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        <title>Scoperta di un nido: G. D. Giagni</title>
        <author>Giagni, Gian Domenico</author>
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          <resp>mark-up by</resp>
          <name>Sara Petta</name>
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          <resp>transcription by</resp>
          <name>Sara Petta</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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          <bibl type="edition">Fiera Letteraria, a. IX, n. 21-23 maggio 1954, pp. 3-4.</bibl>
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            <idno>Spiritus loci, Giagni5</idno>
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        <language ident="it">Italian</language>
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      <docDate>
        <date>1954</date>
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        <p>Scoperta di un nido</p>
        <p>
          A maggio, a
          <placeName key="Montemurro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52612">Montemurro</placeName>
          , le donne spalancano gli usci di sera e insegnano ai propri figli i nomi delle stelle dei ponti sospesi sull’
          <placeName key="Agri" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q396520">Agri</placeName>
        </p>
        <p>
          Quello che più mi commuove è il silenzio e la rassegnazione del paese dove giunsi qualche settimana fa, dopo circa tre ore di viaggio da
          <placeName key="Potenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3543">Potenza</placeName>
          attraverso maggesi, uliveti, campi di grano ancora verdi e teneri, torrenti, ampie zone rocciose deserte e giallastre, paesi dalle case pressate l'una sull’altra, ponti crollati, boschi intorno alla strada nazionale. È difficile, infatti, trovare un paese del sud rassegnato, è meno difficile trovarlo silenzioso. Dopo tre ore di viaggio diventa impossibile non accorgersi della natura del luogo; io penso che
          <persName key="Magalotti, Lorenzo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q590501">Magalotti</persName>
          ,
          <persName key="Vespucci, Amerigo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q47674">Vespucci</persName>
          ,
          <persName key="Sassetti, Filippo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1413989">Sassetti</persName>
          , tutti i grandi viaggiatori pisani e olandesi ad ogni nodo marino, ad ogni chilometro di terra, sentirono l’aria nuova, l'odore della terra più o meno intenso, il colore delle rose, dei tuberi, variabile. Ho detto ad ogni nodo, ad ogni chilometro, avrei voluto dire ad ogni stilla d’acqua, ad ogni metro.  Per scendere alla
          <placeName key="Val d'Agri" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4007436">valle dell’Agri</placeName>
          basta chiudere gli occhi e sentirla, la strada, come una strada proibita, che porta in un luogo impenetrabile, dove alberi, viottoli, campi sono nati per distoglierti, per innervosirti. La
          <placeName key="Val d'Agri" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4007436">valle dell’Agri</placeName>
          è per davvero un luogo proibito, non riesci a scoprirla se non quando hai i piedi nell’acqua del fiume e ti addormenti tra le vigne e gli uliveti.
        </p>
        <p>
          A
          <placeName key="Montemurro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52612">Montemurro</placeName>
          questo lo sanno, e non portano le capre al pascolo laggiù ma a
          <placeName key="Belliboschi">Belliboschi</placeName>
          , tra le ginestre; e così nasce il silenzio e la rassegnazione di questo paese dai nomi dolcissimi e familiari.
          <placeName key="Piazzale San Domenico">Piazzale San Domenico</placeName>
          era quasi deserto; a mezzogiorno qualcuno torna dalle vigne, dagli orti, e resta fermo sotto il sole. Mancava qualche ora. A quest'ora i ragazzi si avviano all’asilo, i muli salgono verso il bosco. Avevo timore di restar solo sullo spiazzo bianco di sole e di polvere; in più mi soccorrevano i versi e le immagini che da anni il mio amico poeta mi aveva donati, i nomi, gli episodi, li avevo stranamente lontani: Suor Crocifissa,
          <placeName key="Verdesca">Verdesca</placeName>
          , la chiesa di Sant’Antonio. Sarebbe bastata una frase per riportarmeli tutti, per ricordarmi la cara voce del mio amico che adesso fra carte, inquietudini e casse, dinanzi alla finestra di
          <placeName key="Monti Parioli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q20009244">Monte Parioli</placeName>
          era chino sulle proprie mani, diviso da me da quel silenzio e dai molti chilometri di distanza.
        </p>
        <p>
          Ma io adesso bussavo alla sua porta, eravamo in due, con
          <persName key="La Capra, Aldo">Aldo</persName>
          che era venuto con me da
          <placeName key="Potenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3543">Potenza</placeName>
          ; uscirono le donne dalle case, qualche ragazzo si sedette sui gradini, ai nostri piedi. «C'è
          <persName key="Sinisgalli, Vincenzo">Vincenzo</persName>
          dall’altra parte, don
          <persName key="Sinisgalli, Vito Michele">Vito</persName>
          è in campagna» mi disse una donna pallida che abitava di fronte. Scomparve in un vicolo e si dette a gridare un nome. Era quella la sola voce che vi fosse in quel momento a
          <placeName key="Montemurro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52612">Montemurro</placeName>
          , una cadenza nasale la rendeva opaca. Erano le grida che ogni sera giungevano all'amico dalle aie, dagli spiazzali, dagli orti, dopo che i bambini stanchi di far razzia si addormentavano sotto gli alberi. Giungevano da tutta la valle in quella stanza che adesso
          <persName key="Sinisgalli, Vincenzo">Vincenzino</persName>
          mi mostrava con orgoglio, la piccola stanza della casa grande, dove negli scaffali preziosamente si accantonavano antichi trattati di medicina accanto ai testi di analisi algebrica, a volumi di
          <persName key="Voltaire" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q9068">Voltaire</persName>
          .
