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      <titleStmt>
        <title>La congiura de’ Baroni del Regno di Napoli contra il Re Ferdinando primo - Libro I</title>
        <author>Camillo Porzio</author>
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          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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          <resp>revision by</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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          <resp>transcription by</resp>
          <name>Cristiano Amendola</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>FedOA - Federico II University Press</publisher>
        <pubPlace>Napoli</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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          <bibl type="edition">Camillo Porzio. La congiura de’ Baroni del Regno di Napoli contra il Re Ferdinando primo. Roma: Paolo Manuzio, 1565.</bibl>
          <bibl type="edition">Camillo Porzio. La congiura de’ Baroni del Regno di Napoli contra il Re Ferdinando primo. A cura di Ernesto Pontieri. Napoli: Edizioni Scientifiche Italiane, 1964.</bibl>
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            <idno>Congiura</idno>
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        <language ident="it">Italian</language>
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          <term type="genre">historiography</term>
          <term type="function">narrative</term>
          <term type="source">literary</term>
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        <date>1565</date>
      </docDate>
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          <hi rend="bold">Sommario</hi>
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          <item>
            <ref target="#chap1.1">I. Proemio dell’Autore</ref>
          </item>
          <item>
            <ref target="#chap1.2">II. Qualità del Re Ferdinando e del Duca di
      Calabria</ref>
          </item>
          <item>
            <ref target="#chap1.3">III. Cagioni della guerra di Otranto</ref>
          </item>
          <item>
            <ref target="#chap1.4">IV. Descrizione di Antonello Petrucci, e del suo
      essere</ref>
          </item>
          <item>
            <ref target="#chap1.5">V. Descrizione di Francesco Coppola, conte di
      Sarno</ref>
          </item>
          <item>
            <ref target="#chap1.6">VI. Orazione del Conte di Sarno al Re</ref>
          </item>
          <item>
            <ref target="#chap1.7">VII. Risposta del Re</ref>
          </item>
          <item>
            <ref target="#chap1.8">VIII. Risposta del Re . Parole del secretario al
      Re</ref>
          </item>
          <item>
            <ref target="#chap1.9">IX. Cagioni e progresso della guerra ferrarese</ref>
          </item>
          <item>
            <ref target="#chap1.10">X. Principio della Congiura</ref>
          </item>
          <item>
            <ref target="#chap1.11">XI. Descrizione del Principe di Salerno, e sue
      qualità</ref>
          </item>
          <item>
            <ref target="#chap1.12">XII. Cagioni dell’odio di papa Innocenzo contre il
      Re</ref>
          </item>
          <item>
            <ref target="#chap1.13">XIII. Descrizione del Regno</ref>
          </item>
          <item>
            <ref target="#chap1.14">XIV. Esortazione del cardinale San Pietro in Vincola
      al papa</ref>
          </item>
          <item>
            <ref target="#chap1.15">XV. Descrizione della Repubblica di Genova</ref>
          </item>
          <item>
            <ref target="#chap1.16">XVI. Nomi de’ congiurati</ref>
          </item>
          <item>
            <ref target="#chap1.17">XVII. Parole del Gran Siniscalco</ref>
          </item>
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        <p>Libro primo</p>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.1">
          <p>I. Proemio dell’Autore.</p>
          <p>
            Dovendo io scriver cosa e per grandezza e per novità quanto alcun’altra
    memorabile, non fie per avventura indarno il ricordare che lo stato regio,
    di tutti gli altri il più eccellente, ne’ secoli ov’egli ha avuto luogo, di
    rado fa senza di quelli uomini che oggidì son chiamati Baroni: i quali,
    benché secondo la diversità dei tempi e delle regioni abbiano anche variato
    di nome e di potenza, di effetto nondimeno sono stati sempre gli stessi; e
    parvero ai
            <rs type="ethnic" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1651392">Romani</rs>
            sì naturali e sì congiunti ai regni, che perciò regoli gli
    denominarono: l’origine de’ quali non poté esser più chiara né più
    onorevole, perciocché avendo i sudditi in pace o in guerra ben meritato co’
    padroni, vennero dalla gratitudine e liberalità di quelli alle dignità et ai
    dominii esaltati. Egli è ben vero che, per quanto si è osservato poi, questa
    sorte di persone a molti regni è stata di nocumento, et a miti di
    giovamento: hanno giovato i Baroni a’ regni grandi e potenti; ma a’ piccoli
    e deboli hanno nociuto sempre: il che dall’umana ambizione è avvenuto; la
    quale, per essere senza termine e misura, né contenta di parte alcuna di
    autorità, insino al supremo grado, ch’è il reale, gli ha fatti aspirare.
    Pur, dev’egli per l’altezza sua si è lor dimostro inaccessibile, non
    tentarono con l’opere di salirvi giammai; ma col desiderio solamente, di
    ogni difficultà superatore, vi sono pervenuti: anzi, stupefatti da
    quell’altezza e diventati umili, si sono sforzati di venerarlo, e, come si è
    detto, di giovargli. Il contrario è accaduto qualora è stato sì depresso,
    che gli abbia invitati ad ascendervi; perché del continuo o l’hanno occupato
    o travagliato.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.2">
          <lb />
          <p>
            II. Qualità del
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re Ferdinando</persName>
            e
    del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
          </p>
          <p>
            Li quali avvenimenti in parte dimostrar volendo, dico, che correndo gli anni
    del Signore MCCCCLXXX, nel
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno di Napoli</orgName>
            signoreggiava
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Ferdinando di Aragona il
    vecchio</persName>
            , e di quel nome primo; uomo di animo stimato
    alquanto crudele, ma delle arti della pace e della guerra instruttissimo: et
    avvegnaché per prudenza, felicità e grandezza delle cose operate fosse a’
    passati Re di
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            non pur
    uguale ma superiore, nondimeno aveva
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Alfonso suo primogenito,
    duca di Calavria</persName>
            , detto per sopranome il Guercio, che, sé
    vivente, poco men che il tutto maneggiava; et essendo giovane feroce e di
    natura all’armi inclinato, di niuna cosa mostrava esser più vago che di
    accendere guerre in diverse parti dell’
            <placeName key="Italia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38">Italia</placeName>
            ; mediante le
    quali avesse occasione di acquistar fama, gloria e stato: e siccome in
    quelle prosperando, tuttavia s’inalzava a desiderare maggiori cose, così,
    per avventura perdendo, nel voler ammendare l’avuto danno si struggeva; di
    modo che né vinto né vincitore sapeva riposare; anzi, per meglio stare
    apparecchiato, in ciascun tempo nudriva grande moltitudine di soldati, e nel
    mare ancora sostentava non piccola armata. Queste speranze e questi
    provvedimenti erano cagione che i soggetti che l’avevano a mantenere,
    l’odiassino; et i principi vicini, che temevano sentirli, ne prendessero
    sospetto e guardia; e tutti insieme comunemente desiavano che altri il
    travagliasse, acciò che loro non potesse nuocere.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.3">
          <lb />
          <p>
            III. Cagioni della guerra di
            <placeName key="Otranto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52174">Otranto</placeName>
          </p>
          <p>
            Tra quei che ciò procurarono, dissero i Ragonesi essere stati i Fiorentini:
    i quali per due anni con la guerra perseguitati dal
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            , e spesso
    in dubbio della libertà, né anche con la pace ne vivevano sicuri; sì per
    aversi ritenute molte terre del lor dominio; come perché dimorando dentro di
            <placeName key="Siena" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2751">Sien</placeName>
            , altrui porgeva sospetto di volere quella Repubblica
    sotto vari colori alla sua ubbidienza ridurre. Ma non potendo i Fiorentini
    dalle potenze cristiane conseguire che lo travagliassino, e che col loro
    pericolo conservassino le proprie fortune; si gittarono a quella de’ Turchi,
    ch’aveva il suo imperio nell’
            <placeName key="Albania" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q222">Albani</placeName>
            , e parte
    nella
            <placeName key="Slavonia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q681964">Schiavoni</placeName>
            , dirimpetto al
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            : e
    dimostrarono a
            <persName key="Maometto II" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q34503">Maumette</persName>
            loro
    imperadore, come la grandezza di questo giovane era, se non di presente, nel
    tempo avvenire per dover nuocere non meno ad esso che a loro; anzi molto più
    a lui, essendo l’impresa più giusta, rispetto alla religione; più agevole
    per lo poco tratto del
            <placeName key="Mar Ionio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q37495">mare Ionio</placeName>
            che
    divide ambi i loro regni, e più favorita da’ principi cristiani. Era
            <persName key="Maometto II" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q34503">Maumette</persName>
            per diverse cagioni contra il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re Ferdinando</persName>
            oltramodo sdegnato, e vie più di altra cosa, per aver porto quella state
    medesima soccorso a
            <placeName key="Rodi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q43048">Rodi</placeName>
            che egli
    indarno aveva oppugnato: sicché non fa difficile a’ Fiorentini disporlo
    all’impresa, fargli espugnare la città di
            <placeName key="Otranto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52174">Otranto</placeName>
            , et il
    paese all’interno predare.
          </p>
          <p>
            Questa subitana guerra, commossa al
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            da sì grande
    mimico, come sgomentò il rimanente dell’
            <placeName key="Italia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38">Itali</placeName>
            , così trasse
    di capo al
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            il disegno di occupare la
            <placeName key="Toscana" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1273">Toscan</placeName>
            : sicché,
    chiedendo agli uomini et a Dio aiuto, si dispose, lasciato di turbare i
    Cristiani, a guerreggiare co’ Turchi, restituendo a
            <placeName key="Siena" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2751">Sien</placeName>
            la libertà,
    et a
            <placeName key="Firenze" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2044">Firenze</placeName>
            le terre tolte. Fu la guerra nondimeno al
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            et al
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            d’intolerabile dispendio, e fu presso a rimanere in abandono l’assedio che
    per mare e per terra tenevano alla ricuperazione di
            <placeName key="Otranto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52174">Otranto</placeName>
            , essendo
    il
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            per le
    guerre addietro esausto et impoverito; et i confederati, repressi i primi
    empiti de’ Turchi, avendo caro, come si è detto, simil travaglio, andavano
    lenti nelle provvisioni. Ma Dio, che per altre mani et in altro tempo aveva
    differito il lore castigo, vi diede aiuto egli; et immantinente, non pur
    tolse di vita
            <persName key="Maometto II" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q34503">Maumette</persName>
            , ma
    anche l’imperio dall’armi de’ figliuoli fe’ travagliare: sicché i Turchi,
    veggendosi da ogni lato sbandonati, vinti dalla disperazione più che dalla
    forza, imposero fine alla costanza loro, quella città di accordo rendendo.
          </p>
          <p>
            Or, mentre che quella guerra era in sul maggior fervore, e che di giorno in
    giorno temevasi anche più spaventevole, il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calabria</persName>
            ,
    riguardando la debolezza delle forze sue, poco bastevoli a tanto peso
    sostenere, sì rammaricava col padre, rimproverandogli che per soverchia
    bontà e mal governo i suoi ministri l’aveano ingannato, fatti sé ricchi, e
    lui povero; e che almeno allora, che si ritrovava in tanto pericolo dello
    stato, si dovesse servire de’ furti loro, e come fraudatori punirgli. I
    ministri che il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            accennava,
    erano
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Antonello
    Petrucci</persName>
            secretario, e
            <persName key="Francesco Coppola conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Francesco Coppola, conte di
    Sarno</persName>
            ; che, di povero grado, si erano pareggiati, con
    l’autorità del
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , di rendite e
    di stati a’ maggiori principi del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            .
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.4">
          <lb />
          <p>
            IV. Descrizione di
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Antonello
    Petrucci</persName>
            , e del suo essere
          </p>
          <p>
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Antonello
      Petrucci</persName>
            nacque in
            <placeName key="Teano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q58905">Teano</placeName>
            , de’ beni
    del mondo poco agiato, e fu in
            <placeName key="Aversa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q19279">Avers</placeName>
            nudrito: ma
    ne’ suoi primi anni, porgendo segni di alto ingegno, venne dal padre
    conceduto a notaio
            <persName key="Ammirato Giovanni, notaio">Giovanni
    Ammirato</persName>
            , aversano; il quale, preso dall’indole del putto,
    lo fe’ in lettere et in buoni costumi con diligenza ammaestrare; et
    avvedutosi che con l’età giva crescendo di senno e di destrezza, fu suo
    avviso (acciò che un giovane di cotanta speranza inutilmente seco non si
    perdesse), porlo a’ servigi di
            <persName key="Olzina Giovanni, segretario di Alfonso il Magnanimo">Giovanni
    Olzin</persName>
            , secretario del re
            <persName key="Alfonso V d'Aragona, detto Il Magnifico" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q312304">Alfonso Primo</persName>
            , e
    suo amico et oste qualora ad Aversa ne veniva; ove sperò, come più
    ampiamente avvenne, che con esso lui avrebbe spazioso campo di esercitarsi e
    divenire grande: oltre che la fortuna, volendo con infelice fine di
    eccellentissimo uomo rinnovellare nelle menti umane la sua potenza,
    facilmente gli apriva tutte le strade a condursi in luogo altissimo, donde
    poi con notevole rovina lo potesse precipitare. Ricevello dunque l’
            <persName key="Olzina Giovanni, segretario di Alfonso il Magnanimo">Olzin</persName>
            caramente, sì per compiacere al notaio, come per
    l’aspetto buono del giovane; e con
            <persName key="Valla Lorenzo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q214115">Lorenzo Valla</persName>
            ,
    che in casa sua si dimorava, uomo per lettere e per dottrina chiarissimo, lo
    pose ad apprendere virtù. Con sì raro maestro,
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Antonello</persName>
            in
    piccolo spazio di tempo riuscì tanto letterato, che a
            <persName key="Valla Lorenzo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q214115">Lorenzo</persName>
            et all’
            <persName key="Olzina Giovanni, segretario di Alfonso il Magnanimo">Olzina</persName>
            fa a maraviglia carissimo, et annoverato in
    secretaria tra gli scrivani. Quante fiate l’
            <persName key="Olzina Giovanni, segretario di Alfonso il Magnanimo">Olzina</persName>
            , soprappreso da diversi affari, non fosse potuto
    gire dal
            <persName key="Alfonso V d'Aragona, detto Il Magnifico" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q312304">Re</persName>
            , tante usava
    mandarvi
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Antonello</persName>
            : a cui
    per questa famigliarità in modo si fe’ caro, ch’egli l’onorò con di molti
    ufici e dignità; e conosciutolo virtuoso e modesto, l’arricchì et esaltò
    tanto che, morto lui,
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Ferdinando</persName>
            suo
    figliuolo, non volendo; come il padre, commettere le cose a più persone, ma
    ad un solo, elesse sopra ogni altro
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Antonello</persName>
            , e non
    solamente lo creò secretario, ma un altro sé stesso; di qualità che quando
    gli gravava udire alcuno, l’inviava da lui, acciò che con maggior agio
    potesse ascoltar la dimanda, e per quello rispondergli: le provvisioni, i
    comandamenti e gli ordini agli uficiali, magistrati et altre persone, erano
    quasi tutti rivelati per bocca sua. Il qual favore, dimestichezza et
    autorità col
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , furono
    cagione, come sempre avviene, che egli acquistasse ricchezze grandissime, e
    con nobili parenti si congiugnesse. Tolse pertanto moglie una donna degli
    Arcamoni, e seco generò più figliuoli: de’ quali il primo fe’ conte di
            <placeName key="Carinola" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q58498">Carinola</placeName>
            , l’altro di
            <placeName key="Policastro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q610420">Policastro</placeName>
            , il
    terzo arcivescovo di
            <placeName key="Taranto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13498">Taranto</placeName>
            , il
    quarto priore di
            <placeName key="Capua" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q58477">Capova</placeName>
            ,
    l’ultimo, per la sua tenera età, non poté egli di straordinaria fortuna
    provedere; benché dipoi, per le sue virtù, vescovo di Muro l’abbiamo veduto.
