<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title>Appunti per la poesia d'un viaggio da Foggia a Venosa: G. Ungaretti</title>
        <author>Ungaretti, Giuseppe</author>
        <respStmt>
          <name>Sara Petta</name>
          <resp>mark-up by</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name>Sara Petta</name>
          <resp>transcription by</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
        <availability>
          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <listBibl>
          <bibl type="edition">«Gazzetta del Popolo», 22 agosto 1934.</bibl>
          <bibl type="bibliography" />
          <bibl type="source-register" />
          <bibl type="primary-source" />
          <bibl type="tradition" />
          <bibl type="main_source" />
        </listBibl>
        <msDesc>
          <msIdentifier>
            <idno>Spiritus loci -18</idno>
          </msIdentifier>
          <msContents>
            <summary>
              <span type="notes" />
            </summary>
          </msContents>
          <physDesc>
            <objectDesc form="modern_print" />
          </physDesc>
        </msDesc>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <profileDesc>
      <langUsage>
        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
      <textClass>
        <keywords>
          <term type="form">prose</term>
          <term type="genre" />
          <term type="function" />
          <term type="source">literary</term>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
    
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <docDate>
        <date>1934</date>
      </docDate>
      <div type="text">
        <p>
          Appunti per la poesia d’un viaggio da
          <placeName key="Foggia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13464">Foggia</placeName>
          a
          <placeName key="Venosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52691">Venosa</placeName>
        </p>
        <p>
          Il
          <placeName key="Piano delle Fosse del Grano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3382193">Piano delle Fosse</placeName>
        </p>
        <p>Piazza ovale che non finisce più, d’una strana potenza. È tutta sparsa di gobbe, sconvolta, secca, accecante di polvere. Da un lato la chiude una fila di carri obliqui sulle ruote nelle profondità dei quali i fichidindia messi in mostra fanno come un mosaico coi loro colori gelati. Grandi scommesse a chi ne mangerà di più, e c’è chi arriva a mandarne giù anche cento.</p>
        <p>
          Mi sono avvicinato a una delle gobbe. Dietro aveva come le altre una piccola lapide. Smossa la terra, tolte le assicelle apparse sotto, s’è aperto un pozzo e dentro s’alza un monte di grano. Questa piazza a perdita d’occhio nasconde dunque l’uno accanto all’altro un’infinità di pozzi, conserva il grano della provincia che ne produce 3.000.000 di quintali, e più. Altro che grotte d’
          <persName key="Alì Babà e i quaranta ladroni" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q58190302">Alì Babà</persName>
          .
        </p>
        <p>
          Ho visto cose antiche, nessuna m’è sembrata più antica di questa, e non solo perché forse il
          <placeName key="Piano delle Fosse del Grano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3382193">Piano</placeName>
          c’era prima di
          <placeName key="Foggia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13464">Foggia</placeName>
          stessa come fa credere la curiosa analogia fra
          <placeName key="Foggia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13464">«Foggia»</placeName>
          e «fossa», ma questo alveare sotterraneo colmo di grano mi riconduce a tempi patriarcali, quando sopraggiungeva un arcangiolo a mostrare a un uomo un incredibile crescere e moltiplicarsi di figli e di beni.
        </p>
        <p>Nessun luogo avrebbe più diritto d’essere dichiarato Monumento Nazionale.</p>
        <p>
          Tomba di
          <persName key="Boemondo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q220806">Boemondo</persName>
        </p>
        <p>Un poggio declina, salite gli scalini d’un vicolo cieco colle sue ombre che palpano la parete, col suo tonfo nell’ombra.</p>
        <p>
          Vedete bene che non mancano di memorie qui a
          <placeName key="Canosa di Puglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q23187">Canosa</placeName>
          e possono tirare su anche i muri di povere case incastrandoci il segno di nobiltà di qualche lapide romana.
