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      <titleStmt>
        <title>Potenza e dintorni nel XVI secolo: paratesti, prosa e poesia encomiastica - Accademie venosine - Rinascenti - giornata II</title>
        <author>Cenna, Giacomo</author>
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          <name>Cristina Acucella</name>
          <resp>transcription by</resp>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Bup - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2024</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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          <bibl type="edition">Cenna, Giacomo. Cronaca antica della città di Venosa. Napoli, Biblioteca Nazionale, ms X.D.3</bibl>
          <bibl type="bibliography" />
          <bibl type="source-register">Cenna, Giacomo. Cronaca antica della città di Venosa. Napoli, Biblioteca Nazionale, ms X.D.3., cc. 174v-176v.</bibl>
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        </listBibl>
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          <msIdentifier>
            <idno>Accademie venosine - Rinascenti - giornata II</idno>
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        <language ident="mix">Mixed</language>
      </langUsage>
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          <term type="function">documentary</term>
          <term type="source">documentary</term>
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      </textClass>
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        <correspAction type="sent">
          <persName>Accademici Rinascenti</persName>
          <settlement>Venosa, Basilicate, Italy</settlement>
        </correspAction>
        <correspAction type="received">
          <settlement>Venosa, Basilicate, Italy</settlement>
          <persName>Accademici Rinascenti</persName>
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      <docDate>
        <date>1582</date>
      </docDate>
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        <p>
          Venuti tutti i signori accademici coforme l’introdutto costume nel luogo destinato, prima d’ogni altro cominciamento, furno dal secretario recevute le nove imprese, e con curiosa attentione lette et ascultate, le quale per essere assai facile ad essere intese da chi non sia del gusto de sì vaga compositione a fatto degiuno, serranno da me solo scritte, e senz’altra dechiaratione referite.
  La prima fu quella del meritassimo
          <persName key="Anello, Gesuita">Principe dell’Accademia</persName>
          , il padre
          <persName key="Anello, Gesuita">Anello Gesuita</persName>
          , che s’intitulava l’
          <persName key="Anello, Gesuita">Accademico Segace</persName>
          : haveva per impresa un bracco cane che stava in atto di cercare in una campagna, con il motto CONTECTA DETEGIT.
  Il secretario dell’Accademia era
          <persName key="Caracciolo, Annibale">Annibale Caracciolo</persName>
          ; s’intitulava l’
          <persName key="Caracciolo, Annibale">accademico Ardito</persName>
          : haveva per impresa un Pegaso volante, con il motto che diceva NIHIL INVIUM.
  Il lettore si era il signor don
          <persName key="Gesualdo, Emanuele, principe di Venosa">Emanuele Gesualdo</persName>
          , Prencipe di
          <placeName key="Venosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52691">Venosa</placeName>
          ; s’intitulava l’
          <persName key="Gesualdo, Emanuele, principe di Venosa">Accademico Schivo</persName>
          : haveva per impresa uno elefante in un prato con un topo vicino, con il motto che diceva NAUSEAT INTUITU.
  Il primo assistente era il dottor medico
          <persName key="Bruno, Vincenzo">Vincenzo Bruno</persName>
          ; s’intitulava l’
          <persName key="Bruno, Vincenzo">Accademico Turbido</persName>
          : haveva per impresa un fonte d’acqua turbida, con il motto che diceva INTERIUS CLARIOR.
  Il secondo assistente era il dottor medico
          <persName key="di Luca, Camillo">Camillo di Luca</persName>
          ; s’intitulava l’
          <persName key="di Luca, Camillo">Accademico Ravivato</persName>
          : haveva per impresa un carbone acceso con alquante legne intorno, con il motto che diceva FLAMMESCET.
  Sequea dopoi il dottor
          <persName key="Principe, Cesare, governatore di Venosa">Cesare Principe</persName>
          , governatore di Venosa; s’intitulava l’
          <persName key="Principe, Cesare, governatore di Venosa">Accademico Rinforzato</persName>
          : haveva per impresa un’aquila invecchiata che batteva il becco nel sasso, con il motto FRANGITUR UT FRANGAT.
  Sedeva presso al sopradetto il dottore Don
          <persName key="Cenna, Giacomo, Arcidiacono di Venosa">Iacovo Cenna</persName>
          , Archidiacono di
          <placeName key="Venosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52691">Venosa</placeName>
          ; s’intitulava l’
          <persName key="Cenna, Giacomo, Arcidiacono di Venosa">Accademico Vivace</persName>
