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        <title>"Un gran tutto geografico"</title>
        <author>Fortunato, Giustino</author>
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          <name>Carmine Cassino</name>
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          <resp>transcription by</resp>
          <name>Carmine Cassino</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <bibl type="edition">Carteggio, vol. I – 1865-1911</bibl>
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            <idno>Linea 2_Fort.14</idno>
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              <p>Lorem ipsum dolor sit amet</p>
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        <language ident="it">Italian</language>
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      <docDate>
        <date>1903</date>
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        <p>
          Lettera di
          <persName key="Fortunato, Giustino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3771725">Giustino Fortunato</persName>
          a Guglielmo Ferrero
        </p>
        <lb />
        <p>Roma, 20 febbraio 1903</p>
        <lb />
        <p>Mio caro amico,</p>
        <lb />
        <p>
          non è facile né punto piacevole l’impresa; ma è doverosa e nobile. Io sono a Sua disposizione per tutto ciò che occorre. Ci rivedremo qui, in occasione del Congresso storico, e ne parleremo minutamente. Non bisogneranno molte lettere di presentazione. Quel che occorre è vedere un gran tratto del territorio dal Gran Sasso all’
          <placeName key="Aspromonte" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q303853">Aspromonte</placeName>
          , la metà quasi della penisola, che (tranne la Campania dalla foce del Garigliano al Sele e in dentro fino ad Avellino e a Benevento, e tranne Terra di Bari da Barletta a Brindisi e in dentro fino a Gravina e ad
          <placeName key="Altamura" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q19306">Altamura</placeName>
          ) non vale se non assai poco o nulla. Vedere, niente altro che vedere, la gran distesa di terre argillose, sterili, deserte, ovunque terribilmente malariche. Vedere, vedere! Il paesaggio parla. E non c’è eloquenza che valga che valga la sua. Vedere il gran nodo montuoso degli Abruzzi, poverissimi, che da secoli emigra a Roma; il monotono altipiano argilloso del Molise, cui si riattaccano i circondarii di San Bartolomeo in Galdo (Benevento) e i due di Sant’Angelo de’ Lombardi e di Ariano (Ariano); l’arida, infinita steppa del Tavoliere di Puglia; l’enorme fiosso dello stivale, la mia
          <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
          , che è tutto uno spettacolo di desolazione; infine, le
          <placeName key="Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1458">Calabria</placeName>
          , uno sfasciume di detrito granitico. Poche oasi, in tanto squallore: la conca di Sulmona, i vigneti del mio
          <placeName key="Monte Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
          , il boscoso Gargano, i bordi dell’ultima
          <placeName key="Reggio Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q8471">Reggio Calabria</placeName>
          , parte se non tutta Terra d’Otranto. Un gran tutto geografico, con due sole pianure fertili in grembo a esso, l’una sul Tirreno (la Campania) l’altra sull’Adriatico (Terra di Bari), un gran tutto geografico, che è stato un gran tutto politico, dal IX secolo fino al 1860. È il destino geografico che ha deciso delle sorti del
          <placeName key="Mezzogiorno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q207989">Mezzogiorno</placeName>
          . E l’Italia ignora di aver mezzo il suo corpo poco meno che buono a nulla! E sogna grandezze. I meridionali, in questo, peggio de’ settentrionali. Ragione per cui ieri votaron tutti in favore delle spese militari…
        </p>
        <p>
          Cominciare dunque il giro dagli Abruzzi, scendere dal Molise in Capitanata, di là girovagare in
          <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
          e indi finire in
          <placeName key="Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1458">Calabria</placeName>
          . Questo, per ora, ne’ suoi lineamenti generali, l’itinerario. A voce sarà bene definirlo tappa per tappa.
        </p>
        <p>
          Un suo libro sul
          <placeName key="Mezzogiorno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q207989">Mezzogiorno</placeName>
          ! Il
          <placeName key="Mezzogiorno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q207989">Mezzogiorno</placeName>
          è la questione stessa d’Italia, perché o la pace dura, e l’Italia non sarà mai nulla di grande nel mondo moderno con mezzo il suo corpo incancherito, o avrà la guerra, e il
          <placeName key="Mezzogiorno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q207989">Mezzogiorno</placeName>
          le addenterà i garretti. La terribilità del problema consiste nell’armonica durevole coesistenza in un unico corpo di nazione e di Stato di due parti eguali di territorio, fra esse assolutamente difformi per ragioni naturali, e delle quali l’una assai inferiore all’altra per potenzialità economica. Le due Italie! Sono stato primo a rilevare ciò, trent’anni addietro, nella «Rassegna Settimanale», e i fatti mi han dato ragione. Molto più di me ne daranno, se gl’italiani continueranno a conoscer tutto meno che l’Italia, com’è.
        </p>
        <p>Le inviai, cinque o sei anni addietro, un mio volume di Scritti Varii? Se non, me lo dica, liberamente.</p>
        <lb />
        <p>
          <placeName key="Villaggio Gaudiano">Villaggio Gaudiano</placeName>
          , 27 febbraio 1903
        </p>
        <lb />
        <p>Mio caro amico,</p>
        <lb />
        <p>sono qui per breve ora, avendo qui dovuto accompagnare mio fratello convalescente, e qui ricevo la Sua del 25.</p>
        <p>Il 10 marzo sarò a Roma. Se, per caso, mi dovessi trovare a Napoli, mi avvisi anche per telegrafo: partirei immediatamente.</p>
        <p>
          Una cosa di venti giorni! Che dirle? Cominci intanto quest’anno. Ahimé, è così ingannevole al primo aspetto, in una breve fugace corsa, il
          <placeName key="Mezzogiorno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q207989">Mezzogiorno</placeName>
          !
        </p>
        <p>E, certo, dovrà anche veder le persone, oltre il paesaggio. Ne sentirà delle belle. Più che confusione, qui è anarchia di idee. Soprattutto i meridionali credono di essere possessori del giardino d’Italia, anzi del mondo…Tutti parlano, i miei basilicatesi più degli altri, delle potenti ricchezze latenti, ec., ec., ecc..</p>
        <p>
          Le mando il mio volume di Scritti Varii. Dia una occhiata qua e là, lasciando da parte L’
          <placeName key="Appennino Meridionale" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3620875">Appennino</placeName>
          della Campania; dia specialmente un’occhiata agli ultimi tre scritti. A p. 367 vedrà che fin dal 1879 io vedevo la questione meridionale in tutta la sua gravità, e a p. 420 che io per primo, a Bologna, nel 1880, feci parola delle due Italie. Occorse allora un po’ di coraggio!
        </p>
        <p>A rivederci, dunque, a Roma.</p>
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      </div>
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