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        <title>Le condizioni economiche ed amministrative in Calabria e Basilicata secondo Leopoldo Franchetti [estratto 8]</title>
        <author>Franchetti, Leopoldo</author>
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          <name>Carmine Cassino</name>
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          <name>Carmine Cassino</name>
          <resp>transcription by</resp>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <bibl type="edition">"Condizioni economiche ed amministrative delle provincie napoletane. Abbruzzi e Molise – Calabrie e Basilicata. Appunti di viaggio", Tip. della Gazzetta d’Italia, Firenze, 1874, pp. 127-129.</bibl>
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            <idno>Basilicata_Franch.8</idno>
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        <date>1874</date>
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        <p>
          <placeName key="La Sila" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1088296">La Sila</placeName>
          è un vasto altipiano, parte boscoso, parte spogliato, largo in media 30 chilometri, e lungo 60, completamente deserto d' abitatori stabili, e solamente durante  l'estate occupato da mandrie di bestiame che l’inverno pascolano alle marine, e dai contadini dei paesi che sono sulle falde dell'altipiano. Questi vengono a raccogliere e a seminare segala o patate nei campi che hanno a fitto dai proprietari, o che seminano in forza dei diritti d'usi civici dei loro comuni. Il clima, rigidissimo, non ha nulla a che fare con quello della rimanente
          <placeName key="Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1458">Calabria</placeName>
          , se si tolgono gli altri altipiani minori che coronano l'
          <placeName key="Appennino Meridionale">Appennino</placeName>
          , deserti pur essi.
          <placeName key="La Sila" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1088296">La Sila</placeName>
          sta sotto la neve per quattro o cinque mesi dell'anno e, traversandola il 9 ottobre, vi trovai una brinata che durò per ben due ore dopo l'alzar del sole. Il suolo, in massima parte piano e leggermente ondulato, è per la sua configurazione attissimo alla coltura, ma il clima esigerebbe un sistema agricolo probabilmente molto più somigliante a quello del nord della Francia o del Belgio, che a quello della rimanente
          <placeName key="Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1458">Calabria</placeName>
          . La parte di quell’immensa estensione di terra che rimarrà libera proprietà dello Stato dopo che saranno sciolti i diritti promiscui e determinati i limiti delle proprietà, basterebbe, se convenientemente coltivata, a dare lavoro ed agiatezza a migliaia di contadini, a diminuire per tal modo 1'offerta delle braccia nei circondari vicini, ed in conseguenza ad alzare il prezzo della mano d'opera. Ma l’agricoltura conveniente a quelle terre è ancora da scoprire.
        </p>
        <p>
          E adesso, malgrado l'esperienza di ben 60 anni, si vuole affidare ad elementi locali la quotizzazione di quelle terre, sfornite come sono di capitali, cioè le si regalano ai proprietari della
          <placeName key="La Sila" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1088296">Sila</placeName>
          e dei comuni circostanti. Malgrado la difficoltà speciale di quel luogo, la quale basterebbe a rendere infruttuosa ed illusoria la quotizzazione anche se fosse riescita nelle altre parti di quelle province, lo Stato lascia all'ignoranza dei contadini la cura d'inventare un nuovo sistema d'agricoltura, e forse di introdurre la coltura di prodotti, di cui proprietari e contadini calabresi ignorano perfino il nome. Lo Stato, in un articolo secondario di legge, abbandona uno degli ultimi mezzi che gli rimangono di migliorare la condizione di quei contadini, e di dare per tal modo la prima spinta alla rivoluzione economica che finirebbe coll’accrescere la produzione di quelle province.
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