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        <title>La Basilicata, secondo Ettore Ciccotti [estratto 5]</title>
        <author>Ciccotti, Ettore</author>
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          <resp>transcription by</resp>
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          <name>Carmine Cassino</name>
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          <resp>main editor</resp>
          <name>Fulvio Delle Donne</name>
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        <publisher>BUP - Basilicata University Press</publisher>
        <pubPlace>Potenza</pubPlace>
        <date>2026</date>
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          <bibl type="edition">Gazzetta Letteraria, a. XIII, n.20 del 18 maggio 1889, pp. 153-154.</bibl>
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        <date>1889</date>
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        <p>(Condizioni sociali ed economiche alla vigilia dell’Unità – parte seconda)</p>
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        <p>
          Or quando, compiuta la rivoluzione, la
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          fu ricongiunta al resto d’Italia, e quel cerchio magico, che da lungo tempo la cingeva tutta, fu rotto, e con la gente e con gli ordini nuovi un alito di vita nuova vi giunse; altri orizzonti si dischiusero, un altro avvenire si credette possibile; e se fossero seguiti allora anni di pace e di calma, assai probabilmente un pronto ed efficace rinnovamento economico e morale avrebbe tenuto dietro al mutamento degli ordini politici. In quello stesso decennio la
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          era stata per due volte afflitta da due terribili terremoti, che aveano recata la desolazione in buona parte di essa; pure, come parve meglio appresso, la classe de’ benestanti avea capitali economizzati che avrebbero potuto essere utilmente impiegati.
        </p>
        <p>Una rete di strade che aprisse le comunicazioni tra i vari abitati della provincia e col di fuori; un rinnovamento dell’agricoltura; l’educazione popolare; lo svolgimento di tutte le forze operose e di tutte le potenze del paese – furono cose a cui si guardò anche allora con ogni confidenza; e l’entusiasmo di quegli anni sarebbe stato un lievito potente per recare a frutto que’ propositi. Ma proprio allora uno de’ più gravi sconvolgimenti venne a turbare profondamente la vita economica e morale della regione. Da prima pochi malviventi, sfuggiti in que’ sommovimenti alla pronta azione della giustizia, si costituirono in bande; e poi, ben presto si accostarono a loro soldati sbandati del disciolto esercito borbonico e renitenti di leva e d’ogni altro modo facinorosi. Il numero crebbe tosto, e quello ch’era brigantaggio, prese nome di reazione.</p>
        <p>La provincia fu così divisa in due campi, e contro alla società costituita fu levato un vessillo sotto cui si raccolsero quanti non sapeano sommettere i bestiali appetiti alla regola delle leggi; quanti voleano sfuggire la pena di misfatti commessi, o compiere vendette di soprusi immaginari, o realmente sofferti, e tutti, finalmente, gl’illusi e i disillusi, e gli avventurieri e quanti da nuovi tumulti e da nuovi cambiamenti si ripromettevano un avvenire di fortune. 
Le rappresaglie delle fazioni risorte più feroci in que’ paesi; la giustizia non sempre bene amministrata, e la miseria, necessaria compagna di quello stato di cose, fomentarono il male; e le tristi orde furono ben presto così numerose, balde e forti, che arsero borgate, assaltarono paesi e minacciarono fino il capoluogo.</p>
        <p>Così i traffici ed i progressi economici e morali, impediti finora dalla natura de’ luoghi, ebbero un altro impedimento e più grave. Il potere della legge si diminuì: sorse il manutengolismo, favoreggiamento del brigantaggio, a cui taluni si volsero per avidità di subiti guadagni, altri credendo di salvaguardare con sé stessi la roba; le gare municipali, rigermogliate più fiere e cementate da fatti di sangue e di denunzie, partorirono odi inestinguibili, che hanno poi infittito e influiscono ancora sulla vita pubblica del paese; la moralità si abbassò; e, quando alle pressure del brigantaggio si aggiunsero i rigori delle leggi eccezionali, che aprirono l’adito a nuovi abusi, le condizioni del vivere parvero davvero divenute incomportabili.</p>
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