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        <title>Responsione del signore alla petitione, mostrandoli argomenti in contrario de non meritare gratia, e promette rasone.</title>
        <author>Bartolomeo Miniatore</author>
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          <resp>transcription by</resp>
          <name>Cristiano Amendola</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2025</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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          <bibl type="source">Bologna, Biblioteca Universitaria, 226 (già 272), cc. 45v-47r.</bibl>
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          <msIdentifier>
            <idno>XLIX</idno>
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              <p>
                Risposta alla precedente petizione nella quale il
                <roleName key="Astorre II Manfredi">signore</roleName>
                si dichiara contrario a liberare l'omicida dalla pena capitale.
              </p>
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          </msContents>
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              <p>45v-47r</p>
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          Responsione del signore alla petitione, mostrandoli argomenti in contrario de non meritare gratia
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          , e promette rasone.
        </p>
        <span type="notes">
          <note xml:id="Nu69j1uy2o" type="alpha">
            <hi rend="italic">Dopo</hi>
            gratia
            <hi rend="italic">prosegue nel marg. sin.</hi>
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        <p rend="1">1. I casi inopinati e gli accidenti varii contra i quali raro si [46r] può contrastare, e che sì sovente al mondo nascono tra mortali, d’i quali senza grandissima difficultate non si può investigare la origine né sapere la vera casone del suo improviso movimento, fano molte volte star sospisi li animi di coloro che la correctione di quilli hano a iudicare. 2. E talvolta, per discorso de imaginatione, mediante qualche minima coniectura porgono sopra quilli difinitiva sententia come se presenti fusseno stati al’occorso caso e fortuito advenimento, come hora cum supportatione haveti fatto voi.</p>
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      </div>
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        <p rend="3">
          3. Inperhoché, volendomi persuadere che ad ogni modo
          <persName key="Giacomo da Lucca">Iacopo</persName>
          vostro amico, il quale ha de vita privo
          <persName key="Giovanni Furlano">Giovanni</persName>
          suo nimico, sia degno de gratia e non de punitione, e che merita perdono, affirmando lui haver fatto suo debito e che li è stato licito a comettere tale homicidio, e volere hora, doppo il fatto, venire [46v] sotto colore de iustitia e de pietà ala diffesa sua, che molto meglio e più salutifero soccorso seria stato al mio iuditio che questi vostri sottili argomenti voi li havesti usati cum ogni cautela ad extinguere prima fra loro la già inveterata et accesa inimicitia, la quale a voi e a tutta la terra era nota e famosa, raducendoli a qualche bona concordia e humana pace. 4.  E così ad un medesmo tempo haverestivo salvato del’uno e del’altro l’honore e la vita.
        </p>
        <p rend="5">5. E chi può sapere se l’amico vostro havea in sé quel medesimo talento e maligna dispositione in verso il suo nimico, che poi in fatto se è ritrovato essere per lo contrario, et maxime andando sempre cum le arme occulte preparato, e così ala offesa come ala diffesa? 6. E qual iudice sì divino e perspicace serrà, che la intentione di tale effetto possa veramente examinare, se non per quanto apare e mostra la manifesta operatione? 7. Certo niuno. Pur nientedimeno [47r] le lege sono fatte, e quelle cum debita veneratione dovemo observare.</p>
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      <div type="escatocollo">
        <p rend="8">8. E pertanto, concludendo, andareti dal nostro potestate, et a lui fareti le vostre allegationi, e noi cometteremo che humanamente vi ascolti e che maturamente in ciò proceda, siché l’amico vostro, in quanto la honestà premette, habia da noi adimandato favore, il quale sempre a çascun concedemo voluntieri.</p>
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