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        <title>L'uva puttanella [VI]: R. Scotellaro</title>
        <author>Scotellaro, Rocco</author>
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          <name>Sara Petta</name>
          <resp>transcription by</resp>
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          <name>Sara Petta</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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          <bibl type="edition">Tutte le opere, a cura di F. Vitelli, G. Dell'Aquila, S. Martelli, Mondadori, Milano, 2019, pp. 451-454.</bibl>
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            <idno>Spiritus loci -53</idno>
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        <language ident="it">Italian</language>
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      <docDate>
        <date>1955</date>
      </docDate>
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        <p>[VI]</p>
        <p>
          Or mentre i paesi restavano all’oscuro, a
          <placeName key="Potenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3543">Potenza</placeName>
          l’indomani con la luce del giorno si rivedevano a gruppi per le strade, arrivava il
          <persName key="Valente, Concetto">direttore</persName>
          del
          <placeName key="Museo provinciale di Potenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3867731">Museo</placeName>
          con le mani tremanti, dicevano: «Guarda, i morti camminano» e lui rispondeva: «Sono vivo per miracolo»; e gli striscioni proclamavano lo stato d’assedio della città, e un colonnello si uccideva o l’uccisero, le case erano alberi sotto il vento e facevano paura più loro del cimitero e il largo stesso della campagna infido, da dove sarebbero giunti altri soldati e bandiere e divise e faccie, e giunsero e tutto parve, l’accaduto e le morti, un sogno brutto per noi che restammo.
        </p>
        <p>Al paese arrivavano ogni giorno soldati con le barbe, dicevano: «Rinfresco di casa mia» e si buttavano sui letti.</p>
        <p>Al casino più bello di campagna, a due piani, in mezzo a un mandorleto giovane, si arrivava dalla rotabile per un viale tra i cordoni di mortella. O che si sentirono il fracasso dei piatti e il suono del vecchio grammofono o che il padrone fosse irresistibilmente chiamato al balcone di casa sua, subito l’indomani si seppe che il casino era stato visitato dai tedeschi di passaggio. Allora fu l’avvocato a dire il suo piano, ché lo accompagnassero sul posto uomini armati per tentare di riavere contro i danni e la ruberia, armi e munizioni e benzina. Con la benzina poteva rifarsi. L’avvocato viaggiava in carrozzino tirato da un asino, le due pistole antiche di cavalleria, una a destra una a sinistra, e il giovane milite ferroviario col suo moschetto, il padrone con la sigaretta in bocca e i due mezzadri con le accette che avevano. Un chilometro di strada, un chilometro di propositi fieri di vendetta: «Sono dei giovinastri isolati, sono gli ultimi, li afferreremo».</p>
        <p>Ma ecco una chiacchiera di motori si sentì lontana. Forse scappavano sempre verso su: «Avanti, presto» gridava l’avvocato. I motori erano sempre meno lontani, non era un giuoco del vento, i tedeschi tornavano indietro.</p>
        <p>
          All’altezza del casino, in curva, la pattuglia dell’avvocato si fermò, le motociclette dei tedeschi sbucarono in processione: polvere all’avvocato e alla comitiva, afflitta al cancello del casino. All’arrivo dei camion l’avvocato non ne poté più, levò tutt’e due le braccia gridando: «Heil
          <persName key="Hitler, Adolf" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q352">Hitler</persName>
          !» e poiché quelli non gli risposero, lui continuò, benché sfiduciato e in tono minore, il suo grido. Che non avrebbe fatto per riceverne una risposta, almeno di una mano aperta e chiusa! Aveva una maschera in faccia desolata e con quella – come issata alla punta del bastone – chiedeva sostegno agli altri, che, poveretti, erano nelle sue mani. Così erano umili le case del paese dietro la collina, pronte a chinare porte e finestre ai temporali. Erano solo una nube questi tedeschi o la schiera di gru che portano l’anno buono e il cattivo e fanno alzare gli occhi da terra, questo fanno. Infine l’avvocato lanciò il suo cappello all’ultimo motociclista: rimase fisso quanto poté a vedere il fumo del tubo di scappamento che gli parve una risposta, così cruda da svegliarlo.
        </p>
        <p>Il 18 settembre venne una giornata fresca e l’aria una pagina bianca. Potevano essere le dieci del mattino, l’ora della contentezza del mondo, ognuno si è istradato, nel paese e fuori in campagna e oltre le montagne.</p>
        <p>
          Sarebbero giunti gl’inglesi, le donne e i piazzaiuoli dovevano essere poche centinaia, stettero a guardare la rotabile verso la
          <placeName key="Serra">Serra</placeName>
          , il sole che sorgeva di là alle dieci si era spostato sul
          <placeName key="Basento" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q791190">Basento</placeName>
          . I contadini erano scesi in campagna approfittando della sicurezza che la guerra finiva. Come mai quelle poche centinaia di donne e di piazzaiuoli: c’erano i preti, i commercianti, gli artigiani, gli studenti erano così giulivi, le loro mani erano pronte a scattare in applausi la loro bocca a gridare “viva”? Quei preparativi, quell’attesa sono così rari: per
          <persName key="Nitti, Francesco Saverio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q367132">Nitti</persName>
          e
          <persName key="Janfolla, Vincenzo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4013323">Ianfolla</persName>
          ai tempi delle elezioni, per il vescovo che venne sul cavallo bianco, per il Dottore che tornò dal confino, poi per
          <persName key="Mussolini, Benito" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q23559">Mussolini</persName>
          che si prese in braccio il figlio d’un capitano caduto, lo baciò, lo dette nelle braccia d’un altro, rientrò in macchina mentre
          <persName key="Starace, Achille" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q340254">Starace</persName>
          prendeva a pugni l’esattore che voleva avvicinarsi in un impeto di affetto patriottico, sicché tutta la folla dietro i cordoni smise di gridare.
