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      <titleStmt>
        <title>Diario d'amore: G. D. Giagni</title>
        <author>Giagni, Gian Domenico</author>
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          <resp>mark-up by</resp>
          <name>Sara Petta</name>
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          <resp>transcription by</resp>
          <name>Sara Petta</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
        <availability>
          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
        </availability>
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        <listBibl>
          <bibl type="edition">Il confine, Roma-Matera, Basilicata editrice, 1976, pp. 31-40.</bibl>
          <bibl type="bibliography" />
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          <msIdentifier>
            <idno>Spiritus loci - Giagni13</idno>
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              <span type="notes" />
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      <langUsage>
        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
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        <keywords>
          <term type="form">poetry</term>
          <term type="genre" />
          <term type="function" />
          <term type="source">literary</term>
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      <docDate>
        <date />
      </docDate>
      <div type="text">
        <p>DIARIO D'AMORE</p>
        <p>1</p>
        <p>
          Queste notti le ho viste morire
    una alla volta con il tuo lamento
    di belva silenziosa, le tristi ore
    sono sgusciate fuori dal mio sonno.
    Ogni sera come una sposa mi chiedi
    la data della mia morte, potevo un tempo
    trascinarti con me, ora non basta.
    «È il sangue nei tuoi occhi; se avanza l'autunno
    tu sai dove cercarmi, inutilmente, come cerco
    un albero diverso lungo il viale, là dove nasce
    il giorno, tra la Città del Santo e i miei faggi».
    Ho indugiato per tutta la vita
    dinanzi a poche cose, nel mio paese
    ogni suono ha un indizio, nella conca
    tra gli orti anche il
          <placeName key="Basento" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q791190">Basento</placeName>
          conosce
    la tua voce, porti la luce nei capelli.
    Io resterò muto quando salirà il rumore
    dei tuoi passi legati alle mie voglie amare.
        </p>
        <p>2</p>
        <p>Dormi con me, aperta
        come l'alba, sai risvegliarti
        quando sotto l'erta
        che dà alla campagna
        senti spiegare le foglie.
        T'accompagna nella sera
        la mia voce; le tue doglie
        mansuete, la tua timidezza
        mi scendono sugli occhi.
        Anche la bellezza ti sfiorisce
        lentamente, a me s'allunga
        il giorno ai tuoi piedi.
        Vedi, i miei ginocchi
        arrossati hanno un riposo.</p>
        <p>3</p>
        <p>Sdraiata attendi il morso,
            ti manca il sole sulle ciglia,
            niente hai da me se non la noia.
            Sulle dita si posano le mandorle;
            ortofiorito, mia speranza in cui la luce
            ha un soffio.
            Anche la terra è tiepida.</p>
        <p>4</p>
        <p>È caduto ottobre sulle vigne acerbe
                e tu non sai deciderti, morderesti
                i miei anni con la tua insofferenza.
                Ho spiato in un attimo quei gesti
                del tuo cuore, hai le notti agitate;
                sotto il braccio nascondo i rimorsi,
                le amate cose, il verde pallore
                come m'appare impossibile stasera
                quando muovi il piede stanco alla danza!
                Anche dalla stazione fumiga un vapore
                nella valle, sopra i dolci muretti.
                Forse all'alba, nella stanza, se aspetti,
                porterai il rossore del volto alla partenza.</p>
        <p>5</p>
        <p>Dolce amica dalle spalle di gelo
                    anche per te offro sconfitto
                    la fronte bruciata. Vivrò in città
                    silenziose, solo, senza lo sguardo
                    di chi alletta i ricordi,
                    quella voce giunge nel mio tardo
                    tramonto. La giovinezza ha piegato
                    il tuo spento desiderio di felicità.</p>
        <p>6</p>
        <p>Anche stasera il fiore bianco di novembre
                        ha rivolto al cielo la sua raggiera
                        moribonda. Sono que&#x10008b;ti gli ultimi deliri
                        prima che giunga il vento invernale.
                        Tu sospiri lontana nella tua villa,
                        prigioniera nelle tue mura vedi i cani
                        rubare il sonno al bambino impaurito,
                        ti specchi nella vasca e rinchiudi
                        i pensieri, la mia audacia ti esaspera.