    Aveva eziandio in edifici superbissimi e adornamenti di chiese dimostrata
    somma magnificenza e ricchezza, e tale che non pareva in vil luogo nato, ma
    da’ suoi antecessori la presente fortuna avere conseguita.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.5">
          <lb />
          <p>
            V. Descrizione di
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Francesco Coppola, conte di
    Sarno</persName>
          </p>
          <p>
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Francesco
      Coppola</persName>
            , quantunque si fosse di antica e nobil famiglia
    napoletana, nondimeno ristrettamente vivendo faticava in avanzarsi: nel che
    prese nome di trafficar bene, et a mano a mano in tanto l’accrebbe, che fra
    tutti i negozianti era celebre, e riputato de’ primi. Al suono della cui
    fama destossi il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re Ferdinando</persName>
            ,
    che giudicava per le sue picciole entrate convenire al grado reale i
    guadagni, eziandio a privati poco onorevoli; e fello capo e partecipe del
    profitto di tutti i traffichi e mercatantili industrie ch’egli faceva di
    fuori e dentro il
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            : con la
    quale occasione
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Francesco</persName>
            di
    leggieri divenne ricchissimo: perché il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , dal proprio
    interesse allettalo, non permetteva che nel
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Reame</orgName>
            veruno
    vendesse c’egli primieramente non ismaltiva le sue merci, né alcuno
    comperasse se
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Francesco</persName>
            non
    s’era a suo grande agio proveduto. Questa compagnia col
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            si mantenne
    insino a tanto ch’egli fu intromesso nel consiglio reale, e ch’ebbe compere
    di molte navi, col
            <placeName key="Contado di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3688596">contado di
    Sarno</placeName>
            , stato già degli
            <persName key="Orsini, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q21452106">Orsini</persName>
            . Ma
    gustato di poi il veleno dell’ambizione, et entrato in pensiero di non
    essere inferiore a signore alcuno del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            , presero a
    combattere nell’altiero animo suo il desiderio degli onori con quello
    dell’avere; et essendo amendue di pari forze e di uguale potenza, né
    potendosi dall’uno per nuovo appetito, né dall’altro per antico abito
    disciorre, cominciò da sé molto più nobilmente a maneggiarsi: né era al
    mondo suo pari che di credito l’agguagliasse; perciò che in Levante et in
    Ponente aveva tanto credito, che ad ogni sua richiesta gli erano credute e
    mandate merci di summo valore. Aggiugnevasi a ciò il rispetto che gli era
    portato da’ marinari e dai padroni delle navi; perciò che tutti come loro
    difensore l’osservavano, e nelle differenze come arbitro lo chiamavano.
    Aveva anche aperto, in ammirazione degli uomini, una stanza grandissima
    colma di vele, di ancore, di sarte, di artiglierie e di tutte altre
    munizioni, a qualunque numerosa armata sufficiente. La casa, ove
    splendidamente abitava, da gentiluomini, cittadini e soldati frequentavasi
    assidoamente et onoravasi. Le quali ricchezze, onori e buona fortuna, come
    in
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Antonello</persName>
            avevano
    recato incomparabile modestia, così in
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Francesco</persName>
            avevano generato smisurata baldanza.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.6">
          <lb />
          <p>
            VI. Orazione del
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            al
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
          </p>
          <p>
            Trovandosi, adunque, il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            et il
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            abondantissimi di ricchezze, et il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            poverissimo di
    danari, aggradiva al
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            abbatter quelli, per rilevare il padre. V’erano anche di molti che,
    ricoprendo l’odio privato col publico delitto, a ciò l’instigavano; e fra
    gli altri,
            <persName key="Carafa Diomede, Conte di Maddaloni" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17056874">Diomede Carafa conte di
    Maddaloni</persName>
            , uomo, oltre la nobiltà del sangue, per
    rimembranza dei servigi paterni e propri, appo il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            di grande
    stima, et intimo consigliere del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            . Costui
    parimente, come tutti gli altri Baroni, odiava nel
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            e nel
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            così
    grande autorità: anzi, come se l’altezza de’ gradi e non la virtù dell’animo
    gl’imperii reggesse, si affliggeva che gente riputata da lui inferiore a sé,
    avesse a governare il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , e fosse a
    lui sì tosto fatta uguale di stato e maggior di favore. Non si mosse
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Ferdinando</persName>
            alle
    parole del figliuolo, o che la memoria dei beneficii ricevuti, o che la
    paura dell’infamia il tenessero in freno; oltre al non volersi privare di
    due ministri, mediante li quali nelle sue maggiori turbolenze era rimaso
    superiore: più tosto riprese il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            con acerbe
    parole, e di coloro si dolse che a ciò lo consigliavano. Il fatto nondimeno
    pervenuto a notizia del
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            e
    del
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            ,
    entrò loro nel petto più profondamente che il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            o il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            non
    avrebbono credulo: e, come uomini prudenti, si ristrinsero insieme e furono
    a ragionamento de’ rimedii della sopravegnente rovina; e giudicarono che,
    essendo i favori de’ principi combattuti da’ venti dell’invidia e della
    calunnia, per confermare il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            nella loro
    difesa, conveniva loro dolersi seco dell’avuta sospizione, ricordargli i
    servigi passati, e finalmente proferirgli i loro stati, acciò che, senza
    acquistar nome di avaro o di crudele, ne’ suoi bisogni se ne servisse: e
    perché il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            era più
    esposto all’ingiuria, per avere maneggiato il tesoro reale, si risolverono
    ch’egli parlasse prima ‘e di solo, affinché il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            comunicando il
    tutto, come soleva, col
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            ,
    egli allora, presa l’occasione, di sé favellasse. Piacque il partito al
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            ,
    come ad uomo che riputava il
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            freddo e timido, e più atto al difendere che pronto all’accusare. Pertanto,
    appresentatosi dal
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            una sera che
    riveniva da caccia lieto per aver preso alquante fiere, in questa sentenza
    gli parlò: «
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Sacra Maestà</persName>
            , io
    m’imagino che il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            suo
    figliuolo s’abbia presupposto che, come cacciando sete vago di uccidere le
    fiere, non altrimenti prendiate diletto facendo morire i vostri servitori
    benemeriti; e come sostenete ch’elle alcun tempo vaghino per li campi senza
    noiarle, parimente lasciate ingrassar noi, per farci poi con vostro maggior
    vantaggio estinguere. Rendo grazie a Dio ch’egli ha trovato il contrario; e
    noi abbiamo conosciuto avere più umano padrone, e lui meno crudel padre di
    quello che stimava. Ma qual altra risposta poteva riportare il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            da quel
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            che fra tutti
    gli altri del mondo è tenuto prudentissimo, o da quel padrone che ha fatto
    già prova della fermezza de’ suoi fedeli in tante occasioni di varii e
    dubbiosi tempi? avvegnaché io non mi dolga tanto di lui (ché, per essere
    vostro figliuolo, non gli è potuto cadere nell’animo si scelerato pensiero),
    quanto de’ suoi consiglieri, che a ciò mal suo grado l’inducono. Io,
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Sacra Maestà</persName>
            ,
    sono odiato da questi altri Baroni, però che mi avete loro di ricchezze, di
    favore e di dignità agguagliato: la qual cosa quanto sia di ragione, Ella se
    ’l giudichi. Io non debbo ripugnare né alla gratitudine né alla magnanimità
    vostra; ma eglino possono bene contrastare allo sfrenato disio che tengono
    di farvisi uguali, nuocere a questa corona, et ispogliarvi del regno: e
    comeché non sapessino le sode ricchezze de’ padroni procedere dalia fedeltà
    de’ servi, vi accusano anche ingiustamente che mi facciate meritevole di
    que’ premii per la lealtà e sollecitudine mia. Doverebbono più tosto li loro
    padri giustamente incolpare, che superbi gli hanno conceputi et isconoscenti
    allevati: di che potrei arrecare molti esempi avvenuti a’ tempi antichi et
    all’età nostra: se non favellassi con quell’uomo che per propria virtù, e
    per alcuna mia fatica (siami lecito giustamente vantarmi), nella guerra del
    duca Giovanni di Angiò gli ha battuti e domati. Quale fu di loro, quantunque
    da voi maggiormente esaltato, che disfavorisse il vostro avversario, o pure
    nel suo ricetto non l’albergasse? furono per avventura gli amici, i parenti,
    o coloro co’ quali per tutto il tempo eravate educato e vivuto? Cotesto è il
    fonte,
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Sacra Maestà</persName>
            ,
    donde nasce e deriva il mio male, altamente dolendo a costoro, che, a cui
    meno si disdiceva il mutar fede, si sia stato immutabile: della cui invidia
    rosi, passano tant’oltre, che vorrebbono che voi, per nuocermi, vi
    spogliaste di ogni costume reale, all’ira di Dio vi esponeste: l’ira di Dio,
    dico, infallibil vendicatrice delle grandi ingratitudini. Ma essi operano
    indarno; ché i cuori de’ Re non sono nelle mani degli uomini. Rincrescemi
    solo ch’abbiano voluto con l’appoggio del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            , e con la
    favola della necessità, sfogare la loro invida ambizione: ma ecco ch’io
    tolgo loro questo velo. S’io avessi veduto,
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Sacra Maestà</persName>
            ,
    che al
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            fossero di
    mestiere le fatiche mie, senza esserne richiesto l’avrei a suo benefizio
    logore e disperse: ma non iscorgo ancora altra necessità, se non quella
    ch’egli medesimo e quelli savi suoi consiglieri da sé stessi s’impongono;
    preparandosi di tenere in questa impresa infinita gente inutile e dannosa: e
    con tutto ciò, sebbene i soldi indugeranno, voi vivo, non mai verranno meno.
    Noi abbiamo il
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Reame</orgName>
            tranquillo,
    domi i Baroni, le comunità benevole, il nimico nell’estrema punta del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            ; e
    dubitiamo di non poter sostenere la guerra? e che guerra poi? dove non
    solamente gli uomini, ma tutta la terra, il mare, il cielo nel nostro favore
    han prese l’armi. A quale sceleraggine avrebbono costoro tratto il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            , se
    l’avessino avuto a consigliare allorch’avemmo la
            <placeName key="Francia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q142">Francia</placeName>
            addosso,
    contrarii i popoli, i signori ribelli, privi del possesso del mare, in
    dubbio di quello di terra, rotti e fugati dinanzi alle porte di
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            ? Veramente che la crudeltà di Attila e l’empietà di
            <persName key="Nerone, imperatore" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1413">Nerone</persName>
            oscure
    sarebbono appetto delle sue. L’animo mi detta,
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Sacra Maestà</persName>
            , o
    che giammai niuna impresa fu felicemente incominciata e gloriosamente
    finita, o che la nostra sarà dessa. Pur, s’Ella giudica altrimenti, o
    conosce di esporre a periglio lo stato suo, prenda, la priego, non pur le
    sostanze, che in breve si possono rifare, ma la persona propria e’ miei
    figliuoli, et a qual più straniera gente si sia gli venda e gli doni, per
    ristorare e rinvigorire le forze sue: ma s’elleno incontro a questo debol
    vento sono pur valide e robuste, supplicemente la priego a tòrre
    inespugnabilmente la difesa della giusta causa mia, reprimere la malignità
    degl’invidi, far vedere al
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            l’error suo;
    et al mondo tutto, che non mi avete beneficato solamente, ma da nefanda
    ingiuria difeso e conservato».
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.7">
          <lb />
          <p>
            VII. Risposta del
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
          </p>
          <p>
            Stette il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            alle parole
    del
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            alquanto
    sospeso, e mostrò nel volto e negli occhi essergli dispiaciuto il sospetto
    suo, rispondendo ch’egli credeva ch’esso
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            , il quale
    per tanto tempo era vivuto seco, non avesse conosciuto in lui, né anche ne’
    suoi maggiori travagli, non solamente azion veruna tirannica e crudele, come
    sarebbe questa giudicata, ma né un minimo segno che potesse denigrare la
    real dignità: e che le parole tra lui e ’l
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            corse, per
    coloro si dovevano intendere che veramente avevano rubato, e non per quelli
    che con fede et amore faticando avevano meritato dalla sua corona robe e
    dignità: e che ringraziava Dio che il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            avesse verso
    lui quell’animo che doveva; ma se pure di altra mente fusse, non poteva
    mancare di assicurarlo, riconoscendo dalla sua persona innumerabili servigi,
    de’ quali la memoria egli conservava sì salda e potente, ch’arebbe prevaluto
    sempre alle sagacità de’ maligni.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.8">
          <lb />
          <p>
            VIII. Risposta del
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            . Parole del
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">secretario</persName>
            al
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
          </p>
          <p>
            Questa risposta del
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            al
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            fu molto
    grata, e venne in certa speranza che, regnante lui, non vi fusse di che
    sospettare: tanto più che il seguente giorno il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            col
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            ebbe
    ragionamento somigliante, e gl’impose che in ogni modo e’ togliesse dal
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            quel vano
    timore. Nel qual discorso il
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            parlò
    di sé, ma più moderatamente: perché disse, se il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            meritava
    castigo per essersi arricchito in casa di
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Sua Maestà</persName>
            ,
    troppo maggiore doversi a lui ch’aveva più facultà, e meno ve n’aveva
    recate; e che non si conoscerebbe differenza fra’ servi d’uomini privati e
    quelli de’
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , se gli uni e
    gli altri vivessino in continua povertà: anzi, che i principi nuovi, come
    era in quel regno
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Sua Maestà</persName>
            ,
    tutti procurano di porre muove genti ne’ loro stati, i quali conoscano
    l’obligo della loro fortuna da essi soli derivare; e che se in lato del
    mondo faceva mestiere usare questo termine, era nel
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Reame</orgName>
            , ove per l’addietro si erano veduti tanti
    rivolgimenti, et ove nessuno legame più che quel della roba bastava a fermar
    gli uomini: oltreché, se il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            fosse di
    quest’animo, sarebbe proprio non volere che altri il servisse mai, avendo la
    servitù per fine la ricchezza. E finalmente, per dimostrare che non se la
    intendeva col
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            ,
    soggiunse restar molto ammirato che persona di cotanto ingegno, com’era lui,
    fosse caduto in questi pensieri, per cagione de’ quali dava a sé sospetto,
    al padrone infamia, e a’ malevoli materia di poterlo più largamente
    calunniare.
          </p>
          <p>
            Avuti il
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            e ’l
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            col
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            questi
    ragionamenti, quantunque per quelli fossino come assicurati del suo volere,
    non perciò cessarono di fare tutti i preparamenti possibili a stabilirsi. Et
    essendo l’ufficio di uomo saggio, così di rimediare il mal presente come il
    futuro prevedere, convennero che in dando al
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            danari per
    l’urgente bisogno, del tutto si assicurassero di lui: e in procacciando a sé
    amici e parenti, e al
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            sospetti e nemici, eglino divenissero bastevoli non solo ad opporsegli, ma
    urtarlo; e che perciò il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            delle cose
    del mare sommamente s’impadronisse. Presi questi appuntamenti, il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            immantinente si diede a trar fuori un’armata per istrignere più
            <placeName key="Otranto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52174">Otranto</placeName>
            : il qual carico dal
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            volenterosamente gli fu imposto, sì perché non v’era persona che a fine
    meglio di lui il potesse condurre, sì eziandio perché in quell’apparecchio
    lo sovvenisse de’ danari e navali strumenti.
          </p>
          <p>
            Non è agevole a credere in quanto brieve tempo, et in qual numero, il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            pose insieme quel navilio et apparecchio; acciò che con quella invero
    illustre azione comperasse gli animi de’ padroni. Mediante la qual armata e
    buona fortuna,
            <placeName key="Otranto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52174">Otranto</placeName>
            , come si
    è detto, si riebbe, con tanta lode del
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            ,
    che da ciascheduno della libertà, del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            e della
    religione nominato fu conservatore. Il
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            anch’egli diede buona somma di danari al
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            : la qual cosa
    d’allora in poi usò continuamente, e più fiate l’anno in abondanza gli
    donava, et altresì persuadeva agli amici e parenti, come ufficio al
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            gratissimo;
    tal che per
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            si diceva
    lui comprare il suo favore. Contrasse anche con gli
            <persName key="Orsini, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q21452106">Orsini</persName>
            parentado, i quali in quel tempo, come padroni
    dell’armi, appo il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            e ’l
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            in altissimo grado dimoravano. Era capo loro
            <persName key="Orsini, Virginio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q7934756">Virginio</persName>
            , tra tutti i capitani d’
            <placeName key="Italia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38">Italia</placeName>
            riputatissimo: una congiunta di costui, e della sua famiglia stessa, sposò
    il
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            nel
            <persName key="Petrucci Francesco, Conte di Carinola">Conte di
      Carinola</persName>
            , sperando il rispetto degli
            <persName key="Orsini, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q21452106">Orsini</persName>
            il figliuolo dover conservare. Con la gita dunque del
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            ,
    e con questo parentado, parve per allora che gli animi di amendue
    s’acchetassino.
