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        <title>Nella patria del Parzanese: A. Baldini</title>
        <author>Baldini, Antonio</author>
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          <name>Sara Petta</name>
          <resp>transcription by</resp>
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          <name>Sara Petta</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
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          <bibl type="edition">«Corriere della Sera», 9 maggio 1930, p. 3.</bibl>
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            <idno>Spiritus loci -19</idno>
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        <language ident="it">Italian</language>
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      <docDate>
        <date>1930</date>
      </docDate>
      <div type="text">
        <p>
          Nella patria del
          <persName key="Parzanese, Pietro Paolo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17412339">Parzanese</persName>
        </p>
        <p>
          <placeName key="Ariano Irpino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q55000">Ariano di Puglia</placeName>
          , maggio.
        </p>
        <p>
          <placeName key="Benevento" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13437">Benevento</placeName>
          -
          <placeName key="Foggia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13464">Foggia</placeName>
          . Partito da
          <placeName key="Benevento" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13437">Benevento</placeName>
          con pochissima voglia d’arrivare a
          <placeName key="Foggia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13464">Foggia</placeName>
          , alla stazione d’
          <placeName key="Ariano Irpino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q55000">Ariano</placeName>
          mi sono improvvisamente ricordato del
          <persName key="Parzanese, Pietro Paolo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17412339">Parzanese</persName>
          . Il pretesto m’è parso più che sufficiente e sono saltato a terra. La stazione d’
          <placeName key="Ariano Irpino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q55000">Ariano</placeName>
          è perduta tra i monti e dista dall’abitato cinque o sei chilometri, ma c’è una magnifica autocorriera verniciata d’azzurro che porta su in poco meno di mezz’ora.
        </p>
        <p>
          <placeName key="Ariano Irpino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q55000">Ariano di Puglia</placeName>
          è un paese di
          <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
          che tiene ancora d’
          <placeName key="Irpinia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q782189">Irpinia</placeName>
          , vale a dire della
          <placeName key="Campania" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1438">Campania</placeName>
          , e da un’altezza di più d’ottocento metri scopre un giro immenso di monti e pugliesi e basilicatesi e campani: una delle viste meglio centrate e più grandiose dell’
          <placeName key="Italia meridionale" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2250397">Italia meridionale</placeName>
          . Della salubrità dell’aria parlano i coloro che hanno stampati in viso i suoi bambini, e della intensità del traffico agricolo dà indizio il fenomenale concerto di ragli d’asino che si leva per tutte le strade al sol di maggio facendo vibrar l’aria d’una gagliarda ilarità. È un grosso centro senz’ombra di pretensioni cittadine, paese al cento per cento. Uomini e donne hanno il gusto dei colori più accesi e non c’è pericolo che la folla nel suo rimescolìo (è giorno di festa) faccia mai grigio. Noto uomini vestiti di velluto verdechiaro col cappello color viola o color tango e donne con fazzoletti rosa e arancione e calze di lana gialle e verdi: una bellezza.
        </p>
        <p>
          Eccomi dunque cascato in questo pieno di folla paesana dai duri gomiti non per altro che per rendere omaggio alla memoria d’un poeta che in una storia letteraria togata come la nostra ebbe quasi cent’anni addietro la generosa illusione di potere, con la poesia, ammaestrare e consolare il popolo dei contadini e degli artigiani mantenendo vivi nei cuori (son sue parole) la fede nella provvidenza e l’amore al lavoro. «E se altri getta olio sui carboni, e noi ci adopereremo a spargere balsami sulle ferite dei poveri cuori; e se altri canta la disperazione e pone in mano le fiaccole e il coltello, e noi cantiamo le speranze…». Senonché le ottime intenzioni di
          <persName key="Parzanese, Pietro Paolo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17412339">Pietro Paolo Parzanese</persName>
          rimasero tali e la sua poesia s’impigliò nelle scuole elementari né giunse mai al popolo.