        </p>
        <p>Tendete l’orecchio a uno scalpitio confuso che arriva sino a voi pei lastroni della Piazza, poi per quelli del Corso.</p>
        <p>Vi mescolate allo sciamare d’echi, siete portato a entrare in Chiesa, vedete sugli elefanti la Cattedra di mille anni fa del Vescovo Orso.</p>
        <p>
          Vi trovate fuori intorno alla Tomba di
          <persName key="Boemondo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q220806">Boemondo</persName>
          .
        </p>
        <p>
          Nel grido sordo del sole:
          <persName key="Boemondo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q220806">Boemondo</persName>
          eroe della I Crociata, quei gatti, d’
          <placeName key="Antiochia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q200441">Antiochia</placeName>
          dove fu colpito, che hanno un occhio verde e l’altro turchino, le figurine con damaschinature d’argento e i dischi arzigogolati delle imposte dissimili della porta di bronzo, la cupola di bella forma d’uovo sorgente dagli otto lati d’un tamburo.
        </p>
        <p>Lo sgolarsi d’un galletto di primo canto.</p>
        <p>
          La
          <placeName key="Via Traiana" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q432579">Via Traiana</placeName>
        </p>
        <p>
          Non vi sorprenda d’avere incontrato gli elefanti da queste parti. Ne hanno sentito parlare dai tempi d’
          <persName key="Annibale" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q36456">Annibale</persName>
          , per lo meno. Né vi sorprenda che
          <placeName key="Canosa di Puglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q23187">Canosa</placeName>
          occupando i tre quarti d’un colle apparisca, straordinario giuoco di bussolotti, sull’incurvarsi d’una strada storica. E se non una città di fatalità omeriche e designata a fiorire prima forse che fosse nato
          <persName key="Omero" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q6691">Omero</persName>
          , quale poteva ambire d’essere scelta fra quelle che avrebbero legato ufficialmente
          <placeName key="Roma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q18287233">Roma</placeName>
          al mare?
        </p>
        <p>
          È una collina come un’onda gonfia più che non dovrebbe consentire la calma che le si stende ai piedi. Ma la
          <placeName key="Valle dell'Ofanto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4008158">Valle dell’Ofanto</placeName>
          dalla quale esce
          <placeName key="Canosa di Puglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q23187">Canosa</placeName>
          è tutt’altro che calma, se «calma» non fosse vocabolo capace anche di valere come uno di quegli inganni – messi in opera da
          <persName key="Annibale" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q36456">Annibale</persName>
          e proprio da queste parti – che convincevano il nemico a schierarsi anche contro il vento, il polverone e il sole.
        </p>
        <p>Un sole torturante come non può essercene un altro, degno d’una valle che è uno di quei quadrivi dove le razze si sono gettate senza trovare nemmeno nel sangue sparso a fiumi la fusione che le aveva spinte nella mischia e che non sarà mai trovata s’è necessario credere e vivere.</p>
        <p>
          Questo è il campo dove si sono scontrati i continenti:
          <placeName key="Africa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q181238">Affrica</placeName>
          e
          <placeName key="Roma" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q18287233">Roma</placeName>
          , Bizantini e Barbari.
        </p>
        <p>
          Questo è il quadrivio dei continenti dove da
          <placeName key="Benevento" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13437">Benevento</placeName>
          a
          <placeName key="Canne" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q568611">Canne</placeName>
          a
          <placeName key="Benevento" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13437">Benevento</placeName>
          fu vista la traiettoria, l’alba e il tramonto d’una grandissima impresa umana secondo i limiti che amaramente le fissava
          <persName key="Alighieri, Dante" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1067">Dante</persName>
          pensando alla sconfitta di
          <persName key="Manfredi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q164889">Manfredi</persName>
          , chiamando
          <persName key="Federico II" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q130221">Federico II</persName>
          ultimo Cesare.