          </p>
          <p>
            Avvenne dipoi, la seguente primavera, che il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            ebbe novella
    come il successore del Turco, detto
            <persName key="Bayezid II" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q165983">Baiazete</persName>
            , era
    passato sopra
            <placeName key="Rodi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q43048">Rodi</placeName>
            con esercito
    possente: laonde il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , per temenza
    che quell’isola, opposta alle frontiere de’ Turchi per un ostacolo grande,
    non pervenisse in forza loro, fece una piccola armata per soccorrerla,
    spintoci anche dalle preghiere del
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">papa</persName>
            ; nel cui
    apparecchio medesimamente il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            adoperò:
    et egli, per ammorzare la vorace fiamma dell’invidia con un mare di buone
    operazioni, non scemando la consueta diligenza, in un momento messe ad
    ordine il tutto e le navi avviò; le quali felicemente navigando, giunsero a
            <placeName key="Rodi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q43048">Rodi</placeName>
            , e non solo il soccorsero, ma dagl’impeti de’ mimici
    valorosamente lo salvarono. Quest’opera aggiunta all’altra d’
            <placeName key="Otranto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52174">Otranto</placeName>
            , benché pensasse il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            che gli
    avessino appo l’animo del
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            guadagnato
    tanto che potesse già tener sé e le sue cose per difese e sicure da ogni
    assalto del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            ; pure, dovendo per la morte del
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , che tuttavia
    se gli appressava, cadere in brieve nelle sue mani lo scettro del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            , cercò, prima che quel giorno gli sopravenisse,
    collegarsi in parentado co’ primi signori del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            , e trattò
    dar marito ad una sua figliuola il figliuolo del
            <persName key="Sanseverino Girolamo, principe di Bisignano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q105815771">Principe di
    Bisignano</persName>
            , della famiglia Sanseverina: il che non ebbe
    effetto, né egli molto se ne curò; però che nacquer cose che per un pezzo
    più pienamente l’assicurarono; e furono queste.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.9">
          <lb />
          <p>IX. Cagioni e progresso della guerra ferrarese</p>
          <p>
            I Veneziani e ’l
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">papa</persName>
            si
    collegarono a’ danni del
            <persName key="Ercole I d'Este, Duca di Ferrara" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1348708">Duca di Ferrara</persName>
            , del
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re Ferdinando</persName>
            genero, perché egli non osservava i patti intra di loro ne’ tempi addietro
    stabiliti; e l’avevano in sì fatto termine condotto, che ciascuno vedea, se
    il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            non gli dava
    presta e somma aita, e’ si abandonava. Nondimeno egli v’andava assai più
    lento di ciò che i bisogni del
            <persName key="Ercole I d'Este, Duca di Ferrara" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1348708">Duca di Ferrara</persName>
            per avventura richiedevano; perciò che la guerra passata di
            <placeName key="Otranto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52174">Otranto</placeName>
            e’ l corso pericolo l’avevano per sì fatto modo
    affaticato et impoverito, che non ardiva ripigliare l’armi. Pure alla fine,
    costretto dal volere del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            , deliberò soccorrere il genero e la figliuola, et al
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">papa</persName>
            et a’ Veneziani vietare il grande accrescimento che per
    quell’acquisto verrebbono a fare: di che il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            privatamente
    et in publico consiglio volendo de’ suoi il parere, il
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            e ’l
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            caldamente consigliarono che
            <placeName key="Ferrara" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13362">Ferrara</placeName>
            si doveva
    difendere, dimostrando con efficaci ragioni che, spento colui, il medesimo
    avrebbono fatto a
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Sua Maestà</persName>
            , e ’l
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">papa</persName>
            non avere
    minor ragione nel
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            che in su ’l
    Ferrarese; e che i Veneziani non meno aspiravano a insignorirsi dell’uno che
    si facessin dell’altro.
          </p>
          <p>
            Queste cose, avvegna che si dicessino per altro fine, erano nondimeno
    verissime: perché l’
            <placeName key="Italia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38">Italia</placeName>
            in que’ tempi
    stava in certo modo bilanciata, che i potentati non consentivano che veruno
    facesse aggiunta alla sua signoria, ma che ciascuno si rimanesse dentro de’
    propri termini. Da quel fonte traevano origine tutte le guerre e le
    confederazioni; indi uscivano le cagioni che le leghe si facessino e
    disfacessino in un tratto, e che colui che nel cominciamento di una impresa
    ti s’offeriva per confederato, nel fine ti si palesasse aperto nemico; e che
    ciascheduno fosse pronto a battere il tuo avversario, ma nessuno ad
    opprimerlo; anzi i medesimi che si sforzavano farti una vittoria ottenere,
    erano coloro che il fine di quella t’impedivano: in tanta gelosia e timore
    viveano quelli stati. Oltre al
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , i Fiorentini
    e
            <persName key="Ludovico Maria Sforza detto il Moro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q236853">Ludovico Sforza</persName>
            governatore di
            <placeName key="Milano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q490">Milano</placeName>
            presero
    l’armi in aiuto di
            <placeName key="Ferrara" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13362">Ferrara</placeName>
            , con
    deliberazione che i Fiorentini e ’l
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            molestassero
    il
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">papa</persName>
            insino a
    tanto si smembrasse da’ Veneziani; i confini de’ quali
            <persName key="Ludovico Maria Sforza detto il Moro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q236853">Ludovico</persName>
            dall’altro canto travagliasse, acciocché quella
            <orgName key="Repubblica di Venezia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4948">Republica</orgName>
            , dovendo in tanti lati le sue forze distrarre,
    molestasse con minor impeto
            <placeName key="Ferrara" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13362">Ferrara</placeName>
            . Ma
    avvenne tutto il contrario: perché, benché il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            con esercito fiorito campeggiasse
            <placeName key="Roma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4948">Roma</placeName>
            , da’
            <persName key="Colonna, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q327202">Colonnesi</persName>
            e
            <persName key="Savelli, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q12800761">Savelli</persName>
            accompagnato, nondimeno ella fu dagli
            <persName key="Orsini, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q21452106">Orsini</persName>
            , che si
    erano partiti da lui, coraggiosamente difesa; insino a tanto che il
    magnifico da
            <placeName key="Rimini" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13369">Rimini</placeName>
            <persName key="Malatesta, Roberto, il Magnifico" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1091395">Roberto
      Malatesta</persName>
            giunse con le genti veneziane, e diede al
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            su ’l paese
    di
            <placeName key="Velletri" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q189236">Velletri</placeName>
            quella terribil rotta, tanto sanguinosa che il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            campò
    miracolosamente per virtù di quattrocento cavai turchi che, rimasi nella
    guerra di
            <placeName key="Otranto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52174">Otranto</placeName>
            , sotto
    di lui militavano.
            <persName key="Ludovico Maria Sforza detto il Moro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q236853">Ludovico</persName>
            ancora
    travagliato dai
            <persName key="Rossi, famiglia nobile di Parma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3941637">Rossi</persName>
            di
            <placeName key="Parma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2683">Parma</placeName>
            , compagni de’ Veneziani, con fatica poteva difendere
    il suo stato. Trovavansi pertanto il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            e il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            nel maggiore
    pericolo che fossino stati mai; ma la fortuna, che in quei tempi soffiava
    loro favorevole, quando con le vite degli uomini non poteva foro fare
    profitto, con le morti li favoriva: siccome avvenne allora, ucciso
            <persName key="Maometto II" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q34503">Maumette</persName>
            ; et ora, poco dopo la vittoria, il
            <persName key="Malatesta, Roberto, il Magnifico" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1091395">magnifico
    Roberto</persName>
            : di modo che il
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">papa</persName>
            mancando di
    capitano, e perciò non potendo far più guerra, si rivolse alla pace.
    Giovògli ancora la gelosia ch’era ne’ potentati italiani, e che di sopra si
    è detta. Perché il
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">pontefice</persName>
            ,
    castigato ch’ebbe il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">duca di Calavria</persName>
            , cominciò a dubitare di aggiugnere troppa forza alla grandezza de’
    Veneziani; sicché non passò molto che, lasciati quelli, si accostò al
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , e consenti
    il passo al
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            che andava alla difesa di
            <placeName key="Ferrara" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13362">Ferrara</placeName>
            : e così,
    onde gli
            <persName key="Aragona, d’, Casato" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q10854753">Aragonesi</persName>
            attendevano un gran male, un insperato bene asseguirono, con non poca noia
    del
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            e
    del
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            .
    Pure, veggendo che i Veneziani, non ostante che il
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">papa</persName>
            gli avesse abandonati, perseveravano nell’armi
    ostinatamente; e che, per maggiormente sbigottire il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , avevano
    chiamato in
            <placeName key="Italia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38">Italia</placeName>
            il
            <persName key="Renato II di Lorena" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q441416">Duca di Lorena</persName>
            disceso del sangue di
            <persName key="D'Angiò, casa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q18341205">Angiò</persName>
            ; presero
    speranza che il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            potesse incontrare quello in
            <placeName key="Lombardia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1210">Lombardia</placeName>
            che in
    terra di
            <placeName key="Roma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4948">Roma</placeName>
            aveva campato. E dicevano, il leone allora star bene
    quando veniva da febbre molestato: ma falli loro il disegno; perché, mentre
    durò quella guerra, fu dal
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            con tanta
    virtù e fortuna amministrata, che se
            <persName key="Ludovico Maria Sforza detto il Moro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q236853">Ludovico</persName>
            dalla
    lega non si scompagnava, egli avrebbe tolto a’ Veneziani tutta la terra
    ferma; e quando ella finì, come sì dirà, principiò la lor rovina.
            <persName key="Ludovico Maria Sforza detto il Moro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q236853">Ludovico</persName>
            ,
    governatore di
            <placeName key="Milano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q490">Milano</placeName>
            per
            <persName key="Sforza, Gian Galeazzo Maria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q314514">Giovan Galeazzo
      Sforza</persName>
            suo nipote, accecato dall’ambizione e invescato nella
    dolcezza del dominare, sin da que’ tempi disegnava o perpetuarsi in quel
    governo o quello stato usurpare: e considerando di non potere ottenere
    alcuna delle cose predette, il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            prosperando in
            <placeName key="Lombardia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1210">Lombardia</placeName>
            , per
    essere il nipote genero di luì, si pose in cuore che s’egli conservava lo
    stato a’ Veneziani, avrebbe guadagnato con immortal beneficio nuovi amici, e
    nell’
            <placeName key="Italia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38">Italia</placeName>
            contra la potenza del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            vecchi
    nemici mantenuto.
          </p>
          <p>
            Bramando adunque da quella guerra spiccarsi, e tra la lega e’ Veneziani far
    nascer pace, gli era questo appetito da due rispetti contrastato: l’uno,
    dall’interesse del marchese di
            <placeName key="Mantova" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q6247">Mantova</placeName>
            <persName key="Federico I Gonzaga, Marchese di Mantova" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q935411">Federigo di
      Gonzaga</persName>
            , principe appo lui di grande autorità, sì per il
    parentado, come per esser generale di quella impresa: l’altro, perché
    avrebbe voluto occasione di potere in alcuna parte mitigare lo sdegno, se
    non del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            , almeno del
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            ; nel quale,
    abandonandolo, sapea sicuramente d’incorrere. Ma i cieli che alle future
    calamità dell’
            <placeName key="Italia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38">Italia</placeName>
            si
    preparavano, in brieve spazio gli spezzarono amendue questi freni; levando a
            <persName key="Federico I Gonzaga, Marchese di Mantova" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q935411">Federigo</persName>
            la vita;
    et al
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , mediante
    l’armata veneziana,
            <placeName key="Gallipoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52143">Gallipoli</placeName>
            ,
            <placeName key="Nardò" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52169">Nardò</placeName>
            , et altri luoghi minori di Terra di
            <placeName key="Otranto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52174">Otranto</placeName>
            , già detti Salentini: onde che
            <persName key="Ludovico Maria Sforza detto il Moro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q236853">Ludovico</persName>
            ,
    parendogli essere sciolto, senza indugio l’accordo conchiuse; ponendo tra’
    patti, che i Veneziani rendessero al
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            le sue terre;
    et all’incontro, per le spese fatte in quella guerra, si ritenessero il
            <placeName key="Polesine di Rovigo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1242205">Polesine di
      Rovigo</placeName>
            , del distretto di
            <placeName key="Ferrara" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13362">Ferrara</placeName>
            . Non
    poteva sofferire la superbia et alterigia del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            che, con tanto danno del cognato, a posta di
            <persName key="Ludovico Maria Sforza detto il Moro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q236853">Ludovico</persName>
            egli
    dovesse posar l’armi; né che sopra di sé rimanesse l’odio della guerra, et
    appo lui il grado della pace: sicché, mentre si trattavano le condizioni di
    essa, proferse al padre più fiate, a lui bastare l’animo, ancora senza
            <placeName key="Milano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q490">Milano</placeName>
            , castigare i Veneziani, e, come al tempo antico,
    rituffarli nell’acque, purché egli lo sovvenisse di buona somma di danari. E
    tra’ modi che gli propose di trarti del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            , fu quello
    che si era molto prima pensato, ma riserbato per l’estreme sue necessità;
    cioè disfare il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            ,
    e ’l
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            , et
    altri Baroni che poco ubidienti se gli mostravano. Il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , che non
    aveva il sangue si caldo, et essendo per le passate spese impoverito, e per
    la perdita di
            <placeName key="Gallipoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52143">Gallipoli</placeName>
            e di
            <placeName key="Nardò" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52169">Nardò</placeName>
            impaurito fortemente, senza porgere orecchie a’ suoi
    discorsi, non si curò tòrsi da pericolosa guerra con ignominiosa pace: il
    che segui con tanto dispiacere del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            , che, essendo uomo cruccioso, aperto, et alla natura simulata e paziente di
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Ferdinando</persName>
            totalmente contrario, egli empi di querimonie tutti i suoi; e nei cerchi de’
    Baroni e capitani affermava (non avendo a mente le minacce esser a pro del
    minacciato) di porre esso in esecuzione ciò che il padre per viltà lasciava.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.10">
          <lb />
          <p>X. Principio della Congiura</p>
          <p>
            La qual cosa da più persone apportata al
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            ,
    al
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            et a’
    figliuoli, e, come la fama suole, con aumento di parole; giudicarono i
    rimedi passati essere stati leggieri alla sua infermità, e che, per ben
    guarirla, conveniva loro di por mano a’ violenti et al ferro, e superando
    l’immensa avarizia del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            la lor gran
    pazienza, congiurargli contro: tanto più che dubitarono il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            essere
    inchinato alla volontà del figliuolo; non rimettendosi, come prima, nelle
    loro mani, e dalla consueta dimestichezza con esso loro ritraendosi;
    favorendo anche sopra l’usato il
            <persName key="Carafa Diomede, Conte di Maddaloni" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17056874">Conte di
    Maddaloni</persName>
            e quel di
            <persName key="Carafa Alberico, Conte di Marigliano">Marigliano</persName>
            ,
    anch’egli dei
            <persName key="Carafa, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q351733">Carrafi</persName>
            , et
    uomini ad amendue loro odiosissimi. Ritornando adunque il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            , sparsero una voce, per le ragioni di sopra dette creduta dall’universale,
    come il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            veniva
    disperato di
            <placeName key="Lombardia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1210">Lombardia</placeName>
            , et a
    spogliare degli stati molti Baroni che in quella guerra non l’avevano
    sovvenuto. Questa fama, da coloro ch’avevano udite le querele del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            , fu tenuta
    verissima, e da’ Baroni, per altro malcontenti, ricevuta negli animi
    avidamente; e la tennero per ottima occasione di far novità, e di liberarsi
    dall’eccessive gravezze di che il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://whttps://www.wikidata.org/wiki/Q30565 ww.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            et il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            per continue
    guerre gli avevano caricati, Capo de’ quali si fe’ il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            ,
    per il timor predetto, et il
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe di
    Salerno</persName>
            , per quello che ora diremo.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.11">
          <lb />
          <p>
            XI. Descrizione del
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe di
    Salerno</persName>
            , e sue qualità
          </p>
          <p>
            Fu il
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            ,
    nominato
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Antonello</persName>
            ,
    figliuolo di quel
            <persName key="Sanseverino, Roberto, principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3939148">Roberto
    Sanseverino</persName>
            che ebbe dal
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            in guiderdone
    delle sue fatiche la città di
            <placeName key="Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1083">Salerno</placeName>
            , da
            <persName key="Orsini, Felice, Principe di Salerno">Felice
      Orsino</persName>
            per ribellion perduta; e che di più fu creato
    ammiraglio del mare, e condotto tant’allo, che spento il Principe di
            <placeName key="Taranto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13498">Taranto</placeName>
            e quel di
            <placeName key="Rossano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53952">Rossano</placeName>
            , egli
    rimase il primo di tutti i Baroni, et edificò a
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            un palagio
    regio e superbissimo; e colmo di ricchezze e di gloria, si morì: a cui
    successe questo
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Antonello</persName>
            nella
    dignità e nello stato, ma non già nella qualità e virtù. Perché, come
            <persName key="Sanseverino, Roberto, principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3939148">Roberto</persName>
            procurò
    sempre aiutare e conservare il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , e riputò la
    dignità sua congiunta con la prospera fortuna di quello, così
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Antonello</persName>
            non si
    stimò mai né sicuro né onorato per insin che non vide spento
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Ferdinando</persName>
            ,
    rovinati et estinti i suoi posteri. Al che più cose lo moverono, oltre la
    sospetta sua natura; la prima, che il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            dinegò, dopo
    la morte del padre
            <persName key="Sanseverino, Roberto, principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3939148">Roberto</persName>
            ,
    crearlo ammiraglio, né glielo concesse mai infino a tanto che non andò in
            <placeName key="Spagna" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q29">Ispagna</placeName>
            col
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            a condurgli la seconda moglie, sorella del
            <persName key="Ferdinando II d'Aragona, detto Il cattolico">Re
    Cattolico</persName>
            ; l’altra, che vedeva il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            e ’l
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            anteponergli
    nel governo del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            ogni minimo
    uomo, né di lui quel conto tenere che giudicava fosse dovuto alla memoria
    de’ meriti paterni et alla dignità e qualità sua. Aggiugnevasi che sospicava
    il
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            ,
    veggendo sé grande, la sua casa nel
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            potentissima, la moglie figliuola del
            <persName key="Federico da Montefeltro, Duca di Urbino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q435501">Duca di Urbino</persName>
            ,
    capitano e principe di quell’età di eccellente virtù, e che per genere
    materno discendeva dagli
            <persName key="Sforza, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q130858">Sforzeschi</persName>
            ;
    sospicava, dico, che il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            o il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            con queste maniere non cercasse spegnerlo o abbassarlo; essendo stata cosa
    peculiare un tempo a que’
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re di Napoli</persName>
            alzar per merito e per virtù gli uomini a grado altissimo, e poi,
    temendogli, opprimergli. E non poco sospetto gliene porgeva l’immoderato
    favellare del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            , nel quale
    fa sempre sì inconsiderato, che questo pericolo et altri prima, e poi
    l’ultimo suo esterminio gli partorì: però che ne’ privati ragionamenti,
    parlandosi di
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Antonello</persName>
            , o lo
    notava di superbia, o nelle fattezze corporali l’assomigliava al
            <persName key="Orsini, Giovanni Antonio, Principe di Taranto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1525747">Principe di
    Taranto</persName>
            , già disfatto dal padre.
