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        <title>Attraverso la Lucania: G. Comisso</title>
        <author>Comisso, Giovanni</author>
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          <name>Sara Petta</name>
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          <name>Sara Petta</name>
          <resp>transcription by</resp>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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            <idno>Spiritus loci -55</idno>
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        <p>
          Viaggio in
          <placeName key="Magna Grecia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q184313">Magna Grecia</placeName>
        </p>
        <p>
          Attraverso la
          <placeName key="Lucania" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1131978">Lucania</placeName>
        </p>
        <p>
          <placeName key="Metaponto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q18428693">Metaponto</placeName>
          , maggio
        </p>
        <p>
          Persistere a lungo, a
          <placeName key="Sorrento" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q72672">Capo di Sorrento</placeName>
          tra gli olivi, gli aranceti e gli alberi in fiore dava l’impazienza. Un’impazienza generata da troppa energia ridiffusa nel corpo e dalla convinzione che se non si riesciva a staccarsi quanto prima da quel mirabile luogo, si sarebbe finiti col rimanervi attaccati per sempre. Convenne quindi ritrovare la volontà di partire.
        </p>
        <p>
          Mi balenava un desiderio vago dell’estremo sud dell’
          <placeName key="Italia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38">Italia</placeName>
          . Secondo la solita storia appresa nelle scuole nulla era prima di
          <placeName key="Roma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q220">Roma</placeName>
          in
          <placeName key="Italia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38">Italia</placeName>
          ; per un programma partigiano prestabilito fin dagli storici latini, degli
          <persName key="Etruschi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17161">Etruschi</persName>
          e delle colonie greche italiote quasi tutto doveva essere passato sotto silenzio per non rivelare che sulla nostra terra erano esistite prima di quella di
          <placeName key="Roma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q220">Roma</placeName>
          certe civiltà che in molti punti non furono superate dalla latina.
          <placeName key="Roma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q220">Roma</placeName>
          ebbe idee semplici e diritte, pratiche e violentemente feconde, necessarie ad un predominio vasto su popoli molteplici, l’
          <placeName key="Etruria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q206730">Etruria</placeName>
          invece e la
          <placeName key="Magna Grecia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q184313">Magna Grecia</placeName>
          ferme solo a se stesse non pensavano che in profondità e in altezza. Per
          <placeName key="Roma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q220">Roma</placeName>
          il suo scopo erano gli uomini, per l’
          <placeName key="Etruria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q206730">Etruria</placeName>
          e la
          <placeName key="Magna Grecia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q184313">Magna Grecia</placeName>
          , l’uomo. Il desiderio di vedere la spiaggia da
          <placeName key="Taranto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13498">Taranto</placeName>
          a
          <placeName key="Crotone" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q6681">Crotone</placeName>
          mi si formava sempre più concreto, quando mi si offerse l’occasione di conoscere un artista (un artista di caffè concerto) di qualità generico che aveva avuto la malaugurata idea di andare a
          <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
          cercando di poter cantare nei teatri. Era come un portare vasi a
          <placeName key="Samo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q156882">Samo</placeName>
          . Aveva passato le sue giornate cercando ora di un impresario, ora d’un altro, tutti larghi di promesse, ma al momento di concludere non si facevano trovare. Tanto per farsi sentire aveva accettato di prodursi gratuitamente e come conforto gli avevano dato un cartoccio di cioccolatini. Aveva uno sguardo audacissimo da dominatore di folle e dimostrava che non si sarebbe mai perduto di coraggio. Il suo nome d’arte era
          <persName key="Smeraldo">Smeraldo</persName>
          , e aveva deciso di partire per
          <placeName key="Taranto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13498">Taranto</placeName>
          , dove sperava poter dar prova di quelle sue qualità artistiche che
          <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
          sdegnava di ricostruirgli. Un tale compagno di viaggio mi lusingava potesse togliermi la noia dei lunghi percorsi ferroviari. E partimmo. In treno mi prese un grande sonno. Al risveglio intravvidi pendii coperti d’olivi e di frutteti in fiore e su, sulle cime degli alti colli, bianchi paesi e più su ancora le vette delle montagne coperte di neve: eravamo nel centro della
          <placeName key="Lucania" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1131978">Lucania</placeName>
          .
        </p>
        <p>
          <persName key="Smeraldo">Smeraldo</persName>
          stava in amabile conversazione con due donne, una anziana e l’altra giovanissima, e stetti in ascolto: «Come dite, voi, vino?», chiedeva
          <persName key="Smeraldo">Smeraldo</persName>
          , e la donna giovanissima pronunciava una parola incomprensibile sibilante ed aspirata. Continuarono per un pezzo intorno a varie parole senza che il mio compagno ne ritraesse grande profitto. Non sapevo spiegarmi quale lingua quelle donne parlassero e mi alzai per chiederlo. Erano albanesi di
          <placeName key="San Cosmo Albanese" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53957">San Cosimo</placeName>
          di
          <placeName key="Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1458">Calabria</placeName>
          , un paese interamente abitato da albanesi. Ritornavano da
          <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
          dove erano state ospiti di parenti, entrambe avevano grandi occhi chiari e sereni, e nel parlare in italiano usavano una calma grandissima sul tono d’una cantilena lenta e dolce.