                        Ahimé i risvegli crudi mi trascinano
                        lungo questo mese senza un limite,
                        un anno che non scorre, bacia
                        improvviso il volto la tua mano.
                        È questa la stagione che declina in me
                        inesorabile, stilla a stilla,
                        il rosso, il giallo, il verde dai tuoi occhi
                        nel giardino lombardo, dal mio davanzale
                        sullo sterrato. Posso ricordarmi di te,
                        hai lasciato un'impronta sul viale,
                        dove la luce cade dai palazzi
                        schiusi tra gli oleandri e i platani bruciati.
                        Ecco la voce dei ragazzi impazziti
                        sui pattini nel sole e le mani
                        nei miei sogni interrotti dalle tue parole;
                        questa è la mia primavera, l'altra
                        si disperse nel rapido meriggio del nostro addio.</p>
        <p>7</p>
        <p>Ora al tuo cuore esausto
                            aggiungi l'ultimo gesto delle nostre serate
                            trascorse lente con la luna d'agosto.
                            Ora potresti privarti di me,
                            delle mie parole dimenticate,
                            forse il bianco sole di Cernusco
                            riporterà a te, tra i pioppi,
                            le impossibili grida del ragazzo.
                            Il mio giorno l'ho segnato sul muro,
                            il duro esilio è compiuto, intorno
                            il vento ha un sibilo, dal ponte,
                            dalla piazza d'armi il nano del circo
                            con la fronte illuminata offre la mano
                            ai tuoi sogni, volteggiano le dita
                            tra gli urli, ogni rissa mi muore dolcemente.
                            Dalla tua terrazza le luci tenere
                            si mutano, stasera hai lasciato
                            la nera stagione, ancora una volta
                            e dalla valle una nube aprirà i tuoi pensieri.</p>
        <p>8</p>
        <p>Via Lagrange</p>
        <p>Sulla strada ha gridato il cane
                                come una volta. Forse ti accarezza
                                la rada ombra sui cancelli
                                aperti da sempre e le favole
                                delle monache riverse alle preghiere
                                come santi. Nelle sere
                                di piena estate una sigaretta
                                può dare luce a questa via
                                appassita di glicini dove la morte
                                pietisce e i bambini in fretta
                                si scambiano i cappelli
                                (Paolo, Ilva, Marjorie, Lucia).
                                Tu deludi questa mia stanca sorte
                                dietro i vetri segnati; la memoria
                                non si ferma, il tuo profumo
                                sconvolge ciò che resta
                                in questo imbuto che chiudi
                                dai binari alla piazza.
                                Nei giorni di festa l'alba
                                è più lieve qui del tuo respiro.</p>
        <p>9</p>
        <p>
          Tu somigli alla sera che mi sfugge
                                    in queste ore di silenzio, dal basso
                                    la sega mi ripete sola il fischio
                                    rapido, poi nient'altro. Tu somigli
                                    al filo che mi lega le giornate
                                    senza un riposo; a quelle foglie
                                    raccolte in mucchio sulla ghiaia
                                    di
          <placeName key="Villa Glori" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q4012070">Villa Glori</placeName>
          . E così giunge l'inverno
                                    in quest'angolo nascosto dalle mie dita
                                    incrociate, dal corpo curvo, dai cenni
                                    indistinti e lenti sul quaderno.
                                    Ora mi piace rivederti seduta
                                    al margine del fiume; cadeva
                                    il cielo sul libro aperto da te
                                    per incanto, la stanchezza si sciolse
                                    dalle labbra sul verde della veste;
                                    chiamava dagli spalti il primo lume
                                    le antiche talpe, nuvole di fumo
                                    nella dolcissima stagione.
                                    T'investe il fuoco delle mie mani
                                    più deboli del sonno, tu riprendi
                                    nel lontano giardino i passi lesti
                                    lasciati sul ponte, dove la polvere
                                    stingeva gli occhi e le tue scarpe rosse.
        </p>
        <p>10</p>
        <p>A fine d'anno ho cercato
a lungo la tua ombra, è indecisa
la pena di qua dalle grida
degli amici. Ai piedi
dell'albero tu trascuri il foglio
con le mie parole d'amore.
S'è levato il vento sulle pendici,
adesso la terrazza s'è divisa
per la tua partenza, i muri,
le piante grasse, l'orlo del tuo cuore
tra questa neve; si compie
la festa con i fuochi di dicembre.