          </p>
          <p>
            Questi umori nel
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            erano
    stati conosciuti più tempo innanzi dal
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            e
    dal
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            ; e
    dopo il loro sospetto, in varie occasioni in modo gli avevano accresciuti,
    che il
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            di già
    temeva condursi alla presenza del
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , né alle
    pubbliche richieste di lui avea voluto comparire personalmente, con grande
    onta et abbassamento della sua maestà, parendogli che negasse di ubidirlo. E
    vedeva ciascuno che indugiava più l’occasione che il lor animo ad
    offendersi, e che con ogni picciola scintilla di fuoco infra di loro si
    poteva eccitare grandissimo incendio.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.12">
          <lb />
          <p>
            XII. Cagioni dell’odio di
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">papa Innocenzo</persName>
            contre il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
          </p>
          <p>
            Erano le speranze di questi due signori, oltre la moltitudine de’
    malcontenti, sostenute eziandio dalla mala volontà del nuovo
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">papa</persName>
            inverso il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            : perché dopo
    la pace di
            <placeName key="Lombardia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1210">Lombardia</placeName>
            morì
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">Sisto</persName>
            , et a lui
    successe
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">Innocenzio Ottavo</persName>
            , prima cardinale di
            <placeName key="Molfetta" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q19300">Molfetta</placeName>
            e
    nominato
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">Giovan Battista</persName>
            Cibo, di nazione genovese; uomo piacevole et umano, ma che in minor fortuna
    odiava il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            et il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            ; sì per esser
    nato di padre angioino che sotto il
            <persName key="Renato I d'Angiò, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q170353">Re Riniero</persName>
            molti
    anni aveva retta la città di
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            , come per
    la loro crudeltà e per li pochi rispetti che ne’ tempi adietro avevano
    portato alla
            <orgName key="Chiesa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q9592">Chiesa</orgName>
            , dalla quale contra l’armi de’ Francesi e volontà de’
    regnicoli erano stati conservati. Accresceva questa mala disposizione la
    contumacia di
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Ferdinando</persName>
            in
    negargli il tributo che ciascuno anno i re di
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            in
    recognizione del feudo sono avvezzi di pagare alla
            <orgName key="Chiesa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q9592">Chiesa</orgName>
            : affermando
    il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            essergli stato
    rimesso da’ suoi predecessori, e che si doveva per il
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">regno
    di Napoli</orgName>
            e di
            <placeName key="Sicilia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1460">Sicilia</placeName>
            ; ma che
    egli allora solo quello di
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Napoli</orgName>
            possedeva.
    Queste erano le cagioni pubbliche; ma le private, scoperte dal tempo, padre
    della verità, discendevano da più alta radice.
          </p>
          <p>
            Fu costui il primo di tatti i pontefici, che sabbia memoria, che nudrisse in
    palese, e con ricchezze e stati onorasse, li figliuoli non legittimi; perché
    sino a que’ tempi, sotto più onorevoli nomi gli aveano coperti et onestati.
    Ne aveva egli due; l’uno
            <persName key="Cybo, Franceschetto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2253264">Franceschetto</persName>
            e
    l’altro
            <persName key="Cybo, Teodorina">Teodorina</persName>
            si nominava: e
    perché amava molto
            <persName key="Cybo, Franceschetto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2253264">Franceschetto</persName>
            ,
    e bramava che di uomo privato, mediante la sua fortuna, divenisse principe,
    non veggendo parte alcuna nell’
            <placeName key="Italia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38">Italia</placeName>
            dove potesse
    più agiatamente collocarlo che nel
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            , avendone
    la predetta occasione, si dispose a trarne
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Ferdinando</persName>
            , e
    ponervi persona che riconoscesse il regno da lui, et in compenso arricchisse
    il figliuolo di onori e di signorie; mosso a ciò dall’esempio di
            <persName key="Pio II, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q101437">Pio</persName>
            , che, sotto il medesimo
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Ferdinando</persName>
            , con
    simili arti aveva esaltata in questi paesi la sua famiglia.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.13">
          <lb />
          <p>
            XIII. Descrizione del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
          </p>
          <p>
            Conciossiacosaché il
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Reame</orgName>
            , posto
    nell’estreme parti dell’
            <placeName key="Italia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38">Italia</placeName>
            , è in sì
    fatta guisa condizionato, che non altronde, dalla via terrestre, che
    dall’Ecclesiastico può essere molestato et offeso: i cui fini dal mare di
    sotto a quel di sopra aggiungono; però che il rimanente dall’onde del
            <placeName key="Mar Tirreno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38882">Tirreno</placeName>
            , dell’
            <placeName key="Mar Ionio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q37495">Ionio</placeName>
            e dell’
            <placeName key="Mar Adriatico" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13924">Adriatico</placeName>
            vien
    tutto bagnato; et è formato a simiglianza di penisola. Amico adunque il
    pontefice, non temevano i Re di
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            da
    qualunque li volesse assalire; perciò che si faceva con pessime condizioni
    dell’assalitore, signoreggiando la
            <orgName key="Chiesa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q9592">Chiesa</orgName>
            ampissimo
    stato, afforzato dalla riverenza della religione, il quale conviene, per
    passare più oltre, sia dagl’invasori del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            prima
    occupato et espugnato: fatta dipoi da’ principi laici lunga prova, che chi
    prende guerra contra la
            <orgName key="Chiesa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q9592">Chiesa</orgName>
            , non avanza,
    fuggono assai il molestarla. Il perché i
            <persName key="Viscardi, famiglia">Viscardi</persName>
            , che ridussero queste regioni in regno e lo
    fondarono, per farsi quindi un saldo propugnacolo e dar cagione al papa di
    difenderli, se gli furono soggetti et uomini ligi: anzi del loro imperio
    alcuna parte gli cedettono.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.14">
          <lb />
          <p>
            XIV. Esortazione del
            <persName key="Della Rovere, Giuliano, cardinale di San Pietro in Vincoli, poi papa Giulio II" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q80516">cardinale San Pietro in
    Vincola</persName>
            al
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">papa</persName>
          </p>
          <p>
            Ma nel tempo appresso, questa vicinanza nocque talvolta ai lor posteri: però
    che scordatosi alcun pontefice moderno di quei meriti, e datosi ad
    aggrandire i parenti nel
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            più che
    altrove, turbandolo et innovandolo ha le sue forze adoperate; siccome
    avvenne nel tempo d’
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">Innocenzio</persName>
            . Alle
    cui voglie non erano di piccolo momento i pungenti stimoli del
            <persName key="Della Rovere, Giuliano, cardinale di San Pietro in Vincoli, poi papa Giulio II" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q80516">cardinale San Piero in
    Vincola</persName>
            , nipote di
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">Sisto Quarto</persName>
            ,
    eletto dipoi papa, e detto il
            <persName key="Della Rovere, Giuliano, cardinale di San Pietro in Vincoli, poi papa Giulio II" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q80516">secondo Giulio</persName>
            ;
    per opera del quale
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">Innocenzio</persName>
            ,
    vivente il zio, era stato sempre onorato, e, quello morto, esaltato alla
    pontifical dignità. Questi, dotato di animo grande, cupido di gloria,
    potente di ricchezze, in prova si contrapponeva alle richieste degli
            <persName key="Aragona, d’, Casato" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q10854753">Aragonesi</persName>
            , o
    perché naturalmente odiasse la gente spagnuola, o perché, contendendo co’ Re
    stimati poco amici della
            <orgName key="Chiesa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q9592">Chiesa</orgName>
            , crescesse
    di riputazione nella corte romana: nella quale inclinazione fortemente
    ancora l’adduceva il vedere il
            <persName key="Giovanni d'Aragona, Cardinale" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2295702">Cardinale di
    Aragona</persName>
            ristretto col cardinale
            <persName key="Sforza, Ascanio, Cardinale" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q561411">Ascanio Sforza</persName>
            ;
    i quali, per essere uno figliuolo di
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            e l’altro di
    duca, nel pontificato di
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">Sisto</persName>
            s’erano
    sdegnati a cedergli, e nel presente d’
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">Innocenzio</persName>
            procuravano superarlo. Egli adunque, posto all’orecchie del
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">papa</persName>
            , con sagace e pronta eloquenza in tutti gli accidenti
    aggravava gli
            <persName key="Aragona, d’, Casato" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q10854753">Aragonesi</persName>
            , con
    rimproverar loro l’inobedienza, la crudeltà, l’avarizia; dimostrandogli
    finalmente con vive ragioni, non ad altro fine tendere li disegni loro che a
    tenerlo travagliato et oppresso: di qui procedere le pratiche coi
            <persName key="Colonna, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q327202">Colonnesi</persName>
            , gli stipendii con gli
            <persName key="Orsini, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q21452106">Orsini</persName>
            ; per ciò nutrirsi le loro contenzioni; e finalmente,
    per tenere in freno il Collegio, con inusitato esempio averci il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            un figliuolo
    voluto intraporre: la sede romana non dover essere giammai quieta, né i
    pontefici riveriti, insin che il
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Reame</orgName>
            fusse nelle
    loro mani, et a qual pontefice appartener più che a lui, il pensare di
    liberar la
            <orgName key="Chiesa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q9592">Chiesa</orgName>
            dalla presente servitù? esso aver conseguito in tempo
    il pontificato che gli
            <persName key="Aragona, d’, Casato" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q10854753">Aragonesi</persName>
            erano
    odiosi a tutti i principati d’
            <placeName key="Italia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38">Italia</placeName>
            , odiosissimi
    a’ sudditi, esausti di ricchezze e declinati di riputazione.
          </p>
          <p>
            Questi conforti del
            <persName key="Della Rovere, Giuliano, cardinale di San Pietro in Vincoli, poi papa Giulio II" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q80516">Cardinale</persName>
            , s’egli
    è lecito nell’antiche et occulte cose il conghietturare, stimo io non
    solamente essere terminali con
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">Innocenzio</persName>
            , ma
    aver penetrato nel cuore del
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe di
    Salerno</persName>
            , et essere stati principal cagione d’indurlo a
    novità. Però che, oltre l’autorità et astuzia sua, lo poteva anche il
            <persName key="Della Rovere, Giuliano, cardinale di San Pietro in Vincoli, poi papa Giulio II" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q80516">Cardinale</persName>
            , sotto
    il manto del parentado, consigliandolo, irritare; conciossiaché il
            <persName key="Della Rovere, Giovanni, Prefetto di Roma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q567757">Prefetto di Roma</persName>
            , suo fratello, fosse cognato del
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            , avendo
    in matrimonio l’altra
            <persName key="Giovanna da Montefeltro, figlia di Federico" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1236997">figliuola</persName>
            del
            <persName key="Federico da Montefeltro, Duca di Urbino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q435501">Duca di Urbino</persName>
            .
    Ma non meno che altro, il desiderio della libertà di
            <placeName key="Genova" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1449">Genova</placeName>
            sua patria,
    nella quale il papa et il Cardinale per le loro dignità tenevano il primato,
    gli sospigneva a conturbare l’
            <placeName key="Italia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38">Italia</placeName>
            .
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.15">
          <lb />
          <p>
            XV. Descrizione della
            <orgName key="Repubblica di Genova" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q174306">Repubblica di
    Genova</orgName>
          </p>
          <p>
            La città di
            <placeName key="Genova" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1449">Genova</placeName>
            , mentre
    ella nel mare esercitò sue forze, fu più famosa di tutte l’altre delle
    nostre regioni, e distese le braccia sin nell’Oriente con tanta felicità,
    che afflisse la potenza de’ Veneziani, e quella de’ Pisani estinse: ma,
    rivolte poi in sé stessa le proprie armi, ubidì spontaneamente i signori di
            <placeName key="Milano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q490">Milano</placeName>
            ; e le voglie divise de’ suoi cittadini ferono in
    terra serva quella
            <orgName key="Repubblica di Genova" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q174306">Republica</orgName>
            , che
    dianzi per la concordia e gran valore de’ medesimi cittadini padrona del
    mare era stata. Ma poco innanzi a questi tempi, per la dissensione suscitata
    da
            <persName key="Ludovico Maria Sforza detto il Moro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q236853">Ludovico</persName>
            e’
    fratelli contra la duchessa
            <persName key="Bona di Savoia, duchessa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2721001">Bona</persName>
            , madre di
            <persName key="Gian Galeazzo Sforza, Duca di Milano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q314514">Giovan Galeazzo</persName>
            ,
    ella si aveva liberata dal loro dominio, e con le proprie leggi si reggeva:
    ma essendo cresciute oltre modo le parzialità, et aggiuntesi alle discordie
    civili le insidie e l’arti di
            <persName key="Ludovico Maria Sforza detto il Moro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q236853">Ludovico</persName>
            , che
    non altro fabricavano che reti a sì nobil preda, non durò lungamente la
    libertà di quella
            <orgName key="Repubblica di Genova" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q174306">Republica</orgName>
            .
          </p>
          <p>
            Erano in lega
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Ferdinando</persName>
            , il
            <persName key="Ludovico Maria Sforza detto il Moro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q236853">Duca di Milano</persName>
            e’
    Fiorentini; dall’altra parte il pontefice e’ Veneziani si ristrignevano: le
    cui volontà
            <placeName key="Genova" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1449">Genova</placeName>
            seguiva;
    sicché era spediente ad
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">Innocenzio</persName>
            et a
            <persName key="Della Rovere, Giuliano, cardinale di San Pietro in Vincoli, poi papa Giulio II" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q80516">San Piero in
      Vincola</persName>
            , per fermare ancora la loro
            <orgName key="Repubblica di Genova" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q174306">Republica</orgName>
            et ovviare a’ pensieri di
            <persName key="Ludovico Maria Sforza detto il Moro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q236853">Ludovico</persName>
            ,
    indebolire li suoi collegati, e porre nel
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            un Re da
    essi dipendente.
