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        <title>Lettera di Fortunato ad Ambrogio Robecchi</title>
        <author>Fortunato, Giustino</author>
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          <name>Carmine Cassino</name>
          <resp>transcription by</resp>
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          <resp>mark-up by</resp>
          <name>Carmine Cassino</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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      <notesStmt>
        <note>Lettera già edita in «Bollettino Mensile del CAI», sezione di Napoli, 1 luglio 1923. (ndr)</note>
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          <bibl type="edition">"Carteggio", vol. III – 1923-1926, a cura di Emilio Gentile, Bari, Laterza, 1981, pp. 43-44</bibl>
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            <idno>Linea 2_Fort.21</idno>
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              <p>Lorem ipsum dolor sit amet</p>
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        <language ident="it">Italian</language>
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          <term type="genre">epistolography</term>
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          <term type="source">literary</term>
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      <docDate>
        <date>1923-06-15</date>
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        <p>Napoli, 15 giugno 1923</p>
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        <p>
          Egregio Signore
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          ,
        </p>
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        <p>
          Le sono assai grato del cortese invito, dolente di non poterlo, come vorrei e dovrei, tenerlo in modo adeguato
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          .
        </p>
        <p>
          Come io, e non da oggi, abbia goduto e goda del rifiorimento, grazie all’opera di Lei e de’ giovani suoi colleghi, della nostra Sezione Alpina, già più volte ho avuto motivo di dire a vecchi e nuovi miei amici, perché non altri più di me ebbe fin da prima la passione – è la parola – della montagna. Ricordo che l’unica volta, a’ bagni di Montecatini, in cui mi toccò la fortuna di scambiar parola con Giuseppe Verdi, avendomi egli occasionalmente chiesto se io amassi più la montagna od il mare, restò perplesso alla mia risposta, perché, evidentemente, di parer contrario al mio. Debbo alla innata mia passione del podismo se, durante tutto un ventennio, percorrendo in lungo e in largo l’
          <placeName key="Appennino Meridionale" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3620875">Appennino meridionale</placeName>
          dal Velino e dal Gran Sasso alla
          <placeName key="La Sila" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1088296">Sila</placeName>
          e all’
          <placeName key="Aspromonte" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q303853">Aspromonte</placeName>
          , io potei conoscere – ed amare – la realtà vera del povero nostro paese, non quella meramente fantastica, che gl’ideologi han dato fin qui a credere, e oggi tornano, ahimè, a rimettere in campo! Quale, dunque, il fervido mio augurio in questo primo cinquantenario dalla fondazione, di cui fui partecipe, della nostra Sezione Alpina? Che i giovani del
          <placeName key="Mezzogiorno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q207989">Mezzogiorno</placeName>
          ripiglino la buona e sana usanza dell’apprendere de visu, e non solo de auditu, l’angoscioso mistero della cara non dolce terra, che noi avemmo in retaggio!
        </p>
        <span type="notes">
          <note xml:id="Nh06inglua" type="alpha">Ambrogio Robecchi era presidente della sezione del Club Alpino di Napoli. (ndr)</note>
          <note xml:id="N7zrit2xhr" type="alpha">
            Si riferisce all’invito a partecipare alle celebrazioni per il cinquantenario della sezione del CAI, di cui
            <persName key="Fortunato, Giustino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3771725">Fortunato</persName>
            era stato uno dei fondatori. (ndr)
          </note>
        </span>
      </div>
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