<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title>Le condizioni economiche ed amministrative in Calabria e Basilicata secondo Leopoldo Franchetti [estratto 2]</title>
        <author>Franchetti, Leopoldo</author>
        <respStmt>
          <name>Carmine Cassino</name>
          <resp>mark-up by</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name>Carmine Cassino</name>
          <resp>transcription by</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
        <availability>
          <licence target="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/">Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)</licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <listBibl>
          <bibl type="edition">"Condizioni economiche ed amministrative delle provincie napoletane. Abbruzzi e Molise – Calabrie e Basilicata. Appunti di viaggio", Tip. della Gazzetta d’Italia, Firenze 1874, pp. 61-65,</bibl>
          <bibl type="bibliography" />
          <bibl type="source-register" />
          <bibl type="primary-source" />
          <bibl type="tradition" />
          <bibl type="main_source" />
        </listBibl>
        <msDesc>
          <msIdentifier>
            <idno>Basilicata_Franch2</idno>
          </msIdentifier>
          <msContents>
            <summary>
              <span type="notes" />
            </summary>
          </msContents>
          <physDesc>
            <objectDesc form="modern_print" />
          </physDesc>
        </msDesc>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <profileDesc>
      <langUsage>
        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
      <textClass>
        <keywords>
          <term type="form">prose</term>
          <term type="genre" />
          <term type="function" />
          <term type="source">documentary</term>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
    
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <docDate>
        <date>1874</date>
      </docDate>
      <div type="text">
        <p>
          Oggi, le condizioni dell'agricoltura sono mutate di poco: fuorché in parte dei luoghi dove possono prosperare facilmente le colture arboree, agrumi, ulivi, fichi, viti, con spesa d'impianto piccolissima in confronto del prodotto; le terre, o sono incolte, pastura incerta al bestiame grosso e minuto che vaga all'aperto giorno e notte, in ogni stagione, oppure sono coltivate a cereali e a civaie, qualche volta a cotone, ed allora, sono grattate con aratri il cui vomere, lungo 30 o 35 centimetri, è largo alla base 8 o 9 centimetri. La mancanza di concime è cagione che convenga lasciar riposare i campi ogni due o tre anni per un tempo più o meno lungo secondo la fertilità o il grado di esaurimento della terra, e il prodotto del suolo è così scarso, le spighe del grano sono così rade, che, nel mese di settembre, prima dell'aratura, si distinguono a mala pena gli steli delle spighe dei campi seminati l’anno prima, dai fili d'erba secca dei terreni incolti o lasciati a riposo. Soltanto lungo una parte dei fiumi perenni, dei lavori d'irrigazione che innaffiano per lo più solamente la parte più bassa della valle e spesso potrebbero, con poca spesa di più, giovare ad estensioni molto maggiori, permettono una coltura più variata e più abbondante. La sola coltura per la quale si anticipi un capitale un poco maggiore in opere di irrigazione più accurate, o in pozzi con maneggi per trar l’acqua dove manchi l'acqua corrente, è quella degli agrumi, dove il tornaconto è grandissimo per l’alto prezzo che si è sempre pagato pei loro frutti, e che è cresciuto in questi ultimi anni, in certi momenti, fino al triplo dell'antico. Adesso come quattordici anni addietro, sono pochissimi luoghi dove è tratto partito delle ricchezze inestimabili del suolo e del clima. In
          <placeName key="Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1458">Calabria</placeName>
          , è vero, gli agrumeti, intorno a
          <placeName key="Reggio Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q8471">Reggio</placeName>
          , coprono la riviera dei due mari; lungo il Tirreno s'internano nelle valli e si vanno a mescolare colle vigne di
          <placeName key="Palmi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q54633">Palmi</placeName>
          , e lungo l'Ionio, prima coprono la riviera, poi vanno qua e là a vestire il piede delle colline, negli spazi lasciati loro dai campi coperti di fichi e d'ulivi o da quelli disertati dalla malaria; la pianura di
          <placeName key="Palmi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q54633">Palmi</placeName>
          , è coperta da una immensa foresta d'ulivi che, alla statura degli alberi e alla foltezza dei rami, par di querce e di faggi; colline del littorale Ionio, ed alcuni punti dei monti più vicini al centro della
          <placeName key="Calabria" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1458">Calabria</placeName>
          sono vestite di ulivi, spesso cresciuti spontaneamente, e poi innestati; vi sono le vigne di