        </p>
        <p>Ma se le strade maestre le hanno sempre allargate i calcoli militari, è la favola che le ha tracciate e aperte: uno se ne va, gliene capitano di tutti i colori, per caso arriva dove si ferma, e dopo di lui tre quattro sono partiti, perché chi è lontano anche se non si sa dove è andato a sbattere è come una calamita.</p>
        <p>Questa favola o un’altra: le strade che dureranno sempre nella memoria sono queste, con precisione non si sa quando nate, alle quali da un punto o dall’altro della terra i popoli finiscono sempre per tornare, aperte prima di tutto a furia di passi che non sapevano dove andavano a finire.</p>
        <p>Il primo è sempre stato un puro eroe, uno partito solo per partire.</p>
        <p>I vasi dell’ipogeo</p>
        <p>
          Al Museo di
          <placeName key="Bari" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3519">Bari</placeName>
          . È fatta scorrere una tendina di velluto verde. M’hanno scoperto in quella vetrina tutta la
          <placeName key="Puglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1447">Puglia</placeName>
          in un miracolo d’arte popolare: il miracolo di
          <placeName key="Canosa di Puglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q23187">Canosa</placeName>
          .
  In quel Museo non mancano vasi apuli d’ogni epoca. Ne ho visto uno che pòrta disegnato un giovane colle scarpe da funanbolo: bottas de futa, mi suggerisce il fine Soprintendente alle Belle Arti Aru, su un altro, un giovane ha in testa un sombrero: ladri di bestiame, iniziatori di piantagioni, forse l’arte greca s’era messa qui a immaginare un romanzo di pianura vergine.
        </p>
        <p>Ma il vasaio canosino un giorno impazzisce. Ha mandato in giro tanto mai vasi sui quali il disegno è più o meno vivo, più o meno accademico, e ora è sul punto di doversi riposare e diventa naturalmente come un bambino, e sarebbe meglio dire: diventa come uno che abbia ritrovato se stesso: la tecnica delle figure rosse su fondo nero è abbandonata, e a nausea gli è anche venuto quell’untume che hanno i soliti vasi.</p>
        <p>
          I nuovi sono vasi d’una cottura incompleta, è abbandonata, come era giusto in
          <placeName key="Puglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1447">Puglia</placeName>
          , la cera per la calce: immersi in un bagno di calce, il bianco è lasciato alle figure coprendo il resto d’un rosa acre, e al rosa verranno presto a tenere compagnia altri colori, anch’essi dati a fresco: il rosso cupo e il nero pei capelli, l’azzurro, il vermiglio… S’è ottenuto così un effetto assetato e abbagliante, com’è questa natura.
        </p>
        <p>Questa non è la sola novità: nel vaso è come penetrato un lievito, e il vaso s’è gonfiato, s’è fatto trabocchevole di ornati in rilievo: le teste dei cavalli d’una quadriga hanno sfondato la pancia d’un orciuolo, dai fianchi d’un secondo vaso fanno capolino vispi ippocampi, dalla bocca d’un terzo escono brontolando un tritone e una tritonessa, un quarto ha addirittura la forma d’una testa femminile e due testine giovanette le sbocciano lateralmente da quattro petali che formano calice.</p>
        <p>Insomma il barocco più straordinario e più genuino si manifesta in questi vasi rinvenuti in un ipogeo di 22 secoli fa.</p>
        <p>
          Sveglia a
          <placeName key="Venosa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52691">Venosa</placeName>
        </p>
        <p>Sono le sei di mattina. Come io sia arrivato quassù?</p>
        <p>Tu-tu-tum-
      Tum!
      Si ven-
      De!
      Carne di vitello a 4 lire e 30 il chilo
      Trippa
      A lire una
      Altra carne buona
      Al macello
      Santa Maria!
      Tu-tu-tum-
      Tum!</p>
        <p>È il modo di suonare la sveglia quassù: uno a passo di parata, fermandosi di scatto tamburo: tre colpi e uno, la filastrocca su riportata, avviandosi tamburo: tre colpi e uno, venti passi, tamburo…</p>
        <p>
          In Piazza c’è in marmo
          <persName key="Orazio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q6197">Orazio</persName>
          con un rotolo: è giusto, è nato quassù.