          <persName key="Smeraldo">Smeraldo</persName>
          chiese loro se a
          <placeName key="San Cosmo Albanese" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53957">San Cosimo</placeName>
          v’era teatro o cinematografo. Non v’era né l’uno, né l’altro: «Noi non siamo abituati, i nostri parenti di
          <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
          ci vollero portare una sera al cinematografo, ma ci siamo addormentate: noi non siamo abituati». «Ma che vita fate a
          <placeName key="San Cosmo Albanese" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53957">San Cosimo</placeName>
          ?» insistette. «A
          <placeName key="San Cosmo Albanese" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53957">San Cosimo</placeName>
          si lavora tanto, si mangia poco, si dorme poco e si fanno tanti figlioli» disse l’anziana, e noi ci si diede a ridere tanto da stupirle nella loro serenità.
        </p>
        <p>
          <persName key="Smeraldo">Smeraldo</persName>
          fremeva di sbalordire quelle povere donne: «Ma voi non sapete cosa sia la vita moderna? Non sapete come vivono le donne nelle grandi città? Ora vi dirò io cosa bisogna fare: la donna per essere veramente moderna deve tingersi le labbra, le guance, tagliarsi le sopracciglia e poi dipingersele sottili e ad arco col lapis. Sapete almeno cosa è la cipria? Non avete mai visto le donne con le unghie smaltate di rosso?». «Noi non siamo abituate e non sappiamo niente di questo» ripeteva la anziana, mentre la giovane, rossa nelle sue labbra e nelle sue guance per opera della natura, ascoltava tenendo fissi gli occhi come all’apparizione di cosa incredibile.
          <persName key="Smeraldo">Smeraldo</persName>
          ritornava ad insistere, da ultimo l’anziana troncò le sue parole additando la valigia di lui: «Ma tutte queste cose le tenete nella vostra valigia? Se voi avete l’intenzione di vendercele è inutile, perché noi non siamo abituate, e perdete il vostro tempo». Ancora ritornammo a ridere: la donna lo aveva scambiato per un venditore di cipria e di belletto. Ci chiesero il permesso di mangiare un boccone e tratto fuori da una sacca un grosso pane e formaggio profumatissimo, dop o avercene fatto l’offerta d’uso, si misero a mangiare e le lasciammo in pace.
        </p>
        <p>
          Il treno intanto attraversava un vasto altipiano con montagne lontane bianche di neve e pastori che indossavano una casacca di pelle di pecora. Di tanto in tanto ci si fermava a piccole stazioni di paesi situati sull’alto dei colli, come
          <placeName key="Picerno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52634">Picerno</placeName>
          , stupendo, tutto occupante verso una valle, poi
          <placeName key="Potenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3543">Potenza</placeName>
          , poi
          <placeName key="Trivigno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52688">Trivigno</placeName>
          con le sue nere case sulla cima d’un pendio tutto cosparso di rosee frondi di pesco. Questa era la forte
          <placeName key="Lucania" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1131978">Lucania</placeName>
          , che in lotta fin dall’approdo dei greci finì col sopraffarli. Qui nasce la tenace gente lucana che dalla sua stessa terra avara trae la sua virtù di lotta e di resistenza. Di qui vengono quei soldati piccoli e bruni, dalle gambe arcuate che si vedono la domenica nelle nostre città settentrionali orgogliosi dei loro guanti bianchi fare tutta la loro festa guardando le vetrine dei negozi, e il rancio della caserma è un pasto lussuoso e amano il comandante del reggimento come fosse il loro vescovo e il loro capitano come il loro padre. La loro virtù è la stessa come duemila anni fa. E per i loro avi precipitarsi nelle primavere sacre alle conquiste guerriere verso il
          <placeName key="Mar Ionio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q37495">mare Ionio</placeName>
          e distruggere le opulente e fortunate città della
          <placeName key="Magna Grecia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q184313">Magna Grecia</placeName>
          era come un vendicarsi d’un’ingiustizia. Da questa terra dove ogni passo è da sempre o in salita o in discesa vengono quei soldati per i quali camminare sulle nostre strade piane è come un andare in automobile e nei tempi di guerra sulle
          <placeName key="Alpi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1286">Alpi</placeName>
          , la trincea era come un ritornare accanto alle loro pecore sulle cime dei loro monti, coperti dalla casacca di pelle, immutabile riparo tanto al vento del giorno, come a quello della notte. Nulla domandano; pura, vergine, fortissima razza, nata da queste montagne, ferma per l’eternità, che crede nella durezza della sua vita, implacabilmente, come in una religione da crociate.
        </p>
        <p>
          Già eravamo nella valle del
          <placeName key="Basento" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q791190">Basento</placeName>
          , verde di grano. Proposi a
          <persName key="Smeraldo">Smeraldo</persName>
          di scendere a
          <placeName key="Metaponto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q18428693">Metaponto</placeName>
          , gli spiegai che era stata una grande e famosa città, là si sarebbe pernottato. Avevamo qualche ora per visitare la città antica e al mattino si sarebbe proseguito per
          <placeName key="Taranto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13498">Taranto</placeName>
          . Alle mie parole: - grande e famosa – egli fu attratto sicuro di poter combinare qualcosa come canzonettista generico e accettò con entusiasmo.
        </p>
        <p>
          <persName key="Comisso, Giovanni" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51186">Giovanni Comisso</persName>
        </p>
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      </div>
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