banda di malandrini si era pochi giorni prima vista scorazzare in quei boschi. — Tutti, meno la scorta, eravamo montati su muli, le bestie dai garetti fermi e dal passo sicuro. Alle ore 9 si guadò il
          <placeName key="Sinni" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1187923">Sinni</placeName>
          . Valicato il fiume, la via (e quando dico via, intendo sempre parlare dei sentieri cavalcabili o per lo meno che dovrebbero esser tali), attraversa una breve estensione di terreno pianeggiante, indi si mette in ripida salita su pel colle che costituisce il versante destro del fiume. — Cammin facendo ammiriamo la cresta del colle frastagliata in modo assai bizzarro. Due sfaldamenti l'uno in un versante e l'altro nell'opposto, hanno lasciato in piedi una esile parete di terreno, qua e là interrotta da altri franamenti in senso normale, che hanno determinati vani e spigoli vivi pressoché verticali. — Sembra avere dinanzi un rudero di colossale castello, co' suoi merli e colle sue muraglie dirupate, sulle quali non mancano rari cespugli di lentisco ad accrescere l'illusione. — L'altezza di queste pareti è di circa metri 15 ed il loro spessore variabile da 2 a 5 metri. — La via passa attraverso una muraglia e l'altra, ed il sito è detto Porticelle, a memoria della forma dei vani, che sembrano porle inancanti di arcotrave.
        </p>
        <p>
          Da questo sito si vede di rincontro
          <placeName key="Noepoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52624">Noepoli</placeName>
          , altra volta
          <placeName key="Noia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52624">Noia</placeName>
          , piccolo paese a cavaliere del colle, fabbricato sul conglomerato che ne corona la cima.
        </p>
        <p>
          Discendiamo in un torrente, risaliamo l'opposta pendice ed alle 12 entriamo in
          <placeName key="Noepoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52624">Noepoli</placeName>
          . — Qui ci fermiamo un poco a far
  colazione, ed io profitto della sosta per prendere uno schizzo delle Porticelle.
        </p>
        <p>
          Lasciamo
          <placeName key="Noepoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52624">Noepoli</placeName>
          all'1 pomeridiana incominciando a discendere rapidamente verso il
          <placeName key="Sarmento" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1256790">Sarmento</placeName>
          , grosso torrente tributario
del
          <placeName key="Sinni" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1187923">Sinni</placeName>
          ; vi giungiamo all'1:45. — Il caldo è soffocante e per soprassello bisognerà camminare sempre lungo il greto, che qui è amplissimo ed ha poca acqua.
        </p>
        <p>
          Rimontiamo così il
          <placeName key="Sarmento" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1256790">Sarmento</placeName>
          per due ore continue; di tratto in tratto girando i grandi coni di deiezione de' suoi affluenti.
        </p>
        <p>In un sito, presso l'acqua, siamo salutati da un gruppo di donne albanesi, che in ginocchio maciullavano sulle pietre le ginestre macerate nella prossima corrente, per adoperarle in grossa tela di cui fanno uso. — I loro cenci multicolori, i loro piedi nudi ed il loro orribile sudiciume, non ostante che parecchie di esse fossero giovani ed anche belle, ci fanno rispondere al saluto senza fermarci ad osservare i particolari del costume pittoresco e poco deteriorato che qualcuna di loro indossa.</p>
        <p>Finalmente alle ore 4 pomeridiane lasciamo il greto del torrente e ci arrampichiamo sulla sua destra sponda, percorrendo un sentieruccio a zig-zag inclinato di 40' all'orizzonte, e che forma la cresta di un ciglione scosceso dai due lati e fatto di argille miste a straterelli di arenaria, rotti e contorti. La prudenza ci consiglia a camminare a piedi, quantunque la guida cercasse convincerci non esservi pericolo alcuno andando a cavallo.</p>
        <p>Però la considerazione che un possibile accidente potrebbe avere per conseguenza un salto d'una quarantina di metri, ci
mette in forza, e non ci fa lamentare della salita con l'aggravante del caldo.</p>
        <p>
          La meta del giorno è
          <placeName key="Terranova di Pollino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52682">Terranova di Pollino</placeName>
          , paesetto più prossimo in altezza al gruppo montuoso.
        </p>
        <p>
          — Quant'è che ci vuole per arrivare, domandiamo alla guida, l'onorevole pedone che ogni giorno da
          <placeName key="Terranova di Pollino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52682">Terranova</placeName>
          va a
          <placeName key="Noepoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52624">Noepoli</placeName>
          a portare e rilevarvi la corrispondenza postale.
        </p>
        <p>— Siamo arrivati, risponde.</p>
        <p>Ma per quanto girassimo lo sguardo, e non ostante che si camminasse in piano sulla mezzacosta, attraversando vigneti e
terreni coltivati, pure non vediamo che d'esser chiusi nella valle, ed un monte che ci sbarra poco lungi la strada, né possiamo intendere come si possa essere arrivato in un sito, che non si scorge neppure di lontano.</p>
        <p>
          Camminiamo così per un'altra buon'ora. La guida sostiene sempre che siamo arrivati, e finalmente, dopo aver girato il
monte e svoltato a destra, ci troviamo sui tetti di
          <placeName key="Terranova di Pollino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52682">Terranova</placeName>
          . Sono le 5:15 pomeridiane.
        </p>
        <p>
          <placeName key="Terranova di Pollino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52682">Terranova di Pollino</placeName>
          , a metri 910 sul mare, è un ammasso di casupole, poste in un'immensa buca tagliata dal
          <placeName key="Sarmento" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1256790">Sarmento</placeName>
          , che corre e rumoreggia nel fondo, stretto fra pareti rocciose, alte ed a picco. — I monti fanno corona, — e non si vede che un limitato spazio di cielo. Le case, o meglio i tuguri, sono fatte di pietre a secco, con galestri
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          che si prestano benissimo e sono tolti dal prossimo
          <placeName key="Monte Calvario (Terranova di Pollino)">monte Calvario</placeName>
          ; essi sono coperti con assi di abete ottenute a forza di scure e biette, e tenute in posto mercé quattro o cinque pertiche in croce, legacci di salice e molte pietre, che nei giorni ventosi costituiscono una permanente minaccia pei passanti.
        </p>
        <p>Pernottiamo in casa del principale proprietario signor Lonigro, ove riceviamo cordialissima accoglienza e beviamo gli ottimi vini del paese.</p>
        <span type="notes">
          <note xml:id="Ndrphoszk0" type="integer">Galestri, sono pietre che si trovano naturalmente a straterelli rotti in pezzi di forma prismatica regolare.</note>
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