          </p>
          <p>
            Fatti adunque il
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe di
    Salerno</persName>
            et il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            con questa speranza d’
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">Innocenzio</persName>
            capi,
    e gli altri Baroni insospettiti per la divolgata fama, quasi tutti si
    ritirarono ne’ loro stati, et incominciarono a chiedersi consiglio di ciò
    che si aveva a fare per la difesa: nel che più caldo e diligente di tutti fu
    il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            ,
    il quale avendo lo stato presso
            <placeName key="Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1083">Salerno</placeName>
            a quindici
    miglia, tutto dì per lettere e per messi eccitava il
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            a
    vegghiare, et a fare quelle provvisioni che la comune rovina richiedeva. Per
    le cui esortazioni il
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            operò
    che in que’ dì si menasse dalla
            <placeName key="Padula" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q81258">Padula</placeName>
            a
            <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
            la figliuola del
            <persName key="Sanseverino, Guglielmo, Conte di Capaccio">Conte di Capaccio
    Sanseverino</persName>
            , la quale i mesi adietro
            <persName key="Caracciolo, Giovanni, II duca di Melfi, detto Sergianni">Giovanni
    Caracciolo duca di Melfi</persName>
            aveva data per donna a
            <persName key="Caracciolo, Troiano, Principe di Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q55226515">Traiano</persName>
            suo
    figliuolo. E non solamente lo fe’ per istrignere col parentado quel signore
    a seguire la sua fortuna, ma come che dovendosi fare pompose nozze, gli
    altri Baroni, parenti et amici, senza altrui sospetto, avessero luogo e
    comodità di congregarsi insieme.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.16">
          <lb />
          <p>XVI. Nomi de’ congiurati</p>
          <p>
            I nomi di quelli che vi vennero o che poi seguirono la loro autorità, et a
    nostra notizia sono pervenuti, furono questi:
            <persName key="Del Balzo Pirro, gran contestabile e principe di Altamura" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3905672">Pirro del Balzo gran
    contestabile e principe di Altamura</persName>
            ,
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Antonello Sanseverino
    principe di Salerno et ammiraglio</persName>
            ,
            <persName key="Sanseverino Girolamo, principe di Bisignano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q105815771">Girolamo Sanseverino gran
    camerlingo e principe di Bisignano</persName>
            ,
            <persName key="Guevara Pietro, marchese del Vasto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q16689970">Piero di Guevara gran
    siniscalco e marchese del Vasto</persName>
            ,
            <persName key="Della Rovere, Giovanni, Prefetto di Roma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q567757">Giovanni della Rovere,
    prefetto di Roma e duca di Sora</persName>
            ,
            <persName key="Acquaviva d’Aragona Andrea Matteo, principe di Teramo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3615841">Andrea Matteo Acquaviva
    principe di Teramo e marchese di Bitonto</persName>
            ,
            <persName key="Caracciolo, Giovanni, II duca di Melfi, detto Sergianni">Giovanni
    Caracciolo duca di Melfi</persName>
            ,
            <persName key="Del Balzo, Angilberto, duca di Nardò" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q16533927">Angliberto del Balzo, duca
    di Nardò e conte di Ogento</persName>
            ,
            <persName key="Poitiers Guillaume, Marchese di Cotrone" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q94505067">don Antonio Centelle
    marchese di Cotrone</persName>
            ,
            <persName key="Del Balzo Giovan Paolo, conte di Nola">Giovan Paolo del Balzo conte
    di Nola</persName>
            ,
            <persName key="Gaetano Pietro Bernardino, conte di Morcone">Pietro Bernardino
    Gaetano conte di Morcone</persName>
            ,
            <persName key="Sanseverino Barnaba, conte di Lauria">Barnaba conte di
    Lauria</persName>
            ,
            <persName key="Sanseverino Carlo, conte di Melito">Carlo conte di Melito</persName>
            ,
            <persName key="Sanseverino Giovanna, contessa di Sanseverino">Giovanna contessa di
    Sanseverino</persName>
            , il
            <persName key="Sanseverino Giovanni, Conte di Tursi">Conte di Tursi</persName>
            , e
            <persName key="Sanseverino Guglielmo, conte di Capaccio">Guglielmo conte
      di Capaccio</persName>
            , tutti Sanseverini. Tra’ Baroni senza titolo
    furono questi:
            <persName key="Orsini Giovan Francesco">Giovan Francesco
    Orsino</persName>
            ,
            <persName key="Sanseverino Bernardino">Bernardino
    Sanseverino</persName>
            ,
            <persName key="Del Balzo Guglielmo">Guglielmo
    del Balzo</persName>
            ,
            <persName key="Acquaviva d’Aragona Giovan Antonio">Giovan Antonio
    Acquaviva</persName>
            ,
            <persName key="Sanseverino Gismondo">Gismondo
    Sanseverino</persName>
            ,
            <persName key="Gaetano Simone">Simone
    Gaetano</persName>
            ,
            <persName key="Caldora Raimondo">Ramondo</persName>
            e
            <persName key="Caldora Berlingiero, condottiero" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q83643584">Berlinghieri
    Caldora</persName>
            ,
            <persName key="Pappacoda Traiano, patrizio napoletano">Traiano
    Pappacoda</persName>
            ,
            <persName key="Zurlo Salvatore">Salvatore
    Zurlo</persName>
            ,
            <persName key="D’Aiello Col’ Agnolo">Col’Agnolo
    d’Aiello</persName>
            ,
            <persName key="Di Senerchia Amelio">Amelio di
    Senerchia</persName>
            ; la maggior parte de’ quali, oltre questo nuovo
    sospetto, per altri particolari interessi, dal
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            e dal
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            alienati, a
            <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
            disputarono
    le condizioni de’ tempi in che avevano da sperare et in che temere; e le
    loro forze con quelle del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            contrapesarono.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.17">
          <lb />
          <p>
            XVII. Parole del
            <persName key="Guevara Pietro, marchese del Vasto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q16689970">Gran Siniscalco</persName>
          </p>
          <p>
            E, tra gli altri, il
            <persName key="Guevara Pietro, marchese del Vasto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q16689970">Gran Siniscalco</persName>
            ebbe lungo parlamento dell’animo vasto del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            : e come,
    aspirando questi all’imperio di tutta l’
            <placeName key="Italia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38">Italia</placeName>
            , né
    dilettandosi di altro che di stare sull’armi, conveniva loro o dargli infino
    agli alimenti della vita, che con fatica erano loro rimasi, o sotto altri
    colori a torto sostenere esigli, prigionie e morti: e che gli pareva
    sciocchezza fuor di misura (s’egli è vero che l’accrescimento delle dignità
    aggiunga altrui audacia), ch’essi lo volessero attendere
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , nol potendo
    tolerare il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">duca</persName>
            :
    maggiormente che per quel fatto non potevano essere macchiati di nota alcuna
    di ribellione; armandosi a difesa, dalla natura conceduta a qualunque
    animale; col consenso poi del sommo pontefice, supremo principe tra’
    cristiani, e del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            diretto
    padrone. Pure gli altri Baroni stavano fortemente, e dalle percosse delle
    ribellioni passate e dalle qualità de’ tempi, sospesi, e dal congiurare
    rimossi; et innanzi alle più notabili cose di cui loro calesse, era il
    vedere tutti gli stati italiani, stanchi dalla guerra ferrarese, aver posate
    con grandissimo piacere le armi: appresso, che il
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">papa</persName>
            , pet esser nuovo nello stato, et avendo ritrovata per
    le spese di
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">Sisto</persName>
            povera la
            <orgName key="Chiesa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q9592">Chiesa</orgName>
            , non avrebbe potuto porre molte forze in loro aiuto:
    né meno potevano nel
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            e nel
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            confidare intieramente, essendo uomini interessati col
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , con esso
    loro non obligati. E finalmente discorrevano, che non contenti del presente
    dominio, sarebbono forzati gittarsi in grembo de’ Francesi; i quali per
    compagni giudicavano lenti, discosti e sospetti; e per padroni, più che gli
            <persName key="Aragona, d’, Casato" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q10854753">Aragonesi</persName>
            ,
    insolenti e rapaci. Per le quali cagioni per allora non conchiusero altro,
    eccetto che il
            <persName key="Sanseverino Girolamo, principe di Bisignano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q105815771">Principe di
    Bisignano</persName>
            ne andasse a
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            , e dal
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            ,
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            ,
            <persName key="Petrucci Francesco, Conte di Carinola">Carinola</persName>
            ,
            <persName key="Petrucci Giovanni Antonio, Conte di Policastro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q16559723">Policastro</persName>
            et
    altri intimi del
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , procurasse
    intendere la verità della fama; e che scoprisse di che animo sarebbono
    coloro, venendosi all’armi.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.18">
          <lb />
          <p>
            XVIII. Lodi della
            <persName key="Sanseverino Giovanna, contessa di Sanseverino">Contessa di
    Sanseverino</persName>
          </p>
          <p>
            Il
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            , giunto
    a
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            , per avere più agio di parlare occultamente e dare
    alle genti occasione onesta di visitarlo, si finse infermo; e ristrettosi
    col
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            ,
    trovò (per quanto egli diceva) che le loro cose erano disperate, e fuori che
    lo armarsi et unirsi, di ogni altro rimedio ignude. Il che volendo
            <persName key="Sanseverino Girolamo, principe di Bisignano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q105815771">Bisignano</persName>
            anche trarre di bocca del
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            , non
    gli fu mai possibile: anzi, un giorno rammaricandosi i
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            , e contra
    il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            al modo usato bravando, il
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            ,
    rivolto al
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            ch’era quivi, gli dimandò quel ch’esso ne dicesse, et e’ col solo strignersi
    nelle spalle mostrò, come il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            , averne
    temenza. Onde che
            <persName key="Sanseverino Girolamo, principe di Bisignano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q105815771">Bisignano</persName>
            ,
    compreso bene il tatto, ne venne alla terra di
            <placeName key="Teggiano, un tempo Diano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q81728">Diano</placeName>
            ; ove
    convennero il
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe di
    Salerno</persName>
            , il
            <persName key="Sanseverino Giovanni, Conte di Tursi">Conte di Tursi</persName>
            ,
    quel di
            <persName key="Sanseverino Barnaba, conte di Lauria">Lauria</persName>
            e la
            <persName key="Sanseverino Giovanna, contessa di Sanseverino">Contessa di
    Sanseverino</persName>
            , donna sopra ogni credenza prudente e virile: la
    quale assai tempo sopravivuta al marito, fresca e bella, gli appetiti
    feminili con sì fatti pensieri vinse e debellò; come appo il
            <persName key="Pontano Giovanni Gioviano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q714946">Pontano</persName>
            , grave e
    veritiero istorico, in altra guerra distesamente si legge.
          </p>
          <p>
            Questi, adunque, dal
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            udito
    quanto aveva a
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            ritrovato,
    si disposero, checché ne seguisse, congiugnersi infra di loro, e col
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">papa</persName>
            collegarsi:
    e ‘l simigliante a tutto il restante de’ Baroni per lettere e messaggieri
    significarono e persuaderono. Ma riguardando il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            ,
    che contuttociò il
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe di
    Salerno</persName>
            procedeva lentamente e con minor ordine di quello che
    richiedeva l’importanza dell’impresa; dubitando ancora, che dalla cautela
    del
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            non
    gli fosse caduta nell’animo qualche sinistra sospizione, per confermarlo, lo
    chiamò a parlamento. Et acciocché dal
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , risapendolo,
    non fosse creduto, il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            , il
    giorno prima che andasse ad abboccarsi seco, convitò per il di seguente di
    molti suoi cortigiani; come che giammai nell’animo altrui cader potesse, che
    la notte in mezzo egli tanto camminasse, o sì pericolosi affari avesse
    maneggiati: sicché, in sul far della sera, ad un suo podere, poco lungi
    dalle porte di
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            , finse
    andarne a dormire; ma, senza restare, fra San Giorgio e Madre Domini, in
    luogo assai solingo, attese il
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            . Al
    quale venuto, non poté il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            per la
    brevità del tempo aprire tutti i suoi disegni, e rimedi che doveano usare
    contra la violenza del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            : ben gli disse che andrebbe dal
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , et avrebbe
    cerco, per quella maniera che miglior gli paresse, di ottenere licenza di
    esser seco in
            <placeName key="Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1083">Salerno</placeName>
            medesimo,
    ove con più agio potrebbono favellare e fermare gli ordini di far la guerra.
    Contentossi il
            <persName key="Sanseverino, Roberto, principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3939148">Principe</persName>
            ; e
    così amendue in quel punto adietro sì rivolsero.
          </p>
          <p>
            Ma il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            , portato
    dalla voglia ch’avea di ottenere la licenza, e dal voler pur tòrre ogni
    sospetto che quella stessa notte avesse avuto ragionamento col
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe di
    Salerno</persName>
            , a dirittura inviatosi alla volta di
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            , al
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            assai per
    tempo s’appresentò; col quale ad arte mosse certi ragionamenti, ove venne a
    far menzione del
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            : al cui
    nome il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            riscossosi,
    cominciò di luì a dolersi, et a rimproverargli l’ingratitudine che senza
    cagione gli usava. Onde che il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            , senza
    perder tempo, gli rispose, che, se piacesse a
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Sua Maestà</persName>
            , a
    lui dava il cuore di scoprire l’indignazione di quello, e per avventura alla
    debita ubidienza farlo ritornare; perché, in modo ch’andasse cacciando sul
    paese di
            <placeName key="Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1083">Salerno</placeName>
            , egli l’andrebbe a visitare. Il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , che ardeva
    di desiderio che quei sospetti de’ Baroni finalmente non partorissero alcuna
    nugola o vento che potesse perturbare la tranquillità del suo stato, et in
    aver quietato il
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            gliene
    pareva esser sicuro; gl’impose che, come aveva detto, eseguisse, e che,
    almeno in quanto per lui si potesse, esplorasse gli andamenti suoi.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.19">
          <lb />
          <p>
            XIX. Parlamento del
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            al
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe di
    Salerno</persName>
          </p>
          <p>
            Lieto il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            dell’avuta
    licenza, non indugiò molto a conferirsi a
            <placeName key="Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1083">Salerno</placeName>
            : ove
    ricevuto con festa dal
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            ,
    narratogli il modo che per venire avea tenuto, e’ si rinchiuse seco in luogo
    secreto della casa; e con gravi e veementi parole gli mostrò la necessità
    dove l’insaziabile avarizia del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            aveva lor condotti, e la certezza del pericolo; e che, per volerlo fuggire,
    non v’era più mezzo alcuno fuor che cedergli, o superarlo. Proposegli,
    quanta vergogna egli farebbe al grado che teneva et alla nobiltà del suo
    sangue, perdendo vilmente quelli stati che con tant’onore i suoi maggiori
    avevano conquistato; e come a lui conveniva più tosto nell’armi morir
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            , che,
    per desiderio di vita, in pace mendicare. Apersegli la mala contentezza de’
    popoli e de’ signori del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            ; il
    desiderio grande ch’era ne’ potentati italiani della rovina del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            ,
    massimamente nel
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">papa</persName>
            e ne’
    Veneziani: quanto poco poteva confidare ne’ suoi confederati;
            <placeName key="Firenze" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2044">Firenze</placeName>
            non avendo ancor salde le piaghe della sua
    persecuzione, e
            <persName key="Ludovico Maria Sforza detto il Moro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q236853">Ludovico</persName>
            governator del genero
            <persName key="Gian Galeazzo Sforza, Duca di Milano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q314514">Duca di Milano</persName>
            ,
    essendogli odiosissimo per la pace fatta, e per la voglia ch’aveva di
    occupar quello stato. Affermogli anche, egli aver canute le tempie ne’
    servigi del padre e del figliuolo, ma non avergli mai giudicati sì facili ad
    opprimere come allora; e che, quando venisser meno tutti gli altri sussidii,
    esso
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            solo,
    armato del suo valore e della grazia che si avea guadagnato co’ Regnicoli,
    esser bastante a superargli. Et entrati in ragionamento del
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            , gli
    affermò efficacemente che viveva in tanto timore, se ben mostrava alcun
    rispetto, che alla partita di
            <persName key="Villamari, Bernardo" ref="https://www.wikidata.org/entity/Q8246945">Bernardo
    Villamari</persName>
            se n’era voluto fuggire in
            <placeName key="Spagna" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q29">Ispagna</placeName>
            , senza
    curare degli stati, di moglie o de’ figliuoli; ma che egli, propostagli
    questa impresa, l’aveva trattenuto.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.20">
          <lb />
          <p>XX. Appuntamenti presi dai congiurati</p>
          <p>
            Il
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Principe</persName>
            ,
    udendo ragionare il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            sì
    caldamente, credette per fermo che procedesse fedelmente nel maneggio, di
    che prima era stato assai dubbioso. Esaminò adunque seco un pezzo i modi che
    dovevano tenere a far riuscire l’impresa; e per allora conchiusero, che con
    quella maggior simulazione che si potesse, e con tutte l’arti possibili, si
    dovesse il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            e ’l
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            addormentare, infin che disponessino il
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">papa</persName>
            a fare la
    guerra: dal quale n’andasse messer
            <persName key="Bentivoglio Bentivogli">Bentivoglio Bentivogli</persName>
            , uomo del
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Principe</persName>
            , e
    facendosi introdurre da
            <persName key="Della Rovere, Giuliano, cardinale di San Pietro in Vincoli, poi papa Giulio II" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q80516">San Piero in
    Vincola</persName>
            , con ogni termine umane e compassionevole la lor
    giusta causa gli raccontasse; e scopertagli la moltitudine de’ congiurati,
    con mano gli facesse toccare l’agevolezza che avrebbe di conquistare il
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            ,
    massimamente consentendo il
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">papa</persName>
            che il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            sulle
    riviere romane ragunasse armata; la quale prendendo porto in
            <placeName key="Ischia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q189387">Ischia</placeName>
            ,
            <placeName key="Procida" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q72432">Procida</placeName>
            e
            <placeName key="Capri" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173292">Capri</placeName>
            , isole vicine a
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            e che il
    suo golfo chiudono, quella città delle comodità del mare ispogliasse.
    Deliberarono eziandio che, condescendendo il Sisto IV, papa =
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">papa</persName>
            alle loro volontà, il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            e
    ’l
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            sovvenissero i Baroni di cento mila ducati per far la guerra; i quali,
    quella finita, lor fussero restituiti fedelmente: e che di più il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            munisse
    bene Sarno, et il
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            ,
            <placeName key="Carinola" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q58498">Carinola</placeName>
            ; perciò che con essi e la terra di
            <placeName key="Mercato San Severino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q81049">Sanseverino</placeName>
            e
            <placeName key="La Cerra">La
    Cerra</placeName>
            , luogo del
            <persName key="Del Balzo Pirro, gran contestabile e principe di Altamura" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3905672">Principe di
    Altamura</persName>
            , intendevano assediare
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            , scorrere
            <placeName key="Terra di Lavoro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q765893">Terra di Lavoro</placeName>
            Lavoro, et impedire al
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            tutti quelli
    aiuti che dall’altre parti del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            gli
    potessero venire: per premio de’ quali servigi e per malleveria loro, il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            ,
    dopo l’essere sconfitto il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , conseguisse
    il contado di
            <placeName key="Nola" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q15319">Nola</placeName>
            ,
            <placeName key="Ischia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q189387">Ischia</placeName>
            con la
            <placeName key="Lumiera">Lumiera</placeName>
            , e
            <placeName key="Castellammare di Stabia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q6737">Castello a Mare</placeName>
            ;
    et isposasse la figliuola nel figliuolo del
            <persName key="Sanseverino Girolamo, principe di Bisignano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q105815771">Principe di
    Bisignano</persName>
            , con dote di trenta mila ducati, allora stimata
    grandissima: e ’l
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            , per
    il
            <persName key="Petrucci Giovanni Antonio, Conte di Policastro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q16559723">Conte di
    Policastro</persName>
            ottenesse la figliuola del
            <persName key="Sanseverino Barnaba, conte di Lauria">Conte di Lauria</persName>
            .