        </p>
        <p>
          Ricordavo d’aver letto che sulla fine del secolo scorso una tipografia d’
          <placeName key="Ariano Irpino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q55000">Ariano</placeName>
          doveva avere stampato le opere complete di tanto concittadino. Passando perciò avanti a un negoziuccio che aveva qualche cosa della tipografia, ma più assai del botteghino del lotto, sono entrato a informarmi. Buon fiuto e felice ritrovamento: fondi
          <persName key="Parzanese, Pietro Paolo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17412339">Parzanese</persName>
          ce ne sono ancora; ed eccomi in possesso d’otto volumi, quattro di poesia e quattro di prosa (quaresimali e panegirici) usciti fra l’ottantanove e il novantotto, con fregi e vignette nel gusto dell’epoca. Un odorino di muffa e di cassetto chiuso punge acutamente le nari; e così ci durasse, ché par proprio l’odore stesso di quella poesia. Come ci sono delle poesie che anche nell’edizione critica hanno in sé le iniziali miniate, così quella del
          <persName key="Parzanese, Pietro Paolo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17412339">Parzanese</persName>
          ha in sé l’odorino di muffa. (Ad apertura:Tamburi francesi, suonate, suonate: Soldati francesi, le micce allumate!).
        </p>
        <p>
          Col mio pacco d’otto volumi sotto il braccio continuo l’ispezione ed eccomi in
          <placeName key="piazza del Plebiscito">piazza del Plebiscito</placeName>
          dove la Guida vuol che sia il monumento al
          <persName key="Parzanese, Pietro Paolo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17412339">Parzanese</persName>
          .
          <persName key="Parzanese, Pietro Paolo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17412339">Pietropaolo</persName>
          non vedo. Vedo bensì fra due finestre una targa commemorativa del sesto centenario dantesco; ma non è
          <persName key="Alighieri, Dante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1067">Dante</persName>
          ch’io cerco ad
          <placeName key="Ariano Irpino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q55000">Ariano</placeName>
          . È come se in
          <placeName key="Città del Vaticano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q237">Vaticano</placeName>
          chiedessi d’uno bussolante e mi volessero far parlare col Papa. Non sono preparato. Ritorno sui miei passi e arrivo al Municipio sulla cui facciata di qua e di là del portone, veggonsi due busti con lapidi, uno di
          <persName key="Stanislao Mancini, Pasquale" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1381744">Pasquale Stanislao Mancini</persName>
          e l’altro di
          <persName key="De Sanctis, Francesco" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q471523">Francesco De Sanctis</persName>
          , illustri figli d’
          <placeName key="Irpinia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q782189">Irpinia</placeName>
          . Trascrivo le due iscrizioni. La prima dice: Mente larga come l’ampiezza dello sguardo – Anima aperta come la fecondia – Suggellò nel diritto eterno delle nazioni – La perenne vivacità del pensiero italico. E la seconda: Se il nome scolpito nel marmo – Non ti rivelerà l’uomo – Indarno i conterranei – Segnarono questo monumento – Alla memore venerazione dei posteri: che forse vuol essere una parafrasi del «tanto nomini» di
          <placeName key="Basilica di Santa Croce" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51177">Santa Croce</placeName>
          . Qui cade in sesto ricordare che il
          <persName key="De Sanctis, Francesco" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q471523">De Sanctis</persName>
          ha consacrato un’intera lezione alla poesia del suo corregionale.
        </p>
        <p>
          Dal Municipio, sempre cercando il monumento di cui parla la Guida, risalgo
          <placeName key="via Parzanese">via Parzanese</placeName>
          , ch’è la strada forse più quieta e d’aspetto più civile di
          <placeName key="Ariano Irpino" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q55000">Ariano</placeName>
          , e la vista mi va subito a una casa d’un piano, a mano destra, tinteggiata di rosa, con un balconcino pieno di gerani fiammanti. Ci siamo, c’è una lapide, è la casa dove nacque e visse (per siglare alla
          <persName key="Shaw, George Bernard" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q19185">Shaw</persName>
          )
          <persName key="Parzanese, Pietro Paolo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17412339">P. P. P.</persName>
          La lapide fu collocata tra balcone e finestra ventitré anni dopo la morte di
          <persName key="Parzanese, Pietro Paolo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17412339">Pietropaolo</persName>
          , nel 1875, per suffragio cittadino, a ricordo di un nome che suonerà imperituro e carissimo dovunque vi è senso del bello. Ma il più bello venne dieci anni dopo quando un
          <persName key="Trombetti, Matteo">Matteo Trombetti</persName>
          sciogliendo un voto del padre – Discepolo del poeta – Di cornice lapidea cingea – Questo marmo. Quanti cani, è il caso di dire, intorno un osso… Sull’arco della porta è una grande insegna di bottega: Caffè, naturalmente,
          <persName key="Parzanese, Pietro Paolo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17412339">Parzanese</persName>
          .