Un solo urlo intralcia le giornate,
dove sei tu non canta il merlo
scontroso, e il freddo falcia
i riposi che chiedi alle spalle.
Ma qui i saluti non suonano più
sulla porta, qui alla curva
ho atteso invano, ogni ragazzo
stanotte ha chiesto a me la tua presenza
disamorata ormai (ad un mio gesto
dai balconi è volato l'ultimo razzo
sugli orti sempreverdi).

                            (S. Silvestro '46)</p>
        <p>11</p>
        <p>
          È alta la luna di febbraio,
sui lunghi brecciati del fiume
cade una voce, le colline
desolate e tu dall'orlo
della balaustra guardi l'ombra
distesa sul muro, ai lobi una piuma
si disfa come cenere: questo
è l'ultimo rimprovero al cuore.
Sono tornato vagabondo quassù
a cercarti, anche il vento
mi porta un nome e veglia
il freddo sulle piazze dei
          <placeName key="Parioli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3365096">Parioli</placeName>
          .
        </p>
        <p>12</p>
        <p>Quando tornerai a stringermi
le dita, a spegnere il fuoco
sulle valli, a torturarmi
con un giro della mano, con la voce
più grigia di una tortora?
Anche allora ripeterai quei cenni
e dalle tue narici fumerà
il soffio della primavera.
Tu manchi nelle ore più lievi
della giornata, da tanto
tu pensi ai discorsi d'altri tempi;
cosi in questa città mi cadranno
le memorie, passa stasera
una nube sopra i ponti,
e tu riposi incantata.</p>
        <p>13</p>
        <p>Su questa nuova dimora
ha battuto il vento
dai giardini d'inverno.
Ancora s'è chiuso
il fiore superstite, mai
saprò ascoltare gli zittii
degli uccelli dietro i vetri.
Forse è già tardi, non sento
l'acqua sulla terra,
sembra un monte il selciato.
Tu resti, tu non vai
con il nastro di sposa sul dorso
della mano e il corpo
inchinato, il passo leggero
sui graticci rumorosi.</p>
        <p>14</p>
        <p>Ogni giorno è prigione
tra i fiori del viale
che la stagione apre
rapidi e affonda
sulla terra da te mai
calpestata. Io non so
se rivederti domani,
tu non sai di questo cielo
splendido sulle case intorno
alla città che ti consiglia
un lungo sonno, ma sono lontani
i tuoi sospiri. Nessuno più
batte alla mia porta, a braccia
tese da quassù attendo, da questo
altare tiepido le stelle
cadono nel fosso con una traccia
leggera, e le bestie curve
le lambiscono, silenziose.</p>
        <p>15</p>
        <p>Suona una campana per te,
sul costone la sera si fa fioca,
trema il vocio della circonvallazione
là dove gioca il vento
tra le case d'oro: la tua attesa,
la mia. La schiera dei ragazzi
precipita dal monte, su un piede
su un altro, con le mani
dietro la testa; è il loro
dolce regno, come la parola
a te ristretta in cuore.
Non hai fretta stasera, sospesa
è ogni cosa, tu sola
e i colpi battuti di lontano.</p>
        <p>16</p>
        <p>
          Soltanto i rami polverosi
intorno ai lumi di
          <placeName key="Viale Angelico">Viale Angelico</placeName>
          .
Le ragazze svogliate cantano
in cerchio sotto il cielo basso
e aperto, guardinghe ai richiami
di là, dagli orti odorosi.
Non sai passare oltre i muri
di mattoni; stasera ho con me
tutti i ricordi, anche il tuo passo.
        </p>
        <p>17</p>
        <p>Uccelli alti nella sera
e la tua bella immagine
estranea, confusa. L'occhio rosso
sulle antenne sottili come larve,
e da nessuna finestra schiusa
il grido amico...</p>
        <p>18</p>
        <p>Ti rincorro a piedi scalzi
dove tu chiami, è inutile
l'affanno. Tu balzi sui binari
senza un gesto, come nell'anno
del nostro primo incontro.
Qui non c'è che il fumo
dai vagoni, e più non s'ode
un litigio, un urlo che ti porti
la mia ansia. Soltanto ora
ti so dormente sotto il bianco
cielo del mio paese.</p>
        <span type="notes" />
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>