          <placeName key="Sambiase (Lamezia Terme)" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q286176">San Biase</placeName>
          e del
          <placeName key="Savuto" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q605363">Savuto</placeName>
          , gli uliveti delle colline intorno a
          <placeName key="Rossano" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53952">Rossano</placeName>
          , le pendici un po' meglio coltivate e coperte di gelsi, di fichi e di ulivi dei casali di
          <placeName key="Cosenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q13619">Cosenza</placeName>
          , i campi irrigati intorno a
          <placeName key="Castrovillari" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q53857">Castrovillari</placeName>
          ; e in
          <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
          , si possono citare le terre irrigate della valle superiore dell'
          <placeName key="Agri" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q396520">Agri</placeName>
          e di alcuni punti del suo corso inferiore, gli orti di
          <placeName key="Senise" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52676">Senise</placeName>
          , le vigne di
          <placeName key="Potenza" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q3543">Potenza</placeName>
          , di
          <placeName key="Rionero in Vulture" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52646">Rionero</placeName>
          e
          <placeName key="Melfi" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q30565">Melfi</placeName>
          , gli uliveti di
          <placeName key="Ferrandina" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q52286">Ferrandina</placeName>
          . Ma fuori di quelli e di pochi altri luoghi dove il tornaconto delle colture arboree, la facilità delle irrigazioni, la intelligenza e la costanza di alcuni pochi proprietari sono stati cagione che la produzione fosse maggiore, l'agricoltura si può quasi dire allo stato selvaggio: si vedono colline che sembrano fatte apposta per la coltura, appena coltivate; gli altipiani dell'
          <placeName key="Appennino Meridionale">Appennino</placeName>
          abbandonati alle felci, le sue pendici in gran parte diboscate, la sterminata solitudine della
          <placeName key="La Sila" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1088296">Sila</placeName>
          deserta e incolta; quasi tutte le marine e le valli interne dei fiumi sono avvelenate dalla malaria, malamente coltivate o incolte; rimangono abbandonate intere catene di colline, dove rari ulivi colla loro vegetazione rigogliosa mostrano quanto sarebbe stato facile di trarne inestimabili ricchezze piantandone altri; le pianure e le colline basse del
          <placeName key="Cotronese">Cotronese</placeName>
          , del
          <placeName key="Materano">Materano</placeName>
          e del
          <placeName key="Vulture-Melfese" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q448096">Melfese</placeName>
          sono in parte del tutto incolte, in parte a riposo da uno e spesso più anni, in parte grattate dagli aratri in modo che le erbacce e gli steli del raccolto precedente sono appena smossi; nei terreni argillosi del mezzogiorno di
          <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
          , colline intere sono state portate via dalle acque, dei rigagnoli, prima appena visibili, si vanno scavando fosse profonde dieci e più metri, il suolo è dappertutto tormentato, tagliato, franato, forato, e qua e là qualche guglia di terra tenuta in piedi qualche anno di più da una pianta cresciuta a caso in quel punto del suolo, sembra rimasta per mostrare quanto sarebbe stato facile salvare anche il resto; i fiumi senza ritegno occupano un chilometro e più, portano via interi poderi senza che si tenti neppur di difenderli, alla foce coprono di ciottoli larghezze sterminate, e, quando sono a pochi chilometri di distanza gli uni dagli altri, confondono i loro sassi e formano piccole pianure di pietre e di sabbia; le campagne sono deserte di case coloniche, i contadini accatastati nei luridi paesi, sono costretti a perder metà della giornata o della notte per andare al lavoro. Alla vista di quella desolazione, il forestiero è tentato di credere che in quel paese, ogni anno dopo il raccolto, avvenga qualche grande sciagura qualche invasione, qualche conquista che tolga i frutti di tutto il lavoro dell' anno ed impedisca di metter nulla da parte per migliorare i campi, per togliere la febbre; oppure che da secoli e secoli i raccolti cattivi si siano seguiti senza tregua ed abbiano appena lasciato ai proprietari ed ai lavoranti tanto da poter mangiare e seminare, oppure che in quel paese viva una qualità di uomini speciale, che, in mezzo a terre coltivate, abbia conservato l'imprevidenza dei selvaggi delle praterie d'America, e che, quando ha mangiato bene o male, non senta, quel desiderio comune a tutti gli uomini di migliorare la propria sorte.
        </p>
        <span type="notes" />
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>