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        <title>Fortunato a Giuseppe Solimene su Lavello</title>
        <author>Fortunato, Giustino</author>
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          <name>Carmine Cassino</name>
          <resp>transcription by</resp>
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          <name>Carmine Cassino</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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          <bibl type="edition">Carteggio, vol. I – 1865-1911, a cura di Emilio Gentile, Bari, Laterza, 1978, p. 178-179</bibl>
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            <idno>Linea 2_Fort.15</idno>
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              <p>Lorem ipsum dolor sit amet</p>
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        <language ident="it">Italian</language>
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      <docDate>
        <date>1909-09-29</date>
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        <p>Napoli, 29 settembre 1909</p>
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        <p>
          Mio carissimo
          <persName key="Solimene, Giuseppe">Peppino</persName>
          <ref target="#N2ue867ek2" type="alpha" />
          ,
        </p>
        <lb />
        <p>
          che magnifica lettera, questa tua di ieri, così infinitamente diversa – quando ne eccettui le lettere del tuo e mio Federigo Severini, or ora così iniquamente trattato dagl’incoscienti scrittori del «Corriere Lucano» da tutte quante le innumerevoli lettere che per anni ed anni ho ricevuto ed ancora ricevo? Ah sì, tu hai mantenuto, tu manterrai di certo l’animo puro e incontaminato. Devi, dovrai mantenerlo, ad onta delle molte delusioni, ad onta delle moltissime che dovrai ancora patire! Il dovere della vita è assai duro fra noi del
          <placeName key="Mezzogiorno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q207989">Mezzogiorno</placeName>
          , che una miseria secolare ha profondamente corrotti. E sempre che io mi dolgo della sorte che mi è toccata, e penso a voi, oscuri veri martiri del dovere domestico, del lare nativo, oh allora, credimi, arrossisco di me e delle mie misere querele! Come no, solo che io ricorra con l’animo alla superba dolente figura di Federigo nostro? Tu abbilo per fulgido esempio. E ti arrida o no la meta, poco importa. Quale premio più degno di quello di avvicinarti, di giungere alla morale dignità sua?
        </p>
        <p>
          Tu dunque lavori a’ due scritti, de’ quali mi fai parola. Del primo mi avevi già tenuto discorso. Ottimi, tutti e due. Il
          <persName key="Tartaglia, Gaspare Broglio" ref="https://www.treccani.it/enciclopedia/gaspare-broglio_(Dizionario-Biografico)/">Tartaglia</persName>
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          , se male non rammento, fu figlio naturale di un
          <persName key="Del Balzo (famiglia)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3704848">Del Balzo</persName>
          di
          <placeName key="Venosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52691">Venosa</placeName>
          , - figlio dell’amore di una bella ignota fanciulla lavellese. Tu, mi auguro, vorrai essere sereno freddo espositore di lui e delle sue vicende, senza farti vincere dalle solite borie municipali. Più difficile, certo, il secondo lavoro. Ma come bello, per me, - poi che io ho avuto ed ho la segreta soddisfazione, che il solo comune che io ho lasciato in condizioni economicamente assai migliori di quelle in cui io lo trovai, è appunto
          <placeName key="Lavello" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52593">Lavello</placeName>
          , che mi ha dato e mi dà, grazie all’eroica virtù di mio fratello Ernesto, a vivere; il solo comune che, da dieci anni è davvero nelle mani de’ popolari, i quali, da canto loro, han dato prova di valere poco più de’ borghesi!; è
          <placeName key="Lavello" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52593">Lavello</placeName>
          , in cui io e la mia famiglia possediamo. Avanti, dunque! E ti sia la vita il meno ingrata possibile. Augurartela felice, costà, in
          <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
          e nel
          <placeName key="Vulture-Melfese" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q448096">Vulture-Melfese</placeName>
          , non posso né devo, senza mentire a me e a te.
        </p>
        <span type="notes">
          <note xml:id="N2ue867ek2" type="alpha">
            <persName key="Solimene, Giuseppe">Giuseppe Solimene</persName>
            , avvocato di
            <placeName key="Lavello" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52593">Lavello</placeName>
            , studioso di storia regionale, direttore dell’
            <hi rend="italic">
              Eco del
              <placeName key="Monte Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
            </hi>
            . Fra le sue opere:
            <hi rend="italic">
              Figure, visioni e leggende medievali di
              <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
            </hi>
            (1924);
            <hi rend="italic">
              La Chiesa vescovile di
              <placeName key="Lavello" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52593">Lavello</placeName>
            </hi>
            (1925).
          </note>
          <note xml:id="N205kjrrlm" type="alpha">
            Cfr.
            <persName key="Solimene, Giuseppe">G. Solimene</persName>
            ,
            <hi rend="italic">
              <persName key="Tartaglia, Gaspare Broglio" ref="https://www.treccani.it/enciclopedia/gaspare-broglio_(Dizionario-Biografico)/">Gaspare Broglio Tartaglia</persName>
              e l’importanza della sua cronaca inedita manoscritta del secolo XV
            </hi>
            , Napoli 1953. (ndr)
          </note>
        </span>
      </div>
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