        </p>
        <p>
          «È vuota questa nostra casa» - disse
          <persName key="Sinisgalli, Vincenzo">Vincenzino</persName>
          . Non so se lui, l’amico poeta, lo avrebbe detto; avrebbe avuto timore: il vuoto, il grande vuoto lo ha sempre addomesticato, a
          <placeName key="Via Rugabella">via Rugabella</placeName>
          , in
          <placeName key="Sardegna" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1462">Sardegna</placeName>
          , sotto
          <placeName key="Monte Mario" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q692719">Monte Mario</placeName>
          , gli ha sempre lasciato un segno muto dinanzi. Per questo i suoi versi abbandonano il rigo, si impiccioliscono, si dilatano; così le sue immagini giovanili, la grande O di
          <persName key="De Pilato, Olga">Olga</persName>
          , il profondo vuoto in cui ritrovava i gesti e il canto della madre, l’amore per Elisabetta.
        </p>
        <p>
          «Siamo soli io e papà, questo salotto non l’apriamo mai», riprese
          <persName key="Sinisgalli, Vincenzo">Vincenzino</persName>
          , il giovane fratello. Uscimmo che il sole lasciava poche ombre, un sole tiepido; le galline bianche giostravano dinanzi ai nostri piedi, salivano e scendevano gradini. Adesso nello spiazzale rivedevo tutto, pagine e pagine mi si voltavano davanti agli occhi. C’era una monaca con i bambini d’intorno, dietro un cancello; nessuno pariava. Era
          <persName key="Sinisgalli, Vincenzo">Vincenzino</persName>
          soltanto, a rileggersi quelle pagine che pensavo di aver perduto nella memoria.
        </p>
        <p>
          Poi scendemmo nel giardino dei due sposi pittori. «Sotto
          <placeName key="Montemurro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52612">Montemurro</placeName>
          esiste una città antichissima, ne sono certo» mi disse lui, Peppino, e mi mostrò un vaso elegantissimo. «Un altro è stato trovato da un certo Falotico». Pose il vaso sul davanzale della finestra bassa e continuò a parlare delle sue ricerche, mostrandomi cocci, lucernini. «Ho trovato il modo di invecchiare i vasi falsi». Questo era per me un miracolo, quel giovane che mi parlava di una città sepolta sotto le cantine di
          <placeName key="Montemurro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52612">Montemurro</placeName>
          , di vasi da invecchiare, di metodi sconosciuti per l’affresco, di cose antichissime, aveva il senso della volpe, per anni si rinchiudeva nella sua tana a sognare i labirinti della città che giaceva sotto un paese silenzioso, a scoprire le tombe, a sottrarre ai morti di pietra un oggetto caro: un vaso, un lucernino, una collana di perla spugnosa secca di sole. E nella sua casa aveva l’odore di tanti oggetti mai trovati ma esistenti, aveva sua moglie, la giovane e timida Maria dagli occhi azzurri che dipinge chiari paesaggi alla
          <persName key="Cézanne, Paul" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q35548">Cézanne</persName>
          . E nel giardino, tra le poche rose, sul muro della cantina, da tre anni hanno dipinto l'arcobaleno con i colori tratti dalla terra di
          <placeName key="Montemurro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52612">Montemurro</placeName>
          . «Questa bandiera resiste da tre anni agli inverni lucani». Mi dissero ancora qualcosa sul cancello, non ricordo bene, ma forse fu lui a parlarmi ancora della città sotterranea.
        </p>
        <p>
          A questo punto il mio viaggio avrebbe potuto avere termine, e forse era tardi: tante volte ci accorgiamo che della vita intensa di una giornata non resta che un grido, o magari la scoperta di un nido di formiche sotto la pietra dell’ingresso della nostra dimora. Ma risalì il padre dalla vigna, entrò nella grande cucina, lo seguimmo muti sulla terrazza, e quassù, dinanzi alla valle dell’
          <placeName key="Agri" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q396520">Agri</placeName>
          , mi parlò dei vigneti, dell’olio, della cantina che avevamo sotto i nostri piedi (la cantina era grande quanto tutta la casa), degli anni vissuti in
          <placeName key="America" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q828">America</placeName>
          , dei libri del figlio, dei cari nomi delle contrade. «Io e
          <persName key="Sinisgalli, Vincenzo">Vincenzino</persName>
          qualche volta vorremmo qualcuno in questa casa deserta. Sarebbe bastata la madre, o una delle figlie lontane», disse infine. Ma venne Anna, l’unica figlia vicina, preparò la tavola e mentre mangiavamo s’udiva la sua voce, poi i suoi passi risuonare pesantemente nella grande cucina. E venne zio Giacinto, vennero tutti i personaggi, su quel terrazzo.
        </p>
        <p>
          Intanto tornavano i bambini dall’asilo, a
          <placeName key="Piazzale San Domenico">piazzale San Domenico</placeName>
          i giovanotti tiravano calci ad un pallone sgonfiato, le galline venivano rinchiuse e da
          <placeName key="Belliboschi">Belliboschi</placeName>
          con le capre tornava il primo fresco della sera.
        </p>
        <p>
          A maggio, a
          <placeName key="Montemurro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52612">Montemurro</placeName>
          , le donne spalancano gli usci di sera e insegnano ai figli i nomi delle stelle e dei ponti sospesi sull’
          <placeName key="Agri" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q396520">Agri</placeName>
          .
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
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  </text>
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