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      <titleStmt>
        <title>Itinerario dell’imperatore Federico II</title>
        <author>Anonimo</author>
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          <resp>transcription by</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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          <resp>revision by</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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          <resp>transcription by</resp>
          <name>Martina Pavoni</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
        <availability>
          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
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        <listBibl>
          <bibl type="edition">F. Delle Donne. Città e Monarchia nel Regno svevo di Sicilia: l’Itinerario di Federico II di anonimo pugliese. Salerno: Carlone Editore, 1998, pp. 93-111.</bibl>
          <bibl type="edition">F. Delle Donne. Federico II: la condanna della memoria. Roma: Viella, 2012, pp. 162-180 (con traduzione italiana).</bibl>
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          <msIdentifier>
            <idno>Narratio-Traduzione</idno>
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              <p />
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        <language ident="la">Latin</language>
      </langUsage>
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        <keywords>
          <term type="function">narrative</term>
          <term type="source">literary</term>
          <term type="form">prosimetrum</term>
          <term type="genre">historiography</term>
        </keywords>
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    </profileDesc>
    
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  <text>
    <body>
      <docDate>
        <date>1228-1229</date>
      </docDate>
      <div type="title">
        <p>Narrazione del modo in cui l’imperatore Federico riconquistò il regno che gli si era ribellato quando andò a prendere Gerusalemme e il sepolcro di Cristo</p>
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          1. 
          L’imperatore
          <persName key="Federico II di Svevia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q130221">Federico</persName>
          , avendo errato per mare tre anni, facendo ritorno dall’assedio di Gerusalemme pervenne infine in
          <placeName key="Sicilia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q188586">Sicilia</placeName>
          , e seppe che gli si era ribellato tutto il regno, tranne
          <placeName key="Brindisi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q19782">Brindisi</placeName>
          , che era tenuta in assedio dalla gente della Chiesa.
          L’imperatore scrisse a questa città per confortarla del fatto che entro breve sarebbe arrivato lì con un numeroso esercito.
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          2. 
          Poi, recatosi all’isola di
          <placeName key="Gerba" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q188938">Gerba</placeName>
          , prese da quelle terre ventimila Saraceni e diecimila soldati dalle terre della
          <placeName key="Sicilia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1460">Sicilia</placeName>
          , e venne a
          <placeName key="Brindisi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q19782">Brindisi</placeName>
          , e fu accolto con grande gioia dai Brindisini.
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>3. 
          La gente della Chiesa, invero, saputo ciò si volse in fuga. Lo stesso imperatore subito scrisse a tutte le più importanti terre, perché lo dovevano ricevere. In conclusione scriveva in versi il suo intento.</p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          4. 
          La prima terra a rispondere che intendeva riceverlo come suo signore fu la città di
          <placeName key="Andria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13486">Andria</placeName>
          , e gli mandò in segno di fedeltà cinque suoi giovani figli, cinque tra i migliori e più potenti uomini di quella terra, perché confidasse meglio in lei, e scrissero all’imperatore queste parole:
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="lyric">
        <p>
          4.1. Vieni, re
          <persName key="Federico II di Svevia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q130221">Federico</persName>
          , nostro signore sempre amato.
            Infatti il tuo arrivo ci è sempre gradito sopra ogni cosa.
            Tieni cinque ostaggi, in segno del nostro amore.
            Vogliamo essere con te ogni giorno e ogni ora.
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          5. 
          Per secondi, con parole ingiuriose e obbrobriose, furono gli uomini di
          <placeName key="Tarentum" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13498">Taranto</placeName>
          a rispondere che non in nessun modo lo volevano come signore, perché dicevano che egli non era imperatore, dal momento che sapevano che
          <persName key="Federico II di Svevia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q130221">Federico</persName>
          era morto e che era stato ucciso nelle parti d’Oltremare. Ai quali Tarantini lo stesso imperatore scrisse altre cose in versi:
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="lyric">
        <p>
          5.1. Conserva nello scrigno del cuore queste tue risposte, o
          <placeName key="Taranto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13498">Taranto</placeName>
          .
