<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title>Le terre d'Ofanto in epoca medievale</title>
        <author>Fortunato, Giustino</author>
        <respStmt>
          <name>Carmine Cassino</name>
          <resp>transcription by</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name>Carmine Cassino</name>
          <resp>mark-up by</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
        <availability>
          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <listBibl>
          <bibl type="edition">"Notizie storiche della valle di Vitalba", vol. IV, V. Vecchi, Trani 1899, pp.  26-32.</bibl>
          <bibl type="bibliography" />
          <bibl type="source-register" />
          <bibl type="primary-source" />
          <bibl type="tradition" />
          <bibl type="main_source" />
        </listBibl>
        <msDesc>
          <msIdentifier>
            <idno>Linea 2_Fort.4</idno>
          </msIdentifier>
          <msContents>
            <summary>
              <p>Lorem ipsum dolor sit amet</p>
              <span type="notes" />
            </summary>
          </msContents>
          <physDesc>
            <objectDesc form="modern_print">
              <p>Lorem ipsum dolor sit amet</p>
            </objectDesc>
          </physDesc>
        </msDesc>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <profileDesc>
      <langUsage>
        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
      <textClass>
        <keywords>
          <term type="form">prose</term>
          <term type="genre">historiography</term>
          <term type="function">narrative</term>
          <term type="source">literary</term>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
    
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <docDate>
        <date>1899</date>
      </docDate>
      <div type="text">
        <p>
          Il breve di papa Eugenio III dell’anno 1152, col quale gli ecclesiastici della città e diocesi di
          <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
          sarebbero stati esenti dalla potestà civile, ammette che la città stessa, ubi sedes episcopalis est, sia nelle mani del vescovo; l’antico stemma civico, che porta impresso il caduceo col motto: angelus Dei, simbolo di pace nel dividere le contese e acquietar le liti, confermerebbe, forse il fatto. Né questo sarebbe in aperta opposizione con l’operato di Carlo I d’Angiò, perché è noto come egli, malgrado la sua filiale devozione alla Chiesa, abbia fin troppo largheggiato, pure se a’ danni degli ecclesiastici, verso i tanti suoi militi della terra di Francia, poveri più di lui e come lui bramosi di dominio.
        </p>
        <p>
          Ad ogni modo, il vescovo di
          <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
          non solo era signore di
          <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
          e di
          <placeName key="Barile" ref=" https://www.wikidata.org/wiki/Q52530">Barile</placeName>
          , e aveva in libero allodio non pochi beni rustici, alche di là dal fiume Tiepi, come, per esempio, San Mariano presso Santa Maria della Carità, di cui è memoria nelle carte di
          <placeName key="Badia di Santa Maria di Pierno (San Fele)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q16530661">Perno</placeName>
          <ref target="#N8f0kyg2r6" type="integer" />
          : ma egli, inoltre, godeva diritti temporali di ogni genere su tutto il vasto territorio della diocesi. Non meno della
          <placeName key="Valle di Vitalba" ref=" https://www.pandosia.org/il-tratturo-di-lagopesole/">valle di Vitalba</placeName>
          e di
          <placeName key="Casale di Armaterra">Armaterra</placeName>
          , anche
          <placeName key="Ripacandida" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52647">Ripacandida</placeName>
          gli pagava, annualmente la decima: e il legnatico egli raccoglieva, alla misura di due salme die quolibet, nella regia foresta del
          <placeName key="Gualdo (Ripacandida)">Gualdo</placeName>
          , sul «secco, selvaggio e morto a terra», cioè de lignis mortuis, non erectis nec manu hominis incidentis; e il terratico, infine, egli esigeva fin dentro
          <placeName key="Lagopesole" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1131792">Lagopesole</placeName>
          , a motivo di una chiesetta di sua proprietà,
          <placeName key="Santa Maria de’ Santi">Santa Maria de’ Santi</placeName>
          (
          <placeName key="Santa Maria de’ Santi">Sancta Maria in Agiis</placeName>
          , έν άγιοις), forse la presente
          <placeName key="Madonna di Laudata (Atella)" ref="https://camminolucanoblog.wordpress.com/2017/09/10/atella/">Madonna di Laurata</placeName>
          , presso