          : haveva per impresa il fiore della sempreviva, con il motto SEMPRE IDDEM.
  Vi stava di presso il dottor medico
          <persName key="Russino, Pompilio">Pompilio Russino</persName>
          ; s’intitulava l’
          <persName key="Russino, Pompilio">Accademico Esercitato</persName>
          : haveva per impresa una cerva con un ceviotto, con il motto UT TUTA QUIESCAM.
  Sequiva dopoi il dottor
          <persName key="de Pilli, Fabrizio">Fabritio de Pilli</persName>
          ; s’intitulava l’
          <persName key="de Pilli, Fabrizio">Accademico Oscuro</persName>
          : aveva per impresa depinto un catenaccio todesco, con il motto UNICO NOMINE. Seguitava nella parte sinistra il padre theologo fra
          <persName key="di Terlizzo, Lorenzo">Lorenzo di Terlizzo</persName>
          ; s’intitulava l’
          <persName key="di Terlizzo, Lorenzo">Accademico Conosciuto</persName>
          ; faceva per impresa un campo di […] e spine, con il motto LILIUM INTER SPINAS.
  Sequeva appresso
          <persName key="Cappellano, Giovanni Antonio">Gio. Antonio Cappellano</persName>
          , capitaneo del battaglione; s’intitulava l’
          <persName key="Cappellano, Giovanni Antonio">Accademico Pronto</persName>
          : haveva per impresa un arco con la pharetra carca di saette, con il suo motto MI RIPOSO NO ES FLAQUEGA.
  Stava di presso il signor
          <persName key="Suave, Giacomo">Iacovo Suave</persName>
          ; s’intitulava l’
          <persName key="Suave, Giacomo">Accademico Veloce</persName>
          : aveva per impresa un cane levriero che drizzava il corso dietro una fiera, con il motto che diceva INSEQUAR.
  Seguiva dopoi il signor
          <persName key="Cenna, Bernardino">Bernardino Cenna</persName>
          ; s’intitulava l’
          <persName key="Cenna, Bernardino">Accademico Ringiovenito</persName>
          : havea per impresa un serpe che di nova spoglia se revestiva, con il motto ITERUM AEPHEBUS.
  Appresso dopoi seguiva il signor
          <persName key="Cavaselice, Matteo">Mattheo Cavaselice</persName>
          ; s’intitulava l’
          <persName key="Cavaselice, Matteo">Accademico Infiammato</persName>
          : haveva per impresa un torchio acceso combattuto da’ venti, con il motto che diceva ADVERSIS CLARIOR.
  Segueva appresso il dottor
          <persName key="Nigro, Giacomo">Jacovo Nigro</persName>
          ; s’intitulava l’
          <persName key="Nigro, Giacomo">Accademico Rinfrescato</persName>
          : haveva per impresa una fonte con molti rivi di cui l’acqua una sola sponga succiando recoglieva, con il motto NON SEMPRE ARESCET.
  Appresso dopoi segueva il signor
          <persName key="di Ruggiero, Andrea Matteo">Andrea Mattheo di Ruggiero</persName>
          ; s’intitulava l’
          <persName key="di Ruggiero, Andrea Matteo">Accademico Generoso</persName>
          : haveva per impresa uno sparviere beccando una quaglia, con il motto NOBILIORA PETIT.
  Seguia dopoi il signor
          <persName key="Monaco, Muzio">Mutio Monaco</persName>
          ; s’intitulava costui l’
          <persName key="Monaco, Muzio">Accademico Svegliato</persName>
          : haveva per impresa una leonza con i leoncini, con il motto che dice SOPITOS COMMOVET.
  Appresso di questo seguiva il signor
          <persName key="Alberti, Ottavio">Ottavio Alberti</persName>
          ; costui s’intitulava l’
          <persName key="Alberti, Ottavio">Accademico Tempestoso</persName>
          : faceva per impresa un delfino nel mar turbato, con il motto che diceva ADVERSIS SUPER EMINET UNDIS.             
  Ultimo vi sedeva il signor
          <persName key="Sarluca, Paolo">Paulo Sarluca</persName>
          ; s’intitulava costui l’
          <persName key="Sarluca, Paolo">Accademico Vago</persName>
          : haveva per impresa una colomba che se rimirava nell’acqua, con il motto GAUDET INTUITU.
  Furno dal signor
          <persName key="Caracciolo, Annibale">Annibale Caracciolo</persName>
          , secretario, recevute tutte le suddette imprese con li motti e nomi e cognomi di quelli, e perché erano tutte pintate in carte reale, fu per ordine dell’eccellentia del
          <persName key="Anello, Gesuita">Principe dell’Accademia</persName>
          comandato che se ponessero nel muro affisse, con ordine come nelle precedentie dette di sopra et essendo stato eseguito con universale delettamento, nell’istesso giorno, comparsero l’infrascritti sonetti, l’uno venuto dalla gran città di
          <placeName key="Bari" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3519">Bari</placeName>
          , in lode dell’eccellentia del signor don
          <persName key="Gesualdo, Emanuele, principe di Venosa">Emanuele</persName>
          , quale era stato capo in erigere detta
          <orgName key="Accademia dei Rinascenti, Venosa" clusterId="31773921937979">Accademia</orgName>
          , e l’altri fatti dall’istessi signori accademici per la morte del
          <persName key="Clavio, Cristoforo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q76728">padre Clavio</persName>
          .
   