            Infatti, a tempo debito ti daremo la giusta ricompensa.
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          6. 
          Invero, volendo procedere oltre, l’
          <persName key="Federico II di Svevia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q130221">imperatore</persName>
          fece dire ai Brindisini che potevano chiedergli qualunque grazia. Come uscì dalla porta della stessa città fece affiggere sulla porta un foglio che portava scritte queste parole:
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="lyric">
        <p>6.1. Salve, figlia della luna, fedelissima del nostro cuore.
            Assai caramente Federico ti ama per i tuoi meriti.
            Chiedimi ciò che vuoi: Federico ti donerà ogni cosa.
            Cara più di ogni terra, ti amerà sempre.</p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          7. 
          Ma i Brindisini, tenuto consiglio tra loro, poiché vedevano che l’
          <persName key="Federico II di Svevia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q130221">imperatore</persName>
          era contrariato dalle molte cose che doveva fare, stabilirono di non chiedere nulla in quel momento, ma risposero con queste parole:
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="lyric">
        <p>7.1. Regia maestà, sollecitata da cose molto maggiori,
            ascolta, se ti piace: le nostre cose siano posposte.
            Quando avrai quiete, non gravata da alcun rumore,
            allora tutte le cose che ci darai saranno per noi doni graditi.</p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          8. 
          Poi l’
          <persName key="Federico II di Svevia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q130221">imperatore</persName>
          venne a
          <placeName key="Bari" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3519">Bari</placeName>
          , poiché essi gli avevano scritto che lo volevano accogliere. Quando venne a Bari, però, cambiarono decisione, e una volta promettevano di riceverlo, un’altra volta dicevano di no. Lo trattennero con tali parole per molti giorni, e poi, con la sua sapienza, fece in modo di essere accolto, e distribuì molti mali a molti; dopo fece scrivere sulla porta della stessa città, su una lastra di marmo, questi versi:
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="lyric">
        <p>
          8.1. Perfida è la gente di
          <placeName key="Bari" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3519">Bari</placeName>
          : con le parole ti promette molto,
            ma come uno sconsiderato subito rinnega le sue parole.
            Perciò fa’ in modo di tenere nel tuo pudico cuore ciò che ti dico:
            cerca di evitare i Baresi come se fossero spade sguainate;
            se ti dicono “Salve”, guardati da loro come da nemici.
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          9. 
          Poi l’
          <persName key="Federico II di Svevia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q130221">imperatore</persName>
          venne a
          <placeName key="Barletta" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13470">Barletta</placeName>
          , dove, respinto con molte ingiurie e molti insulti, scrisse loro queste parole:
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="lyric">
        <p>
          9.1. Città di
          <placeName key="Barletta" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13470">Barletta</placeName>
          , che nutri teste vuote,
            perché neghi Cristo, dicendo “Non conosciamo costui”?
            Come oggi, anche domani forse negherai Cristo.
            Tieni questo avvertimento per vero: ti stai preparando molti danni.
            Darete l’esempio, poiché avete disprezzato il sacro tempio.
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          10. 
          Poi, volendo procedere oltre, venne ad
          <placeName key="Andria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13486">Andria</placeName>
          , e lì fu accolto con palme e gloria, e diede ordini sul modo in cui si sarebbe dovuta espugnare
          <placeName key="Barletta" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13470">Barletta</placeName>
          . E come dispose così fu fatto, e fu presa quella terra con la forza e tutti coloro che furono trovati vennero catturati, e la stessa terra fu spogliata di tutti i beni.
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          11. 
          Poi, volendo procedere ancora oltre, uscì da
          <placeName key="Andria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13486">Andria</placeName>
          , e, mentre si trovava all’esterno delle sue porte, gli Andriesi lo supplicarono di fare alla cittadinanza qualche grazia. Per cui fece attaccare sulle porte della stessa città un foglio su cui erano scritti questi versi, e poi ordinò che venissero scritti in caratteri d’argento su una lastra di ferro, destinata a durare per sempre, e di affiggerli sulle porte della medesima città:
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="lyric">
        <p>
          11.1.