          <placeName key="Torre degli Embrici" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q21190081">Torre degli Embrici</placeName>
          . La città era degna sede di lui. Collocata sopra una roccia, nel mezzo del vallone della
          <placeName key="Melfia">Melfia</placeName>
          , come un apposito arnese da fortezza, essa contava, su la fine del secolo XIII, due mila cinquecento abitanti: di tutta la
          <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
          , solo altre quattro città –
          <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
          ,
          <placeName key="Venosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52691">Venosa</placeName>
          ,
          <placeName key="Potenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3543">Potenza</placeName>
          e
          <placeName key="Montepeloso" ref="https://it.wikipedia.org/wiki/Irsina">Montepeloso</placeName>
          – la superavano in popolazione
          <ref target="#Nxgjb58g7q" type="integer" />
          . Ne’ cedolarii di quel tempo pe la esazione delle imposte di Stato, che ogni anno i Maestri Razionali della Magna Curia compilavano e trasmettevano a’ rispettivi giustizieri delle province,
          <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
          figura per centodue once d’oro. L’oncia si componeva di trenta tarì, il tarì di quattro carlini, il carlino di cinque grana; e poiché l’oncia veniva ragguagliata ad rationem quatuor augustalis, e l’augustale di
          <persName key="Federico II di Svevia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q130221">Federico II</persName>
          importa oggi – alla zecca – lire diciotto d’oro effettive, così può dirsi, che l’oncia corrispondeva – nel solo valore intrinseco – a lire 72 della nostra moneta, il tarì a lire 2.40, il carlino a lire 0.60, il grano a lire 0.12.
        </p>
        <p>
          Chiusa da mura bastionate, e fornita di un castello anche prima della venuta de’ normanni, perché in esso, il 1059,
          <persName key="Roberto il Guiscardo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q203792">Roberto il Guiscardo</persName>
          confinava il nipote
          <persName key="Ermanno d’Altavilla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1084512">Ermanno</persName>
          , fatto prigione a Cisterna, e che egli liberava sol quando il fratello
          <persName key="Abelardo d’Altavilla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1084542">Abagelardo</persName>
          cedevagli Sant’Agata, è fama che Rapolla sia stata predata, la prima volta, da’ soldati imperiali di
          <persName key="Lotario III" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q77189">Lotario III</persName>
          nel 1137
          <ref target="#N78dbrpifs" type="integer" />
          . L’Anonimo Cassinese, edito dal MURATORI, afferma che nell’anno 1183 i melfitani destruxterunt
          <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapollam</placeName>
          ; e l’UGHELLI aggiunge, di sua immaginazione, quia rapullani cum melphiensibus de gloria certarent. Il castello doveva essere ancora valido il 1203, se papa Innocenzo III, balio del Regno, scriveva a suo cugino Iacopo, capitan generale in Puglia, che ove credesse non seguire in Sicilia Gualtieri conte di Brenna, toccasse a lui vigilare su’ castelli di Bari, di Melfi e di Rapolla.
        </p>
        <p>
          Fu guelfa, nell’anima: ciò solo, io credo, potrebbe spiegare perché
          <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
          e
          <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
          , la prima delle quali serbò a lungo i merli ghibellini sul campanile del duomo, fossero, e allora e poi, vissute insieme con l’affetto fraterno di Eteocle e Polinice. Morto re
          <persName key="Corrado IV di Svevia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q157179">Corrado</persName>
          presso
          <placeName key="Lavello" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52593">Lavello</placeName>
          nel 1254
          <ref target="#N4glvikdfk" type="integer" />
          ,
          <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
          si schierò, a grido di popolo, dalla parte del pontefice; e indarno l’anno dopo
          <persName key="Galvano di Lancia" ref="Galvano Lancia">Galvano Lancia</persName>
          , a cui era stata poco prima infeudata
          <ref target="#N1qq2b72g2" type="integer" />
          , le intimò la resa nel nome di
          <persName key="Manfredi di Sicilia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q164889">Manfredi</persName>
          : occorse assediarla, cum multitudine quitum et peditum, e prenderla di assalto, riducendola – scrive il LAMSILLA – ad extremam desolationem
          <ref target="#N0x6kbj1my" type="integer" />
          .