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.21">
          <lb />
          <p>
            XXI. Descrizione di
            <placeName key="Terra di Lavoro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q765893">Terra di Lavoro</placeName>
          </p>
          <p>
            Il luogo mi ammonisce, acciocché questi disegni de’ congiurati sommamente
    appariscano, e ché s’abbia riguardo in quanti pericoli avrebbono messo il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            e ’l Duca, se
    il loro operare fusse stato corrispondente a’ pensieri, che con la maggior
    brevità che si puote, dichiari il sito di
            <placeName key="Terra di Lavoro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q765893">Terra di Lavoro</placeName>
            : e gli darò i termini antichi, poiché i moderni datigli da’ nostri Re
    l’hanno alquanto ristretta. Quella veramente è la vecchia
            <placeName key="Campania" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17014">Campania</placeName>
            , oggi
            <placeName key="Terra di Lavoro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q765893">Terra di Lavoro</placeName>
            , che ha dall’oriente il
            <placeName key="Sele, fiume" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q937958">Silare</placeName>
            ,
    dall’occaso il
            <placeName key="Garigliano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q287568">Garigliano</placeName>
            (già
    Liris addimandato), dal settentrione l’
            <placeName key="Appennini" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1285">Appennino</placeName>
            , e dal
    meriggio il
            <placeName key="Mar Tirreno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38882">mare Tirreno</placeName>
            .
    Quel tanto che si distende fra queste circostanze, è sopra tutti gli altri
    paesi del mondo di fertilità e di bontà e di qualunque altra cosa che può
    dilettare o giovare il genere umano, ricco e dovizioso: e se i costumi degli
    uomini alle doti preziosissime della terra fossero uguali, non solo felice,
    come la dissero alcuni, ma sarebbe da domandare beata e fortunatissima. E
    manifestamente appare, la potenza d’Iddio aver con l’amaritudine del male
    volato temperare la soverchia dolcezza del bene: poscia che alla fertilità
    dei terreni, alla comodità del mare, al temperamento dell’aria, ha opposto
    l’altiera natura della maggior parte de’ paesani; quantunque il più delle
    volte ella venga in essi da acuto ingegno e da singular valore accompagnata.
    La lunghezza di lei di poco non aggiugne a cento miglia; e la larghezza a
    trenta. Fu di già da’ Sanniti abitata, da’ Camani e da’ Picentini. È
    irrigata da quattro fiumi principali,
            <placeName key="Garigliano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q287568">Garigliano</placeName>
            ,
            <placeName key="Volturno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q572191">Volturno</placeName>
            ,
            <placeName key="Sarno, fiume" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1084625">Sarno</placeName>
            e
            <placeName key="Sele, fiume" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q937958">Sele</placeName>
            ; i quali, come sono intra di loro poco men che di
    uguale distanza, così di ogni tempo ne’ più de’ luoghi non si possono
    guadare: nel cui mezzo in sul mare è fondata la città di
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            , già colonia de’ Greci, et ora sedia e donna del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Reame</orgName>
            . Ella è
    posta alle radici di piccioli colli che in guisa di arco la circondano; ha
    dirimpetto il golfo
            <placeName key="Cetara" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q80898">Cratera</placeName>
            , così
    dagli antichi nominato, però che
            <placeName key="Capo Miseno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q929659">Miseno</placeName>
            , et il
            <placeName key="Punta Campanella (promontorio di Minerva)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q722460">promontorio di Minerva, ora
      detto di Campanella</placeName>
            , con l’
            <placeName key="Capri" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173292">isola di Capri</placeName>
            ,
    lo cingono in forma di tazza: e tazza di argento degnamente sì può
    domandare, poiché la purità e tranquillità di quell’acqua sembra a’
    riguardanti un vivo argento.
          </p>
          <p>
            Ha
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            da levante campi che per lunghezza aggiungono ai
            <placeName key="Acerra (piani Acerrani)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q71603">piani Acerrani</placeName>
            ,
    e per ampiezza corrono alle falde del
            <placeName key="Monte Vesuvio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q524">Vesevo</placeName>
            . Il
            <placeName key="Monte Vesuvio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q524">monte Vesevo</placeName>
            , al presente detto di
            <placeName key="Monte Vesuvio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q524">Somma</placeName>
            , se ne venne in maggior parte fuori delle viscere
    della terra ne’ tempi di
            <persName key="Tito, imperatore romano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1421">Tito imperadore</persName>
            ,
    con ispavento universale di tutti i Campani e rovina de’ suoi più vicini; e
    come che sdegni gli altri monti, siede solo; è non contento di un vertice,
    nella sommità fendendosi ne fa due; e come sopra ogni altro monte, per la
    bontà de’ vini greci, è nobile e famoso, così dalla qualità di quelli si
    diparte: conciossiaché essi di terra e di sassi furono formati dalla maestra
    natura per ornamento del mondo; et egli di pomici e di ceneri, per diletto
    degli uomini, sali a tant’altezza. Questo paese adunque s’erano persuasi i
    congiurati, con le sopradette quattro terre, in quei tempi stimate forti, di
    poter occupare e travagliare, et impedire al
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            qualunque
    aiuto gli potesse venire dal rimanente del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            . Et era
    loro agevole; perché
            <placeName key="Carinola" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q58498">Carinola</placeName>
            rendea
    infesto quanto è tra il
            <placeName key="Garigliano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q287568">Garigliano</placeName>
            e ’l
            <placeName key="Volturno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q572191">Volturno</placeName>
            , e rompeva le strade degli
            <placeName key="Abruzzo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1284">Abruzzi</placeName>
            :
            <placeName key="La Cerra">La Cerra</placeName>
            con
            <placeName key="Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q81658">Sarno</placeName>
            , così nominato dal fiume, molestavano ciò ch’era tra
    il
            <placeName key="Volturno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q572191">Volturno</placeName>
            e
            <placeName key="Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q81658">Sarno</placeName>
            , e
    sopratenevano quei che ne venivano dalla
            <placeName key="Puglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1439">Puglia</placeName>
            :
            <placeName key="Mercato San Severino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q81049">Sanseverino</placeName>
            con
            <placeName key="Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1083">Salerno</placeName>
            , che correa infino al
            <placeName key="Sele, fiume" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q937958">Sele</placeName>
            ,
    offendeano il resto di
            <placeName key="Campania" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17014">Campania</placeName>
            , con le
    vie di
            <placeName key="Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1191">Calavria</placeName>
            e di
            <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1192">Basilicata</placeName>
            . Et
    avvegnaché, mediante i loro luoghi, potessino i Baroni tumultuare
    medesimamente in tutti gli altri lati del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            , erano
    nondimeno desiderosi, attorno
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            et in
            <placeName key="Terra di Lavoro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q765893">Terra di Lavoro</placeName>
            più che altrove, accendere la guerra e mantenere; per essersi lungamente
    sperimentato che, sbrigata quella città e paese dalle molestie dell’armi, i
    Re perdono l’altre provincie del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            con gran
    difficultà, e con poca le ricuperano. E pare sia di ragione: perché,
    attaccato a noi il capo et illese, leggiermente si conservano le membra; ma
    tronco quello, elleno inutilmente ci rimangono.
          </p>
          <p>
            Fermati adunque intra di loro questi accordi, il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            accomiatatosi dal
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            ritornò
    dal
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , e gli disse:
            <placeName key="Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1083">Salerno</placeName>
            esser crucciato per maligne relazioni avute della
    mala volontà di
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Sua Maestà</persName>
            verso
    lui, rapportategli da uomini vaghi di vedere lei travagliata et il
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            distrutto; ma che egli in modo l’avea addolcito e mitigato, che sperava di
    non esser più che un’altra fiata seco, e poterlo condurre a’ piedi suoi. Le
    quali finzioni e velamenti d’animo e di parole meco stesso considerando,
    savissima reputo e verissima la sentenza che c’insegna, li costumi de’
    soggetti andar sempre dietro all’usanze de’ dominatori. Però che
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Ferdinando</persName>
            ,
    simulatore e dissimulatore peritissimo, aveva in modo pregni gli animi de’
    sudditi e de’ ministri delle sue stesse arti, ch’egli, lor maestro, molte
    fiate non se ne poté guardare: e per allora diede piena fede alle parole del
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            ; ma non
    molto dopo, avendo risaputo che prima di notte egli era stato col
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            ,
    cominciò a sospettare della frode; e divenuto più sollecito in riguardare
    l’azioni de’ Baroni sospetti, presenti la partita di messer
            <persName key="Bentivoglio Bentivogli">Bentivoglio</persName>
            , che per mare da
    Salerno si trasferiva a
            <placeName key="Roma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4948">Roma</placeName>
            ; et impose a
    Franzi Pastore, di una sua galea capitano, a girgli incontro et a procurare
    con ogni diligenza di averle nelle mani. La qual cosa dal
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            udita, temendo che, imprigionato colui, si appalesassino i suoi secreti,
    prese incontanente al suo crollante stato pronto et astuto consiglio.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.22">
          <lb />
          <p>
            XXII. Partita del
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            da
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
          </p>
          <p>
            Nel seno
            <placeName key="Baia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q290097">Baiano</placeName>
            , ove già gli antichi imperadori a difesa del
            <placeName key="Mar Tirreno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38882">mare Tirreno</placeName>
            tenevano armata, soggiornavano alcune navi del
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            , sotto al
    governo di
            <persName key="Coppola, Antonio">Antonio Coppola</persName>
            , le
    quali la nipote del
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , figliuola
    del
            <persName key="Della Rovere, Giovanni, Prefetto di Roma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q567757">Duca di Melfi</persName>
            ,
    avevano a levare, che al
            <persName key="Iacopo IV Appiani, signore di Piombino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1154337">signore di
    Piombino</persName>
            ne andava a marito. Disse adunque il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            , alle
    genti di quei legni voler dare il soldo; e si condusse di sopra la maggior
    nave delta********************** Capello, con le sue più preziose cose che
    serbava alla casa di
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            ; e spedì a
            <placeName key="Gaeta" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q128089">Gaeta</placeName>
            <persName key="Amarania, Paolo">Paolo Amarania</persName>
            , a spiare la
    presura del
            <persName key="Bentivoglio Bentivogli">Bentivoglio</persName>
            ;
    et a
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            , ad
            <persName key="Gattola, Andrea">Andrea
    Gattola</persName>
            ordinò che senza indugiare li figliuoli menasse nel
    castello di
            <placeName key="Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q81658">Sarno</placeName>
            : ma
    certificato dal fratello, il
            <persName key="Bentivoglio Bentivogli">Bentivoglio</persName>
            non essere stato raggiunto, senza aspettar l’
            <persName key="Amarania, Paolo">Amaranta</persName>
            , a
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            ritornò. Nello stesso tempo che parti il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            ,
    egli ragguagliò il
            <persName key="Petrucci Francesco, Conte di Carinola">Conte di Carinola</persName>
            del pericolo in cui le loro cose erano
    condotte, e come se ne giva; et il somigliante a lui persuadeva.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.23">
          <lb />
          <p>
            XXIII. Qualità del
            <persName key="Petrucci Francesco, Conte di Carinola">Conte di Carinola</persName>
          </p>
          <p>
            Fu il
            <persName key="Petrucci Francesco, Conte di Carinola">Conte di
    Carinola</persName>
            , oltra il prenarrato sospetto, per lievi cagioni
    grande concitatore della presente congiura; essendo manifesto, l’altissima
    prudenza del
            <persName key="Acquaviva d’Aragona Andrea Matteo, principe di Teramo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3615841">Marchese di Bitonto</persName>
            essere stata delusa et ingannata dagli avvisi suoi, e
    dal fiero proponimento ch’esso affermava esser nel
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            di volerlo estinguere cel resto de’ Baroni principali, né più né meno operò
    col
            <persName key="Gaetano Pietro Bernardino, conte di Morcone">Conte di
    Morcone</persName>
            , col
            <persName key="Guevara Pietro, marchese del Vasto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q16689970">Grande
    Siniscalco</persName>
            . Tentò anche insospettir gli
            <persName key="Orsini, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q21452106">Orsini</persName>
            suoi parenti; e, come diremo, consigliò che
    s’imprigionasse il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            ; e ’l
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe di
      Salerno</persName>
            confermò a rifiutare la pace. Erasi egli inimicato
    col
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , per avergli
    proibito di trarre ne’ suoi poderi di
            <placeName key="Carinola" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q58498">Carinola</placeName>
            un rio
    di acqua, a lui di molto frutto, come che il cacciare alle fiere impedisse,
    di che
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Ferdinando</persName>
            oltre
    modo si dilettò. Nondimeno dimostrava il
            <persName key="Petrucci Francesco, Conte di Carinola">Conte</persName>
            di essere
    indegno figliuolo del
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            , et
    in certo modo da lui odiato; sì perché sentiva alle volte dello scemo, come
    perché de’ padroni favellava oltre al convenevole: di che il padre spesse
    fiate con gli amici si rammaricò, et agramente ne riprese il figliuolo. Con
    costui
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Sarno</persName>
            più che
    col padre comunicava i suoi disegni. Oltre che il
            <persName key="Petrucci Antonello, Segretario di re Ferrante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3618969">Secretario</persName>
            l’aveva risoluto di non voler partire un punto dal servigio del padrone, se
    prima il
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">papa</persName>
            e’ Baroni
    con qualche gagliardo progresso non avessino spiegate le bandiere: e in
    questo mentre modestissimamente la sua passione e ‘l timore nell’animo
    celava.
          </p>
          <p>
            Udito adunque da
            <persName key="Petrucci Francesco, Conte di Carinola">Carinola</persName>
            il partire del
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            ,
    morso dalla medesima conscienza, prese anche egli certe sue robe, e montò
    sopra di un’altra nave ch’era in porto, dello stesso
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            , et
    alquanto innanzi si sospinse. Ma dal
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            rincontrato, insieme a
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            ritornarono; stimando coll’accelerare la ritornata preoccupare la fama della
    partita: in tanto il debito conoscimento era lor tolto, o dall’odio che
    portavano a’ padroni, o dal dispregio in che gli avevano, che speravano di
    non poter pervenire alle orecchie loro una partenza repentina di due
    personaggi di tanta qualità, et in tempi così sospetti: ma, o che nol
    risapessino, o che il dissimulassino, basta che per allora non se ne fe’
    parola. Ma scoperti dal
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            e dal
    figliuolo i machinamenti del
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            e del
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">papa</persName>
            , si volsero
    a munire le frontiere ch’erano a’ confini della
            <orgName key="Chiesa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q9592">Chiesa</orgName>
            ; e sopra
    ogni altra cosa, il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            si volse assicurare de
            <placeName key="L'Aquila" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3476">L'Aquila</placeName>
            .
          </p>
          <p>
            Ma prima che di
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            uscisse,
    volle anche tentare se con amico dimostramento potesse indurre il
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe di
    Salerno</persName>
            a sperare bene di lui: et avendo in que’ dì la
            <persName key="Montefeltro, Costanza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q65768078">Principessa</persName>
            sua
    moglie partorito un fanciullo, il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            gli fe’ noto
    che si rallegrava del parto, e che, piacendogli, egli il verrebbe a tenere a
    battesimo. Questa proposta travagliò forte il
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            : però
    che, non acconsentendo che vi venisse, ingiuriosamente se gli scopriva
    nimico; e permettendolo, temeva che non per onorario ma per interrompere i
    suoi disegni volesse intervenirvi: perché egli, presa l’occasione da questo
    battesimo, avea convitato di molti parenti et amici, co’ quali disegnava,
    più che altro, i modi dell’impresa consultare. Pare, sapendo il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            dover ire negli
            <placeName key="Abruzzo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1284">Abruzzi</placeName>
            , pensò
    con maggior astuzia superare un uomo astuto, e si dispose ad indugiar tanto
    la festa che fosse costretto a dipartirsi. Risposegli, adunque, ch’egli li
    rendeva grazie dell’onore che immeritamente gli facea, e che, come fossero
    giunti gli altri signori che aspettava, gliel’avrebbe fatto sapere: i quali
    fur fatti tanto tardare, che il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            , come si è
    detto, si pose in via.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.24">
          <lb />
          <p>
            XXIV. Parole del
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            al
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe di
    Salerno</persName>
          </p>
          <p>
            Dicesi che, quando il
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte di Sarno</persName>
            seppe il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            voler venire a
            <placeName key="Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1083">Salerno</placeName>
            , una
    notte da
            <placeName key="Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q81658">Sarno</placeName>
            tutto solo al
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            ne
    venne, e trovatolo dormente, postosegli alla sponda del letto, così
    gl’incominciò a dire: «Se non mi avesser desto l’anime del
            <persName key="Marzano, Marino, Duca di Sessa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3848207">Duca di Sessa</persName>
            ,
    di
            <persName key="Piccinino, Jacopo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3805921">Iacopo</persName>
            e
            <persName key="Piccinino, Francesco" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q648248">Francesco
      Piccinini</persName>
            , di
            <persName key="Caldora, Antonio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q19949765">Antonio Caldora</persName>
            , con altri senza numero che il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            e il buon
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            nostro sotto
    colore di amicizia, di parentela e di religione han fatto morire, non avrei
    presa la noia del cammino, né a te con lo svegliarti ora ne darei. Ma le
    misere anime di costoro, in sul buono ch’io riposava, m’apparvero, e m’han
    pregato che ti raccordi che, facendosi il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            , per
    ingannarti, tuo prigione, vogli lor vendicare, e liberare il mondo di sì
    perfido uomo. Nel che mi ti proferisco per adiutore e per compagno; pur che
    facciamo una fiata provare a lui giustamente quei tormenti che egli tante
    volte altrui con ogni ingiustizia ha fatto sentire».