          <placeName key="Andria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13486">Fedele Andria</placeName>
          , stretta al nostro cuore,
            non sia mai che Federico rimanga insensibile ai tuoi omaggi.
            Salute a te
          <placeName key="Andria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13486">Andria</placeName>
          felice, priva di ogni gravame.
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          12. 
          Poi, andando verso
          <placeName key="Foggia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13464">Foggia</placeName>
          , mentre si trovava a
          <placeName key="Salpi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3469627">Salpi</placeName>
          , vennero da lui i sindaci tarantini, che gli offrivano la città di
          <placeName key="Taranto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13498">Taranto</placeName>
          ; ed egli sorridendo disse:
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="lyric">
        <p>
          12.1. Ringrazio
          <placeName key="Barletta" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13470">Barletta</placeName>
          , perché in fretta siete venuti correndo:
            come crediamo, forse avete saputo qualcosa di nuovo.
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          13. 
          E ordinò ai menzionati sindaci di tornare dopo pranzo, e di nuovo parlò ai
          <placeName key="Taranto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13498">Tarantini</placeName>
          con queste parole:
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="lyric">
        <p>13.1. A chi chiede perdono per una colpa commessa
            deve essere concesso il perdono: così ordina Dio dall’alto.
            Tu sei sempre stato un nostro nemico ben difeso:
            ti siano rimessi tutti i peccati che hai commesso.</p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          14. 
          Poi giunse a
          <placeName key="Foggia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13464">Foggia</placeName>
          , e i suoi abitanti lo respinsero apertamente, ed essendo ormai tarda ora, tuttavia scrisse loro questi versi con queste parole:
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="lyric">
        <p>
          14.1.
          <placeName key="Foggia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13464">Foggia</placeName>
          , perché fuggi da me, dal momento che ti ha fatto la mia mano?
            Come vedo, hai un reggitore dalla testa vuota.
            Non conoscevo bene i tuoi costumi, malvagia vipera.
            Da lontano credevo che mi avresti aperto le porte.
            Dalle azioni dei grandi si comprendono quelle dei piccoli:
            guarda
          <placeName key="Barletta" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13470">Barletta</placeName>
          , che tiene la cresta sul capo.
            Mi dolgo se la nostra fazione è costretta ad arrecarti danno,
            ma se vuoi subire offesa, la colpa e la rovina saranno tue.
            La notte si diffonde sulla terra: vedrai cosa ti sta per capitare.
            10  Come oggi, così domani rimarrai sotto la consueta legge.
            Per questa mia testa giuro che ti dorrai sempre senza fine.
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          15. 
          I
          <placeName key="Foggia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13464">Foggiani</placeName>
          , invero, vedendo che non potevano difendersi, portarono all’
          <persName key="Federico II di Svevia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q130221">imperatore</persName>
          molte vettovaglie quella stessa sera, e il giorno dopo gli consegnarono le chiavi della città ed ebbero pace.
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          16. 
          Poi scrisse ai
          <placeName key="Troia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51965">Troiani</placeName>
          , i quali gli risposero che, se era l’imperatore, volevano consegnarsi a lui, altrimenti no. Egli rispose loro di mandargli alcuni di
          <placeName key="Troia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51965">Troia</placeName>
          , che lo avevano conosciuto, per ottenere quella sicurezza, e di portare cibo per sé e i suoi. Visto ciò, gli mandarono due cavalieri noti all’imperatore, cioè il Signore
          <persName key="Rainaldo de Tancredi">Rainaldo dei Tancredi</persName>
          e il Signore
          <persName key="Riccardo de Mandama">Riccardo di Damma</persName>
          , che, riconoscendo che si trattava dell’imperatore, lo riferirono ai Troiani. Ma poiché i Troiani avevano cambiato parere, sotto la guida di alcuni di
          <placeName key="Troia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51965">Troia</placeName>
          , per invidia, vollero che quei cavalieri dicessero che quello non era l’imperatore: cosa che essi non vollero dire né fare. Per la qual cosa, con l’approvazione della cittadinanza, furono uccisi. Poi mandarono all’imperatore una certa quantità di pane, aceto e cipolle come vettovaglie per lui e i suoi, che egli rifiutò; un grande dolore lo prese per la morte dei cavalieri, e scrisse ai Troiani queste parole, quasi facendo mostra di sorridere:
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="lyric">
        <p>
          16.1.