        </p>
        <p>Ma dov’è il monumento? Adesso che ho visto dove il poeta stava di casa e ho preso un caffè «corretto» al Caffè del suo nome mi è cresciuta la voglia di sapere com’era fatto. Mi resta d’esplorare la parte alta, e poggio verso il Castello.</p>
        <p>
          Oh la bella vista! Grazie,
          <persName key="Parzanese, Pietro Paolo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17412339">Parzanese</persName>
          : questo sì che si chiama fare gli onori di casa. Un panorama di questa ampiezza non ce l’ha avuto neanche l’autore del Canto del pastore errante dell’
          <placeName key="Asia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q48">Asia</placeName>
          . Da una parte ho tutto il paese aperto come un libro sotto i miei piedi con le strade che ci s’avvoltolano per arrivare quassù e vedo la gente che va e viene, entra ed esce, a piedi e a cavallo, coi suoi vestiti di colore, e il fitto dei carretti e dei calessini fuori dalle osterie, e il dosso pelato col campo della fiera, e ne vien su tutto mischiato il suono delle campane, il belato dei greggi, il mugghio dei bovi, le strida dei porci, il suono delle fisarmoniche e delle zampogne, e il raglio degli asini, tutt’in cielo; e dall’altra parte la Puglia comincia a mostrarmi i suoi monti disseccati dal vento di mezzogiorno:
        </p>
        <p>
          incipit ex illo montes
          <placeName key="Apulia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q89804530">Apulia</placeName>
          notos
ostentare mihi, quos torret Atabulus.
        </p>
        <p>
          Movendosi le nuvole sopra quel mare di montagne, ogni tanto il sole illumina bianchi scheletri di paesi sulle cime monotonamente verdi e uguali. Corona l’altura la mole enorme delle rovine del
          <placeName key="Castello normanno" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q41540094">Castello normanno</placeName>
          : e appena uno gira loro intorno dalla parte d’oriente perde d’udita il brusìo del borgo e non trova che la voce del vento. Là dietro, sopra uno spiazzo erboso tutto smaltato di margheritine d’una bianchezza di picchè inamidato, sorge, fra due conifere strapazzate dal vento, il piccolo monumento al
          <persName key="Parzanese, Pietro Paolo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17412339">Parzanese</persName>
          . È un busto in bronzo sopra un’alta e semplicissima base di marmo dove si leggono il nome e la data dell’inaugurazione, nel primo centenario dalla nascita: 1910. Ha un viso sbarbato, tratti placidi e regolari, e assomiglia, in bello, a
          <persName key="Renan, Ernest" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q157155">Ernesto Renan</persName>
          . Ha i capelli lunghi e la cravatta annodata con una certa negligenza. Sorride bonario. È molto simpatico e ispira una gran fiducia.