        </p>
        <p>
          Va così: il podestà e il vice avevano – per interposte persone – trattato l’avvenimento dell’arrivo, la sera prima. Fino a quel momento – tra il passo e spasso dei tedeschi – quando anche il maresciallo aveva detto a
          <persName key="Carminella">Carminella</persName>
          , la padrona della trattoria: «Fammi stare qua» si era spogliato, «perché ci sono i tedeschi in piazza»; il podestà e il vice avevano passato i guai loro.
        </p>
        <p>
          C’era gente che girava prendendo i nomi di
          <persName key="Mastro Innocenzo">Mastro Innocenzo</persName>
          e di chi era stato in
          <placeName key="America" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q828">America</placeName>
          , di qualche giovane dalla testa calda di
          <persName key="Mastro Innocenzo">mastro Innocenzo</persName>
          .
        </p>
        <p>«Vengono?» s’informava il vice. «Vengono» gli risposero «i tedeschi di nuovo.»</p>
        <p>
          Corse a chiamare il Messo perché aprisse il Municipio: «Là è nascosto, incartalo bene, mettilo in un cesto.» Fece rimettere a posto il ritratto di
          <persName key="Mussolini, Benito" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q23559">Mussolini</persName>
          , accanto a quello del Re. Dopo tutto pareva meglio la parete, col crocefisso di stucco in mezzo.
        </p>
        <p>La sera prima venne il fiorentino che teneva lo spaccio alla stazione e gli disse: «Vedi che gl’inglesi vengono domani». Il Vice richiamò il Messo: «E quello dobbiamo lasciarlo?» gli chiese il Messo – puntando il Re. «Non pare brutta la parete?»</p>
        <p>
          Il Vice: «Già per coprire quel bianco. Non abbiamo una madonna, un
          <persName key="Colombo, Cristoforo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q7322">Cristoforo Colombo</persName>
          ?».
        </p>
        <p>Il Messo: «Abbiamo della stessa grandezza, tra le carte, un altro Re».</p>
        <p>
          Fecero le prove, andava benissimo
          <persName key="Vittorio Emanuele II d'Italia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q168691">Vittorio Emanuele secondo</persName>
          , e lo misero.
        </p>
        <p>Mandarono il bando: “Domani mattina alle dieci, tutti in piazza, ché vengono gl’inglesi”.</p>
        <p>Alla porta del Monte il podestà e il vice furono fatti montare sulla jeep del capitano canadese, da dove troneggiavano, in piazza, battendo le mani, e gridando alla piccola folla: «E che fate? Forza, battete le mani» uno da una parte, il vice dall’altra.</p>
        <p>
          Si alzò dalla sedia del Lotto l’avvocato antifascista, alto, bianco e rosso, col suo cappello a falde alla moda di venti anni prima e nel gazzabuglio delle donne che paravano i senali, dei bimbi che coglievano i cioccolati come allo sposalizio togliendosi il cappello, levandolo alto, l’avvocato gridò: «Viva l’
          <placeName key="Italia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38">Italia</placeName>
          !» e si risedette.
        </p>
        <p>
          Gli risposero tutti tacendo, freddi nelle guancie, tutti parlarono di questo freddo poi; il capitano che spinse la jeep nella bella piazza con le selci che luccicavano come l’aria delle dieci, lanciò altre manate di regali. I bambini e le donne si pestavano per terra a cogliere, gli studenti erano rimasti dall’avvocato, si vide un terzo gruppo giostrare, dietro i bambini e le donne. Scendendo dal corso, a passi di cavallo, sprofumato
          <persName key="Don Enrico">Don Enrico</persName>
          si avvicinò a quel gruppo. A un tratto: «Eccolo» gridò tanto forte che il capitano e tutti si voltarono a lui. E lui così coperto di sguardi, si mosse tra la folla verso un uomo: prese il Segretario del fascio alla gola, lo tenne quanto tutti lo avessero visto e allora gli tirò uno schiaffo; come un lampo ruppe la folla e si diresse alla jeep, indicando l’uomo che aveva percosso. Ma non successe niente, perché non c’era uno che non sapeva il significato di quel gesto.
        </p>
        <p>
          La jeep mosse balzellando il muso,
          <persName key="Don Enrico">Don Enrico</persName>
          avanti con il lungo dito a far segnale, la folla si dimezzò, qualche trenta persone andarono dietro e rimasero giù, sotto il portone di
          <persName key="Don Enrico">Don Enrico</persName>
          , che aveva già la tavola pronta per il capitano, il podestà, il vice e gli altri canadesi.
        </p>
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