          <placeName key="Troia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51965">Troia</placeName>
          , ti ringrazio perché ci hai offerto cari doni:
            tu che sei pia ci hai cibato con cipolle, aceto e pane.
            La nostra messe giace ancora acerba nel campo:
            perciò non preparo ancora le cibarie per i mietitori.
            Conserva per i tuoi i doni che ti restituiamo,
            fino a quando torneremo: la tua città sarà erba da falciare.
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          17. 
          Poi, in seguito, dopo alcuni giorni mandò di nuovo ai
          <placeName key="Troia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51965">Troiani</placeName>
          due frati predicatori, per cercare di ricondurli a lui, ma i Troiani, tenendo lo stesso atteggiamento, li uccisero. Sapendo ciò, l’
          <persName key="Federico II di Svevia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q130221">imperatore</persName>
          , molto irritato, si avvicinò a Troia e scrisse queste parole:
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="lyric">
        <p>
          17.1.
          <placeName key="Troia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51965">Troia</placeName>
          , lunga serpe piena di abbondante veleno,
            ancora ti farò procedere con passo lento.
          <placeName key="Troia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51965">Troia</placeName>
          , serpe folle piena di molto furore,
            non ti renderò mai esente dall’afflizione del tuo signore.
          <placeName key="Troia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51965">Troia</placeName>
          , scrofa, madre luttuosa, alunna del dolore:
            resterai per sempre tronca del capo e della coda.
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          18. 
          Poi, prendendo la strada per la
          <placeName key="Terra di Lavoro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q25409697">Terra di Lavoro</placeName>
          , trovandosi verso
          <placeName key="Nola" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q72288">Nola</placeName>
          presso Santa Croce de Portula, voltandosi in direzione della
          <placeName key="Puglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1447">Puglia</placeName>
          disse:
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="lyric">
        <p>
          18.1. Tutta la
          <placeName key="Puglia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1447">Puglia</placeName>
          è restituita al nostro impero.
            Uno di quelli che si trovavano lì rispose: «Tranne
          <placeName key="Troia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51965">Troia</placeName>
          ».
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          19. 
          E allora l’
          <persName key="Federico II di Svevia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q130221">imperatore</persName>
          , guardando
          <placeName key="Troia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51965">Troia</placeName>
          , si pose la mano sul capo e disse:
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="lyric">
        <p>
          19.1.
          <placeName key="Troia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51965">Troia</placeName>
          , se la nostra intenzione vien meno alle promesse,
            non ci rimanga lo scettro nelle mani, né la corona sul capo.
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="lyric">
        <p>20. &lt;...&gt;</p>
        <p>
          <placeName key="Ariano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q55000">Ara del dio Giano</placeName>
          , che fosti nostra camera,
            ora, divenuta nemica, sei fuggita dai nostri messi.
            La tua sorella
          <placeName>Andria</placeName>
          si è comportata con molta più prudenza:
            colei che viene lieta da noi non legge le nostre poesie.
            Perciò è rimasta l’ultima a non essere toccata da noi.
            Cosa che non capiterà a te, involta in molte spire:
            i pericoli altrui mostrano ciò da cui gli uomini fuggono.
            Ma tu, furiosa, cerchi solo le cose pessime che nuocciono.
