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        <title>La Basilicata, secondo Ettore Ciccotti [estratto 7]</title>
        <author>Ciccotti, Ettore</author>
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          <resp>transcription by</resp>
          <name>Carmine Cassino</name>
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          <resp>mark-up by</resp>
          <name>Carmine Cassino</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <bibl type="edition">Gazzetta Letteraria, a. XIII, n.21 del 25 maggio 1889, pp. 162-163.</bibl>
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            <idno>Basilicata_Cicc.7</idno>
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        <date>1889</date>
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        <p>(L’emigrazione – parte prima)</p>
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        <p>Chi per partito preso, o per amore di effetti artistici, si compiace di forti contrasti e chi nei fenomeni sociali non sa vedere che fatti volontari, capaci di essere spiegati con un’unica causa, è corrivo di solito a spiegare l’emigrazione semplicemente con un antagonismo tra proprietari e contadini e con una tirannia costante, perpetua, a cui questi sarebbero soggetti.</p>
        <p>
          Ora in
          <placeName key="Basilicata" ref="https://www.wikidata.org/wiki/Q1452">Basilicata</placeName>
          come, o fors’anche più che altrove, si ha del diritto di proprietà un concetto più assoluto e individualista che sociale; ma il fenomeno dell’emigrazione, sia lecito dirlo a me che amo stare per i lavoratori contro i parassiti, per essere convenientemente spiegato, deve farsi risalire a ragioni molto più numerose, e più alte.
        </p>
        <p>La condizione de’ contadini è davvero assai triste e tale appare specialmente a chi guardi, venendo da altre regioni d’Italia. Ridotti a vivere molte volte in stamberghe, che sono delle vere tane, nutriti di soli cereali e vegetali, quasi mai riescono a sollevarsi da quello stato, e d’ordinario, malgrado il loro lavoro, vivono in continue angustie. Ma, disgraziatamente, a questo genere di vita, che è una delle maggiori vergogne del nostro sistema sociale, essi sono avvezzi da tempi immemorabili, e non sarebbe però esso solo sufficiente a spiegare quest’esodo continuo, che cresce di anno in anno con proporzioni vertiginose. Per chi guardi invece più da vicino le cose, altri fatti troverà che lo aiuteranno a spiegar quel fenomeno. Più che i mali antichi per virtù dell’abitudine meno risentiti, il contadino è portato a risentire anche i più piccoli mali recenti; almeno questi costituiscono molte volte il peso che fa traboccare la bilancia. E tra le cose che più han contribuito ad aumentare il malessere dei contadini è stato il sistema tributario, sia per la sua essenza stessa, sia per le continue oscillazioni, e i continui rimaneggiamenti e i modi onde viene applicato; il focatico e il dazio consumo specialmente per l’aggravio che porta e pel sistema di riscossione, eminentemente vessatorio, han messo a dura prova la pazienza e la resistenza del contadino.</p>
        <p>Poi a crescerne lo scontento e gl’imbarazzi son venuti il caro delle pigioni, i regolamenti di polizia urbana, giusti in sé stessi e magari necessari, ma incomodi sempre per quella classe della popolazione, e fino que’ piccoli provvedimenti di ogni giorno, che per la loro stessa novità sono riesciti molesti.</p>
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