  All’Ecc.mo S.re don
          <persName key="Gesualdo, Emanuele">Emanuele</persName>
          , principe di
          <placeName key="Venosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52691">Venosa</placeName>
          per l’accademia ivi eretta:

  
  Nel venusino coro,
  entro al natio splendore,
  ove reluci in glorioso onore,
  rinovi il secol d’oro,
  gran
          <persName key="Gesualdo, Emanuele">Gesualdo</persName>
          , mentre al giusto impero
  tranquilla pace accresci et amor vero,
    
    Non turbidi pensieri
  nutre popul soggetto,
  né signoreggia ingiusto e vano affetto
  in personaggi altieri,
  ma la raggion, qual chiaro sol, gli sgombra
  dalle nubbi del senso ogni van’ ombra.
    
  Or mentre lieta pace
  si gode in bel riposo,
  doppio
          <persName key="Anfione" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q242835">Anfion</persName>
          rasembri, in glorioso
  stuolo d’honor verace,
  perché di signoria l’imperio è l’uno,
  l’altro di senno altrui sempre oportuno.
          <placeName key="Venosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52691">VENOSA</placeName>
          , madre antiqua
  di spiriti famosi,
  d’heroichi studi, pegni gloriosi,
  mentre nutrisce amica
  parti che di celesti ambrosie pasci,
  all’antiquo tuo honor, lieta, rinasci.                                                                               

  Ode la dolce lira 
  quel tuo famoso
          <persName key="Orazio Flacco, Quinto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q6197">Flacco</persName>
          per tutto resonar, onde di
          <persName key="Bacco" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q645312">Bacco</persName>
          l’isola tutta ammira 
  e ’l
          <placeName key="Lazio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1282">Latio</placeName>
          che per lui d’antiqua gloria 
  la
          <placeName key="Grecia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q41">Grecia</placeName>
          avanza et se ne gode e gloria. 

  Diversi hor son l’accenti
  da quelle prische leggi,
  Canta di
          <persName key="Gaio Cilnio Mecenate" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q8833">Mecenate</persName>
          egli i gran preggi
  e l’avi illustri, intenti
  al bene altrui, onde la fama a pieno
  della sua gloria, li nutrisce in seno.

  Ma tu con varie tempre
  d’heroi che, trombe unite,
  canta del tuo signor lode gradite,
  e gl’avi regij sempre
  ricchi d’imperi e di coron serbate
  al gran
          <persName key="Gesualdo, Emanuele">Emanuel</persName>
          hor mecenate.
        </p>
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      </div>
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