            Certamente
          <placeName key="Barletta" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13470">Barletta</placeName>
          potrà ben esserti maestra,
            10  a meno che Dio, avverso, non ti stia dal lato sinistro.
            Credo che tu abbia troppa fiducia, posta sull’alto monte.
            Non ti dico altro, perché sono intento ad altre cose da fare.
            Il mio ritorno ti mostrerà cos’è una grande offesa.
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          21. 
          Poi venne a
          <placeName key="Benevento" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13437">Benevento</placeName>
          , che non lo volle accogliere. Espugnandola la prese con violenza e gettò in terra le sue mura e trattò male i suoi uomini, e andando via da lì scrisse così:
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="lyric">
        <p>
          21.1. Città di
          <placeName key="Benevento" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13437">Benevento</placeName>
          , siano spianate le tue mura.
            D’ora in poi sarai sempre
          <placeName>Malevento</placeName>
          , da
          <placeName key="Benevento" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13437">Benevento</placeName>
          .
            Ciò che subisci meritatamente, ricorda di sopportarlo pazientemente.
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          22. 
          Poi andò in
          <placeName key="Terra di Lavoro" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q25409697">Terra di Lavoro</placeName>
          , e, avute
          <placeName key="Napoli" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q2634">Napoli</placeName>
          ,
          <placeName key="Aversa" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q19279">Aversa</placeName>
          e
          <placeName key="Capua" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q58477">Capua</placeName>
          , anche tutto il regno fu restituito al suo impero. E anelando prendersi vendetta di
          <placeName key="Troia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51965">Troia</placeName>
          , tornò a espugnare quella città. Con l’aiuto di quelli della famiglia
          <persName key="Mandama, famiglia">Damma</persName>
          sconfisse la città di
          <placeName key="Troia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51965">Troia</placeName>
          e la prese, e alcuni li fece mutilare, alcuni li fece impiccare, alcuni li fece decapitare, altri poi li fece accecare, ad altri ancora fece tagliare il naso, e altri li mandò in esilio, così che non potessero più tornare a
          <placeName key="Troia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51965">Troia</placeName>
          . Fece gettare a terra le mura della città e le case di tutti i nobili, tranne quelle dei
          <persName key="Tancredi, famiglia">Tancredi</persName>
          e dei
          <persName key="Mandama, famiglia">Damma</persName>
          . Rese grandi onori e grazie ai probi uomini della famiglia dei Damma, per il fatto che avevano offerto il loro aiuto nel prendere la città. Poi fece spargere sale per tutta la città. Come aveva promesso, fece troncare la testa e la coda della stessa città e la privò di ogni onore e dignità.
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          23. 
          Poi tornò indietro e, trovandosi presso Santa Croce de Portula, chiamati tutti a sé, indicando col dito
          <placeName key="Troia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51965">Troia</placeName>
          a quella gente, disse:
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="lyric">
        <p>
          23.1. Ciò che
          <placeName key="Troia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51965">Troia</placeName>
          subisce, lo veda ora ogni fedele:
            ora, per il suo tradimento, sospira di voci lamentose.
            La superba resterà sempre corpo senza testa
            e sarà senza i piedi e le tronche mani.
            Colei che è senza giudizio rimarrà sempre salata.
            Questo dono l’abbia per
          <persName key="Rainaldo de Tancredi">Rainaldo</persName>
          e per
          <persName key="Riccardo de Mandama">Riccardo</persName>
          .
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
      <div type="chapter">
        <p>
          24. 
          Dopo ciò, per timore e per l’esempio di
          <placeName key="Troia" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q51965">Troia</placeName>
          , tornata
          <placeName key="Ariano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q55000">Ariano</placeName>
          in suo potere, fece perire con crudele morte molti della stessa terra. Dopo ciò possedette in pace tutto il regno, fece sempre guerra con la Chiesa e trattò male il papa per tutti i giorni della sua vita.
        </p>
        <p>Amen</p>
        <span type="notes" />
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>