        </p>
        <p>
          Incomincia quassù la
          <placeName key="Puglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1447">Puglia</placeName>
          o finisce la
          <placeName key="Lucania" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1131978">Lucania</placeName>
          ? Nessuno l’ha mai saputo, nemmeno
          <persName key="Orazio" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q6197">Orazio</persName>
          .
        </p>
        <p>
          Vedo delle antiche epigrafi ebraiche. Anche questo era un punto d’incrocio di strade romane. Anche qui rammentano
          <persName key="Boemondo" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q220806">Boemondo</persName>
          .
        </p>
        <p>Questo, oggi è il punto strategico dell’Acquedotto Pugliese.</p>
        <p>Alle fonti dell’Acquedotto Pugliese</p>
        <p>La sete.</p>
        <p>Ho conosciuto il deserto. Da lontano, un filo improvviso d’acqua chiara e viva faceva nitrire di gioia i cavalli.</p>
        <p>Ho conosciuto paesi di grandi fiumi.</p>
        <p>Ho conosciuto terre più basse del mare.</p>
        <p>Ho conosciuto l’acqua che s’insacca, l’acqua che s’ammala, l’acqua colle croste, con fiori orrendamente bianchi, l’acqua venefica, i riflessi metallici dell’acqua, la terra come una tonsura fra rari ciuffi d’erbe idropiche.</p>
        <p>Ho conosciuto l’acqua torrenziale, l’acqua rovinosa, l’acqua che bisogna asserragliare.</p>
        <p>Ho conosciuto l’acqua nemica.</p>
        <p>
          Ho conosciuto
          <placeName key="Amsterdam" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q727">Amsterdam</placeName>
          dove si vive come navi ferme collo sguardo sott’acqua. L’architettura delle stesse case, prive di volume, incatramate, non trova lì consistenza se non nello specchiarsi. Sovrapponete a un’architettura quanti ornati vorrete, sarà sempre uno scheletro; ma lì non è nemmeno uno scheletro: è un sogno. E difatti guardando dall’alto un tram fuggente con i suoi lumi, nel vederlo giacente nella sua crisalide capovolta sotto le velature e le trasparenze d’un’acqua, putrefacente, ho conosciuto la verità di
          <persName key="Rembrandt" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q5598">Rembrandt</persName>
          : sogno.
        </p>
        <p>
          Ora andremo sino alle fonti del
          <placeName key="Sele" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q937958">Sele</placeName>
          .
        </p>
        <p>
          Se gli Estensi volevano vedere in giro vivente la loro nostalgia, se portavano
          <placeName key="Ferrara" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13362">Ferrara</placeName>
          a
          <placeName key="Tivoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q159605">Tivoli</placeName>
          , se forse le grandi acque di Versaglia sono un canto ferrarese dei Francesi, questi Italiani del ‘900 non hanno insegnato al mondo il modo di sbizzarrirsi coll’acqua, hanno semplicemente dato da bere a chi aveva sete.
        </p>
        <p>Ma per questo non ci voleva meno fantasia che a quei tempi, e ci voleva una volontà molto più umana. Né è nata un’opera che, come si vedrà in prossime note, sfida qualsiasi altra anche per bellezza.</p>
        <p>Acquaforte</p>
        <p>Rotolando dall’acqua c’è un macigno 
          Ancora morso dalla furia
          Della sua nascita di fuoco.
          In bilico sul baratro non pecca
          Se non coll’emigrare della luce
          Muovendo ombreggiature e casamenti 
          Tenuti sulla frana da bastoni.
          Attinto il vivere segreto,
          Nell’esalarsi della valle a sera
          Sono strazianti le sue cicatrici.</p>
        <p>
          <persName key="Ungaretti, Giuseppe" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q311802">Giuseppe Ungaretti</persName>
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>