        </p>
        <p>
          Cento anni più tardi, e fu il colpo di grazia, essa venne miseramente saccheggiata – come attesta il VILLANI – da’ lanzichenecchi del conte Corrado Lando. Carlo I infeudò
          <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
          , nel 1271, ed
          <persName key="Erveus de Caprosia">Erveo de Chevreuse</persName>
          (Erveus de Caprosia), in favore del quale, cinque anni dopo, ordinava fossero rivendicai molti beni ad ius et proprietatem feudi, illegalmente detenuti o patentemente usurpati da privati cittadini e signori di
          <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
          . Il documento, che ha la data del 7 giugno 1276, e dal quale si apprende che la città era divisa in sei parrocchie
          <ref target="#Nh32skeeug" type="integer" />
          , è importante per la geografia agraria della regione. Di là dal «broglio» (brolium), cioè dal campo fuori le mura, ubi populus conveniebat
          <ref target="#Nohcr9j27v" type="integer" />
          , gli oliveti e i castagneti si stendevano a monte di
          <placeName key="Fontanalba (Rapolla)">Fontan’Alba</placeName>
          , le vigne, e le plaghe atte a’ vigneti (vineales) fin giù al
          <placeName key="Piano di Croce (Rapolla)">Pian di Croce</placeName>
          , alla
          <placeName key="Valle dell’Arcidiacono (Rapolla)">valle dell’Arcidiacono</placeName>
          e a’ piccoli margini (yscitellae) della fiumana.
        </p>
        <p>
          Grotte e cantine (cryptae et cellaria), lungo il fossato delle mura, erano provviste di botti (vegetes), perché il
          <placeName key="Monte Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
          , allora come oggi, andava superbo del suo aglianico; e allora come oggi, nell’uso popolare di que’ paesi, una «soccia» o «soccitella» significava un’angusta zona di terreno, da cinque a sette are, e una «rasula» di vigna il breve appezzamento da un «rasolone» all’altro, che è quanto dire, da una all’altra fossa di scolo delle acque piovane: la rasula, in Puglia, è il sentiero divisorio de’ fondi campestri
          <ref target="#N9flfb85n8" type="integer" />
          .Fa meraviglia che il nome di una contrada così vitifera, come sarebbe stata quella di «
          <placeName key="Rivogodino">Rivogodino</placeName>
          », sia oggi perfettamente scomparso. Il Tubulum, senza dubbio, è il «
          <placeName key="Ruvolo">Ruvolo</placeName>
          », da Rubus – secondo il DU CANGE – locus dumosus, spinoso.
        </p>
        <note xml:id="N8f0kyg2r6" type="integer">
          <hi rend="italic">
            <placeName key="Chiesa di Santa Maria di Vitalba (Atella)" ref="https://catalogo.cultura.gov.it/approfondimento/elenco-degli-edifizi-monumentali-italia-del-1902/basilicata-provincia-potenza/chiesa-santa-maria-vitalba-ad-atella">Santa Maria di Vitalba</placeName>
          </hi>
          , p. 50.
        </note>
        <note xml:id="Nxgjb58g7q" type="integer">
          <persName key="Racioppi, Giacomo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3762245">RACIOPPI</persName>
          ,
          <hi rend="italic">Geog. e dem. della prov. di Bas. ne’ sec. XIII e XIV</hi>
          (
          <hi rend="italic">Arch. stor. per le prov. nap.</hi>
          An. XI, fasc. III).
        </note>
        <note xml:id="N78dbrpifs" type="integer">
          ALFANO,
          <hi rend="italic">Descrizione del Regno di Napoli</hi>
          , Napoli, 1797, p. 73.
        </note>
        <note xml:id="N4glvikdfk" type="integer">
          <hi rend="italic">
            «Iuxta Montes Focarios prope
            <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfiam</placeName>
            et
            <placeName key="Venosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52691">Venusiam</placeName>
            (SABA MALASPINA, I, 4), apud
            <placeName key="Lavello" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52593">Lavellum</placeName>
            in castris quibus morabitur (Chron. Suessan., I. c.)»
          </hi>
          . – Di non oltre re
          <persName key="Corrado di Svevia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q648938">Corrado di Svevia</persName>
          è il ricco tesoro di monete cufiche, rinvenuto nel
          <placeName key="Piano del Saraceno (Lavello)">Piano del Saraceno</placeName>
          presso
          <placeName key="Lavello" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52593">Lavello</placeName>
          il 1889, e per il quale v.