          </p>
          <p>
            Sorrise il
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            alle
    parole del
            <persName key="Coppola Francesco, Conte di Sarno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3749822">Conte</persName>
            , e
    risposegli che i misfatti del
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            o del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            non doveano
    far malvagio lui; e che disconvenivasi, in altro che nelle virtù, imitarli:
    ma, contuttociò, esso vi voleva far pensiero, e parimente facesse egli; non
    essendo fuor di ragione che le cose che altrui sognando vengono in animo,
    desto si considerino. Vogliono, la
            <persName key="Montefeltro, Costanza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q65768078">Principessa</persName>
            che
    giacea a lato al
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            , donna
    onorevole e religiosa, avere il marito rimosso da quel trattato: e ’l
            <persName key="Sanseverino Antonello, Principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q780637">Principe</persName>
            anche,
    uomo di animo altiero, dové pensare, il vincere dover essere più glorioso
    con l’armi che con l’inganno. Ma fu il male che non volse adoperare la
    fraude, né seppe usar le forze. Si vide pure, che per poco mancò non si
    verificasse nel
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            quello che si: costuma di dire, i mali consigli solere spesse fiate
    rivolgersi nel capo di chi gli trova.
          </p>
          <p>
            Ma mentre con tanta simulazione queste cose passavano nel
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            , messer
            <persName key="Bentivoglio Bentivogli">Bentivoglio</persName>
            maneggiava in
            <placeName key="Roma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4948">Roma</placeName>
            col
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">papa</persName>
            la lega: la quale da alcuna difficoltà era sopratenuta.
    Perché i Baroni chiedeano che il
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">papa</persName>
            si obligasse
    a mandare loro il
            <persName key="Renato II, Duca di Lorena" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q441416">Duca di Lòreno</persName>
            con esercito; affermando, se la guerra non si facesse nel cuore del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            , il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            colle rendite
    sue e forze de’ collegati potere agevolmente a’ confini del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Reame</orgName>
            e ’n sul paese di
            <placeName key="Roma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4948">Roma</placeName>
            far punta
    all’armi ecclesiastiche: oltre che molti popoli e Baroni che dimoravano
    dubiosi, veggendo in casa loro l’armi papali et angioine, di leggieri contra
    il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            si sarebbero
    scoperti. A che
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">Innocenzio</persName>
            rispondeva, che la guerra si dovea fare ove fosse il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            , né prima entrar nel
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            che rotto
    lui: il quale avendo seco gli
            <persName key="Orsini, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q21452106">Orsini</persName>
            , non si
    avea a credere che dovesse far testa altrove che in sullo stato di coloro,
    né giudicar per sé sicuro partito il dilungare il suo esercito da
            <placeName key="Roma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4948">Roma</placeName>
            ,
    per rimanere a discrezione degli
            <persName key="Orsini, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q21452106">Orsini</persName>
            e
            <persName key="Colonna, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q327202">Colonnesi</persName>
            , che
    erano sull’armi, et amendue avevano col nemico intelligenza.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.25">
          <lb />
          <p>
            XXV. Cagioni della guerra de’
            <persName key="Colonna, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q327202">Colonnesi</persName>
            e degli
            <persName key="Orsini, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q21452106">Orsini</persName>
          </p>
          <p>
            Guerreggiavano allora queste due fazioni per lo possesso del contado di
            <placeName key="Tagliacozzo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q134354">Tagliacozzo</placeName>
            ; ch’è un paese di parecchie castella dentro i
    termini del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            che guardano
    l’
            <placeName key="Abruzzo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1284">Abruzzi</placeName>
            , ma tanto presso a’ confini della
            <orgName key="Chiesa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q9592">Chiesa</orgName>
            , ch’egli è quasi contiguo agli stati de’
            <persName key="Colonna, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q327202">Colonnesi</persName>
            e degli
            <persName key="Orsini, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q21452106">Orsini</persName>
            . E
    perciò fu ne’ tempi adietro da’
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re di Napoli</persName>
            proposto per esca e premio a qualunque delle due fazioni seguisse le loro
    armi; di cui, per frenare la potenza de’ papi, volentieri si servivano.
    Questo contado, nel tempo che il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            prese guerra con
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">Sisto</persName>
            , era
    posseduto da
            <persName key="Orsini, Virginio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q7934756">Virginio Orsino</persName>
            ; il quale, volendosi mostrare religioso e della patria amorevole, lasciò in
    quell’impresa il soldo del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            , e, come narrammo, difese
            <placeName key="Roma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4948">Roma</placeName>
            : sicché i
            <persName key="Colonna, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q327202">Colonnesi</persName>
            ,
    accostatisi al
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            ,
    l’ottennero. Segui poi tra
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">Sisto</persName>
            e
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Ferdinando</persName>
            la
    pace; e nelle convenzioni fu capitolato che a
            <persName key="Orsini, Virginio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q7934756">Virginio</persName>
            fossero restituiti tatti gli stati e le dignità che
    innanzi la guerra riteneva: per virtù delle quali
            <persName key="Orsini, Virginio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q7934756">Virginio</persName>
            raddomandò a’
            <persName key="Colonna, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q327202">Colonnesi</persName>
            <placeName key="Tagliacozzo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q134354">Tagliacozzo</placeName>
            , et eglino glielo negarono; allegando, tra le
    altre ragioni, il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            averglielo
    dato per li loro servigi, né senza ricompensa potergliene ritorre: di
    maniera che dalle parole e dalle dispute vennero, sotto di
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">Sisto</persName>
            più fiate, e nella vacanza d’
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">Innocenzio</persName>
            , a’ fatti et all’armi. Et il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , per tener
    inferme le forze del
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">papa</persName>
            ,
    promettendo all’uno, et all’altro concedendo, nudriva quest’incendio; et
    aveva intra di loro acceso tant’odio, che in ogni minimo accidente
    procuravano offendersi.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.26">
          <lb />
          <p>
            XXVI. Lega fatta tra i Baroni e il
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">papa</persName>
          </p>
          <p>
            Per lo qual sospetto, pareva che con giusta cagione si movesse
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">Innocenzio</persName>
            in non volere, spogliandosi dell’armi sue,
    perdere in
            <placeName key="Roma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4948">Roma</placeName>
            per acquistare nel
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            . Pure, alla
    fine, risolvendo il
            <persName key="Della Rovere, Giuliano, cardinale di San Pietro in Vincoli, poi papa Giulio II" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q80516">Cardinal San Piero in
    Vincola</persName>
            con lo acume del suo ingegno lutti i dubii, la lega
    con questi patti si conchiuse: che i Baroni dovessero tutti sottoscrivere
    una scritta contenente ch’essi supplicavano il
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">papa</persName>
            a prendere la loro protezione (la qual domanda
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">Innocenzio</persName>
            voleva
    che apparisse non solamente per pegno della lor fede, ma eziandio perché i
    principi cristiani intendessero, per l’altrui difesa e non per il proprio
    interesse farsi la presente guerra): che promettessin anche non
    iscompagnarsi da lui, insino a guerra finita: che dovessino mandare in
            <placeName key="Roma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4948">Roma</placeName>
            un di loro, il quale per tutta la guerra vi dimorasse:
    e che con esercito quanto poteano maggiore i luoghi reali travagliassero.
    Dalla parte sua il
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">papa</persName>
            si obligava,
    per tenere uniti i Baroni e dar riputazione all’impresa, mandare nella città
    di
            <placeName key="Benevento" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q5561">Benevento</placeName>
            un suo legato, assolverli dall’omaggio, far la
    guerra sotto
            <persName key="Sanseverino, Roberto, principe di Salerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3939148">Roberto
    Sanseverino</persName>
            , allora generale de’ Veneziani e primo capitano
    d’
            <placeName key="Italia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38">Italia</placeName>
            , operare con gli
            <persName key="Orsini, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q21452106">Orsini</persName>
            che si
    stessero di mezzo, inviar quanta più gente poteva nel
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Reame</orgName>
            : trarvi il
            <persName key="Renato II, Duca di Lorena" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q441416">Duca di Loreno</persName>
            ,
    e di esso coronarlo.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.27">
          <lb />
          <p>
            XXVII. La pretensione del
            <persName key="Renato II, Duca di Lorena" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q441416">Duca di Lorena</persName>
            sopra il
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
          </p>
          <p>
            Ma prima che fra gli avvenimenti di questa congiura mi conduca più adentro,
    egli è convenevole et opportuna cosa rammemorare ciò che il prefato
            <persName key="Renato II, Duca di Lorena" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q441416">Duca di Loreno</persName>
            avesse a fare nel
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            ; sì per
    essersi commossa questa guerra con la speranza della venuta sua; come
    perché, spente nel
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            le guerre
    degli
            <persName key="Angiò, d’, Casato" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q18341205">Angioini</persName>
            ,
    sotto nome e con le persone di questi di
            <persName key="Renato II, Duca di Lorena" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q441416">Loreno</persName>
            alcuna se
    ne maneggiò. Nel qual discorso apparirà ancora qualche scusa all’ambizione
    di questo
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">papa</persName>
            , avendola
    quasi per eredità di alcuni suoi predecessori.
          </p>
          <p>
            Dico adunque, la
            <persName key="Angiò, d’, Casato" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q18341205">casa di Angiò</persName>
            ,
    donde questa di
            <persName key="Renato II, Duca di Lorena" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q441416">Loreno</persName>
            discende,
    essere stata posta nel regno da
            <persName key="Urbano IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q171626">Urbano quarto</persName>
            ,
    per trarne gli Svevi, da’ quali i romani pontefici avevano sostenute più
    gravi e più spesse battiture che da alcun’altra nazione. Era salita al regno
    la reina
            <persName key="Angiò, d’, Giovanna I" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q235381">Giovanna prima di
    Angiò</persName>
            , et al pontificato
            <persName key="Urbano VI, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q171626">Urbano sesto</persName>
            ,
    napolitano, sedeva; il quale, presa l’occasione che
            <persName key="Angiò, d’, Giovanna I" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q235381">Giovanna</persName>
            avesse favoreggiato
            <persName key="Clemente VII, antipapa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q320371">Clemente antipapa</persName>
            , e fosse di adulterî e di omicidî
    macchiata, la cominciò a perseguitare; e del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            , non avendo
    ella figliuoli, investì
            <persName key="Carlo III, Durazzo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q311861">Carlo terzo, duca di
    Durazzo</persName>
            , anche lui della
            <persName key="Angiò, d’, Casato" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q18341205">casa d’Angiò</persName>
            ,
    e sceso da
            <persName key="Carlo II d’Angiò" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q314331">Carlo secondo, Re di
    Napoli</persName>
            ; sperando ch’egli, in riconoscimento del ricevuto
    beneficio, dovesse i parenti di ricchezze e di onori ingrandire; la qual
    cosa poi non succedendo, fu intra di loro di capitali discordie cagione. Ma
            <persName key="Angiò, d’, Giovanna I" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q235381">Giovanna</persName>
            ,
    vedutasi del regno spogliata, e non volendo servire, né comandare potendo,
    ricorse per aiuti in
            <placeName key="Francia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q142">Francia</placeName>
            ; e per
    avergli pronti e grandi, tolse per figliuolo, e nello stato per successore,
            <persName key="Luigi I, duca d’Angiò" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q348961">Luigi duca
      d’Angiò</persName>
            , di
            <persName key="Giovanni II Valois" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q169992">Giovanni Re di
    Francia</persName>
            secondo nato.
          </p>
          <p>
            Fra quelli di
            <persName key="Angiò, d’, Casato" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q18341205">Angiò</persName>
            ,
    adunque, di
            <placeName key="Francia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q142">Francia</placeName>
            e questi di
            <persName key="Angiò-Durazzo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q939200">Durazzo</persName>
            , pel
    possesso del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            , durò la
    contenzione anni cinquanta, et infin’ alla reina
            <persName key="Angiò, d’, Giovanna II" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q236933">Giovanna seconda</persName>
            : la quale temendo
            <persName key="Martiono V, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q169612">papa
    Martino</persName>
            e
            <persName key="Luigi III d’Angio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q447535">Luigi terzo, duca di
    Angiò</persName>
            , e confacendosi di nome, di costumi e di figliuoli
    alla
            <persName key="Angiò, d’, Giovanna I" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q235381">prima Giovanna</persName>
            ,
    per difendersi simigliantemente rifuggì al riparo usato da quella, e adottò
            <persName key="Trastámara, Alfonso V d’Aragona" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q312304">Alfonso di Aragona e della
      Sicilia Re</persName>
            : con cui venendo poi in dissensione, annullò
    detta figliazione, e riadottò
            <persName key="Luigi I, duca d’Angiò" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q348961">Luigi</persName>
            antedetto.
    Amendue costoro, morendo, lasciarono loro successore
            <persName key="Renato I d'Angiò, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q170353">Rinieri</persName>
            fratello
    di
            <persName key="Luigi I, duca d’Angiò" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q348961">Luigi</persName>
            , allora
    duca di Loreno e di Barrois: ma
            <persName key="Trastámara, Alfonso V d’Aragona" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q312304">Alfonso</persName>
            , per
    virtù del suo primiero adottamento, spogliò del regno
            <persName key="Renato I d'Angiò, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q170353">Rinieri</persName>
            , e
    diedelo al presente
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Ferdinando</persName>
            ; con
    cui
            <persName key="Giovanni II d'Angiò" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q721244">Giovanni</persName>
            ,
    figliuolo di
            <persName key="Renato I d'Angiò, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q170353">Rinieri</persName>
            , per
    quattro anni aspramente lo combatté. Morì poi
            <persName key="Giovanni II d'Angiò" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q721244">Giovanni</persName>
            , sopravivente il padre, e né più né meno avvenne
    del
            <persName key="Nicola I d'Angiò, duca di Lorena" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q704267">Duca Nicolasso</persName>
            suo figliuolo; così di tutto quel ceppo non rimase altro che
            <persName key="d’Angiò, Violante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q269932">Violante</persName>
            , figliuola di
            <persName key="Renato I d'Angiò, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q170353">Rinieri</persName>
            , già
    moglie di
            <persName key="Vaudémont, Federico II, conte di Lorena" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q562056">Federigo conte di
    Valdimonte</persName>
            , e madre di questo
            <persName key="Renato II, Duca di Lorena" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q441416">Duca di Loreno</persName>
            :
    il quale, come per il prenarrato si vede, dirittamente succede nelle ragioni
    che sul
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            dalla
            <persName key="Angiò, d’, Casato" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q18341205">casa di Angiò</persName>
            pretendonsi. Ma vera cosa è che
            <persName key="Renato I d'Angiò, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q170353">Rinieri</persName>
            suo
    avolo, morendo, quelle lasciò insieme col contado di
            <placeName key="Provenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q111729879">Provenza</placeName>
            a
            <persName key="Carlo IV d'Angiò (del Maine)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1338799">Carlo di Angiò</persName>
            suo nipote, nominato di prima il
            <persName key="Carlo IV d'Angiò (del Maine)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1338799">Conte del Maino</persName>
            . E per quel che me ne creda, egli lo fe’, sì per cagione della legge, che
    in
            <placeName key="Francia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q142">Francia</placeName>
            chiamasi Salica, che vieta alle donne il succedere
    negli stati, come per l’orrevolezza della famiglia; la quale, di quelle
    signorie spogliata, sarebbe rimasa da meno, e negletta dall’altre case
    reali. Pure
            <persName key="Renato II, Duca di Lorena" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q441416">Loreno</persName>
            non
    solamente non volle acconsentire a cotal lascito, ma incontanente, come cosa
    spettante alla sua eredità, la
            <placeName key="Provenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q111729879">Provenza</placeName>
            assali, ponendo campo a
            <placeName key="Marsiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q23482">Marsilia</placeName>
            .
    Nondimeno ella fu dal
            <persName key="Carlo IV d'Angiò (del Maine)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1338799">Conte del Maino</persName>
            , mediante le forze di
            <persName key="Luigi XI Valois" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q8058">Luigi undecimo</persName>
            ,Re
    della
            <placeName key="Francia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q142">Francia</placeName>
            , poderosamente difesa: sicché, poco da poi,
    mancando il
            <persName key="Carlo IV d'Angiò (del Maine)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1338799">Conte</persName>
            senza
    figliuoli, per la nimistà dell’uno e benefizio dell’altro, dichiarò suo
    erede
            <persName key="Luigi XI Valois" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q8058">Luigi</persName>
            predetto
    della corona di
            <placeName key="Francia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q142">Francia</placeName>
            .
