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      <titleStmt>
        <title>Vulture e valle dell'Ofanto nelle pergamene dell'Archivio Capitolare di Venosa</title>
        <author>Fortunato, Giustino</author>
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          <name>Carmine Cassino</name>
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          <name>Carmine Cassino</name>
          <resp>transcription by</resp>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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          <bibl type="edition">"Riccardo da Venosa e il suo tempo", Trani, Vecchi e C.,1918, pp.18-21.</bibl>
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            <idno>Linea 2_Fort.9</idno>
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              <p>Lorem ipsum dolor sit amet</p>
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              <p>Lorem ipsum dolor sit amet</p>
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        <language ident="it">Italian</language>
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          <term type="form">prose</term>
          <term type="genre">historiography</term>
          <term type="function">narrative</term>
          <term type="source">literary</term>
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      <docDate>
        <date>1918</date>
      </docDate>
      <div type="text">
        <p>
          L’archivio capitolare di
          <placeName key="Venosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52691">Venosa</placeName>
          serba ancora un centinaio di pergamene, che inesattamente ricordate dallo CHALANDON
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          , io spero dare alle stampe insieme con quelle, molto meno importanti, di
          <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
          e di
          <placeName key="Lavello" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52593">Lavello</placeName>
          . Le più antiche e di maggiore interesse, quasi tutte pie donazioni di povera gente più o meno grecizzata, provengono da
          <placeName key="Eremo di San Nicola di Morbano (Venosa)">San Nicola di Morbano</placeName>
          , il solo convento basiliano che sopravvisse lungamente sul
          <placeName key="Vulture-Melfese" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q448096">Vulture</placeName>
          al dominio bizantino, e di cui non avanza se non il nome presso un’altura tra
          <placeName key="Venosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52691">Venosa</placeName>
          e
          <placeName key="Ginestra" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52575">Ginestra</placeName>
          , oltre il
          <placeName key="Lapilloso (torrente)">torrente Lapilloso</placeName>
          , in monte cui dicitur
          <placeName key="Monte Ciliano">Ciliano</placeName>
          . I monaci, che durante il Duecento sottoscrivevano ancora in greco, chiesero nel 1260 a papa Alessandro IV, e due anni dopo ottennero da papa Urbano IV, di essere incorporati alla badia di Grottaferrata, de’ colli laziali: la qual cosa non avvenne se non più tardi, poi che nelle carte venosine il convento esiste tuttora l’anno 1305. – Esse convalidano le precedenti mie affermazioni, circa i giudici ad contractus:
          <placeName key="Venosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52691">Venosa</placeName>
          ne albergava parecchi, e il 1105 v’era giudice un
          <persName key="Giovanni da Melfi">Giovanni da Melfi</persName>
          , come il 1270 un
          <persName key="Nicola da Venosa">Nicola da Venosa</persName>
          faceva da giudice a
          <placeName key="Rapolla" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52644">Rapolla</placeName>
          .
        </p>
        <p>
          La prima è in data del 10005, «trentesimo anno dell’impero di Basilio [II] e Costantino»: ossia, anteriore di quattro anni alla prima sommossa di Bari provocata da Melo contro i bizantini, di dodici al ritorno di Melo con i primi normanni in Puglia, e la loro disfatta a Canne, - donde il catapano Bojanni ebbe motivo a restaurare ed a fortificare le città di confine, verso il ducato longobardo,
          <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
          , Troia, Fiorentino, Dragonara e Civitate. Seguono tre altre, una del 1026, due del ’27, «primo e secondo anno dell’impero di Costantino [VIII]».
        </p>
        <p>
          Poi più nulla, per quasi un ottantennio, - durante l’irrompere della grande rivoluzione pugliese, che mosse da Ascoli, alle porte del
          <placeName key="Monte Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q509433">Vulture</placeName>
          , e della facile conquista normanna, che iniziatasi con la occupazione di
          <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
          nell’autunno del ’40, venne sanzionata da papa Nicola II nel concilio della stessa
          <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
          l’agosto del ’59 e compiuta con la resa a discrezione di Bari il ’71 e della longobarda Salerno il ’77.
        </p>
        <p>
          Appartengono al periodo normanno le successive carte del 1105, del ’12, del ’22, del ’38 e del ’53: singolare quella del ’22, anteriore di otto anni alla proclamazione in Palermo del maggior regno che per otto secoli ebbe l’Italia, - poi che da essa a me pare venga fuori ignoto finora, un Mattero, uno de’ tanti illegittimi del
          <persName key="Ruggero Borsa">duca Ruggero Bursa</persName>
          , munifico largitore di beni alle chiese del
          <placeName key="Vulture-Melfese" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q448096">Vulture</placeName>
          . Dopo una seconda interruzione di cinquant’anni, succedono le sveve: nove delle quali, tra regno (1204 e ’05) e impero (’08, ’22, ’24, ’25, ’48, ’49 e ’50), di
          <persName key="Federico II di Svevia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q130221">Federico II</persName>
          ; cinque di
          <persName key="Corrado di Svevia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q648938">Corrado [Corradino]</persName>
          , durante il baliato di
          <persName key="Manfredi di Sicilia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q164889">Manfredi</persName>
          (due del ’55, due del ’56, una del ’58); tre, infine, dello stesso
          <persName key="Manfredi di Sicilia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q164889">Manfredi</persName>
          (’61, ’63 e ’64), proclamato re l’agosto del ’58.
        </p>
        <p>
          Ed ecco, nella seconda del ’55, comparir lui,
          <persName key=" Riccardo da Venosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3934658">Riccardo</persName>
          , - a parer mio, il giudice «versilogo»: non più giovane, perché nato col secolo, se, come giudice, venticinque anni prima doveva contarne non meno di trenta; e tra’ notabili della città , «da’ sommi ed imi assai amato» (v.22), nè ignoto alla Corte, se allora gli era pure avvenuto di offrire all’invitto imperatore il suo componimento… (O non c’è abbastanza ma si può avvertire, per ammettere che nel corso di venticinque anni un omonimo sia potuto succedere al nostro verseggiatore, e partecipare all’atto del ’55? Senza dubbio, poi che siamo in causa prettamente indiziaria: chè anzi, men che indizi valgono sia il tòno cattedratico del breve esordio notarile sia la corrispondente espressione della firma, venusinorum gens, del ventesimo verso del poemetto. Ma, supposizione per supposizione, è questa forse più verosimile dell’altra? e se tale non è, se delle due, pur non pretendendo di sostituire la probabilità alla certezza, si dee ritener vera la meno contraria al semplice corso delle cose, perchè rigettar quella, che può essere assai più facilmente creduta?)
        </p>
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            <hi rend="italic">Histoire de la domination normande en Italie et en Sicile</hi>
            , Parigi, 1907, vol. I, p. 24.
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