        </p>
        <p>Seggo tra i fiori e con un cartoncino incomincio a tagliare il primo degli otto volumi. Il vento mi dice sue parole nell’orecchio e ogni tanto dà una strappata all’arpa dei fili elettrici che passano fra il monumento e il castello.</p>
        <p>
          Ho l’arpa al collo, son viggianese;
tutta la terra è il mio paese…
oggi d’
          <placeName key="Italia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q38">Italia</placeName>
          mi ride il cielo
doman di
          <placeName key="Russia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q159">Russia</placeName>
          calpesto il gelo…
        </p>
        <p>
          Mi passano sotto gli occhi vecchie, vecchissime conoscenze: la cieca, la pazza del villaggio, il cantastorie, il can barbone, il vecchio sergente, il fabbro ferraio, la boscaiola, il pastore, la zingara, il savoiardo, la tessitrice, il vecchio pievano, guerrieri con l’elmo piumato, il cacciatore, l’umile disgraziata e laboriosa gente del villaggio e insieme personaggi altamente romantici,
          <persName key="Uhland, Ludwig" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q61058">Uhland</persName>
          ,
          <persName key="Hugo, Victor" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q535">Hugo</persName>
          ,
          <persName key="Béranger, Pierre-Jean" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q324998">Béranger</persName>
          trascritti per mandolino,
          <persName key="Byron, George Gordon" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q5679">Byron</persName>
          trascritto per ocarina,
          <persName key="Bürger, Gottfried August" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q213675">Bürger</persName>
          ,
          <persName key="Heine, Heinrich" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q44403">Heine</persName>
          parafrasati da un curato che pativa d’insonnia. Un
          <persName key="Segantini, Giovanni" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q379300">Segantini</persName>
          alla menta. Qualche volta sforza maledettamente la corda e dà nell’apocalittico-romantico:
        </p>
        <p>oh fia dolce ad un’alma disperata
de’ turbini fiammiferi sull’ale</p>
        <p>
          (se i fiammiferi ci fanno ridere, non è però tutta colpa di
          <persName key="Parzanese, Pietro Paolo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17412339">P. P. P.</persName>
          )
        </p>
        <p>aggirarsi nell’aëre e vedere
avvallarsi la terra incenerita,
spegnersi gli astri, rovinar la volta
ampia dei cieli e gran silenzio farsi
al cospetto degli Angeli e di Dio!</p>
        <p>
          Ma più spesso la sua inguaribile natura di estemporaneo lo faceva zoppicare dalla parte opposta. E qualche volta lui stesso se ne accorgeva. «Qualcuna delle mie poesie mi è parsa un po’ slombatella..». Spesso e volentieri scriveva in una forma molto approssimativa, ma anche
          <persName key="Berchet, Giovanni" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q670694">Berchet</persName>
          ,
          <persName key="Carrer, Luigi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q584388">Carrer</persName>
          e lo stesso
          <persName key="Prati, Giovanni" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1052581">Prati</persName>
          quando ci si mettevano non scherzavano mica. Poeta di sviluppo minimo,
          <persName key="Parzanese, Pietro Paolo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17412339">P. P. P.</persName>
          ebbe pure, innegabile, una sua tenue vena di poesia, affettuosa e sonoro. Forse anche la sottana di prete gli ha un po’ legato il passo.
        </p>
        <p>M’han detto i paesani: tu sei bella,
la capigliera hai d’or:
fragola fresca e la tua bocca, o Stella,
e non conosci amor?</p>
        <p>Questo per la bionda; e per la bruna:</p>
        <p>Se tu sapessi, cara brunetta,
come il tuo negro sguardo saetta,
pari a un’errante vaga guerriera
faresti agli occhi una visiera…</p>
        <p>Che idea! E più sotto:</p>
        <p>Brunetta cara, non so se i baci
sian come i guardi caldi, veraci.
Dammene un solo, e s’io morrò
per un tuo bacio, pago sarò.
Se resto in vita, quel bacio in fretta
io saprò renderti, cara brunetta.</p>
        <p>
          -Perché tanta fretta,
          <persName key="Parzanese, Pietro Paolo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17412339">Parzanese</persName>
          ?
        </p>
        <p>-Semplice: perché la brunetta rima in fretta.</p>
        <p>Seguitando a tagliar le pagine, cala dolcissima la sera e si sente una campana suonar lentamente, non si capisce bene dove. Quante campane anche dentro questi quattro volumi di poesia!</p>
        <p>… tu sei la musica del poveretto
che nel sentirti piange d’affetto:
dig din, dog don,
t’allegra, o povero, questo è il tuo suon…
… A quel suono inginocchiati
sul sentiero i villanelli
riverenti han sollevati
i lor logori cappelli.</p>
        <p>
          Maniera; ma in quel «logori» c’è tutto il tuo cuore di buon poeta del villaggio. Vero?
          <persName key="Parzanese, Pietro Paolo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q17412339">Pietropaolo</persName>
          non dice né di sì né di no. È abbottonatissimo.
        </p>
        <p>
          <persName key="Baldini, Antonio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q599687">Antonio Baldini</persName>
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
    </body>
  </text>
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