          </p>
          <p>
            Ma i principi italiani, e ‘l
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">papa</persName>
            massimamente, che volevano emolo a’
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            di Napoli, che
    ad ogni loro piacimento lo potessino muovere, e, mosso, far ritornare, non
    isterono quieti al testamento del
            <persName key="Carlo IV d'Angiò (del Maine)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1338799">Conte</persName>
            ; anzi, a
    questo
            <persName key="Renato II, Duca di Lorena" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q441416">Duca di Loreno</persName>
            rivoltarono tutta la lor riputazione. Onde che il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re Ferrante</persName>
            , per
    isturbare questi disegni, e porre loro alcun freno, si collegò col duca
            <persName key="Carlo I di Valois, duca di Borgogna" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q151120">Carlo di Borgogna</persName>
            , di
            <persName key="Renato II, Duca di Lorena" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q441416">Loreno</persName>
            nimico:
    col quale venne in tanta confidenza, che da lai ne mandò don
            <persName key="Federigo d’Aragona" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q264060">Federigo di Aragona</persName>
            suo secondo nato; e sperò che il
            <persName key="Carlo I di Valois, duca di Borgogna" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q151120">Borgognone</persName>
            accompagnasse seco l’unica sua figliuola, che poi con tutto il
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            fu nella
            <orgName key="Casa d'Austria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q65968">Casa d’Austria</orgName>
            collocata. Ma
            <persName key="Renato II, Duca di Lorena" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q441416">Loreno</persName>
            , ucciso
    il predetto
            <persName key="Carlo I di Valois, duca di Borgogna" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q151120">Duca di Borgogna</persName>
            , con l’aiuto de’ Svizzeri, e del trattato di
            <persName key="Monforte, Cola di, conte di Campobasso" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q61450510">Cola Monforte, conte di
    Campobasso</persName>
            e fuoruscito del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            , si
    guadagnò fra gli uomini nome di valorosissimo capitano; e perciò, come
    dicemmo, fu condotto da’ Veneziani nella guerra Ferrarese, et al
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            opposto: ove, o per difetto de’ compagni o per diffalta sua, perdé in
            <placeName key="Italia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38">Italia</placeName>
            buona parte di quella riputazione che nell’
            <placeName key="Germania" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q183">Alemagna</placeName>
            s’era conquistata. D’allora in poi, tre volte
    questi di
            <persName key="Renato II, Duca di Lorena" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q441416">Loreno</persName>
            poco
    avventuratamente sono stati da’ papi tratti all’acquisto del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Reame</orgName>
            : la prima è questa che noi descriviamo; nella quale,
    come si narrerà, il
            <persName key="Renato II, Duca di Lorena" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q441416">duca Rinato</persName>
            non
    ci venne; l’altra fu nel tempo di
            <persName key="Clemente VII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q83159">Clemente settimo</persName>
            ,
    che ci condusse
            <persName key="Lorena, Luigi, conte di Vaudémont" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1993565">monsignor di
    Valdimonte</persName>
            , che con
            <persName key="Foix, Odet, visconte di Lautrec" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q745211">Lotrecco</persName>
            all’assedio di
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            si morì;
    l’ultima è stata questa di
            <persName key="Paolo IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q101430">Paolo quarto</persName>
            ,
    che ci fe’ calare
            <persName key="Lorena, Luigi, cardinale di Guisa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1962631">Monsignor di
    Ghisa</persName>
            , benché capitano del
            <persName key="Enrico II di Valois, re di Francia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q132545">Re di Francia</persName>
            ;
    il quale, per avanzare l’avolo, ci venne; e per superare il zio, senza molto
    tentar la fortuna della guerra, tornossene salvo.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.28">
          <lb />
          <p>
            XXVIII. Descrizione de
            <placeName key="L'Aquila" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3476">L'Aquila</placeName>
          </p>
          <p>
            Ma tempo è che la narrazione nostra ritorni all’intralasciata lega d’
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">Innocenzio</persName>
            ,
    ond’ella si partì: della quale il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            per varii indizii fatto avveduto, e pensandosi che, come l’altre guerre
    l’avevano impoverito, così questa lo dovesse arricchire, si studiò andare in
            <placeName key="Abruzzo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1284">Abruzzi</placeName>
            a
            <placeName key="Chieti" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13138">Civita di Chieti</placeName>
            , ove tutti i Baroni e comunità di quelle contrade avea convocate, in
    apparenza per volere aumentare le gabelle del sale, per riparare le grandi
    spese fatte nelle guerre adietro; ma nel vero per far prigione il
            <persName key="Camponeschi, Pietro Lalle, conte di Montorio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3903983">Conte di
    Montorio</persName>
            , aquilano, e (come di sopra si disse) per
    assicurarsi de
            <placeName key="L'Aquila" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3476">L'Aquila</placeName>
            .
          </p>
          <p>
            È
            <placeName key="L'Aquila" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3476">L'Aquila</placeName>
            , città degli
            <placeName key="Abruzzo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1284">Abruzzi</placeName>
            , fra
    altissimi monti posta, e dalle rovine de’ luoghi convicini tanto cresciuta,
    che di uomini, di armi e di ricchezze era la prima riputata dopo
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            ; la quale, situata a costa dello stato della
            <orgName key="Chiesa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q9592">Chiesa</orgName>
            , eziandio governavasi come le terre di quel dominio
    in parzialità. Surse in lei la famiglia de’
            <persName key="Camponeschi, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q16536120">Camponischi</persName>
            ,
    potente tanto, che quasi ne avea preso il principato; e quando i Re di
    Napoli volevano dalla città alcuna cosa ottenere, era loro di mestiere
    guadagnar prima i
            <persName key="Camponeschi, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q16536120">Camponischi</persName>
            .
    Era perciò
            <placeName key="L'Aquila" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3476">L'Aquila</placeName>
            meno
    dell’altre terre aggravata, e, come republica, nella sua balia si viveva;
    perché quelli ch’avean fondato il principato in sulla volontà e benivolenza
    del popolo, non sofferivano ch’e’ fosse aspreggiato, temendo non se gli
    scemasse l’autorità, e l’amore in odio si convertisse. Questa famiglia
    stimavasi Angioina, avendo seguite le parti di
            <persName key="Renato I d'Angiò, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q170353">Rinieri</persName>
            e del
    figliuolo.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.29">
          <lb />
          <p>
            XXIX. Presa del
            <persName key="Camponeschi, Pietro Lalle, conte di Montorio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3903983">Conte di
    Montorio</persName>
          </p>
          <p>
            Dopo le quali guerre, il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            , per
    assicurarsi della città, et i Camponischi con beneficii obligarsi, donò a
            <persName key="Camponeschi, Pietro Lalle, conte di Montorio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3903983">Piero Camponisco</persName>
            il contado di Montorio; il quale, già stato nella sua famiglia, si era per
    le commesse ribellioni perduto. Ma Piero, facendo più stima dell’amore della
    patria che dell’onore e della dignità, non acconsenti giammai che il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            gli Aquilani
    gravasse come gli altri sudditi: e perciò infra di loro erano corse molte
    doglianze; il Re accusando il Conte d’ingratitudine; et all’incontro
    replicando il Conte, che a lui doveva bastare che in tante guerre gli avesse
    senza sua spesa conservato in fede
            <placeName key="L'Aquila" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3476">L'Aquila</placeName>
            .
    Nongimeno il
            <persName key="Camponeschi, Pietro Lalle, conte di Montorio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3903983">Montorio</persName>
            alla
    richiesta del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            , confidatosi nella sua innocenza, non solamente vi andò, ma per più
    onorarlo menò seco due figliuoli: i quali, tosto che giunsero alla presenza
    di lui, furono col padre sostenuti, e, aggiuntaci anche la madre, a
            <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
            mandati. Affermava il Duca, per liberarsi dal carico
    di quel bratto fatto, esser tanta la potenza et autorità del Conte presso
    que’ popoli, e cotanta l’ostinazione che il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            le sue entrate
    non accrescesse, che essendo egli libero e presente, non avrebbe ottenuto
    nulla.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.30">
          <lb />
          <p>XXX. Lamenti degli Aquilani</p>
          <p>
            Ebbe il Duca da coloro che rimasero impauriti et ispaventati dalla presura
    del Conte, ciò che volle: il che a
            <placeName key="L'Aquila" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3476">L'Aquila</placeName>
            risaputo,
    sollevò la città, et aggiunse al Montorio amore e parzialità; dicendo
    ciascuno, che per difender la loro franchigia egli pativa immeritamente la
    presente carcere; e nelle piazze e ne’ cerchi, la plebe e la nobiltà,
    concitate da’ parenti et amici del Conte, l’avarizia del
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            et il
    tradimento: del Duca animosamente accusavano: così, così dicendo agli
    Aquilani convenirsi, i quali sollecitati da’ Veneziani, pregati da
            <persName key="Sisto IV, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q163514">Sisto</persName>
            , e veduto il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            rotto e
    conquassato, non solo essergli rimasi in fede, ma aver voluto sostenere da’
    nimici tutti i danni e tutte le ingiurie, acciò che con l’esempio della
    costanza loro gli avessero il rimanente del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            conservato!
    veramente si gran fedeltà non meritar altro guiderdone che intolerabile
    servitù, ma se essi somigliassero i loro padri, che avevano voluto prima
    morir liberi che viver servi, non rimarrebbono a scacciarla. E vi sarebbe
    senza fallo seguita novità, se coloro, ne’ quali confidavano, fossero stati
    come il nimico armati. Della qual cosa sospettando il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            , pensò a
    viva forza raffrenarla, avvezzo molto prima di rifiutare tatti gli altri
    rimedii a placare le volontà de’ soggetti, come lenti et incerti; sicché vi
    pose dentro, sotto
            <persName key="Cicinello, Antonio, luogotenente regio">Antonio Cicinello</persName>
            e
            <persName key="Pappacoda, Iacobello">Iacobello Pappacoda</persName>
            , due bande di soldati.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.31">
          <lb />
          <p>
            XXXI. Gita degli Aquilani al
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">papa</persName>
          </p>
          <p>
            Questo si debol presidio dentro di sì ampia città non assicurò il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            , e
            <placeName key="L'Aquila" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3476">L'Aquila</placeName>
            sì fieramente sdegnò, che mandarono subito loro
    uomini dal
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">papa</persName>
            , e la terra
    gli offersero. Perciocché parve loro, il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            non
    solamente volergli privare delle antiche esenzioni, ma anche imprimer loro
    timore coll’armi, et uno stato violento esercitare: a che gli sollecitava
    ancora agramente l’arcidiacono della terra, uomo fra’ suoi di non piccola
    autorità, sperando per questo fatto
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">Innocenzio</persName>
            dovergliene aver grado, et alle maggiori prelature sublimarlo.
          </p>
          <p>
            I mandati narrarono al
            <persName key="Innocenzo VIII, papa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q161351">papa</persName>
            le ingiuste
    loro miserie, e tutti mesti e pieni di pietà lo supplicarono, che essendo
    vicario di Dio, sotto l’ali del giustissimo suo dominio la loro tribulata
    patria raccogliesse; dove egli troverebbe fidissima compagnia e certissima
    porta all’acquisto del
            <orgName key="Regno di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q173065">Regno</orgName>
            . Non
    accadea usare molte ragioni col pontefice; il quale assai bene conosceva di
    quanto momento doveva essere questa città alla sua impresa: sicché non
    solamente gli accettò, ma persuase loro che ad un certo tempo, prendendo
    l’armi, scuotessero dal collo il grave giogo del
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            e del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            , sicuri di
    riavere tantosto dagli amici d’Iddio ciò che da’ nimici era lor tolto.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.32">
          <lb />
          <p>
            XXXII. Descrizione del Conte
            <persName key="Orsini, Orso, conte" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q16585235">Orso degli
    Orsini</persName>
          </p>
          <p>
            Trattanto il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            , imaginando di avere assette le cose de
            <placeName key="L'Aquila" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3476">L'Aquila</placeName>
            ,
    levatosi di
            <placeName key="Abruzzo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1284">Abruzzi</placeName>
            , si
    spinse in
            <placeName key="Terra di Lavoro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q765893">Terra di Lavoro</placeName>
            : ove, o per studiosamente aggiugnere sospetto ai Baroni, o per parergli,
    con aver rotto in un tratto i termini della vergogna, essergli lecita
    qualunque disonestà, volle anche del
            <placeName key="Nola" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q15319">contado di Nola</placeName>
            e
    del
            <placeName key="Ascoli Satriano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51892">Ducato di Ascoli</placeName>
            impadronirsi, spogliandone i figliuoli del conte
            <persName key="Orsini, Orso, conte" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q16585235">Orso degli Orsini</persName>
            , che ne’ suoi di fu eccellentissimo
    capitano, e della cui opera il
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            e’
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            utilmente si
    valsero nelle lor guerre e pericoli, et alla fine, nel ritornare col
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            dalla guerra
    di
            <placeName key="Firenze" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2044">Firenze</placeName>
            , a
            <placeName key="Viterbo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2806">Viterbo</placeName>
            si mori.
    Non si era il conte
            <persName key="Orsini, Orso, conte" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q16585235">Orso</persName>
            , per
    poter meglio nell’esercizio dell’armi vagare, curato dopo la morte di una
    sua moglie, altra toglierne e procrear figliuoli legitimi: di maniera che,
    ritrovandosene due naturali, generati con
            <persName key="Paola, concubina di Orso Orsini">madonna Paola</persName>
            sua
    concubina, donna di basso affare ma di alta virtù; innanzi ne gisse a quella
    guerra, per: concessione del
            <persName key="Ferrante, Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q437838">Re</persName>
            intitolò
            <persName key="Orsini, Raimondo, conte di Nola e di Atripalda">Ramondo</persName>
            , il maggior di tempo, Conte di
            <placeName key="Nola" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q15319">Nola</placeName>
            e
    della
            <placeName key="Atripalda" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q79857">Tripalda</placeName>
            , in sé ritenendo la dignità ducale che sopra
            <placeName key="Ascoli Satriano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51892">Ascoli</placeName>
            per
    adietro aveva acquistata. A che si aggiunse che
            <persName key="Orsini, Orso, conte" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q16585235">Orso</persName>
            , sentita esser venuta l’ultima ora de’ suoi giorni, e
    riguardando la fanciullezza de’ figliuoli e la cupidigia de’ padroni, l’una
    atta a fare ingiuria e l’altra a riceverla, strettamente pregò il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca di Calavria</persName>
            , che con grande umanità lo visitava, a volere, per la memoria dei suoi
    preteriti servigi e per li meriti de’ presenti, conservare quei figliuoli
    cogli stati.
          </p>
          <p />
        </div>
        <div type="chapter" xml:id="chap1.33">
          <lb />
          <p>
            XXXIII. Presa de’ figliuoli del conte
            <persName key="Orsini, Orso, conte" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q16585235">Orso</persName>
          </p>
          <p>
            Promise di farlo il
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            , e per
    mostrarsi ricordevole e grato, sino a que’ tempi gli lasciò con la madre
    possedere l’eredità: ma essendo allora per le guerre adietro povero, e
    perciò rapace, col prendersi li frutti di quelli stati, non si curò posporre
    l’onore al comodo: sicché, messosi con le sue genti dentro di
            <placeName key="Nola" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q15319">Nola</placeName>
            ,
    corse senza niun contrasto la città, e
            <persName key="Paola, concubina di Orso Orsini">madonna Paola</persName>
            co’
    figliuoli fe’ prigione: la quale gittatasegli lagrimando ginocchione, a mani
    giunte, con supplichevoli voci gli raccomandò i meriti del padre, la fede
    data e l’innocenza de’ fanciulli; e finalmente lo pregò che, lasciati quelli
    liberi, in sé e nel suo corpo, che non gli doveva in si crudi tempi
    generare, convertisse tutte le pene e tutti i martirii.
          </p>
          <p>
            Ma non perciò si poté piegare l’avaro animo del
            <persName key="Alfonso d'Aragona, Duca di Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q436753">Duca</persName>
            , dalla sete
    dell’oro più che lo stesso metallo indurato. Egli è ben vero che, per
    quietar gli
            <persName key="Orsini, famiglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q21452106">Orsini</persName>
            , i
    quali parea da quell’ingiuria venissero offesi, investi della città di
            <placeName key="Nola" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q15319">Nola</placeName>
            il conte
            <persName key="Orsini, Niccolò, conte di Pitigliano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2259375">Nicola da
    Pitigliano</persName>
            , i cui progenitori lungamente ne avean tenuto
    possesso. Affaticossi ancora di persuadere che que’ giovani non fossero
    figliuoli del conte
            <persName key="Orsini, Orso, conte" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q16585235">Orso</persName>
            ;
    allegando che quando nacquero, era tanto pieno di anni che non gli avrebbe
    in alcun modo potuti generare. Il che approvar volendo con irreprobabile
    testimonio, procurò fosse confermato dalla madre stessa: la cui miseria
    tanto più da ciascuno fu giudicata compassionevole e grande, quanto che
    pareva ch’essa medesima a sé togliesse l’onore, et a’ figliuoli un ricco
    stato et un valoroso padre.
          </p>
          <p />
        </div>
        <span type="notes" />
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>