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        <title>Risposta ala sopraditta peticione cum benigitade e confessione del delinquente.</title>
        <author>Bartolomeo Miniatore</author>
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          <resp>transcription by</resp>
          <name>Cristiano Amendola</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2025</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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          <bibl type="source">Bologna, Biblioteca Universitaria, 226 (già 272), cc. 33r-34v.</bibl>
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            <idno>XXXVI</idno>
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              <p>Il signore accorda la petizione, ma interrompe ogni rapporto col graziato.</p>
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          </msContents>
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              <p>33r-34v</p>
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        <p>Risposta ala sopraditta peticione cum benigitade e confessione del delinquente.</p>
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        <p rend="1">
          1. Se la iustitia, amico carissimo, in terra non fusse, hor che seriano le citate e le provincie? Che seriano i regni e l’universo mondo? Certo, non [33v] altro che latrocinii seria, e hospitio d’ogni male. 2. Mai seria in terra pace o bene alcuno, ma odio sempre, e cruda inimicitia cum mille vitii, sceleragine e peccati. 3. Nesuno
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          potria mai star securo in le sue cose, no·mai se staria sencia aspra guerra pensando
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          sempre come l’uno l’altro si potesse cum fraude ingannare.
        </p>
        <p rend="4">4. Dove seria l’amore, il timore e la benivolentia? Dove seria la familiaritate e la gratissima amicitia? Certo non altro che infinito male e continua discordia.</p>
        <span type="notes">
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            <hi rend="italic">Segue un segno di riscontro.</hi>
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            <hi rend="italic">Segue un segno di riscontro.</hi>
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        </span>
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      <div type="testo">
        <p rend="5">5. 5. Hora aduncha, amico mio, il qual fra gli altri da mi principalmente sete strettamente amato, non bisogna dechiararvi quanto capital già feci de costui del qual tanto me constrengeti a clementia e pietate, ma investigati da lui quanto in la casa mia lui havea domestica libertate, e quanto in la robba [34r] mia veramente potea, e de tutte le cose mie era il signore come io.</p>
        <p rend="6">6. Come seria aduncha possibile ch’io levasse la mia mano a far cosa che grata li fusse, che, come vedete, e hora nimico del mio honore, dela fama e della propria sì duramente se è dimostrato?</p>
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      </div>
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      <div type="escatocollo">
        <p rend="7">7. Nientedimeno, perch’io ho determinato che ’l vostro amore e ’l mio sia reciproco, e che mai non sia vano il vostro sperare in me, li perdono la ingiuria facta in verso di me, ma non l’honore e la fama tolta, et anche non voglio che quella consuetudine e conversatione che è stata per lo passato tra lui e mi li sia più per lo avenire.</p>
        <p rend="8">8. Ma così com’io po[n]go in oblio il male che lui m’ha fatto anchora non uscito de memoria, così voglio che sia il bene, il quale se per lo tempo a venire lui se ingegnarà de exercitare [34v] credo che optimamente li potrà giovare.</p>
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