          <persName key="Lacava, Pietro" ref="https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Lacava">LACAVA</persName>
          ,
          <hi rend="italic">Ant. Luc.</hi>
          , p. 67.
        </note>
        <note xml:id="N1qq2b72g2" type="integer">
          CAPASSO,
          <hi rend="italic">Hist. dipl.</hi>
          , ecc., p. 94.
        </note>
        <note xml:id="N0x6kbj1my" type="integer">
          «La città di
          <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
          , che era di esso
          <persName key="Galvano Lancia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3757877">Galvano</persName>
          , durava nella ribellione, onde fu egli medesimo colà spedito con una moltitudine di cavalli e fanti armati. E poiché i cittadini, richiesti pacificamente con un suo discorso, non vollero ritornare nell’ubbidienza, fu dato un valoroso assalto; e sebbene gli abitanti della terra si fossero da prima audacemente difesi, poiché la posizione del luogo dava loro grande ardire nel difendersi, pure per questa loro resistenza e per questa loro difesa vie più si aumentava il coraggio e la forza dell’esercito principesco (di
          <persName key="Manfredi di Sicilia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q164889">Manfredi</persName>
          ), che reputava sollazzo quella loro resistenza, e la difesa, che gli abitanti di quel luogo faceano, sentiva essere sprone alla sua virtù. Purtuttavia la città fu presa violentemente, e molti della terra, per la ribellione in cui pertinacemente avean durato, furono messi a morte, cossicchè la città fu ridotta al colmo della desolazione non pure per la stoltezza de’ suoi cittadini, ma eziando per la trionfale vendetta dell’esercito principesco» (Ed. Del Re, p. 156, trad. del GATTI). Quando re Roberto si apparecchiava, in favor di papa Giovanni XXII, a fronteggiare Lodovico il Bavaro,
          <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
          fu tra le università del
          <placeName key="Regno di Sicilia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q188586">Regno</placeName>
          quella, che relativamente alle proprie forze, offrì maggior numero di cavalieri. Andò perduto il registro, in cui era il documento; ma di esso, nel repertorio V del Vincenti, al fl. 705, è il cenno che segue:
          <hi rend="italic">
            Regni Universitatis offerunt pro bello contra Bavarum hos equites, videlicet, Aquila centum, Adria viginti, Teramum quindecim et Civitas Ducalis duos,
            <placeName key="Potenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3543">Potentia</placeName>
            XX,
            <placeName key="Venosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52691">Venusium</placeName>
            XX,
            <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfia</placeName>
            15,
            <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
            octo, Foggia decem, Escolum otto et Manfridonia decem, Barolum 60, Tranum 30, Vigilie 20, Iuvenatium 15, Melficta X, Botontum 30, Barum 30, Bitetta quinque et Monopolis 20
          </hi>
          .
        </note>
        <span type="notes" />
        <note xml:id="Nh32skeeug" type="integer">
          L’
          <placeName key="Episcopio (Rapolla)">Episcopio</placeName>
          ,
          <placeName key="Chiesa di Santa Lucia (Rapolla)" ref="https://www.basileusonline.it/il-viandante-rapolla-cattedrale-di-santa-maria-assunta-2">Santa Lucia</placeName>
          ,
          <placeName key="Chiesa di San Nicola (Rapolla)">san Nicola</placeName>
          ,
          <placeName key="Chiesa di San Giovanni (Rapolla)">San Giovanni</placeName>
          ,
          <placeName key="Chiesa di Sant’Angelo (Rapolla)">Sant’Angelo</placeName>
          e
          <placeName key="Chiesa di San Biagio (Rapolla)">San Biagio</placeName>
          .
        </note>
        <note xml:id="N9flfb85n8" type="integer">
          F. DECORATO,
          <hi rend="italic">Della parola rasulito di alcuni dialetti pugliesi</hi>
          (nel GIAMBATTISTA BASILE,
          <hi rend="italic">Arch. di lett. pop.</hi>
          , an. IV, n.5, Napoli, 15 maggio 1886).
        </note>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>